Guerra di Troia



				

				

Guerra combattuta tra gli Achei e la potente città di Troia per il controllo dell'Ellesponto. Gli eventi del conflitto sono narrati principalmente nell'Iliade di Omero (benché questi narri solo avvenimenti accaduti nel decimo anno di guerra), unica opera a noi pervenuta, essendo gli altri testi letterari, denominati testi del "Ciclo Troiano", ormai perduti e conosciuti solo tramite posteriori testimonianze. Ulteriori fonti di conoscenza possono considerarsi anche le tragedie antiche di Eschilo, Sofocle ed Euripide che trassero ispirazione proprio dai testi oggi perduti. La distruzione di Troia è invece narrata nel secondo libro dell'Eneide di Virgilio.

Indice

[modifica] La prima guerra di Troia

Prima di quella cantata da Omero, vi furono altre guerre a Troia. Una di esse, tramandata dal mito, fu combattuta quando il padre di Priamo, il re Laomedonte, scatenò l’ira di Eracle per non averlo compensato dopo che gli aveva liberato la figlia da un mostro marino. Eracle si alleò con altri sovrani greci, tra cui Peleo, padre di Achille, ed insieme rasero al suolo la città, uccidendo il re e quasi tutti i suoi figli.
Gli scavi archeologici effettuati negli ultimi due secoli confermano che Troia venne distrutta e ricostruita piu volte, e spesso piu grande di prima. Ciò testimonia quanto siano stati tenaci i suoi abitanti e promotori di interessi sempre vitali per la prosperità di questa città.
Nella metà del XIII sec. a. C. tutta l’area del Mediterraneo orientale fu interessata da grandi movimenti di popoli, forse dovuti alla pressione di genti barbare provenienti dal nord. La città, dunque, spesso fu costretta subire l’invasione di popoli stranieri, il che dové coinvolgerla in lunghe guerre. Ma di tutte le guerre affrontate, nessuna probabilmente fu aspra e difficile come quella cantata da Omero.

[modifica] La guerra omerica

Il mito narra che essa fu scatenata dal rapimento di Elena da parte di Paride, e dalla successiva vendetta di Menelao. Ma, se consideriamo la vicenda sotto altri aspetti, le ragioni del conflitto sembra siano state piu “prosaiche”.
Quando gli Achei giunsero in Grecia per la prima volta, non conoscevano il mare, tanto che per indicarlo dovettero ricorrere all’idioma thalassa. In seguito divennero, tuttavia, marinai molto esperti, divenendo esperti nel commercio marittimo e organizzando perfino spedizioni militari e pirateria. Pian piano si espansero, a danno dei cretesi, in gran parte del Mediterraneo. Poiché i loro traffici li portavano anche verso il Mar Nero, gli Achei mostrarono particolare interesse al controllo degli stretti che davano accesso a quel mare, e che allora erano sotto il dominio dei troiani e di altre popolazioni frigie. Pertanto è probabile che parecchi principi achei si allearono per condurre una spedizione nello stretto dei Dardanelli (chiamato Ellesponto) e che i frigi si difesero dall’invasione con l’aiuto di altri popoli anatomici. Così si sarebbe svolta la guerra di Troia, terminata verso la metà del XIII sec. a. C. con la vittoria degli Achei. Questa vicenda verosimilmente offrì lo spunto alla composizione di leggende e canti riguardanti i loro eroi combattenti e la città troiana.

[modifica] La realtà storica

Fino al secolo scorso gli storici erano convinti che i poemi omerici fossero un’eccezionale opera di pura fantasia, priva di alcun fondamento storico.
Nel XIX sec. uno studioso tedesco, Heinrich Schliemann (1822-1890), operò una svolta decisiva in quest’ambito. Abilissimo e spregiudicato commerciante, riuscì ad accumulare una ricchezza tale che gli permise di abbandonare gli affari a soli 41 anni, per dedicarsi a ciò che aveva sempre sognato: la ricerca archeologica. Da geniale dilettante qual era, libero da pregiudizi, considerava Omero non solo un poeta, ma anche uno storico a tutti gli effetti.
Nel 1870 si recò nella Troade, all’estremo occidente dell’attuale Turchia, e si concentrò sulla collina di Hissarlik, che gli sembrava corrispondere al luogo descritto da Omero come il sito della città di Troia. Il metodo con cui praticava gli scavi allora era, purtroppo, gravemente distruttivo; inoltre la carenza di preparazione scientifica portò spesso Schliemann a giungere a conclusioni errate. Ma la sua intuizione era giusta, e fu confermata dalle ricerche successive. Infatti gli scavi mostrarono l’esistenza, nella collina di Hissarlik, di ben nove strati diversi, accumulatisi dall’eta neolitica a quella romana. L’entusiasmo di Schliemann fu tale che, nel 1873, si convinse di aver trovato il “tesoro di Priamo”, il re di Troia contro cui gli Achei avrebbero mosso guerra. Tuttavia, negli studi seguenti, la Troia omerica fu identificata nel settimo strato e fu cosi dimostrato che il presunto “tesoro di Priamo”, trovato nel secondo strato, apparteneva in realtà ad un re vissuto molti secoli prima della guerra cantata nell’Iliade.
Nel 1876, seguendo lo stesso metodo, Schliemann portò alla luce nel Peloponneso nord-orientale la rocca di Micene che, a quanto si legge nell’Iliade, era il luogo in cui viveva Agamennone, il piu potente dei re che guidarono la spedizione di Troia. A Micene Schliemann ritrovo una serie di tombe reali dislocate all’interno di un doppio recinto di lastre di pietra; vi erano inoltre vari corredi funerari, splendide opere di oreficeria. Attenendosi, in questo caso, soprattutto alle descrizioni del geografo Pausania (II sec. d. C), si convinse di aver scoperto le sepolture di Agamennone e del suo esercito, e di aver visto addirittura i tratti del sovrano di Micene che aveva comandato gli Achei nella guerra troiana; lo identificò nel cosiddetto “tesoro di Atreo”, che secondo lui conteneva la maschera di Agamennone. Ma ancora una volta l’entusiasmo lo tradì, perché le ricerche successive accertarono che le tombe da lui scoperte precedevano di alcuni decenni l’epopea degli Atridi, e si riferivano ad un’epoca risalente al XVI sec. a. C., mentre Troia fu distrutta alla fine del sec. XIII a. C.

