Gigantomachia



				

				

Il combattimento tra i Giganti e gli dèi dell'Olimpo. Il mito di questa lotta è molto frequente nelle leggende antiche e riflette l'opposizione tra l'uomo e le forze della natura. Il luogo leggendario di tale scontro fu collocato nell'isola calcidica di Pallene in Macedonia, più tardi in Tessaglia, in Arcadia e, secondo alcune fonti, anche in Campania.
Gea, madre dei Giganti, li incitò alla lotta per potersi vendicare di Zeus che aveva rinchiuso i Titani nel Tartaro.
In un primo momento la lotta sembrava volgere a favore dei Giganti che, per giungere in Cielo avevano posto il monte Pelio e il monte Ossa sopra l'Olimpo, ma gli dèi ebbero il sopravvento grazie ai fulmini di Zeus, all'egida di Atena ed alle frecce di Eracle. La presenza di quest'ultimo era indispensabile, oltre che per la sua forza, perchè i Giganti potevano essere uccisi solo da un dio affiancato da un mortale.
Eracle fermò Porfirione, che stava tentando di strappare le vesti ad Era e fu fulminato da Zeus; Apollo ed Eracle accecarono Efialte; Atena uccise Pallante, che scorticò per usare la sua pelle come corazza nel combattimento; Dioniso colpì Eurito con un colpo di tirso; Ecate stese al suolo Clizio a colpi di torcia; le Moire, armate di mazze di bronzo, ebbero la meglio su Toone e Agrio; Efesto uccise Mima con i suoi proiettili di ferro rovente; Artemide trafisse Grazione; Ermes, invisibile grazie all'elmo datogli da Ade, uccise Ippolito; Poseidone inseguì Polibote fino a Coo, dove il dio sollevò l'isola di Nisiro e la gettò contro il nemico: Tutti gli altri Giganti furono sterminati dai fulmini di Zeus e dalle frecce di Eracle.