Eracle



				

				
Eracle Farnese
Eracle Farnese

Il più grande eroe dei Greci. Figlio di Zeus e di Alcmena, era nato a Tebe. Era raffigurato come un uomo robusto, coperto di una pelle di leone ed armato di clava. Ebbe un culto quasi divino a Sicione, a Tebe e a Coo. Si celebravano, in suo onore, feste dette Eraclee o Diomeie. Entrò anche nella mitologia romana, con il nome di Ercole.

Indice

Etimologia

Il vero nome di Eracle era Alcide (patronimico derivato dal nonno Alceo) che evoca l'idea della forza fisica, solo dopo l'uccisione dei figli che egli ebbe da Megara, quando Eracle andò a chiedere la sua penitenza alla Pizia, questa, tra le altre cose, le impose di assumere da allora in poi il nome di Eracle ("gloria di Era") a significare che tutte le imprese che l'eroe si apprestava a compiere sarebbero servite alla glorificazione della dea.

Nascita

Zeus si unì ad Alcmena, approfittando dell'assenza del marito Anfitrione, partito per una spedizione contro i Teleboi, ed assumendo l'aspetto di Anfitrione, durante una lunga notte, prolungata per suo ordine, riuscì a violare Alcmena per generare l'eroe. Si racconta che per togliere ogni possibilità di dubbio ad Alcmena, le inviò come regalo una coppa d'oro appartenuta al re dei Teleboi, Pterelao, e le raccontò come fossero sue tutte le imprese compiute durante la spedizione.
Il mattino successivo Anfitrione tornò a palazzo e si unì a sua volta alla moglie generando Ificle, il gemello più giovane di una notte di Eracle. L'inganno di Zeus fu scoperto, e si racconta che fu lo stesso padre degli dèi a far riconciliare i due sposi e a far accettare ad Anfitrone a fare da padre putativo ad Eracle.
Venuto il giorno del parto, il dio si lasciò sfuggire che quel giorno sarebbe nato un uomo che avrebbe dominato sopra tutta la sua stirpe. Era, irritata di ciò, chiese ad Ilizia, dea dei parti di prolungare la gestazione di Alcmena, che durà ben 10 mesi, e di anticipare invece la nascita di Euristeo, che nacque appunto in quel giorno, dopo sette mesi di gestazione. In seguito nacquero contemporaneamente Eracle, figlio di Zeus, e Ificle, figlio di Anfitrione.
Quando Eracle aveva appena 8 o 10 mesi, Era, per odio nei confronti di Eracle, una notte, dopo che Alcmena si fu addormentata, si intrufolò di nascosto nella stanza dei figli e depose due serpenti nella culla per ucciderli, Ificle iniziò a gridare, mentre Eracle, senza paura, ne prese uno per mano e li strozzò.

L'immortalità

Eracle ottenne l'immortalità quando era ancora un neonato, succhiando il latte dal seno di Era, la sua peggior nemica. Ci sono due versioni su come ciò avvenne.
Secondo alcuni fu Ermes a porre il bambino sul seno della dea addormentata. Quando si destò, Era respinse Eracle, ma ormai troppo tardi. Un fiotto di latte fuoriuscì dal seno e andò a formare la Via Lattea.
Secondo un'altra versione, più tarda, invece, Alcmena aveva inizialmente deciso di esporre Eracle ad Argo, in un luogo che successivamente venne chiamato "Pianura di Eracle", dove fu trovato da Atena e da Era. Atena chiese ad Era di allattare il bambino, e la dea acconsentì. Eracle, però, succhiò talmente forte da ferire Era che lo scagliò con violenza lontano da sè. Atena, quindi, lo raccolse e lo riportò ad Alcmena.

