Biblioteca:Erodoto, Le Storie, Libro II



				

				

1 1) Morto Ciro,gli successe nel regno Cambise, figlio di Ciro, e di Cassandane, una figlia di Farnaspe. Aveva Ciro tenuto un gran lutto per costei, che gli era premorta, e aveva anche imposto a tutti i suoi sudditi di imitarlo. 2) Figlio di Ciro e di questa donna, Cambise considerava suoi servi ereditati gli Ioni e gli Eoli. E fece una spedizione contro l'Egitto, prendendo per soldati, tra gli altri sudditi anche Elleni a lui sottoposti.

2 1) Prima del regno di Psammetico gli Egiziani si credevano gli uomini più antichi. Da quando però Psammetico, divenuto re, volle sapere chi fossero gli uomini più antichi, cedono questo primato ai Frigi, ma lo pretendono poi su tutti gli altri. 2) Nonostante le sue ricerche Psammetico non riusciva a scoprire quale fosse il popolo più antico, e adotto questo mezzo. Prese dai primi venuti due neonati, e li consegnò a un pastore perchè li portasse presso le greggi e li allevasse come segue. Gl'ingiunse che nessuno emettesse lor davanti alcuna voce, e che se ne stessero appartati in dimora solitaria, che portasse loro delle capre, a ore stabilite, li saziasse di latte, e accudisse al resto. 3) Così Psammetico fece, ed ingiunse, per sentire come prorompesse la prima voce dei bambini, quando si fossero liberati dai balbettii indistinti. Ed il suo desiderio fu soddisfatto. Quando dopo due anni di questa condotta, il pastore aprì la porta ed entrò, ambedue i bambini accorsero supplici, e pronunziarono tendendo le mani la parola becos. 4) Le prime volte che sentì questa parola il pastore rimase muto; ma poichè, venendo egli spesso a curarli,, essa veniva frequentemente pronunziata, lo riferì alla fine al padrone, e ricevutone l'ordine, condusse i bambini alla sua presenza. Psammetico sentì personalmente, s'informò se qualche popolo chiamasse qualche oggetto becos e alla sua inchiesta risultò che i Frigi chiamavano con tal voce il pane. 5) Così che gli Egiziani si trassero indietro e da questo fatto dedussero che i Frigi fossero più antichi di loro. Sono notizie che ho raccolto da un sacerdote di Efesto a Menfi. Gli Elleni invece fra molte altre sciocchezze raccontano che Psammetico abbia tagliato a delle donne la lingua, e abbia quindi fatto vivere i bambini presso di loro.

3 1) Ecco quanto si diceva sull'allevamento di questi bambini. Ma a Menfi ho raccolto, conversando con i sacerdoti di Efesto, ancor altre notizie. Per i qual dati del resto mi diressi anche a Tebe e ad Eliopoli, per accertarmi se concordassero con ciò che si diceva a Menfi; visto che gli Eliopoliti passano per gli Egiziani più dotti. 2) Ma non sono disposto a riferire il contenuto sacro dei racconti che ho udito, tranne i soli nomi degli Dei, perchè ritengo che tutti gli uomini ne sappiano in proposito ugualmente 3) e la menzione che farò di essi la introdurrò se vi sarò costretto dal contesto.

4 1) Per quanto riguarda gli argomenti umani mi dicevano i sacerdoti, tutti d'accordo fra loro, che gli Egiziani erano stati i primi del mondo a scoprire il giro dell'anno, distinguendo il complesso delle stagioni, che chiude il periodo di un anno, in dodici parti; distinzione che dicevano tratta dall'osservazione degli astri, e il calcolo è più saggio, a mio giudizio, di quello degli Elleni. Gli Elleni inseriscono, per far tornare il conto delle stagioni, un mese intercalare ogni due anni, invece gli Egiziani calcolano ogni mese di trenta giorni aggiungendo ogni anno cinque giorni, e il giro delle stagioni torna esattamente. 2) Dicevano i sacerdoti che le denominazioni dei dodici Dei erano stati gli Egiziani i primi a metterle in uso; dai quali gli Elleni le avevano derivate; e che erano stati gli Egiziani i primi ad assegnare altari, statue e templi agli Dei, e a scolpire figure in pietra. E della maggior parte di queste asserzioni esibivano prove concrete. Aggiunsero che fu Min il primo uomo che abbia regnato in Egitto. 3) Sotto costui, dicevano che l'Egitto era , tranne il distretto di Tebe, una palude, e non ne emergeva, della regione oggi sita a settentrione del lago di Meri, per giungere al quale s'impiegano dal mare sette giorni di navigazione lungo il fiume, nessuna parte.

5 1) E ciò che dicevano del loro paese a me parve esatto. basta infatti vedere, non occorre esserne informati prima, perchè a una persona che capisce risulti chiaro che quella parte dell'Egitto verso cui si dirigono i naviganti ellenici, è un'aggiunta di territorio fatta agli Egiziani, un dono del fiume. E il paese posto ancor più a mezzogiorno di quel lago per tre giorni di navigazione, paese al quale i sacerdoti non avevano per nulla estesa la loro asserzione, ha pur esso tale carattere. 2) Com'è costituito il suolo dell'Egitto? Anzitutto quando ancora non si è arrivati, a distanza di un giorno di navigazione dalla costa, se getti lo scandaglio ritirerai del fango e constaterai la profondità di undici orge, il che dimostra come la terra venga trasportata fino a tale distanza.

6 1) E parliamo dell'Egitto vero e proprio. Le sue coste si prolungano, secondo la nostra delimitazione dell'Egitto dal seno Plintinete al lago Serbonide fiancheggiato dal monte Casio, per sessanta scheni; partendo dal lago si raggiungono sessanta scheni. 2) Chi ha poca terra misura il terreno a orge, chi ne ha di più la misura a stadi, a parasanghe quelli che posseggono molta terra, e a scheni chi possiede immense distese. La parasanga corrisponde a trenta stadi, e ogni scheno, che è misura egiziana, a sessanta stadi. Sicchè le coste dell'Egitto misurerebbero tremila e seicento stadi.

7 1) Dalla costa poi fino a Eliopoli nell'interno dell'Egitto è un'ampia regione, tutto pianura irrigua e melma. E per chi s'interna dal mare la via verso Eliopoli è simile in lunghezza alla via che dall'altare dei dodici Dei ad Atene conduce a Pisa, al tempio di Zeus Olimpio. 2) Se la si calcola, la differenza fra questi due percorsi risulta piccola, non più di quindici stadi: essi sono della stessa lunghezza. Al percorso da Pisa ad Atene mancano quindici stadi per essere di mille e cinquecento, che è appunto la distanza dal mare di Eliopoli.

8 1) Invece per chi s'interna da Eliopoli l'Egitto è angusto. Da una parte si stende la catena montuosa dell'Arabia che corre dall'Orsa a mezzogiorno e a noto e che prosegue ininterrotta verso l'interno fino al Mare così detto Rosso, ed è qui che si trovano le cave di pietra tagliate per le piramidi di Menfi, presso le quali la catena s'interrompe piegando verso la regione che ho detto, del Mar Rosso, e dove la catena Araba raggiunge la sua massima lunghezza essa si estende , da quanto ho appreso, per due mesi di marcia da oriente ad occidente, e le sue estrema parti orientali producono incenso. 2) Tale è dunque l'aspetto di questa catena. E un'altra catena, egiziana, dove si trovano le piramidi, si estende rocciosa e coperta di sabbia, dalla parte della Libia; essa scorre nella stessa direzione del ramo della catena araba che si estende verso mezzogiorno.3) Sicchè a partire da Eliopoli il paese d'Egitto non occupa più, nella sua larghezza, una gran distesa; ma quello che è l'Egitto, terra in pianura, si restringe per quattro giorni di navigazione a monte, e nel punto più angusto non mi parve che ci fossero dalla catena araba a quella detta di Libia più di duecento stadi. Dopo di che l'Egitto torna ad allargarsi.

9 1) Così configurata è questa regione. Da Eliopoli aTebe poi ci sono nove giorni di navigazione a monte: un percorso di quattromila ottocento sessanta stadi, che corrispondono ad ottantuno scheni. 2) E qui diamo tutte insieme le misure dell'Egitto in stadi. La costa egiziana è, come ho gia indicato, di tremila e seicento stadi, ed ora indicherò quanto c'è dal mare per risalire fino a Tebe: sono seimila e centoventi stadi. E da Tebe alla città chiamata Elefantina ci sono mille e ottocento stadi.

10 1) La maggior parte dunque di questa regione di cui ho parlato sembrava anche a me, così come dicevano i sacerdoti, una contrada recente dell'Egitto, perchè l'intervallo fra i monti dei quali ho fatto menzione, siti a settentrione della città di Menfi, mi pareva che dovesse essere stato una volta un braccio di mare, come , se queste piccole località si possono paragonare a vaste contrade, le regioni di Ilio, di Teutrania, di Efeso, e della pianura del Meandro. 2) Ma nessuno dei fiumi che hanno colmato queste regioni può per volume d'acqua essere paragonato ad una sola delle bocche del Nilo, che sono cinque. 3) E ci sono anche altri fiumi che senza avere la portata del Nilo hanno prodotto grandi effetti, fiumi dei quali potrei indicare i nomi: per esempio specialmente l' Acheloo, il quale traversando l' Acarnania e sfociando nel mare ha gia unito al continente metà delle isole Echinadi.

11 1) E c'è nella terra d'Arabia, non lungi dall'Egitto, un golfo che s'interna dal mare così detto Rosso, e che è lungo e largo come vi dirò: 2) quanto al percorso in lunghezza s'impiegano per traversarlo a cominciare dalla sua estremità interna fino al mare aperto, quaranta giorni procedendo a remi; e quanto all'ampiezza c'è dove il golfo è più largo, mezza giornata di navigazione. E vi ha luogo ogni giorno il flusso e il riflusso. 3) E appunto io ritengo che anche l'Egitto sia stato in altri tempi un golfo di tal genere. Un golfo che s'inoltrava dal Mare Settentrionale verso l'Etiopia come l'altro corre dal Mare Meridionale verso la Siria, e si sarebbero reciprocamente forati nel fondo se per una sottile striscia di terra non fossero corsi paralleli. 4) Se dunque il Nilo vorrà deviare il suo letto verso questo golfo d'Arabia, che cosa potrebbe impedire che, versandovisi il fiume, il golfo si colmi in uno spazio, mettiamo di ventimila anni? Per conto mio penso che si colmerebbe anche in diecimila anni. Come dunque non ci sarebbe con un fiume così grande e così attivo colmato nel tempo trascorso prima della mia nascita un golfo anche molto più grande di questo?

12 1) Io quindi credo a chi mi spiega così il costituirsi dell'Egitto, e ne sono personalmente convintissimo; perchè vedo che l'Egitto forma una prominenza dal continente, che sui suoi monti appaiono conchiglie, che sul suolo compaiono efflorescenze saline, tanto che anche le piramidi ne sono danneggiate, che solo sul monte al di la di Menfi si trova della sabbia , 2) e che inoltre la terra dell'Egitto non somiglia a quella dell'Arabia confinante, nè della Libia, anzi neppure a quella della Siria, giacchè la zona costiera dell'Arabia è abitata dai Siri, ma è nera e friabile, perchè costituita di melma e di terreno alluvionale che il fiume trasporta dall'Etiopia. 3) E noi sappiamo che il suolo della Libia è rossiccio e sabbioso, e quello dell'Arabia e della Siria argilloso e roccioso.

