Achille



				

				
Achille cura Patroclo ferito
Achille cura Patroclo ferito

Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni, e di Tetide, nato a Ftia in Tessaglia. Il primo documento letterario in cui appare è l'Iliade, ma l'origine del suo nome (Ach-il-eus) fa pensare che egli appartenesse ad un substrato mitico e religioso precedente l'era omerica. La terminazione -eus del nome sembra infatti di origine pre-ellenica; Zielinski ravvisò in esso un vezzeggiativo proprio degli Achaioi e Autran identificò nel suffisso -il- un elemento tipico dei nomi propri in lingua hittita.

Indice

[modifica] Infanzia

Autori della tarda antichità narrano che Teti voleva rendere immortali i figli che erano nati dalla sua unione con Peleo.
A tal proposito due sono le versioni.
Secondo la prima, Teti aveva cercato, per ognuno dei figli (di cui Achille sarebbe stato il settimo) di eliminare dal loro essere gli elementi mortali ereditati da Peleo. A tal scopo li immergeva nel fuoco, fatto però che ne causava la morte. Ma al settimo figlio, Achille per l'appunto, Peleo tenne d'occhio la sua sposa e la vide mentre si accingeva a porre sul fuoco il bambino, riuscendo a strapparglielo dalle braccia solo dopo che il piccolo si era bruciato il labbro e il soprosso del piede destro. Teti, infuriata con il marito, decise di tornarsene a vivere nel mare, assieme alle sorelle. Peleo, allora, chiese al centauro Chirone, molto abile nell'arte medica, di sostituire l'osso bruciato. Il centauro, allora, disseppellì il gigante Damiso, che si era distinto in vita per la sua velocità nella corsa, e mise ad Achille l'osso corrispondente del gigante. Questo è il motivo per cui l'eroe superava tutti gli altri mortale nella corsa e che gli valse l'appellativo di "piè veloce".
Secondo un'altra versione, invece, Teti immerse il piccolo Achille nell'acqua del fiume Stige, che aveva il potere di rendere invulnerabili; tuttavia il tallone, per il quale Teti teneva il bambino, non fu immerso e rimase pertanto vulnerabile.

Secondo la maggior parte delle fonti, invece, Achille non era affatto invulnerabile: lo si vede bene nell'Iliade, nell'episodio del duello con Asteropeo (libro XXI).

[modifica] Educazione

Alcuni dicono che Achille fu allevato dalla madre nella casa paterna, ed ebbe come precettori Fenice e e il centauro Chirone.
Altri, raccontano invece, che egli fu allevato dal solo Chirone nei pressi della dimora del centauro sul monte Pelio, dove ricevette le cure della madre del centauro Filira e di sua moglie, la ninfa Cariclo. Chirone lo addestrò all'arte della caccia, alla medicina, all'addestramento dei cavalli, al canto e alla musica (in particolare alla lira). Gli insegnò le antiche virtù quali il disprezzo dei beni del mondo terreno, il rifuggire dalla menzogna, la resistenza alle cattive passioni al dolore. Il piccolo Achille, inoltre, veniva nutrito esclusivamente con viscere di leoni e di cinghiali, midollo d'orso (al fine di trasmettergli la forza di tali animali) e con miele (al fine di dargli la dolcezza e la persuasione). Inoltre fu proprio Chirone a dargli il nome di Achille, dal momento che il suo vero nome era Ligirone.

[modifica] Le profezie di Calcante

Scoppiata la guerra di Troia, l'indovino Calcante vaticinò che, se egli avesse partecipato all'armata greca, sarebbe morto. Teti, allora, cercando di sottrarlo a questa sorte, lo portò alla corte di Licomede re di Sciro, dove egli, in abiti femminili, visse tra le figlie del re e da una di queste, Deidamia, ebbe Neottolemo. Lo stesso Calcante aveva vaticinato che se Achille non avesse partecipato alla guerra, Troia non sarebbe stata conquistata.

[modifica] L'inganno di Ulisse

Ulisse allora si recò alla corte di Licomede per indurre Achille a seguirlo. Travestitosi da mercante, Ulisse offrì alle figlie del re dei gioielli in cui erano mescolate delle armi, Achille fu l'unico ad interessarsi alle armi e così si rivelò ad Ulisse che lo convinse a seguirlo nella guerra troiana, dove nei primi 9 anni di guerra distrusse ben 23 città alleate di Priamo.