Formazione

Anfitrione gli insegnò a guidare il cocchio, Castore lo esercitò nelle armi, Autolico nella lotta, Eurito nel tiro con l'arco, Lino e Eumolpo nella musica, Chirone nelle scienze. Un giorno, durante le lezioni, Lino volle punire Eracle per la sua indisciplina, ma l'eroe prese uno sgabello (o una lira) e lo uccise. Eracle fu, quindi portato davanti ad un tribunale per essere giudicato, si salvò citando una sentenza di Radamanto, secondo la quale si poteva uccidere il proprio avversario per legittima difesa.
Anfitrione, comunque, spaventato dalla sua forza lo mandò a pascolare il gregge sul Citerone. Qui la sua educazione fu continuata da un bovaro scita di nome Teutaro. Un giorno che l'eroe sedeva in un luogo solitario, incerto sulla via da prendere, gli si presentarono due donne di aspetto venerando: una di esse, la Mollezza, gli dipinse una vita piena di piaceri; l'altra, la Virtù, una vita piena di fatiche che conduceva alla gloria. Eracle scelse quest'ultima.

L'uccisione del leone

In quel periodo, inoltre, Eracle, che aveva nel frattempo compiuto 18 anni, uccise un leone che causava ingenti perdite nelle mandrie di Anfitrione e del re Tespio. Eracle decise di liberare il paese da questa sciagura e pertanto si stabilì da Tespio. L'eroe impiegò per trovare ed uccidere il leone ben 50 giorni, nei quali di giorno cacciava e la sera tornava, stanchissimo, nel palazzo del re. Tespio, che aveva avuto dalla moglie Megamede 50 figlie, e che desiderava avere nipoti dall'eroe, gli fece trovare ogni sera una figlia diversa nel suo letto. Eracle si unì a tutte nel buio; così stanco della sua giornata di caccia che credette di unirsi ogni sera alla stessa figlia. Nacquero così cinquanta figli, i Tespiadi.

La guerra con Ergino

Mentre Eracle ritornava verso Tebe dalla caccia al leone, per la strada incontrò i messi di Ergino, re d'Orcomeno, che andavano a riscuotere dalla popolazione tebana il tributo annuo di 100 buoi. Eracle tagliò loro il naso e le orecchie e li mise in fuga, dicendo loro di portare quel tributo al loro sovrano. Ergino, indignato, marciò su Tebe, ma fu sconfitto dallo stesso Eracle, liberando così Tebe da un ignominioso tributo. Secondo alcune versioni Anfitrione morì in quella battaglia, combattendo valorosamente a fianco del figliastro. Secondo altri, invece, Anfitrione morì invece solo dopo la spedizione contro il re d'Eubea, dopo aver visto morire tutti i suoi nipoti.
Creonte, re di Tebe, per riconoscenza gli diede in moglie la figlia Megara, dalla quale ebbe numerosi figli: otto secondo Pindaro, solo tre secondo Apollodoro che li chiama Terimaco, Creontiade e Deicoonte. Ma Era rese pazzo Eracle e fece sì che egli uccidesse tutta la prole. Secondo alcuni autori l'eroe uccise i figli buttandoli nel fuoco, secondo la tragedia Eracle di Euripide, invece, li uccise a frecciate e stava per uccidere anche il padre Anfitrione, quando Atena gli scagliò contro il petto una pietra che lo fece cadere in un sonno profondo. Una volta rinsavito, Eracle ripudiò Megara e la diede al nipote Iolao, nonostante la grande differenza di età trai due (Megara avrebbe infatti avuto 33 anni e Iolao solo 16).

Le 12 fatiche

Subito dopo Euristeo, re di Tirinto e di Micene, lo chiamò a suo servizio. L'oracolo di Delfi gli impose di obbedire, come espiazione per l'uccisione dei figli avuti con Megara, e di rimane a servizio del re per 11 anni. Nel pensiero mistico le fatiche rappresentano le prove dell'anima che si libera gradualmente dalla schiavitù del corpo e delle passioni. Secondo un poeta alessandrino, Diotimo, Eracle ed Euristeo erano addiritura amanti, e l'eroe si sarebbe sottomesso ai suoi ordini per compiacerlo.
Sotto gli ordini di Euristeo, Eracle compi le 12 famose fatiche:

1. Il Leone di Nemea

Il Leone di Nemea era figlio di Echidna e di Ortro. Era stato allevato da Era che lo aveva poi posto nella regione di Nemea, dove divorava abitanti e bestiame. Abitava in una caverna con due uscite ed era invulnerabile alle armi. Eracle iniziò a scagliargli contro le frecce ma, visto, che non sortivano nessun effetto, lo costrinse minacciandolo con la clava a rientrare nella sua caverna. Allora, ostruì una delle uscite, entrando attraverso l'altra e lottò con l'animale a mani nude, strozzandolo. Con la pelle dell'animale, Eracle fabbricò una veste che era praticamente impossibile da distruggere, tanto che l'eroe riuscì a tagliarla per adattarla al suo corpo soltanto utilizzando gli artigli del leone stesso. Infine utilizzò la testa come elmo.
Durante la caccia al leone si inserisce anche l'episodio della fondazione dei Giochi Nemei. Un giorno, infatti, Eracle incontrò un contadino di nome Molorco, il cui figlio era stato divorato dalla bestia, e che offrì all'eroe una sincera ospitalità. Molorco aveva anche intenzione di uccidere il suo ariete, suo unico bene, per offrirlo ad Eracle, questi però distolse il suo ospite da compiere tale gesto, chiedendogli di aspettare 30 giorni: se entro quel termine egli non fosse ritornato vincitore dalla lotta con il leone, allora Molorco avrebbe dovuto sacrificare l'ariete in sua memoria, altrimenti avrebbero sacrificato assieme l'ariete in onore di Zeus Salvatore.
Trascorso il periodo stabilito, Molorco, non vedendo ritornare Eracle, si apprestò a sacrificare l'ariete in suo ricordo, ma proprio mentre il sacrificio stava per essere compiuto, Eracle tornò rivestito dalla pelle del leone. L'ariete fu quindi immolato a Zeus Salvatore e nel luogo esatto del sacrificio Eracle istituì i Giochi Nemei.
Eracle, quindi, tornò a Micene, trascinando il cadavere dell'animale, alla cui vista, Euristeo, terrorizzato, ordinò all'eroe di non entrare in città e di lasciare, anche per il futuro, il bottino delle imprese fuori dalle porte della città.
Il leone fu posto poi da Zeus tra le costellazioni per tramandare il ricordo dell'impresa.

2. L'Idra di Lerna

La successiva impresa fu quella dell'uccisione dell'Idra di Lerna, mostro figlio di Echidna e Tifone, una sorta di drago con molte teste (il numero varia, a seconda degli autori da 5 fino a 100), di cui una immortale. Per questa impresa Eracle si fece aiutare dal nipote Iolao. Dal momento che ogni testa recisa ricresceva, Eracle chiese al nipote di incendiare una forestanelle vicinanze e di bruciare con i tizzoni ardenti i colli mozzati. Infine l'eroe tagliò la testa immortale, la seppellì e vi collocò sopra un enorme sasso, col sangue velenoso dell'idra tinse le punte delle sue frecce, che pertanto causavano ferite inguaribili. Nella lotta contro Eracle, Era aveva inviato, in aiuto dell'Idra, il granchio Carcino, che riuscì a mordere l'eroe ad un tallone prima di essere schiacciato. Carcino fu poi assunto in cielo come costellazione del Cancro.
Secondo Apollodoro, Euristeo non considerò valida questa fatica tra le dieci che doveva imporre ad Eracle, perchè era stato aiutato da Iolao.