13 1) E un'altra prova mi fornirono i sacerdoti sulla costituzione del paese. Mi raccontarono che al tempo del re Meri, bastava che il Nilo salisse di otto braccia per irrigare l'Egitto a valle di Menfi. E quando i sacerdoti mi fornirono quest'informazione, non erano ancora, dalla morte di Meri, trascorsi novecento anni. Ora invece il fiume non inonda il paese se non sale di almeno quindici o sedici braccia. 2) Ed io ritengo che, se il suolo continuerà ad elevarsi in questa proporzione e ad aumentare in modo analogo, gli Egiziani che abitano tutta la regione a valle del lago di Meri, incluso il cosiddetto delta, verranno a mancare delle inondazioni del Nilo e saranno irrimediabilmente condannati a quella sorte che essi prevedevano per gli Elleni. 3) Avendo sentito che tutto il paese degli Elleni è bagnato dalla pioggia ma non irigato da fiumi, essi ebbero a dichiarare che un giorno gli Elleni sarebbero stati delusi nella loro così fiduciosa attesa e tormantati dalla carestia; volendo con questo linguaggio significare che se il Dio si fosse rifiutato di mandar loro la pioggia e si fosse ostinato a far perdurare la siccità, non disponendo di alcun'altra risorsa di acqua che di quella di Zeus, gli Elleni sarebbero morti di fame.

14 1) Giusta questa riflessione degli Egiziani sulla condizione degli Elleni; ma dirò adesso come stanno le cose per gli Egiziani stessi. Se il suolo del paese a valle di Menfi, quello che va elevandosi, dovesse acquistare in altezza in proporzione del passato, sarà fatale che gli Egiziani che abitano quella regione soffrano la fame, dato che sul loro paese non pioverà, e che il fiume non potrà inondare i campi. 2) Per ora invece raccolgono i frutti della terra con minor fatica di tutti gli altri uomini e del resto degli Egiziani; perchè non si travagliano ad aprire i solchi con l'aratro o a sarchiare, nè in alcun'altra fatica che il resto degli uomini compie per le messi; il fiume viene da se ad irrigare i campi, li irriga, se ne ritrae, e ognuno semina il proprio campo, vi immette i maiali, e quando il seme ne è stato calpestato non gli resta che attendere la mietitura. Fa trebbiare il grano dai maiali, e lo mette in serbo.

15 1) Gli Ioni ritengono che l'Egitto sia costituito dal solo delta, affermano che la sua costa va dalla così dette Vedetta di Perseo fino alle saline del Pelusio, lungo un percorso di quaranta scheni, e dicono che l'Egitto si stende dal mare verso l'interno fino alla città di Cercasoro , dove il Nilo di divide in due braccia, verso Pelusio e verso Canopo, e il resto dell'Egitto sostengono che appartiene alla Libia e all'Arabia. M se volessimo seguire questo modo di vedere, potremmo provare che in un tempo anteriore gli Egiziani erano senza terra. 2) <infatti il loro Delta, l'affermano gli stessi Egiziani ed io ne sono convinto, è formato da terreno alluvionale, ed è per così dire venuto di recente alla luce. Se dunque nemmeno esisteva una terra Egiziana, perchè si sarebbero dati da fare per sostenere la loro convinzione di essere il popolo più antico del mondo? Nè sarebbe occorso che ricorressero all'esperimento dei fanciulli, per vedere quale ne sarebbe stato il primo linguaggio. 3) Invece io penso che gli Egiziani non siano sorti insieme con la contrada che gli Ioni chiamano Delta, ma siano esistiti da sempre, da quando sorse il genere umano, e che durante lo sviluppo della regione molti di loro siano rimasti man mano indietro, mentre molti altri andavano scendendo col fiume. Sicchè anticamente veniva chiamato Egitto il territorio di Tebe, il cui perimetro misura seimila e centoventi stadi.

16 1) Se dunque il nostro modo di vedere è giusto , è errata l'opinione degli Ioni sull'Egitto. Ma anche se in questo argomento il parere degli Ioni è esatto, io dimostro che gli Elleni e gli Ioni stessi fanno male i conti, quando dicono che tutta la terra si divide in tre parti, Europa, Asia e Libia. 2) Dovrebbero aggiungere una quarta parte, il Delta dell'Egitto, dato che esso non si aggrega nè all'Asia nè alla Libia; perchè non certo il Nilo separa secondo questo ragionamento l'Asia dalla Libia, esso che si divide al vertice del Delta; il quale Delta si verrebbe quindi a trovare fra l'Asia e la Libia.

17 1) Ma lasciamo stare l'opinione degli Ioni; noi sosteniamo questo: che l'Egitto e tutta la terra abitata dagli Egiziani, come la Cilicia è quella abitata dai Cilici e l'Assiria quella abitata dagli Assiri; e non conosciamo fra l'Asia e la Libia altro vero confine che quello dell'Egitto. 2) Se noi seguiamo il modo di vedere degli Elleni, riterremo che tutto l'Egitto, a cominciare dalle Cateratte e dalla città di Elefantina, sia diviso in due parti e partecipi dei due nomi, perchè una metà apparterrebbe alla Libia e l'altra all'Asia. 3) Infatti a cominciare dalle cateratte il Nilo divide, fino al mare l'Egitto per metà. Esso scorre, fino alla città di Cercasoro, in un solo letto, ma dopo questa città si divide in tre rami: 4) uno verso oriente, che si chiama la foce di Pelusio, e un altro verso occidente, che porta nome di foce di Canopo. E passiamo adesso al ramo dritto del Nilo. Provenendo dall'interno il fiume giunge al vertice del Delta, a partire dal quale divide il Delta a metà e sbocca nel mare, con una foce che non è la più scarsa di volume d'acqua nè la meno famosa, che si chiama la Sebennitica. 5) E altre due foci si diramano dalla Sebennitica al mare, che portano i nomi, l'una di foce Saitica e l'altra di foce Mendesia. La Bolbitina e la Bucolica non sono naturali ma artificiali.

18) 1 La mia opinione, che la grandezza dell’Egitto corrisponda alle indicazioni che ho date, è confermata dall’oracolo di cui ebbi notizia quando la mia opinione s’era già formata. 2 Le popolazioni delle città di Marea e di Api, abitanti le zone dell’Egitto limitrofe alla Libia, non tolleravano, convinte di essere libiche e non egizie, le prescrizioni sacre; non volevano astenersi dalla carne di vacca; e mandarono ad interrogare l’oracolo di Ammone, dichiarando di non avere nulla in comune con gli Egiziani. Abitavano fuori del Delta e parlavano la stessa lingua; sicchè volevano mangiare di tutto. 3 Ma ciò non fu loro accordato dal Dio:”Egitto è la regione irrigata dalle inondazioni del Nilo, Egiziani sono quelli che abitano a valle della città di Elefantina e che bevono l’acqua di questo fiume”.Così fu loro risposto. E nelle sue piene il Nilo inonda non soltanto il Delta, ma anche -per due giorni di marcia dalle due parti, dove più dove meno- delle località che si dice appartengano alla Libia e all’Arabia.

19) 1 Sulla natura del fiume non ho potuto raccogliere nessuna delucidazione, nè dai sacerdoti nè da alcun’altra persona. 2 Eppure avrei sentito volentieri perchè la piena del Nilo duri 100 giorni a cominciare dal solstizio d’estate, e perchè, raggiunto il termine di questo periodo, il fiume si ritiri, abbassi il livello delle acque, e per tutto l’inverno fino al nuovo solstizio d’estate rimanga in magra. 3 Ma non c’è stato un Egiziano dal quale sia riuscito a raccogliere alcuna spiegazione su questi fenomeni, quando chiedevo perchè il Nilo abbia la facoltà di comportarsi al contrario degli altri fiumi. Li interrogavo per sapere ciò che ho detto, e perchè dal Nilo soltanto, fra tutti i fiumi, non spirino brezze.

20) 1 Ma certi Elleni, per farsi fama di dotti, hanno enunciato sul variare delle acque del Nilo tre spiegazioni, di due delle quali non ritengo che valga la pena far menzione, tranne che per un’indicazione sommaria. 2 Secondo la prima di esse,le piene del fiume dipendono dai venti Etesi, che impedirebbero al Nilo di riversarsi nel mare. Ma spesso gli Etesi non soffiano affatto, e il comportamento del Nilo non cambia. 3 Inoltre , se la causa fosse degli Etesi, bisognerebbe che tutti gli altri fiumi che scorrono in senso a loro contrario si comportassero in modo analogo ed identico al Nilo; e tanto più in quanto, essendo più piccoli, la loro corrente è più debole; mentre molti fiumi della Siria e della Libia si comportano in maniera del tutto diversa.

21) La seconda spiegazione è meno scientifica della precedente e ad esporla più strana. Il Nilo subirebbe questi fenomeni perchè deriva dall’Oceano, il quale Oceano circonderebbe tutta la Terra.

22) La terza spiegazione poi, che è di gran lunga la più speciosa,,e anche la più falsa di tutte. Che valore può infatti avere l’affermazione per cui il Nilo - il quale sbocca nell’Egitto venendo dalla Libia attraverso l’Etiopia ! - proverrebbe dalla fusine delle nevi? 2 Come può trarre origine dalle nevi se scende dalle regioni più calde verso altre più temperate? Basta sapere ragionare su questi argomenti perchè molte prove ci convincano che tale provenienza è persino inverosimile, per il Nilo. La prima e più soddisfacente è quella dei venti: i quali spirano caldi dalla sua regione di origine. 3 La seconda è costituita dal fatto che in quella contrada non cade mai pioggia nè si forma ghiaccio.( La pioggia è, dentro cinque giorni da una nevicata, inevitabile; quindi se lì nevicasse pioverebbe.) La terza prova è il colorito degli uomini, che è, a causa del clima torrido,nero. 4 I nibbi e le rondini rimangono in quei luoghi tutto l’anno, senza abbandonarli; e le gru, fuggendo l’inverno della Scizia, vi si recano per svernarvi. se , invece per quanto poco, vi nevicasse, è irrefutabilmente provato che non avrebbe, in questa regione attraversata dal corso del Nilo e da cui esso prende origine, nessuno di questi fenomeni.

23) Chi poi ha parlato dell’Oceano si riferisce ad una causa ignota e toglie ogni possibilità di esame. Io non conosco l’esistenza di alcun fiume Oceano, e credo che questo nome sia un’invenzione di Omero o di qualcuno dei poeti precedenti, che l’hanno introdotto nella loro poesia.