[modifica] L'assedio di Troia e i fatti dell'Iliade

Offeso da Agamennone, dopo che questi gli tolse la schiava Briseide, il semidio si ritirò dalla guerra. Con lui stava l'amico Patroclo che in seguito per risollevare le sorti del conflitto vestì le armi di Achille e combattè in sua vece, ma fu ucciso da Ettore. Allora Achille riprese il suo posto nell'esercito per vendicare Patroclo, ammazzando un gran numero di nemici, tra cui Polidoro, Deucalione, Rigmo, Licaone e Asteropeo (dal quale rimase lievemente ferito): altri guerrieri furono invece da lui fatti prigionieri per essere poi immolati sul rogo di Patroclo. Quindi sfidò a duello Ettore, lo uccise e ne trascinò il cadavere con un carro intorno alle mura di Troia. Quando però il padre di Ettore, re Priamo, di notte furtivamente si recò nella tenda di Achille per chiedergli il corpo del figlio, questi acconsentì.

[modifica] La morte

Dopo la morte di Ettore, Achille uccise Pentesilea e Memnone, ma anch'egli era destinato a soccombere. Tradizioni tarde narrano che poco prima che Troia cadesse, Paride trasse in inganno Achille promettendogli la mano della sorella Polissena di cui l'eroe si era innamorato, e il giorno delle nozze a Timbra lo ferì con una freccia al tallone, l'unico punto vulnerabile dell'eroe, e lo uccise. Secondo Omero invece, Achille fu ucciso da una freccia di Apollo. Dopo la morte Achille avrebbe raggiunto Patroclo e Antiloco nelle Isole Fortunate.

[modifica] La tomba di Achille

Secondo Omero, Achille venne sepolto sulla pianura di Troia non lontano delle rive dell'Ellesponto. Nel poema Aetiopida scritta da Arctinos, si dice che dopo la morte di Achille, Tetide e le Muse lo piansero e portarono le sue ceneri sull' isola bianca Leuce.
Plinio il Vecchio ci dice che la tomba di Achille si trovava nell'isola “chiamata Achillis” o “Achillea”, lontana 50 miglia romane dal delta del Danubio dove era costruito un tempio consacrato a lui.
Il geografo Mela dice, invece, che si trova sepolto nell'isola chiamata Achillea tra Boristene e Istro.
Un altro geografo greco Dionisio Periegeto, che visse nel tempo di Domiziano, scrive: ”nelle parte sinistra del Ponto Euxino a fianco con Boriystene ( il braccio del Danubio Boreostoma) si trova un isola molto conosciuta, consacrata agli eroi e quale si chiama Leuce, perche tutte le fiere che vivono li sono bianche.” In questa isola si trovano le anime di Achille e di altri eroi che vagano in questi posti dove non ci sono esseri viventi
Arriano di Nicodemia, lo storico che scrisse delle spedizioni di Alessandro il Macedone, ci dice: “Nelle vicinanze del braccio del Danubio chiamato Psilum se navighi con il vento da nord verso le acque aperte del mare si trova un isola che da uni vene chiamata “L’isola di Achille”, dagli altri “la via di Achille” e gli altri l’ha chiamano dopo il suo colore “l’isola Bianca”. Questa isola fu portata in superficie dalla madre dèa Tetis per il suo figlio Achille che abitava li. Li si trova il tempio di Achille e la sua statua, una scultura arcaica.”
Quanto alla tomba troiana di Achille della quale parla Omero pare che sia solo un monumento commemorativo. Tombe di questo genere alzate nella sua memoria si trovavano anche nella città di Elis nel Peloponneso, come ci dice Pausania. Anche lo scopritore di Troia Schliemann pare essere dello stesso parere: “Lontano 250 passi dall'Ellesponto , ai piedi del promontorio Sigeo nel posto dove era il vecchio Achileum si trova un tumulo di terra alto 4 m verso sud e 12 m verso nord e quale era considerato dal antichità la tomba di Achille. Nel 1882 ho esplorato questo tumulo però non ho trovato nessuna tracia di ossa o cenere o carbone. Pare che in quel posto non è stata messa la cenere o la salma di Achille.”

[modifica] Vittime di Achille nella guerra di Troia

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti antiche

Per visualizzare le fonti antiche su Achille vai a FontiAntiche:Achille

[modifica] Fonti moderne

Per visualizzare le fonti moderne su Achille vai a FontiModerne:Achille

[modifica] Riferimenti letterari

[modifica] La figura di Achille nell'età postclassica

  • Dante, Commedia. Achille viene collocato insieme a Paride ed Elena nel cerchio infernale dei lussuriosi. Dante gli rimprovera l'amore per Polissena, sentimento che l'avrebbe sviato dai suoi doveri di combattente.


" Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi ’l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.
Vedi Parìs, Tristano "

  • B. Huydecoper, Achilles (1719), tragedia
  • Johann Wolfgang v. Goethe, Achilleis (1799), poema epico incompiuto

[modifica] Riferimenti artistici

  • Johann Balthasar Probst, Achille provoca strage tra i compagni di Asteropeo sulle rive del fiume Scamandro, miniatura.
  • Francesco Hayez, Ulisse scopre Achille tra le figlie di Licomede, dipinto.
  • Nikolaj Ge, Achille piange disperato sul cadavere di Patroclo, dipinto.

[modifica] Museo