3. Il cinghiale di Erimanto

La terza fatica consisteva nel catturare vivo il cinghiale di Erimanto, che devastava l'Arcadia; mentre stava cacciando il cinghiale, Eracle, attraversando la regione nota come Foloe, decise di far visita al centauro Folo, che lo accolse con grande ospitalità, offrendogli da mangiare prezzi pregiati di carne che aveva fatto cuocere appositamente per il suo ospite (dal momento che egli stesso la mangiava cruda). Dopo che ebbe mangiato a sazietà, l'eroe ebbe sete e chiese del vino. Folo, però, possedeva solo un orcio di vino che era proprietà di tutti i centauri. Eracle gli disse di non temere niente ed entrambi iniziarono così a bere. L'odore del vino, però, attirò gli altri centauri che si presentarono, colmi d'ira e armati di massi, tizzoni ed alberi, a casa di Folo. Nacque quindi una furiosa lotta in cui i primi a cadere sotto le frecce avvelenate di Eracle furono Agrio e Anchio. Nefele, nonna dei centauri, inviò allora una abbondante pioggia, ma Eracle riuscì lo stesso ad incalzare i centauri che furono costretti a darsi alla fuga e raggiunsero Capo Malteo, dove si rifugiarono presso il loro re Chirone, istruttore di Eracle. Qui l'eroe riuscì a ferire al gomito Elato, la freccia però colpì accidentalmente anche Chirone. Eracle si precipitò ad aiutare il vecchio amico cercando di curare la ferita con vari farmaci ed unguenti. Ogni soluzione, però, risultò inutile, e da allora, Chirone, essendo immortale, fu costretto a convivere con il dolore straziante che gli procurava la ferita insanabile. Successivamente Chirone, con il tramite di Prometeo, riuscì ad ottenere da Zeus la rinuncia all'immortalità, ponendo fine così ai suoi tormenti.
Gli altri centauri approffitarono dell'occasione per fuggire in varie direzioni: alcuni tornarono a Foloe con Eurizione, altri si diressero al fiume Eveno con Nesso; altri ancora fuggirono in Sicilia dove furono sterminati dalle Sirene. I centauri superstiti furono alla fine accolti e nascosti da Poseidone in una montagna presso Eleusi.
Tornato a Foloe, Eracle scoprì, con suo enorme dispiacere, che anche Folo aveva perso la vita in maniera accidentale, ferendosi con una delle frecce avvelenate mentre seppelliva i suoi simili. L'eroe decise, quindi, di tributare a Folo dei magnifici funerali.
A quel punto l'eroe riprese la caccia al cinghiale che stanò e costrinse a spingersi in una forra in cui la neve era molto alta. Una volta che il cinghiale si fu stancato, Eracle gli balzò sulla schiena, lo atterrò, lo legò con le catene, se lo caricò sulle spalle e si incamminò verso Micene. Quando fu arrivato in città, apprese che la spedizione degli Argonauti stava per partire verso la Colchide, allora lasciò il cinghiale legato sulla piazza del mercato e, senza neanche aspettare i futuri ordini di Euristeo, rintanato per la paura nella sua urna di bronzo, andò a raggiungere il resto degli Argonauti.

4. La cerva di Cerinea

La quarta fatica fu la cattura dela Cerva di Cerinea, nota come Cerynitis. Euristeo diede questo compito ad Eracle sapendo che la l'animale era proprietà sacra di Artemide: catturarla avrebbe voluto dire per lui commettere una empietà contro la dea.
La cerva era molto rapida e per questo Eracle impiegò un anno intero per avvicinare la creatura. Seguì le tracce della cerva attraverso la Grecia e in Tracia, (si dice in alcune versioni che la caccia lo portò lontano in luoghi come l'Istria e le terre settentrionali). Mai l'eroe fu abbattuto dalla lunga caccia, ma cercava di stancare la cerva ma quella sembrò avere molta resistenza e agilità.
Eracle riuscì a catturare la creatura quando per caso si fermò a bere presso un fiume. Prendendo una freccia e rimuovendo il sangue del Idra dalla punta, la colpì alla zampa, azzoppandola, ma senza farle uscire una sola goccia di sangue, avendola colpita tra l'osso ed i tendini. L'eroe le curò la ferita e poi si incamminò verso Micene. Secondo altri, invece, Eracle la catturò utilizzando delle reti o, più semplicemente, dopo averla fatta stancare, la sorprese addormentata sotto un albero. Sulla strada verso il palazzo di Euristeo, gli venne incontro la dea Artemide e il fratello Apollo. Al vedere la cerva, la cacciatrice accusò l'eroe di sacrilegio. Eracle spiegò loro che doveva riportare la cerva sacra alla corte di re Euristeo, perché era legato da servitù impostagli a quel re. Artemide concesse il perdono ad Eracle e gli fece portare la cerva viva al palazzo.
Secondo Pindaro, Eracle inseguì la cerva verso Nord, attraversando l'Istria, nel paese degli Iperborei, fino a giungere dai Beati, dove Artemide l'accolse benevolmente.