24) 1 Che se, dopo la critica delle spiegazioni messe innanzi da altri, devo esprimere la mia opinione su questa astrusa questione, dirò da che cosa secondo me dipende il fatto che la piena del Nilo abbia luogo in estate. Durante la stagione invernale le tempeste scacciano il sole dal suo corso abituale, ed esso percorre l’interno della Libia. 2 E se mi si chiede la spiegazione più concisa non ho nient’altro da aggiungere. E’ infatti naturale che la contrada a cui questo Dio è più vicino e che egli attraversa sia più sitibonda, e che le correnti dei suoi fiumi si inaridiscono.

25) 1 Ma se mi si chiede una spiegazione in più ampia sono pronto a darla. Percorrendo l’interno della Libia produce il Sole i seguenti effetti. Giacchè l’aria di questa contrada rimane perpetuamente serena, e la terra vi è calda e senza venti freddi, il Sole vi provoca, nel percorrerla, quegli effetti che suole produrre d’estate quando passa a metà del cielo: 2 trae a sè l’acqua e, dopo averla attratta, la restituisce nella zona più interna, dove i venti ne raccolgono, disperdono e sciolgono i vapori. Si spiega così benissimo che i venti che spirano da questa regione, il noto e il lips, siano di gran lunga i più piovosi fra tutti. 3 Ma io credo che il sole neppure restituisca tutta l’acqua che volta per volta assorbe dal Nilo, e che una parte di essa rimanga intorno a lui. Quando poi l’inverno si mitiga, il sole torna di nuovo a metà del cielo, 4 e da questo momento assorbe ugualmente da tutti i fiumi, i quali sono finora stati in piena, avendo ricevuto molta acqua piovana, ed essendo la terra umida di pioggia e solcata da canali, ma d’estate non hanno forza perchè vengono a mancar loro le piogge e sono assorbiti dal sole. 5 Invece il Nilo, che d’inverno non riceve piogge ed è assorbito dal sole, è l’unico fiume che in questa stagione corra naturalmente molto più basso del livello normale che non d’estate; perchè d’estate è assorbito non diversamente da tutti gli altri corsi d’acqua, mentre d’inverno è l’unico ad essere assorbito.

26) 1 Sicchè io mi son convinto che questi fenomeni dipendono dal Sole. Da quello stesso sole che è pure secondo me la causa per cui l’aria, bruciata durante il suo percorso,è, in quella contrada, asciutta. Regna così nell’interno della Libia un’estate perpetua. 2 Ma se mutasse il corso delle stagioni, e in quella zona del cielo dove ora c’è borea e l’inverno stessero noto e il mezzogiorno, e dove ora si trova noto ci fosse borea, se le cose stesero così, il sole scacciato da mezzo al cielo dall’inverno e da borea, percorrerebbe, come ora percorre l’interno della Libia, l’interno dell’Europa, l’attraverserebbe tutta e credo che produrrebbe sull’Istro quegli effetti che ora produce sul Nilo.

27) Per il fatto che dal Nilo non spirano brezze, è mia opinione che da contrade molto calde non se ne levi alcuna. Le brezze spirano di solito da una regione fredda.

28) 1 Ma lasciamo queste cose come sono e come sono sempre state. Nessuno degli Egiziani, dei Libi e degli Elleni che hanno parlato con me ha sostenuto di conoscere le sorgenti del Nilo, tranne il sovraintendente al tesoro sacro di Atena, la città egiziana di Sais. 2 Il quale affermava di essere esattamente informato, ma a me fece l’impressione che scherzasse. Diceva che c’erano due monti, con le vette terminanti in punta, siti tra la città di Siene nella Tebaide, ed Elefantina; e che questi monti portavano i nomi l’uno di Crofi e l’altro di Mofi. 3 Le sorgenti del Nilo sarebbero senza fondo e proromperebbero fra questi monti; e metà delle acque scorrerebbero verso l’Egitto e il vento di borea, l’altra metà verso l’Etiopia e il noto. 4 Le sorgenti sarebbero senza fondo: cosa che sarebbe risultata da un esperimento del re Psammetico. Il quale avrebbe fatto intrecciare una fune di molte migliaia di orge, l’avrebbe calata in quel punto, ed essa non sarebbe giunta al fondo. 5 Secondo me il racconto di questo sovraintendente dimostra, se egli diceva ciò che riteneva vero, che in quel punto hanno luogo forti vortici e un riflusso, e che lo scandaglio gettato non può, per l’urto dell’acqua contro i monti, toccare il fondo.

29) 1 Da nessun altro son riuscito ad apprendere alcunchè. Ma dirò quanto ho saputo e fin dove ho potuto sapere. Fino alla città di Elefantina sono giunto con i miei occhi; da essa in poi ho attinto notizie per sentito dire. 2 Risalendo dalla città di Elefantina il paese è ripido. Si deve avanzare legando il vascello ai due lati, come un bue; se si libera la forza della corrente se lo porta via d’impeto. In questa regione si naviga per quattro giorni. E il Nilo vi è sinuoso come il Meandro. 3 Si deve navigare in questa maniera per dodici scheni, e si arriva in una pianura unita dove il Nilo circonda un’isola che si chiama Tachompso. 4 Da Elefantina in su abitano ormai Etiopi, come anche su metà dell’isola, sull’altra metà della quale abitano Egiziani. All’isola è contiguo un gran lago, intorno al quale, abitano etiopi nomadi. Lo si attraversa e si riprende il corso del Nilo, che sbocca in questo lago. 5 E poi si sbarca, e si fa una marcia di quaranta giorni lungo il fiume; perchè dal Nilo sporgano scogli acuti e vi affiorano molte rocce, attraverso le quali è impossibile navigare. 6 Si percorre, nei quaranta giorni che ho detto, questa regione, e si torna ad imbarcarsi in un altro vascello per un’altra navigazione di dodici giorni, dopo i quali si arriva in una grande città che porta il nome di Meroe. Si dice ch’essa sia la metropoli di tutti gli Etiopi. 7 I soli dei adorati dai suoi abitanti sono Zeus e Dioniso, che sono tenuti in grande onore. E presso di loro sorge un oracolo di Zeus. Muovono in guerra quando e dove lo comandano i vaticini di questo Dio.

30) 1 Navigando da questa città si arriva presso i Disertori, in altrettanto tempo quanto se ne è impiegato da Elefantina alla metropoli degli Etiopi. Questi Disertori si chiamano Asmach, parola che tradotta nella lingua degli Elleni significa “quelli che stanno alla sinistra del re”. 2 Questi Egiziani della casta dei guerrieri erano duecentoquarantamila, e passarono agli Etiopi per il motivo che sto per dire. Al tempo del re Psammetico vi era nella città di Elefantina di fronte agli Etiopi una guarnigione, una seconda a Dafne nel Pelusio, una terza di fronte agli Arabi e agli Assiri, e una quarta a Marea, di fronte alla Libia. 3 E ancora ai miei tempi e sotto i Persiani le guarnigioni erano così disposte, come sotto Psammetico. C’è infatti ad Elefantina e a Dafne un presidio Persiano. Quegli Egiziani erano stati di guarnigione per tre anni, e nessuno veniva a dar loro il cambio. Si consultarono, si ribellarono tutti di comune accordo a Psammetico, e marciarono verso l’Etiopia. 4 Psammetico ne fu informato e li inseguì; li raggiunse e li pregò insistentemente per dissuaderli dall’abbandonare gli Dei patrii, i figli e le donne. Ma si dice che uno gli abbia risposto, mostrandogli i genitali, che con quelli avrebbero avuto ovunque i figli e le donne. 5 Giunsero in Etiopia e si consegnarono al re degli Etiopi. Il quale,essendo in conflitto con un gruppo di Etiopi, li ricambiò invitandoli a scacciarli e ad occupare il territorio. E questi Egiziani si insediarono nel suolo degli Etiopi, i quali ne assimilarono i costumi e divennero più civili.

31) Sicchè il corso del Nilo è conosciuto, oltre i confini dell’Egitto, per quattro mesi di navigazione e di marcia. In realtà risulta, a conti fatti, che tanti sono i mesi che s’impiegano per un viaggio da Elefantina a questi Disertori. E il corso del fiume procede da occidente. Ma da da qui in poi non si possono più avere notizie esatte, essendo la regione, per il grande calore deserta.

32 1) Ma dirò ciò che ho sentito da uomini di Cirene. Dicevano di essersi recati all’oracolo di Ammone e di essere venuti a colloquio con il re degli Ammoni Etearco. Discorrendo, la conversazione era caduta sul Nilo, e nel fatto che nessuno ne conosceva le sorgenti. Allora Etearco avrebbe detto che erano venuti da lui dei Nasamoni, 2) popolazione della Libia che abita la Sirte e un breve tratto più a oriente. 3) Che erano giunti e che, richiesti se fossero in grado di allargare le sue cognizioni sui deserti della Libia, avrebbero risposto che c’erano stati presso di loro giovani sfrenati, figli di alti personaggi, i quali divenuti adulti, avrebbero, fra le altre stravaganze, tratti a sorte cinque di loro per esplorare i deserti della Libia e tentare di scoprire qualche cosa di più delle più lontane scoperte già fatte. 4) La costa della Libia lungo il mare settentrionale, cominciando dall’Egitto fino al capo Soloento che segna la fine della Libia, è tutta occupata da libici, anzi da molte popolazioni libiche, tranne le località abitate da elleni e fenici. Ma al di là della costa e delle popolazioni della zona marittima della Libia è piena di belve. E al di là della zona delle belve c’è sabbia, terribile siccità e deserto assoluto. 5) Questi giovani mandati dai loro coetanei percorsero, ben forniti di acqua e di viveri, il paese abitato, lo attraversarono, e giunti alla zona della belve; usciti dalla quale s’inoltrarono nel deserto seguendo la via verso il vento zefiro; 6) Percorsero per molti giorni un lungo tratto di paese sabbioso, e finalmente videro degli alberi che sorgevano in una pianura; vi si avvicinarono, e cominciarono a raccogliere i frutti che quegli alberi portavano; ma mentre li raccoglievano furono assaliti da uomini di piccola statura, al di sotto della normale, che li presero e li trassero con se. I nasamoni non capivano nulla della loro lingua, e neppure quelli che li traevano con se capivano i Nasamoni. 7) Furono condotti attraverso paludi vastissime, le attraversarono, e giunsero in una città dove tutti erano di statura eguale a quella dei loro rapitori e di pelle nera. E scorreva lungo la città da occidente verso il sol levante un gran fiume, nel quale si vedevano coccodrilli.

33 1) Non prolungherò oltre il racconto dell’ammonio Etearco. Aggiungo solo che egli asseriva che i Nasamoni, per detto dei Cirenei, fossero rimpatriati, e che gli uomini presso i quali essi sarebbero giunti fossero tutti stregoni. 2) Questo fiume che scorreva presso la città anche Etearco congetturava che fosse il Nilo; ed è ragionevole pensarlo e crederlo. Proviene infatti il Nilo dalla Libia, da esso divisa a metà; e, per quanto i congetturo deducendo ciò che non si conosce da ciò che tutti sanno, la distanza tra la sua foce e l’origine è la stessa che per l’Istro. 3) Infatti il coro del fiume Istro, che comincia dai Celti e dalla città di Pirene, divide l’Europa nel mezzo. ( I Celti si trovanofuori delle colonne D’Eracle, e confinano con i Cinesii, l’ultima popolazione europea verso occidente. 4) Attraversa, l’istro, tutta l’Europa, e sbocca nelle acque del Mare Ospitale, dove i coloni Milesi hanno la città di Istria.