[modifica] Gli Achei

L'esercito acheo era probabilmente condotto secondo l'uso di quello miceneo: a capo di ogni contingente della spedizione vi era il wànax (sovrano) locale con i suoi lawòi che rappresentavano la nobiltà guerriera e fondiaria del paese di provenienza e comandavano direttamente i guerrieri che avevano condotto con sè.
Non si trattava quindi di una struttura compatta nè di un esercito disciplinato e inquadrato secondo una precisa catena di comando, ma di un coacervo di schiere che seguivano in battaglia il loro signore secondo un vincolo di fedeltà. Ne è un esempio il celebre episodio dell'ira di Achille: ritiratosi il suo re dalla guerra, tutto il contingente dei Mirmidoni lo segue e si astiene dal combattere.

[modifica] Troiani e loro alleati

L'esercito troiano poteva contare su un gran numero di contingenti, al pari di quello acheo; accanto ai troiani vi erano infatti i tantissimi popoli loro alleati, ciascuno sotto il comando di uno o più nobili; a volte anche di un principe o di un re. In alcuni passi dell'Iliade però troviamo una differenza di non poco conto tra i due eserciti: alcuni dei contingenti comandati dagli alleati dei Troiani sembrano essere costituiti da veri e propri mercenari "stagionali", con "contratto a termine".
I troiani avevano per comandante assoluto Ettore, coadiuvato da Polidamante: come condottieri minori figuravano quattro dei suoi fratelli, Paride (affiancato da Agenore, uno dei figli di Antenore, e da Alcatoo), Deifobo, Eleno e Troilo, più un quinto comandante che fu Enea, seguito da due figli di Antenore, Archeloco e Acamante, suoi luogotenenti. Un altro figlio di Antenore, Laodamante, combatté col grado di capitano.
I condottieri delle altre città della Troade erano: i fratelli Adrasto e Anfio, sovrani rispettivamente di Adrastea e Pitiea, e originari di Percote; il loro nipote Asio, fondatore e re di Arisbe (accompagnato dai fratelli Ippocoonte e Niso); il principe Pandaro di Zelea; Cicno, re di Colone, con suo figlio Tenete, sovrano dell'isola di Tenedo.
Questi invece i condottieri provenienti da altre regioni: per i Pelasgi, i fratelli Ippotoo e Pileo; per i Traci, il re Reso, affiancato da Acamante e Piroo (presente col figlio Rigmo); per i Ciconi, Eufemo e Mente; per i Peoni, Pirecme e il giovane Asteropeo (quest'ultimo arrivò a Troia all'inizio del decimo anno di guerra come soldato semplice ma dopo pochi giorni fu promosso condottiero per i suoi meriti); per i Paflagoni, Pilemene; per gli Alizoni, Odìo ed Epistrofo; per i Meoni, i principi Mestle e Antifo, che erano fratelli, accompagnati dallo zio Ifitione (combattente col grado di capitano); per i Frigi, i principi Forci e Ascanio, fratelli, insieme a Corebo, anch'egli principe ma figlio di un altro re frigio; per i Misi, i nobili Cromio ed Ennomo, cui si aggiunsero in seguito Irtio e il principe Euripilo (che all'inizio della guerra era ancora un fanciullo); per i Cari, i fratelli Naste e Anfimaco; per i Lici, il re Sarpedonte, affiancato dal figlio Antifate, dai fratellastri Claro e Temone, e dal cugino Glauco, che divenne comandante dopo la sua morte (quando poi cadde anche lui, subentrò Oronte); per gli Etiopi e i Persiani il re Memnone, che era nipote di Priamo; e Pentesilea, regina delle Amazzoni. Inoltre bisogna ricordare che prima di assediare Troia i greci conquistarono il regno di Cilicia, uccidendone il re Eezione, consuocero di Priamo. Nell'Iliade figurano infine come condottieri alleati dei troiani anche Medonte, Disenore e un re di nome Timbreo, con omissione delle loro provenienze.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti Antiche