5. Gli Uccelli Stinfalidi

Per la quinta fatica, Euristeo spedì Eracle a liberare le paludi circostanti al lago Stinfalo in Arcadia da uno stormo enorme di uccelli, gli Stinfalidi, che si erano stabiliti in una foresta foltissima, dopo essere fuggiti da un'invasione di lupi. Le loro penne erano metalliche e quindi emettevano un rumore molto acuto; chiunque entrava in contatto con loro veniva trafitto a morte. Gli uccelli stavano distruggendo anche i raccolti e alberi da frutta, terrorizzando gli abitanti del luogo.
L'eroe si mise in viaggio pensando che questo doveva essere un compito facile da portare a termine, ma quando arrivò al Lago Stinfalo Eracle comprese che non era così. La foresta nella quale gli uccelli si appollaiavano era molto densa, e così al buio era difficile vedere qualsiasi cosa. Tentando di pensare a un modo col quale scacciare gli uccelli dal loro nascondiglio, fu avvicinato da Atena, sua protettrice. Con l'aiuto di Efesto, concepì un modo per cacciare gli uccelli dalla foresta. Seguendo i consigli di Atena, Efesto, infatti, foggiò un paio enorme di lastre di bronzo che, facendo rumore, spaventavano gli uccelli in volo. Eracle con la sua grande forza batteva insieme le lastre che spinsero gli uccelli a uscire fuori dalla foresta, e quando gli uccelli furono visibili gli scagliò contro con le sue frecce mortali.

6. Le stalle del re Augia

La sesta fatica fu quella della pulizia delle stalle di Augia, re di Elide e figlio di Elios. Augia possedeva greggi e mandrie eccezionali, che per intervento divino, non si ammalavano mai ed erano fertilissime. Sia vacche che pecore generavano quasi sempre femmina. Augia però possedeva anche trecento tori neri con le zampe bianche e duecento stalloni dal pelo fulvo, oltre a 12 tori bianco-argentei, consacrati ad Elios, che difendevano il bestiame dall'attacco delle bestie feroci. Le stalle dove tutti gli animai trovavano ricovero, però, non erano state mai pulite, e lo sterco accumulato per anni aveva scatenato una terribile pestilenza nel Peloponneso e resi improduttivi i terreni delle valli dove le mandrie pascolavano. Eracle propose ad Augia di ripulire le stalle prima del calar del Sole in cambio di un decimo dei suoi armenti. Augia accettò pensando che l'impresa fosse impossibile anche per un eroe del calibro di Eracle. Nel momento in cui i due stringevano il patto giurando in maniera solenne, Fetonte, il capo dei dodici tori bianchi di Augia, caricò Eracle scambiandolo per un leone, ma l'eroe riuscì agilmente ad afferrarlo per il corno sinistro e forzando il capo al terreno lo stese per terra. Eracle si mise, dunque al lavoro, seguendo il consiglio di Menedemo e con l'aiuto del nipote Iolao, prima aprì due brecce nelle mura della stalla e poi deviò il corso dei fiumi Peneo e Alfeo, ripulendo in maniera rapida e senza sporcarsi sia le stalle che le valli. Augia, avendo saputo che Eracle aveva già ricevuto l'ordine da Euristeo di pulire le stalle, non volle mantenne la promessa fatta ed arrivò addirittura a negare di aver stretto un simile patto. Per cui Eracle in seguito tornò con un esercito, e devastato il territorio di Augia, uccise il re stesso con i figli, dopo di chè istituì i giochi olimpici.
Secondo Apollodoro, Augia rifiutò di annoverare quest'impresa tra le dieci che Eracle doveva compiere per suo ordine, in quanto l'eroe, avendo già pattuito una ricompensa con Augia, aveva cessato di essere al suo servizio.