34 1) Sicchè attraversando paesi abitati, questo fiume è conosciuto da molti, mentre delle sorgenti del Nilo nessuno sa dare notizia, perchè la Libia, da esso percorsa, è inabitata e deserta. Ho parlato del corso del Nilo fino al limite che le mie ricerche hanno potuto raggiungere. Esso sbocca nell’Egitto, e l’Egitto e sito pressappoco rimpetto alla Cicilia Montuosa, 2) dalla quale a Sinope sul Mare Ospitale ci sono per un uomo svelto in linea dritta cinque giorni di cammino; e Sinope è sita dirimpetto alla foce dell’Istro. Sicchè ritengo che il Nilo, il quale attraversa tutta la Libia, abbia una corso uguale all’Istro.

35 1) Passo invece a parlare diffusamente dell'Egitto perché, rispetto a ogni altro paese, è quello che racchiude in sé più meraviglie e che presenta più opere di una grandiosità indescrivibile: ecco perché se ne discorrerà più a lungo.1) Gli Egiziani oltre a vivere in un clima diverso dal nostro e ad avere un fiume di natura differente da tutti gli altri fiumi, possiedono anche usanze e leggi quasi sempre opposte a quelle degli altri popoli: presso di loro sono le donne a frequentare i mercati e a praticare la compravendita, mentre gli uomini restano a casa a lavorare al telaio; e se in tutto il resto del mondo per tessere si spinge la trama verso l'alto, gli Egiziani la spingono verso il basso. Gli uomini portano i pesi sulla testa, le donne li reggono sulle spalle. 3) Le donne orinano d'in piedi, gli uomini accovacciati; inoltre fanno i loro bisogni dentro casa e consumano i pasti per la strada, sostenendo che alle necessità sconvenienti bisogna provvedere in luoghi appartati, a quelle che non lo sono, invece, davanti a tutti. 4) Nessuna donna svolge funzioni sacerdotali né per divinità maschili né per divinità femminili: per gli uni e per le altre il compito spetta agli uomini. I figli maschi non hanno alcun obbligo di mantenere i genitori se non lo desiderano, ma per le figlie l'obbligo è ineludibile anche se non vogliono.

36 1) Negli altri paesi i sacerdoti degli dei portano i capelli lunghi, invece in Egitto se li radono. E se presso gli altri popoli, in caso di lutto, i più colpiti, di regola, si radono il capo, gli Egiziani, quando qualcuno muore, si lasciano crescere i capelli e la barba che prima si radevano. 2) Gli altri uomini vivono ben separati dagli animali, in Egitto si abita insieme con loro. Gli altri si nutrono di grano e orzo, in Egitto chi si nutre di questi prodotti si attira il massimo biasimo: essi si preparano cibi a base di "olira", che alcuni chiamano "zeia". 3) Impastano la farina con i piedi mentre lavorano il fango con le mani [e ammucchiano il letame]. Gli Egiziani si fanno circoncidere, mentre le altre genti, a eccezione di quanti hanno appreso da loro tale pratica, lasciano i propri genitali come sono. Ogni uomo possiede due vestiti; le donne ne possiedono uno solo. 4) Gli altri legano gli anelli delle vele e le sartie all'esterno, gli Egiziani all'interno. I Greci scrivono e fanno di conto coi sassolini da sinistra a destra, gli Egiziani da destra a sinistra, e ciò facendo sostengono di procedere nel verso giusto, mentre i Greci scriverebbero a rovescio. Possiedono due sistemi di scrittura che chiamano "sacra" e "demotica".

37 1) Sono straordinariamente devoti, più di tutti gli uomini e si attengono alle seguenti prescrizioni: bevono in tazze di bronzo, che sfregano ben bene ogni giorno, tutti, senza eccezioni; 2) indossano vesti di lino sempre lavate di fresco, e nel lavarle mettono molta cura. E si circoncidono per ragioni igieniche, anteponendo l'igiene al decoro personale. Ogni due giorni i sacerdoti si radono tutto il corpo per non avere addosso pidocchi o sudiciume di qualunque genere mentre servono gli dei: i sacerdoti 3) indossano solo vesti di lino e calzano solo sandali di papiro: non possono portare indumenti o calzari di materiale diverso. Si lavano con acqua fredda due volte al giorno e due volte ogni notte e si attengono a vari altri cerimoniali: ne hanno a migliaia, si fa per dire. 4) Ma la loro condizione comporta anche privilegi non indifferenti; per esempio non consumano e non spendono il loro patrimonio privato: gli vengono cotti pani sacri e quotidianamente ricevono ciascuno una grande quantità di carni bovine e di oca; e gli si offre anche vino d'uva; di pesci però non possono cibarsi. 5) Gli Egiziani non seminano assolutamente fave nel loro paese, e quelle che crescono spontaneamente non le mangiano né crude né cotte: i sacerdoti non ne tollerano neppure la vista considerandole un legume impuro. Non c'è un solo sacerdote per ciascuna divinità, ma molti e uno di loro funge da sommo sacerdote; e quando ne muore uno gli succede il figlio.

38 1) Considerano gli Egiziani,sacri ad Epafo i buoi e perciò li selezionano con cura: se vedono in un bue anche un solo pelo nero lo ritengono impuro.2) Uno dei sacerdoti è preposto a compiere questa ispezione: esamina l'animale facendolo stare in piedi e steso sul dorso e gli osserva anche la lingua accertandone la purezza sulla base di certi indizi prestabiliti di cui parlerò in un'altra occasione; esamina anche i peli della coda per vedere se sono cresciuti normalmente. 3) Se il bue risulta completamente privo di impurità, il sacerdote lo contrassegna legandogli un foglio di papiro intorno alle corna; sul papiro applica creta da sigilli; vi appone il marchio e l'animale viene portato via. Per chiunque sacrifichi un bue privo di marchio è prevista la morte come punizione. Questo per quanto riguarda la cernita del bestiame; il sacrificio poi si svolge così.

39 1) Conducono la bestia marchiata presso l'altare designato per il rito e accendono il fuoco; versano quindi libagioni di vino sulla vittima e la sgozzano sull'altare invocando il dio, e dopo averla sgozzata le tagliano la testa. 2) Il corpo lo scuoiano, la testa invece, dopo averle scagliato contro numerose maledizioni, la portano via: dove c'è un mercato e tra la popolazione si trovino commercianti greci, allora la portano al mercato e la vendono, dove non ci sono Greci la gettano nel fiume. 3) Nel maledire le teste di bue pregano che se una sciagura sta per sopravvenire sui sacrificanti o sull'Egitto intero, si scarichi invece su quella testa. 4) Quanto alle teste degli animali sacrificati e alla libagione di vino tutti gli Egiziani osservano lo stesso rituale, identico, per tutti i sacrifici; in conseguenza proprio di tale usanza, nessun Egiziano si ciberebbe mai della testa di alcun animale

40 1) Invece l'estrazione delle viscere della vittima e il modo di bruciarle differiscono a seconda dei sacrifici. E ora vengo a parlare della dea che essi considerano più importante, in onore della quale celebrano la festa più importante.2) Dopo aver scuoiato il bue, pronunciano le preghiere rituali e lo sventrano togliendo tutti gli intestini ma lasciando nella carcassa i visceri e il grasso; tagliano poi le zampe, la punta dei lombi, le spalle e il collo. 3) Quindi riempiono ciò che resta del bue con pani di farina pura, miele, uva secca, fichi, incenso, mirra e altre sostanze aromatiche, e così riempito lo bruciano in sacrificio versandovi sopra olio in abbondanza. Prima del sacrificio osservano il digiuno; e mentre le vittime bruciano tutti si battono il petto; quando hanno smesso di battersi il petto, si preparano un banchetto con le parti rimaste della vittima.

41 1) Tutti gli Egiziani sacrificano i buoi maschi e i vitelli che risultano puri, ma non possono toccare le mucche in quanto sacre a Iside. 2) E infatti la statua di Iside rappresenta una donna con corna bovine, proprio come i Greci raffigurano Io; assolutamente non c'è animale domestico venerato dagli Egiziani più delle femmine dei bovini. 3) Per questo motivo mai nessun Egiziano, uomo o donna, accetterebbe di baciare un Greco sulla bocca, né mai userebbe il coltello, lo spiedo o la pentola di un Greco, e neppure assaggerebbe la carne di un bue puro tagliato con un coltello greco.4) Quando un bovino muore, gli danno sepoltura nel modo seguente: le mucche le gettano nel fiume, i buoi li seppelliscono ciascuno nel proprio sobborgo, lasciando spuntare dal suolo a mo' di indicazione un corno della bestia o anche entrambi. Si attende che l'animale si sia decomposto e al momento stabilito in ogni città arriva una barca dall'isola chiamata Prosopitide.5) L'isola si trova nel Delta: nel suo perimetro, di nove scheni, si trovano varie altre città, ma quella da cui vengono le imbarcazioni a caricare le ossa dei buoi si chiama Atarbechi; qui ha sede un tempio sacro ad Afrodite.6) Da Atarbechi partono in molti verso differenti città: dissotterrano le ossa, le portano via e le seppelliscono in un unico luogo. E così seppelliscono anche gli altri animali che muoiono; anche per essi vige l'identica legge: non li possono uccidere.

42 1) Quanti hanno eretto un tempio a Zeus Tebano, o sono del distretto di Tebe, sacrificano capre evitando di toccare le pecore. 2) In effetti gli Egiziani non venerano tutti ugualmente gli stessi dei, tranne Iside e Osiride, che dicono corrispondere a Dioniso: queste due divinità le venerano proprio tutti. Quanti hanno un santuario di Mendes o fanno parte del distretto Mendesio si astengono dal sacrificare caprini e uccidono solo ovini. 3) I Tebani e chi ha appreso da loro ad astenersi dalle pecore dicono che tale regola venne imposta loro per la seguente ragione. Eracle, raccontano, fu preso da un gran desiderio di vedere Zeus, ma Zeus non voleva essere visto da lui; poiché Eracle insisteva Zeus dovette ricorrere ad un artificio: 4) scuoiò un montone e gli tagliò la testa; poi si mostrò a Eracle tenendo la testa del montone davanti alla propria e indossandone la pelle. Ecco perché gli Egiziani rappresentano Zeus nelle statue con la testa di montone; e come gli Egiziani fanno gli Ammoni, che sono coloni egiziani ed etiopici e la cui lingua è una via di mezzo tra l'egiziano e l'etiope. 5) A mio parere gli Ammoni derivarono dal dio egizio anche il loro nome, dato che gli Egiziani chiamano Ammone Zeus. Dunque per questo motivo i Tebani non sacrificano i montoni, anzi li ritengono animali sacri. 6) Però c'è un giorno, nell'anno, durante la festa di Zeus, in cui uccidono un montone, lo scuoiano e con la sua pelle rivestono nella stessa maniera la statua di Zeus; accanto ad essa trasportano una statua di Eracle; dopodiché tutti gli addetti al tempio si battono il petto in segno di lutto per il montone e lo seppelliscono in una fossa (barca) consacrata.