7. Il Toro di Creta

La settima fatica fu la cattura del toro di Creta. Sull'origine dell'animale, ci sono diverse versioni. Una prima sostiene che esso fosse il toro che aveva rapito Europa per conto di Zeus, una seconda che fosse il toro che aveva generato con Pasifae il Minotauro; quella più diffusa, infine, dice che fosse il toro emerso dalle acque un giorno che Minosse aveva promesso di sacrificare a Poseidone la prima cosa che fosse apparsa dall'acqua. Solo che, vedendo la bellezza della bestia, Minosse aveva alla fine deciso di tenerla tra le sue mandrie e sacrificare al dio un altro toro, meno pregiato. Fu allora che Poseidone rese furioso il toro per punire Minosse del sacrificio mancato, e l'animale cominciò a devastare Creta.
Quando Eracle arrivò all'isola di Creta, il re, Minosse gli negò il suo aiuto ma diede la piena approvazione per catturare e portar via il toro minaccioso per Euristeo, poiché aveva causato devastazioni errando liberamente in tutto il suo regno. Per catturare il toro l'eroe intrecciò un laccio, e poi inseguì la bestia finché la indebolì, gettandole il laccio intorno al collo. Una volta domato il toro, l'eroe gli salì in groppa e lo cavalcò attraverso il mare fino al palazzo di Euristeo. Qui presentò il toro al re che, al vedere una bestia tanto bella, volle sacrificarlo a Era. La dea che provava antipatia per Eracle, rifiutò l'offerta, dicendo che essa avrebbe gettato gloria sugli atti dell'eroe, così il toro fu lasciato correre selvatico in Grecia. Il toro percorse l'Argolide, attraversò l'Istmo di Corinto e più tardi arrivò alla piana di Maratona, in Attica, dove fu catturato da Teseo.

8. Le giumente di Diomede

Per l'ottava fatica Eracle fu spedito da Euristeo a catturare le cavalle di Diomede. Questi viveva in una regione selvatica e accidentata sulle spiagge del Mare Nero. Aveva quattro cavalle selvagge, i cui nomi erano Podargo, Lampone, Xanto e Deino, che alimentava con carne di stranieri. Si dice che fosse selvaggio come le sue cavalle; loro erano totalmente incontrollabili e furono legate da catene a una mangiatoia di bronzo. Quando Eracle arrivò al palazzo, l'eroe prese prigioniero il re. Poi, conoscendo la brutalità e le sofferenze che Diomede aveva causato, lo afferrò e lo gettò nella mangiatoia di bronzo in pasto alle cavalle. Questo calmò le cavalle ed Eracle poté condurle ad Euristeo. Giunto a palazzo, il re le consacrò ad Era e le lasciò andare liberamente per le piane di Argo.
Secondo un'altra versione, Eracle portò con sé Abdero ed altri compagni. Riuscirono facilmente ad impadronirsi delle giumente, soggiogando i servi che ne erano a guardia. Giunti sulla spiaggia, però, furono attaccati dagli abitanti, Eracle quindi affidò le cavalle ad Abdero, per prepararsi a combattere. Le giumente trascinarono via con violenza Abdero e ne provocarono la morte. Eracle, che nel frattempo aveva sgominato tutti gli abitanti ed ucciso Diomede, in ricordo dell'amico scomparso decise di fondare la città di Abdera.

9. La cintura di Ippolita

La nona fatica imposta ad Eracle da Euristeo fu la conquista della cintura preziosa di Ippolita, regina delle Amazzoni. Admeta, la figlia di Euristeo implorò suo padre per il possesso di questa cintura. Ippolita era la figlia di Otrera e Ares. Le Amazzoni erano un popolo esclusivamente femminile e si crede che vissero nelle terre misteriose nel nord. La loro capitale Temiscira era posta sul pendio del Caucaso.
Per eseguire questa spedizione Eracle organizzò un gruppo di volontari: Telamone e Teseo erano fra loro. Armarono una nave, aspettandosi che le Amazzoni fossero ostili, poi veleggiarono verso il loro paese.
Ma quando loro arrivarono a Temiscira, sulla bocca del fiume Termodonte, furono accolti cordialmente dalle Amazzoni, specialmente da Ippolita. Eracle spiegò alla regina la ragione della loro spedizione ed ella rispose di prendere la cintura come un dono. Era, al sentire questo prese la forma di un Amazzone, sparse una diceria che Eracle era venuto a rapire la loro regina, e a portarla con sé in Grecia. Le donne, per proteggere la loro regina cominciarono lottare e nella battaglia fiera che conseguì, Ippolita fu uccisa dalle mani di Eracle, convinto di essere stato tradito. Dopo che la battaglia era stata vinta, Eracle prese la cintura e tutti fecero ritorno a casa. Durante il viaggio di ritorno Eracle salvò la vita di Esione, figlia di Laomedonte, re di Troia. Ad Eracle fu promesso come compenso per la liberazione una mandria di cavalli che erano stati donati da Zeus, ma dopo la liberazione della ragazza, il re rifiutò il pagamento. Eracle diede Esione a Telamone, il suo compagno che la sposò.
Eracle, in seguito, come vendetta uccise Laomedonte e i suoi figli, ma risparmiò, alla richiesta di Esione, Podarce il figlio più giovane che più tardi divenne noto come Priamo che vuole dire "riscattato" perché Eracle lo scambiò per un bel velo che Esione aveva ricamato in oro.

10. I buoi di Gerione

La decima fatica fu la cattura dei buoi di Gerione. Figlio di Crisaore e di Calliroe, re dell'isola Eritia, Gerione era un gigante con tre teste, sei braccia e sei gambe, cioè con tre corpi uniti su un unico ventre. Possedeva immensi armenti di buoi rossi custoditi dal mostruoso cane Ortro. Eracle raggiunse l'isola di Eritia, dove pose i confini del mondo conosciuto (le Colonne d'Ercole), uccise Gerione ed Orto e portò gli armenti ad Argo.
Durante il ritorno da questa impresa avvenne la maggior parte delle gesta di Eracle nell'Occidente mediterraneo. Già nel viaggio di andata aveva innalzato le colonne d'Ercole ai due lati dello stretto di Gibilterra in ricordo del suo passaggio. Al ritorno fu attaccato da un gran numero di briganti che cercarono di sottrargli la mandria, e per ognuno di questi assalti falliti veniva costruito un santuario eracleo. Tra questi briganti va ricordato Caco, che nel Lazio, quando Eracle si fermò da Evandro, gli rubò le sue bestie e che egli uccise dopo una violenta lotta, poi Anteo, anch'esso ucciso dall'eroe.

11. Il cane Cerbero

La cattura di Cerbero, guardiano dell'Erebo, con l'aiuto di Ermes e di Atena. Eracle si fece dapprima iniziare ai misteri eleusini, che introducevano al mondo dell'oltretomba, poi prese la via del Tenaro e scese negli Inferi dove i morti fuggirono dinanzi a lui, tranne la Medusa e Meleagro, a cui promise di sposare Deianira. Poi incontrò Piritoo e Teseo, venuti a liberare Persefone e incatenati da Ade. Eracle liberò Teseo ed uccise alcuni animali presi dagli armenti di Ade, per dare un po' di sangue ai morti, e dovette combattere col pastore Menete. Infine chiese ad Ade di prelevare Cerbero, e Ade acconsentì, purché combattesse rivestito solo della corazza e della pelle di leone. Eracle riuscì a portare Cerbero a Euristeo che però ne ebbe una tale paura che lo lasciò andare, e quindi ritornò nell'Ade.

12. I pomi delle Esperidi

La raccolta dei pomi d'oro delle Esperidi, che le fanciulle stesse e il drago Ladone custodivano nel remoto occidente, in un giardino. I Pomi d'oro delle Esperidi erano il dono di nozze fatto da Gea a Era. Il viaggio verso il giardino fu punteggiato di incontri e di difficoltà da superare. Finalmente giunse al Caucaso, dove liberò Prometeo che in cambio gli rivelò che doveva inviare Atlante a cogliere i famosi pomi. Si recò allora da Atlante e si offrì di sorreggere sulle spalle il peso del Cielo durante il tempo che occorreva a compiere l'impresa. Quando Atlante ritornò non voleva riprendersi il Cielo sulle spalle, ed Eracle finse di volerlo aiutare purché gli desse il tempo di mettersi un cuscino sulle spalle. Appena fu libero, però, scappò via con i pomi.

Il servizio presso Onfale

Compiute le 12 fatiche Eracle fu liberato dalla servitù e si recò in Tessaglia per domandare al re Eurito in sposa la figlia Iole. Ma poichè Eurito gli negò la figlia, Eracle in un accesso di furore uccise Ifito, figlio di Eurito. L'oracolo di Delfi impose all'eroe di servire per tre anni Onfale, figlia di Iardano, regina della Lidia, che lo mise a filare tra le sue ancelle. Ma anche vestito da donna compì molte imprese valorose, tra cui la cattura dei Cercopi, folletti giocosi e furbissimi.