43 1) A proposito di Eracle ho sentito raccontare che è una delle dodici divinità. Dell'altro Eracle, quello conosciuto dai Greci, in nessuna parte dell'Egitto ho potuto avere notizie.2) Che non siano stati gli Egiziani a prendere il nome di Eracle dai Greci, ma piuttosto i Greci dagli Egiziani, e precisamente quei Greci che chiamarono Eracle il figlio di Anfitrione, molti indizi me lo provano e il seguente in particolare: Anfitrione e Alcmena, i genitori dell'Eracle greco, avevano antenati originari dell'Egitto. Del resto gli Egiziani dichiarano di non conoscere i nomi né di Posidone né dei Dioscuri, e non li annoverano fra le restanti divinità. 3) Ora, se gli Egiziani avessero adottato dai Greci un personaggio divino, si sarebbero ricordati di questi in misura non minore, ma maggiore, se è vero che anche allora erano dediti alla navigazione ed esistevano dei marinai Greci; così almeno mi aspetterei e questo il mio ragionamento richiede. Insomma non Eracle bensì queste altre figure divine gli Egiziani avrebbero dovuto derivare dai Greci.4) L'Eracle egiziano è certamente un dio antico; come essi stessi raccontano fra il regno di Amasi e l'epoca in cui gli originari otto dei diventarono dodici (Eracle secondo loro era uno di questi dodici) son passati 17.000 anni.

44 1) Io poi, volendo conoscere le cose con chiarezza da chi era in grado di dirmele, mi recai per mare fino a Tiro, in Fenicia; avevo saputo che là si trovava un tempio sacro a Eracle, 2) e lo vidi, riccamente adorno di molti e vari doni votivi; e fra l'altro c'erano due colonnine, una d'oro puro, l'altra di smeraldo che nella notte riluceva grandemente. Conversando con i sacerdoti del dio domandai da quanto tempo fosse stato costruito il tempio, 3) e così constatai che neanche nel caso loro c'era concordanza con i Greci: mi risposero infatti che il tempio risaliva all'epoca della fondazione di Tiro, e che Tiro era abitata da 2300 anni. A Tiro vidi anche un altro tempio di Eracle, detto di Eracle Tasio, 4) perciò visitai anche Taso e vi trovai un santuario di Eracle edificato dai Fenici che, andando per mare alla ricerca di Europa, fondarono Taso; e tutto ciò era accaduto almeno cinque generazioni prima che in Grecia nascesse l'Eracle figlio di Anfitrione. 5) Le indagini dimostrano dunque, con evidenza, che Eracle è un dio molto antico. Per conto mio l'atteggiamento più corretto lo mostrano quei Greci che hanno edificato santuari dedicati a due Eracle, a uno sotto l'appellativo di Olimpio offrendo sacrifici come a un dio immortale, all'altro rendendo onori come a un eroe.

45 1) Sono molte e varie le cose che i Greci raccontano con assoluta superficialità, fra le quali una sciocca storia riguardante un viaggio di Eracle in Egitto; qui gli Egiziani dopo avergli legato intorno alla testa le sacre bende lo avrebbero condotto in processione per immolarlo a Zeus; lui per un po' sarebbe rimasto tranquillo, ma poi, quando cominciarono presso l'altare i riti per il suo olocausto, fece ricorso alla forza e uccise tutti gli Egiziani. 2) A me pare che i Greci narrando questa favoletta dimostrino di ignorare assolutamente l'indole e le usanze egiziane. Infatti, gente per cui costituisce empietà persino immolare animali, tranne ovini, buoi, vitelli, e purché siano puri, e oche, come potrebbe, gente così, compiere sacrifici umani? 3) E come avrebbe potuto Eracle, da solo, e per di più da semplice mortale, a sentir loro, uccidere decine di migliaia di Egiziani? A noi che abbiamo speso così tante parole su tali argomenti gli dei e gli eroi concedano il loro favore.

46 1) Ma ecco perché i Mendesi, Egiziani da noi già nominati, non sacrificano né i maschi né le femmine delle capre: essi annoverano Pan fra le otto divinità, e dicono che queste otto divinità esistevano prima dei dodici dei, 2) e gli artisti nelle loro pitture e nelle loro sculture rappresentano Pan come fanno i Greci, con volto di capra e zampe di capro; non perché lo credano fatto così, anzi lo ritengono simile agli altri dei, ma per una ragione che ora non mi fa piacere riferire. 3) I Mendesi venerano tutti i caprini, gli esemplari femmina e ancora di più i maschi, i cui guardiani ricevono onori maggiori; tra gli animali ce n'è uno particolarmente venerato alla cui morte nel nomo di Mendes si proclama un lutto generale. 4) Tra l'altro capro e Pan, in egiziano si dicono "mendes". E ai miei tempi in questo distretto avvenne un fatto straordinario: pubblicamente una donna si accoppiava con un capro, alla luce del sole, dico, davanti a tutti.

47 1) Gli Egiziani considerano il maiale un animale immondo; già uno, se fa tanto di sfiorare un maiale passandogli accanto, va subito a immergersi nel fiume, così com'è, con tutti i vestiti indosso; i guardiani di maiali, poi, anche se egiziani di nascita, sono gli unici a non poter entrare in alcun santuario egiziano; e nessuno desidera concedere per sposa sua figlia a uno di loro, o prendere in moglie la figlia di un porcaro, tanto che i porcari finiscono per celebrare matrimoni solo all'interno del gruppo. 2) Gli Egiziani non ritengono lecito offrire suini a dei che non siano Selene e Dioniso; a tali divinità sacrificano maiali, nello stesso periodo, nello stesso plenilunio, e ne mangiano le carni. Sul motivo per cui nelle altre feste si astengono con orrore dai maiali, e in questa invece ne sacrificano, gli Egiziani narrano una leggenda: io la conosco ma non mi sembra molto decorosa da riferire. 3) L'offerta del maiale alla dea Selene avviene nel modo seguente: una volta ucciso l'animale, si prendono insieme la punta della coda, la milza e l'omento, li si ricopre per bene col grasso ventrale della vittima e li si brucia; delle altre carni ci si ciba nel giorno di plenilunio, lo stesso in cui il rito ha luogo: in giorni diversi non le si assaggerebbe nemmeno. I poveri, non avendo altre risorse, impastano focacce in forma di maiale, le fanno cuocere e poi le "sacrificano".

48 1) Invece in onore di Dioniso, la vigilia della festa, ciascuno sgozza un porcellino davanti alla propria porta e lo consegna allo stesso porcaro che glielo aveva venduto perché se lo porti via. 2) Per il resto, a parte l'assenza di cori, la festa dedicata dagli Egiziani a Dioniso è pressoché identica a quella dei Greci. Al posto dei falli hanno inventato statuette mosse da fili, alte circa un cubito che le donne portano in giro per i villaggi; ogni marionetta è fornita di un pene oscillante, lungo quasi quanto il resto del corpo. In testa alla processione va un suonatore di flauto, le donne lo seguono inneggiando a Dioniso. 3) Una leggenda sacra spiega per quale ragione il fallo è così sproporzionato e perché nelle statuette è l'unica parte dotata di movimento.

49 1) Io credo che già Melampo figlio di Amiteone non ignorasse questo rito sacrificale, anzi ne avesse esperienza diretta. Effettivamente fu Melampo a introdurre fra i Greci la divinità di Dioniso, i sacrifici relativi, e la processione dei falli; o meglio, egli non rivelò tutto in una volta tale culto: i sapienti venuti dopo di lui ampliarono le sue rivelazioni. Fu però Melampo a introdurre la processione del fallo in onore di Dioniso, ed è dopo averlo appreso da lui che i Greci fanno quello che fanno. 2) Io credo insomma che Melampo, certamente persona di grande sapienza, si procurò capacità divinatorie e introdusse in Grecia parecchi culti conosciuti in Egitto, tra cui in particolare quello di Dioniso, operando in essi poche modifiche. Non posso ammettere che il rito egiziano coincida fortuitamente con quello greco: in questo caso il rito greco sarebbe conforme ai costumi greci e non di recente introduzione; 3) né posso ammettere che gli Egiziani abbiano derivato dai Greci questa o altre usanze. A me pare altamente probabile che Melampo abbia appreso il culto di Dioniso da Cadmo di Tiro e dai suoi compagni, giunti dalla Fenicia nel paese oggi chiamato Beozia.

50 1) Dall'Egitto vennero in Grecia quasi tutte le divinità. Di una loro origine barbara io sono convinto perché così risulta dalle mie ricerche; e penso a una provenienza soprattutto egiziana. 2) Infatti a eccezione di Posidone e dei Dioscuri, come ho già avuto modo di dire, nonché di Era, di Estia, di Temi, delle Cariti e delle Nereidi, le altre divinità sono tutte presenti da sempre in quel paese, fra gli Egiziani: riporto quanto essi stessi dichiarano. Quanto alle divinità che sostengono di non conoscere io credo che tutte siano espressione dei Pelasgi, tranne Posidone. Conobbero questo dio dai Libici; infatti nessun popolo conosce Posidone fin dalle origini tranne i Libici, che da sempre lo onorano. Quanto al culto degli Eroi, esso è del tutto estraneo alle consuetudini egiziane.

51 1) Tutto questo dunque i Greci accolsero dagli Egiziani, e altro ancora che dirò più avanti; ma l'uso di fabbricare le statue di Ermes con il pene ritto non deriva dagli Egiziani bensì dai Pelasgi: i primi ad adottarlo fra i Greci furono gli Ateniesi, e da loro lo impararono gli altri. 2) Infatti, quando ormai gli Ateniesi si erano del tutto ellenizzati, nel loro paese vennero ad abitare dei Pelasgi; che è anche la ragione per cui costoro cominciarono a essere considerati Greci. Chi è iniziato ai misteri dei Cabiri, misteri che i Samotraci celebrano dopo averli acquisiti dai Pelasgi, sa ciò che dico. 3) In effetti i Pelasgi venuti a coabitare con gli Ateniesi si stanziarono poi in Samotracia e da loro i Samotraci appresero tali misteri. 4) Insomma gli Ateniesi furono i primi Greci a raffigurare nelle statue Ermes con il membro ritto perché lo avevano imparato dai Pelasgi. In proposito i Pelasgi composero un sacro racconto divulgato durante i misteri di Samotracia.

52 1) Un tempo i Pelasgi, come io stesso so avendolo udito a Dodona, compivano tutti i sacrifici e invocavano gli dei senza usare un nome personale o un appellativo: ancora non conoscevano nulla del genere. Li chiamarono "dei" (Theòi) in quanto avevano stabilito thentes l'ordine dell'universo e quindi regolavano la ripartizione di ogni cosa. 2) Molto tempo dopo appresero i nomi di tutti gli altri dei, originari dell'Egitto, tranne quelli di Dioniso che appresero molto più tardi; dopo un certo tempo interrogarono l'oracolo di Dodona a proposito di tali nomi; l'oracolo di Dodona è considerato il più antico della Grecia intera e a quell'epoca era anche l'unico. 3) Dunque i Pelasgi chiesero a Dodona se dovevano accogliere le divinità provenienti da genti barbare e l'oracolo rispose di accoglierle pure. Da allora nei loro sacrifici adoperarono gli appellativi divini. Tale uso passò più tardi dai Pelasgi ai Greci.

53 1) Da chi sia nato ciascuno degli dei, oppure se siano sempre esistiti tutti e quale aspetto avessero, non era noto fino a poco tempo fa, fino a ieri, se così si può dire. 2) Io credo che Omero ed Esiodo siano più vecchi di me di 400 anni e non oltre: e furono proprio questi poeti a fissare per i Greci la teogonia, ad assegnare i nomi agli dei, a distribuire prerogative e attività, a dare chiare indicazioni sul loro aspetto; 3) i poeti che hanno fama di essere vissuti prima di loro io li credo invece posteriori. Di quanto qui sopra esposto, le prime informazioni provengono dalle sacerdotesse di Dodona, ciò che si riferisce a Omero e a Esiodo è opinione mia.

54 1) A proposito dei due oracoli, quello greco di Dodona e quello libico di Zeus Ammone, gli Egiziani narrano una storia. I sacerdoti di Zeus Tebano mi raccontarono di due donne, due sacerdotesse, rapite da Tebe ad opera di Fenici: una di loro, come avevano appreso più tardi, era stata venduta in Libia, l'altra in Grecia; a queste donne risalirebbe la fondazione degli oracoli esistenti fra i suddetti popoli. 2) Io domandai ai sacerdoti da dove attingessero notizie così precise sugli avvenimenti ed essi mi risposero che avevano cercato a lungo quelle donne senza riuscire a trovarle; solo più tardi, aggiunsero, avevano ottenuto su di loro le informazioni a me riferite.

55 1) Questo è quanto seppi dai sacerdoti di Tebe. La versione delle indovine di Dodona è differente: secondo loro due colombe nere volarono via da Tebe d'Egitto e giunsero l'una in Libia, l'altra a Dodona. 2) Quest'ultima, appollaiata su di una quercia, con voce umana avrebbe proclamato che si doveva fondare in quel luogo un oracolo di Zeus; la gente di Dodona, ritenendo di origine divina un simile annuncio, si comportò di conseguenza. 3) La colomba direttasi in Libia, narrano, avrebbe ordinato ai Libici di fondare l'oracolo di Ammone, che è anch'esso di Zeus. Questo mi raccontarono le sacerdotesse di Dodona, che si chiamavano Promenia, la più anziana, Timarete, la seconda, e Nicandre, la più giovane; e con la loro versione concordano anche gli altri abitanti di Dodona addetti al santuario. La mia opinione al riguardo è la seguente.

56 1) Se veramente i Fenici rapirono le sacerdotesse e le vendettero, l'una in Libia e la seconda in Grecia, io credo che quest'ultima fu venduta nel paese dei Tesproti, nell'attuale Grecia, che allora si chiamava Pelasgia; 2) lì visse come schiava, poi, sotto una quercia cresciuta spontaneamente, fondò un santuario di Zeus; era logico che lei, già sacerdotessa di Zeus a Tebe, volesse perpetuarne il ricordo anche là dov'era giunta. Più avanti, quando imparò la lingua greca, diede inizio alle attività dell'oracolo. 3) Fu lei a raccontare di una sua sorella venduta in Libia dagli stessi Fenici che avevano venduto lei.

57 1) A mio avviso i Dodonesi hanno chiamato colombe le due donne perché erano barbare e perciò a loro sembravano emettere suoni simili al canto degli uccelli, 2) e aggiungono che la colomba prese a parlare con favella umana col passare del tempo, cioè quando la donna cominciò a esprimersi in maniera comprensibile: finché si serviva di un idioma barbaro sembrava a tutti che emettesse una specie di verso da uccello; come avrebbe potuto una colomba parlare con voce umana? Descrivendo poi la colomba come nera di colore, indicano che la donna proveniva dall'Egitto. Guarda caso l'arte mantica praticata a Tebe d'Egitto e quella praticata a Dodona sono assai simili fra loro. E anche la divinazione mediante l'esame delle vittime sacrificate proviene dall'Egitto.

58 1) Gli Egiziani sono stati i primi al mondo a istituire feste collettive, processioni e cortei religiosi; i Greci hanno imparato da loro e ne abbiamo una prova: le solennità egiziane risultano celebrate da molto tempo, quelle greche hanno avuto inizio di recente.

59 1) Le feste collettive gli Egiziani non le celebrano una sola volta all'anno, ma in continuazione: la principale, e seguita con maggiore partecipazione, è dedicata ad Artemide, nella città di Bubasti; la seconda ha luogo a Busiride ed è dedicata a Iside; 2) in questa città, situata in Egitto nel bel mezzo del Delta, si trova un grandissimo santuario di Iside, la dea che in greco si chiama Demetra. 3) La terza festa è per Atena, nella città di Sais, la quarta a Eliopoli, per il dio Elio, la quinta a Buto in onore di Leto; la sesta è dedicata ad Ares e ha luogo nella città di Papremi.

60 1) Ecco che cosa fanno quando si recano a Bubasti: viaggiano sul fiume, uomini e donne insieme, una gran folla di entrambi i sessi sopra ogni imbarcazione; alcune donne hanno dei crotali e li fanno risuonare, alcuni uomini suonano il flauto per tutto il tragitto; gli altri, uomini e donne, cantano e battono le mani; 2) quando giungono all'altezza di un'altra città, accostano a riva e si comportano così: alcune continuano a fare ciò che ho detto, altre a gran voce dileggiano le donne del posto, altre danzano, altre ancora si alzano in piedi e si tirano su la veste. Così in ogni città che incontrino lungo il fiume. 3) Una volta arrivati a Bubasti, celebrano la festa offrendo imponenti sacrifici; in questa ricorrenza si consuma più vino d'uva che in tutto il resto dell'anno. Vi accorrono, a quanto sostengono i locali, fino a settecentomila persone fra uomini e donne, senza contare i bambini.

61 1) Così a Bubasti; a Busiride quando celebrano la festa di Iside tutto si svolge come ho già ricordato prima. Dopo il sacrificio uomini e donne si battono tutti il petto, e sono svariate decine di migliaia di persone: ma dire in onore di chi si battono il petto sarebbe empio da parte mia. 2) Tutti i Cari che vivono in Egitto si spingono molto più in là: con dei coltelli si infliggono ferite sulla fronte, e da questo si capisce che non sono Egiziani, ma stranieri.

62 1) A Sais, quando si riuniscono per i riti sacrificali, una determinata notte ciascuno accende molte lampade intorno alla propria casa, all'aperto; le lampade sono delle ciotoline piene di sale e di olio, sulla cui superficie galleggia il lucignolo e brucia per tutta la notte; sicché la festa è detta "dei lumi accesi". 2) Gli Egiziani che non si recano a questo raduno festivo aspettano la notte del sacrificio e accendono a loro volta, tutti, le lucerne; e in tal modo non solo a Sais si accendono lucerne, ma nell'intero Egitto. Si tramanda un racconto sacro che spiega per quale motivo la notte in questione ha ricevuto luce e venerazione.

63 1) Quelli che si recano a Eliopoli e a Buto compiono soltanto dei sacrifici. Invece a Papremi hanno luogo sacrifici e riti sacri come altrove: al tramonto del sole, mentre pochi sacerdoti si occupano della statua del dio, i più, invece, attendono in piedi all'ingresso del tempio armati di mazze di legno; altri uomini, oltre un migliaio di persone che compiono un voto, se ne stanno tutti insieme in un gruppo a parte, anch'essi armati di mazze. 2) La statua del dio, contenuta dentro una specie di piccolo tabernacolo di legno ornato d'oro, era stata trasportata, la vigilia della festa, in una diversa dimora sacra. I pochi sacerdoti rimasti accanto ad essa tirano un carretto a quattro ruote, che porta il tabernacolo con dentro la statua stessa, ma i sacerdoti in piedi vicino all'ingresso non la lasciano entrare: allora il gruppo delle persone impegnate a soddisfare il voto prende le difese del dio randellando i sacerdoti; questi a loro volta reagiscono. 3) Insomma si scatena una violenta rissa a colpi di bastone: si fracassano la testa e secondo me molti ci lasciano la pelle in seguito alle ferite riportate; gli Egiziani comunque escludono categoricamente che sia mai morto qualcuno. 4) Gli abitanti di Papremi dicono di aver introdotto tale festa per il seguente motivo. Abitava un tempo nel santuario la madre di Ares; Ares che era stato allevato altrove, divenuto adulto, venne a Papremi per congiungersi con lei; ma i servitori della madre non lo avevano mai visto prima di allora, perciò non gli consentirono l'ingresso e lo mandarono via; Ares raccolse uomini da un'altra città e usando le cattive maniere nei confronti dei servitori poté entrare da sua madre. Da tale episodio, dicono, avrebbe tratto origine l'usanza della bastonatura durante la festa in onore di Ares.

64 1) Gli Egiziani furono i primi a prescrivere di non unirsi a donne nei santuari, e di non entrarvi, se si fossero uniti, senza essersi lavati. Quasi tutti gli altri uomini, all’infuori degli Egiziani e degli Elleni, si uniscono a donne nei santuari, e quando si levano dal loro letto entrano in un santuario senza essersi lavati. Ritengono che per gli uomini sia come per gli animali. 2) Vedono che gli animali e le diverse specie di uccelli si accoppiano nei templi degli Dei e nei recinti sacri, e pensano che, se ciò spiacesse alle divinità, nemmeno gli animali si comporterebbero così. Da simili considerazioni deriva una condotta che io disapprovo.

65 1) Invece gli Egiziani, scrupolosissimi nelle altre prescrizioni sacre, lo sono anche in questa. 2) Benchè confini con la Libia . l’Egitto non è ricco di animali; e quelli che ci sono son tutti ritenuti sacri; gli uni vivono con gli uomini, altri no. Ma se dicessi perchè sono consacrati agli Dei verrei aparlare di argomenti religiosi, mentre io evito accuratissimamente di trattarne e ciò che, sfiorandoli, ne ho detto, l’ho detto perchè non potevo farne a meno. 3) Per gli animali c’è questa istituzione. Sono designati fra gli Egiziani, per il mantenimento di ogni specie di bestie, dei guardiani di ambo i sessi: onore che si trasmette di padre in figlio. 4) E gli abitanti delle città adempiono con loro, caso per caso, i seguenti voti che, per l’avvenuta guarigione di figli, essi fanno alla divinità cui l’animale è sacro. Radono ai fanciulli o tutta o la metà o la terza parte della testa, mettono in una bilancia una quantità d’argento corrispondente ai capelli, e l’argento che fa inclinare la bilancia viene consegnato alla guardiana degli animali, la quale per questo compenso fa a pezzi dei pesci per darli da mangiare alle bestie. 5) Questo è stabilito per il loro mantenimento. Se poi una delle bestie viene uccisa accade questo: se volontariamente, c’è la pena di morte; se involontariamente, si paga una multa stabilita dai sacerdoti. Ma chi volontariamente o involontariamente uccide un ibis o uno sparviero non può sfuggire alla morte.