La vendetta contro Laomendonte

Appena ebbe terminato il servizio presso Onfale, Eracle si recò a Troia per vendicarsi di Laomedonte, uccidendo lui e diversi suoi figli maschi, eccetto Bucolione, Titone e Podarce che fu da allora in poi chiamato Priamo (ma secondo Omero la vendetta dell'eroe si abbatté solo sul sovrano). Eracle tornò poi in Grecia, dove distrusse la schiatta di Neleo, eccettuato Nestore. Sposò poi Deianira, figlia di Oineo.

La spedizione degli Argonauti

Eracle fu anche argonauta, portando con sé il giovane scudiero Ila. Durante la sosta in Misia, Ila venne rapito dalle ninfe del posto. Eracle andò a cercarlo, mentre gli altri Argonauti, su insistenza dei Boreadi, Zete e Calais, ripartirono lasciandolo a terra. Setacciò tutta la regione alla ricerca dell'amico ma senza risultato. Si recò allora nel regno dei Dolioni, dove si trattenne qualche tempo per allevare i figlioletti del defunto re Cizico, che era stato in precedenza ucciso per errore dagli Argonauti insieme ad alcuni suoi uomini (due dei quali, Megabronte e Telecle, erano periti proprio per mano di Eracle).

La vendetta contro i Boreadi

In seguito uccise per vendetta i due Boreadi, cioè coloro che avevano convinto gli altri Argonauti ad abbandonare Eracle in Misia.

Le ultime vendette di Eracle

Dopo aver ucciso i Boreadi, che tuttavia fece seppellire accordando loro grandi onori, Eracle si propose di punire, e ben più ferocemente, due sovrani che si erano dimostrati sleali nei suoi confronti: Augia ed Eurito. L'eroe non si limitò a ucciderli ma distrusse anche le loro città, operando veri e propri massacri.

La fine terrena di Eracle

Eracle uccise poi il centauro Nesso che voleva far violenza a Deianira. Nesso, morendo, diede a Deianira la camicia intrisa col suo sangue, dando a credere alla donna che l'indumento costituisse un potente filtro d'amore. Dopo aver ucciso Eurito, Eracle aveva portato via Iole, figlia del re, come propria schiava. Deianira, temendo che Eracle si innamorasse di Iole, per assicurarsi del suo amore gli fece indossare la camicia di Nesso. Appena Eracle se l'ebbe messa, si sentì il corpo infiammato e corroso dal veleno, preso perciò dal furore, scagliò l'araldo Lica, che gli aveva portato la camicia, nel mare dove il poveretto fu mutato in scoglio. Eracle si fece portare a Trachine, e dopo aver fatto sposare Iole a suo figlio Illo, si recò sull'Oeta, e innalzata una pira, vi diede fuoco e vi salì sopra. Zeus allora tra un fragore di fulmini portò Eracle in una nube tra l'Olimpo. Eracle divenne così immortale, e riconciliatosi poi con Era, visse in cielo eternamente giovane e sposò Ebe, da cui ebbe due figli: Alessiare e Aniceto.

Le armi di Eracle

L'arma più caratteristica di Eracle, la clava, fu intagliata da lui stesso, durante la prima fatica, quella del Leone di Nemea. Le altre, invece, erano tutti doni delle divinità. In particolare la spada gli fu data da Ermes, arco e frecce da Apollo, la corazza da Efesto, cui Atena aveva aggiunto un peplo. Per finire i suoi cavalli erano un regalo di Poseidone.

Epiteti

Progenie nota di Eracle

da Astidamia:

da Calciope:

da Deianira:

da Lise:

da Megara:

da Auge:

da Psofide:

da Rea:

da Astioche:

da una figlia di Augia:

altri figli:

Compagni di Eracle

Bibliografia

Fonti antiche

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Fonti moderne

Per visualizzare le fonti moderne su Eracle vai a FontiModerne:Eracle

Museo