66 1) Gli animali che vivono con l’uomo sono numerosi in Egitto; ma lo sarebbero ancora molto di più se ai gatti non capitasse quanto segue. Le femmine quando hanno partorito non si recano più dai maschi; i quali le cercano senza però ottenere di unirsi a loro; 2) ed ecco il rimedio che questi escogitano per questo inconveniente. Uccidono i figli che rapiscono e sottraggono alle femmine. Li uccidono non li mangiano. E quelle prive dei figli e desiderose di averne per questo desiderio si recano dai maschi, perchè è un animale che ama aver figli. 3) Quando poi scoppia un incendio i gatti sono presi da un istinto soprannaturale. Gli Egiziani, disposti ad intervalli, fanno loro la guardia, senza curarsi di spegnere il fuoco; ma essi s’insinuano in mezzo, balzano al di sopra e si lanciano nelle fiamme. 4) E per questo gli Egiziani si mettono in grave lutto. Nelle case dove un gatto muore di morte naturale tutti quelli che l’abitano si radono soltanto le sopracciglia; dove muore un cane si radono la testa e tutto il corpo.

67 1) I gatti morti vengono trasportati nella città di Bubasti in camere sacre, dove li seppelliscono imbalsamati. I cani ogni popolazione li seppellisce nella propria città dentro bare sacre. E nello stesso modo dei cani vengono sepolti gli icneumoni. I toporagni e gli sparvieri vengono portati nella città di Buto; gl’ibis nella città di Ermes, 2) Gli orsi che sono rari, e i lupi che non sono molto più grandi della volpi, vengono seppelliti nei luoghi dove sono trovati morti.

68 1) Ecco le caratteristiche del coccodrillo. Durante i 4 mesi di pieno inverno non mangia niente. e’ un quadrupede, ma vive sia sulla terraferma, sia nelle acque tranquille. Depone e cova le uova a terra, e trascorre all’asciutto la maggior parte del giorno; ma la notte intera nel fiume, perchè l’acqua è più calda dell’aria libera e della rugiada. 2) Di tutti gli esseri mortali che noi conosciamo è quello che dalle più piccole dimensioni arriva alle più vaste. Le sue uova non sono molto più grandi di quelle d’oca e il piccolo è in proporzione all’uovo, ma sviluppandosi arriva persino a diciassette cubiti e anche di più. 3) Gli occhi sono come quelli del maiale; ha i denti grandi e zanne sporgenti proporzionate al corpo. E’ l’unico animale che non abbia lingua; e non muove la mascella inferiore; è unico anche in questo: accosta la mascella superiore all’inferiore. 4) Ha unghie forti e la pelle coperta di squame, impenetrabile sul dorso. Nell’acqua non ci vede, ma nell’aria aperta è di acutissima vista. Vivendo nell’acqua, ha la bocca tutta piena di sanguisughe. Gli altri uccelli e animali lo fuggono, ma col trochilo vive in pace, per i servigi che ne riceve. 5) Il coccodrillo esce dall’acqua sulla terra e apre la bocca, suole in genere tenerle aperta verso zefiro, e il trochilo v’entra dentro a divorargli le sanguisughe. Il coccodrillo è lieto di questo servizio, e non gli fa nessun male.

69 1) Per certi Egiziani i coccodrilli sono sacri; per altri no, e li trattano invece da nemici. 2) Gli abitanti della regione di Tebe e del lago di Meri li considerano assolutamente sacri. In ciascuna delle due regioni scelgono fra tutti un coccodrillo, e lo allevano addomesticato e alla mano; gli mettono alle orecchie pendenti di pietra liquida e d’oro, e bracciali alle zampe anteriori; gli offrono gli alimenti prescritti e vittime, e lo trattano in vita come meglio possono, morto lo seppelliscono imbalsamato in una bara sacra. 3) Invece gli abitanti della regione di Elefantina non ritengono i coccodrilli animali sacri, tutt’altro e li mangiano. Gli Egiziani non li chiamano coccodrilli, li chiamano champse. Questo nome di coccodrilli è degli Ioni, i quali li trovano simili ai krokodili (lucertole) che si vedono da loro sui muri a secco

70 1) A queste bestie si da la caccia in parecchi e diversi modi. Descrivo quella che a me sembra più degna di essere riferita. Si mette come esca a d un amo la schiena di un maiale, e lo si cala in mezzo al fiume; sull’orlo del quale l’uomo tiene un porcellino vivo, e lo batte. 2) Il coccodrillo sente i grugniti, si dirige verso di essi, incontra la schiena del maiale e la inghiotte; e gli uomini lo tirano. Viene tratto a terra, e per prima cosa il cacciatore gli tura subito gli occhi con del fango. Ciò fatto se ne impadronisce con grande facilità; se no, dura fatica.

71 1) Il cavallo di fiume, che nel distretto di Papremi è sacro, per gli altri Egiziani non lo è. Ecco le caratteristiche del suo aspetto. E’ un quadrupede con i piedi forcuti come il bue, camuso, e con una criniera di cavallo. Presenta zanne sporgenti; e ha la coda e il nitrito del cavallo. Ha la pelle così spessa che la si dissecca e se ne fanno aste per giavellotti.

72 1) Vi sono anche lontre, nel fiume, e sono ritenute sacre. Tra i pesci considerano ugualmente sacri quello chiamato lepidoto, e l’anguilla, dei quali dicono che sono sacri al Nilo; e tra gli uccelli le ochevolpi.

73 1) C’è anche un altro uccello sacro, che ha il nome di fenice. Io non l’ho visto se non dipinto; e infatti raramente viene in Egitto: ogni 500 anni , a detta degli Eliopoliti; 2) e dicono che viene quando gli muore il padre. Se somiglia alla sua immagine dipinta le sue dimensioni e il suo aspetto sono come dirò. Ha le ali in parte color d’oro, in parte rosse; per linea e per grandezza lo si può dire somigliantissimo all’aquila. 3) E si racconta di lui quest’impresa, alla quale per conto mio non credo. Dicono che si parta dall’Arabia; che, avvolto in un letto di mirra, trasporterebbe il padre nel santuario del sole, e che ivi lo seppellisca. Ecco come lo trasporterebbe. 4) Foggerebbe prima un uovo di mirra, così grande da poterlo portare, e ne tenterebbe il trasporto. Fatto il tentativo, vuoterebbe l’uovo per riporvi il padre, e coprirebbe con altra mirra il posto per dove avrebbe, dopo vuotato l’uovo, introdotto il padre: il quale posto dentro, ristabilirebbe il peso originario; e, copertolo, lo trasporterebbe in Egitto al santuario del Sole. Così dicono che faccia quest’uccello.

74 1) Ci sono , nei dintorni di Tebe, serpenti sacri assolutamente innocui per l’uomo. Sono piccoli, e portano due corna, che nascono dal sommo della testa. Vengono seppelliti, quando muoiono nel santuario di Zeus, perchè sono ritenuti sacri a questo Dio.

75 1) C’è una regione dell’Arabia sita all’incirca presso la città di Buto; io mi ci son recato per informarmi dei serpenti alati. Ci andai, e vidi, in una quantità indescrivibile, ossa e spine dorsali di serpenti. V’erano mucchi di spine dorsali; molti mucchi: grandi, meno grandi, e ancora più piccoli. 2) E descrivo ora questa regione cosparsa delle spine dorsali. E’ un passo stretto che dai monti sbocca in una gran pianura, la quale si riattacca alla pianura egiziana. 3) Dicono che al comparire della primavera i serpenti alati spicchino il volo dall’Arabia verso l’Egitto, e che gli uccelli ibis andando loro incontro a questo passo non permettano ai serpenti l’entrata nel paese, e li uccidono. 4) Dicono gli Arabi che gli Egiziani onorano molto l’ibis per questo suo merito, e anche gli Egiziani confermano di onorare per tale ragione questi uccelli.

76 1) Aspetto dell’ibis. E’ tutto completamente nero; ha le gambe della gru e il becco assai ricurvo; e le sue dimensioni sono quelle del francolino. E’ questo l’aspetto dell’ibis nero, che combatte contro i serpenti. Ed ecco l’aspetto dell’ibis che più frequentemente la gente si trova fra i piedi, perchè ce ne sono due specie. 2) Il capo e tutta la gola sono nudi; le penne bianche, (tranne quelle del corpo, del collo, delle estremità delle ali e della coda: parti che sono tutte assolutamente nere); le gambe e il becco sono simili a quelli dell’altro ibis. 3) La forma del serpente è come quella delle bisce d’acqua; porta ali non piumate, pressappoco identiche a quelle del pipistrello. E basta per gli animali sacri.

77 1) Quanto poi alla popolazione umana, gli abitanti dell’Egitto seminato, coltivando più di tutti i popoli il ricordo del passato, sono gli uomini di gran lunga più dotti di cui io sia giunto a fare esperienza. 2) Ecco il loro regime di vita. Si purgano ogni mese per tre giorni di seguito e si curano la salute con emetici e lavaggi, perchè ritengono che tutte le malattie derivino dai cibi con cui ci si nutre. 3) Del resto sono gli Egiziani, dopo i Libici, la gente più sana del mondo; secondo me in grazia del clima, perchè non ci sono trapassi di stagione. Sono i cambiamenti che per lo più sviluppano le malattie, qualsiasi cambiamento, e specialmente quelli di stagione. 4) I pani che mangiano sono di olira che essi chiamano cillesti. E bevono un vino fatto con l’orzo, perchè nel loro paese non ci sono vigne. Mangiano i pesci o crudi, seccati al sole, o salati traendoli dalla salamoia. 5) Quanto agli uccelli mangiano crude la quaglie, le anatre e gli uccelletti minuti. E tutte le altre specie, tutti gli altri uccelli o pesci di cui dispongono li mangiano arrostiti o bolliti.

78 1) Nelle riunioni dei ricchi Egiziani, alla fine del pranzo un uomo porta in giro un morto scolpito in legno dentro la bara, scolpito e dipinto con grandissima rassomiglianza, della dimensione complessiva di circa uno o due cubiti; lo mostra a ciascuno dei convitati e dice:” Guarda questo, e bevi e godi, da morto sarai così”.

79 1) Così fanno nei conviti. Si tengono agli usi aviti, e non importano alcuna novità. tra i loro costumi notevoli c’è pure il fatto che conoscono un solo canto, il Lino, che è cantato nella fenicia, a Cipro e altrove. 2) E’ vero che il nome cambia secondo i popoli, ma si è d’accordo nel ritenere che l’eroe sia quello stesso che gli Elleni cantano sotto il nome di Lino. Sicchè tra i molti argomenti di meraviglia che mi offre l’Egitto c’è anche questo Lino, da dove ne avranno tratta conoscenza? Che cantino sempre questo personaggio non c’è dubbio. In Egiziano il nome di Lino è Manero. 3) Alcuni Egiziani mi dissero che egli fu il figlio unico del primo re d’Egitto, il quale sarebbe morto prematuramente, e gli egiziani lo onorerebbero con questi canti funebri. E mi dissero che questo sia stato il primo e l’unico loro tipo di melodia.

80 1) Ed ora un uso egiziano che coincide con un uso ellenico, ma praticato dai soli Lacedemoni. In Egitto se dei giovani incontrano degli anziani cedono il passo e si fanno da parte, e se sopraggiungono uomini anziani si alzano dal seggio. 2) Ecco invece un uso che non trova riscontro in alcuna consuetudine ellenica: per la strada gli egiziani non si rivolgono parole di saluto, fanno una riverenza, abbassando la mano fino al ginocchio.

81 1) Indossano tuniche di lino che chiamano calasiri, con frange intorno alle gambe, e portano su di esse, gettati sulle spalle, mantelli bianchi di lana. Ma non introducono roba di lana nei santuari, e non vi si avvolgono nella sepoltura: cose vietate dalla loro religione. 2) Coincide quest’uso con le prescrizioni dette orfiche e bacchiche, ma in realtà egiziane e importate da Pitagora, anche agli iniziati a questi misteri è interdetto farsi seppellire con vesti di lana. E c’è a questo proposito un racconto sacro.

82 1) Ed ecco alcune scoperte degli egiziani, a quale divinità sia sacro ogni mese ed ogni giorno, e l’arte di stabilire secondo il giorno della nascita, quali saranno gli avvenimenti di ciascuno, la sua vita e la sua fine. Scoperta di cui hanno fatto uso gli Elleni che hanno coltivato la poesia. 2) Hanno scoperto gli egiziani un maggior numero di presagi di tutti gli altri uomini. Quando ha luogo un prodigio, essi osservano e mettono per iscritto ciò che avviene dopo, e se si ripete qualche cosa che ricordi questo prodigio ritengono che gli avvenimenti seguenti saranno analoghi

83 1) Dirò come è praticata la divinazione in Egitto: quest’arte non è competenza di alcun uomo, ma di certe divinità. V’è un oracolo di Eracle, uno di Apollo, uno di Atena, uno di Artemide, uno di Zeus; ma in maggior onore è tenuto quello di Leto nella città di Buto. L’arte divinatoria non è del resto dappertutto la stessa, varia secondo il Dio o la Dea.

84 1) In Egitto la medicina è divisa così: ogni medico non cura parecchie malattie, ne cura una sola. E il paese è pieno di medici: degli occhi, della testa, dei denti, della regione addominale, delle malattie di localizzazione incerta.

85 1) Lamenti funebri e funerali. Quando in una casa viene a mancare qualcuno di riguardo, tutte le persone di sesso femminile si coprono la testa ed anche il viso di fango; lasciano il morto nella casa, e si aggirano per la città percuotendosi, con una cintura alla vita e i seni scoperti; e con loro tutte le donne del parentado. 2) Gli uomini si percuotono con una cintura alla vita. Compiono questo rito, e portano il cadavere a imbalsamare.

86 1) C’è gente che attende a questo lavoro e professa quest’arte. 2) Viene portato un cadavere, e costoro presentano modelli di mummie in legno, dipinte al naturale. E dicono che l’imbalsamazione più accurata sia quella di colui di cui uno scrupolo religioso mi vieta di fare il nome in tale circostanza. Poi mostrano il secondo tipo, inferiore a questo e meno costoso, e il terzo che è il più a buon mercato. Danno questa spiegazione, e chiedono ai clienti secondo quale tipo vogliono imbalsamato il loro morto. 3) I clienti si mettono daccordo per un prezzo e si ritirano. Nell’officina restano gli artigiani e se si tratta del tipo di imbalsamazione più accurata vi attendono come segue. Estraggono anzitutto con un ferro ricurvo il cervello dalle narici, in parte così, in parte introducendovi dei farmaci. 4) Poi con una pietra etiopica tagliente, praticano un’incisione all’inguine; tirano fuori senz’altro tutti gl’intestini; trattili fuori, li nettano per bene con vino di palma, e li tornano a pulire con polvere di aromi. 5) Quindi riempiono il ventre di pura mirra tritata, di cannella e di altri aromi, tranne l’incenso, e richiudono cucendo. E dopo salano il corpo immergendolo nel salnitro per settanta giorni: non devono lasciarlo nel sale per un periodo più lungo. 6) Trascorsi settanta giorni lavano il morto e spalmandolo di gomma, che gli egiziani usano in genere invece della colla, avvolgono il corpo con fasce tagliate in tela di bisso. 7) Quindi i parenti ritirano la mummia, fanno fare una scultura di legno in forma umana, e v’includono il morto. Ve lo rinchiudono, e lo tengono gelosamente in una camera funeraria ponendolo ritto contro la parete.

87 1) E’ questa la maniera più costosa d’imbalsamare i morti. Per chi invece, ad evitare forti spese, vuole il trattamento medio, si procede così. 2) Riempiono senz’altro, con siringhe, senza praticarvi incisioni nè toglierne gli intestini, il ventre del morto di olio di cedro: iniettando il liquido, cui si impedisce di tornare indietro, dalla parte posteriore; si immette per il numero di giorni prescritto, il corpo nel sale. E l’ultimo giorno si fa uscire dal ventre l’olio di cedro che vi era stato prima immesso: 3) il quale ha tale efficacia da trasportare con se gli intestini e i visceri disciolti. Le carni invece sono corrose dal salnitro. Sicchè restano del morto la pelle e le ossa. Ciò fatto, gl’imbalsamatori non hanno che da consegnare il morto; ed il loro lavoro è finito.

88 1) E passiamo al terzo tipo d’imbalsamazione, che si applica ai meno abbienti. Si purificano gli intestini con la syrmania, si mette per i soliti settanta giorni il corpo nel sale, poi senz’altro lo si consegna e porta via.

89 1) Le mogli dei personaggi in vista non vengono date subito dopo la morte ad imbalsamare, e neppure le donne di grande bellezza e maggior considerazione; le quali solo dopo due o tre giorni vengono consegnate agli imbalsamatori. 2) E ciò per impedire che vengano violate. Si dice che un imbalsamatore sia stato sorpreso mentre si univa ad una donna morta di recente, e che sia stato denunciato dal compagno.

90 1) Se si trova un uomo, non importa se egiziano o straniero, rapito da un coccodrillo o ucciso dal fiume stesso, gli abitanti della città sul territorio della quale viene gettato sono assolutamente tenuti ad imbarsamarlo, ad acconciarlo nel miglior modo, e a seppellirlo in bare sacre. 2) E nessuno, sia parente o amico, ha diritto di toccarlo; tranne i sacerdoti del Nilo, i quali lo seppelliscono con le proprie mani, essendo esso ritenuto qualche cosa di più che il cadavere di un uomo.

91 1)Gli egiziani rifuggono dall’adottare usi ellenici e, per dire tutto in breve, gli usi di qualsiasi popolo. Questa è la regola. Ma c’è Chemis, una grande città del distretto tebano presso Neapoli. 2) E c’è in essa un santuario quadrangolare di Perseo figlio di Danae, intorno al quale sorgono delle palme. I propilei del santuario sono di pietra, assai grandi; e s’ergono, lì presso due grandi statue di pietra. In questo recinto c’è, dentro, un tempio, dove sorge una statua di Perseo. 3) I Chemmiti dicono che Perseo appare spesso nel loro paese, e spesso dentro il santuario, e che allora vi si trova un sandalo usato, che è della lunghezza di due braccia, all’apparire del quale tutto l’Egitto gode di prosperità. 4) Così affermano; e in onore di Perseo hanno adottato un uso ellenico, hanno istituito i giuochi ginnici che abbracciano ogni genere di gara, offrendo come premi animali, tuniche e pelli. 5) Chiesi loro perchè Perseo voglia apparire a loro soli, e perchè si siano, con l’istituire dei giuochi ginnici, distinti dagli altri egiziani. Mi risposero che Perseo è oriundo della loro città, perchè Danao e Linceo, che salparono per l’ellade, sarebbero stati Chemmiti; e mi fecero tutta la genealogia da questi fino a Perseo. 6) Dissero che quest’ultimo, giunto in Egitto per il motivo addotto anche dagli Elleni, per riportare cioè alla Libia la testa della Gorgone, si sarebbe recato anche da loro, e avrebbe riconosciuto tutti i suoi parenti; e che quando giunse in Egitto conosceva bene il nome di Chemmi, che aveva appreso dalla madre. E mi dissero che per ordine suo celebravano in suo onore giuochi ginnici.

92 1) Tutti questi usi appartengono agli egiziani che abitano al di là delle paludi. E gli stessi usi degli altri egiziani adottano quelli che risiedono nelle regioni delle paludi; ognuno di loro per esempio, convive con una sola moglie, come gli Elleni. Ma per mantenersi a buon mercato hanno escogitato altri mezzi. 2) Quando il fiume è in piena e le pianure diventano un mare, nasce in grande quantità nell’acqua una specie di giglio, che gli egiziani chiamano loto. Lo raccolgono, lo seccano al sole, e ne pestano la parte interna simile alla testa di un papavero, di cui fanno pani che cuociono al fuoco. 3) Ed è mangereccia anche la radice, di questo loto: di un gradevole sapore dolce, rotonda, e di grandezza come una mela. 4) C’è poi un’altra specie di giglio, simile alla rosa, che anch’esso nasce nel fiume. Il suo frutto si trova su uno stelo che nasce dalla radice accanto allo stelo principale, ed è similissimo a un favo di vespe. Vi si trovano molti grani da mangiare, grossi come il nocciolo di un olivo, e che si mangiano sia freschi che secchi. 5) Il papiro, che d’anno in anno si sviluppa, annualmente, viene strappato dalle paludi; e poi ne tagliano le parti superiori, che adoperano per altri usi o che vendono; e mangiano la pare inferiore rimasta, lunga circa un braccio. Quelli che vogliono ricavare dal papiro un cibo squisito lo mangiano dopo averlo immerso in un recipiente caldissimo. Alcuni di questi egiziani vivono di solo pesce. Lo prendono, lo vuotano, lo seccano al sole, e lo mangiano secco.

93 1) E’ difficile trovare nelle acque del fiume i pesci che vanno a frotta. Crescono negli stagni, e fanno così: quando li prende brama della fecondazione nuotano in frotta verso il mare; i maschi in testa, spargono il seme; e le femmine dietro lo inghiottono e ne vengono fecondate. 2) Quando queste sono ingravidate nel mare, i pesci rimontano, ogni gruppo indietro alla sede abituale. Ma non più i maschi sono alla testa; la direzione passa alla femmine. Le quali nuotano a schiera in testa, e fanno ciò che facevano i maschi. Spargono le uova a piccoli gruppi di grani, mentre i maschi dietro le divorano, 3) e questi grani sono pesci. Dai grani superstiti, non divorati, nasce la nuova generazione. I pesci che vengono presi mentre nuotano verso il mare appaiono consunti nella parte sinistra del capo, quelli presi mentre rimontano sono consunti a destra. 4) E ciò avviene loro perchè discendono al mare tenendosi alla riva sinistra, e risalgono indietro a contatto della stessa riva, aderendo e sfiorandola quanto più possono, affinchè la corrente non li faccia deviare. 5) All’inizio della piena del Nilo cominciano a riempirsi per prime le parti basse del paese e gli stagni lungo il fiume, perchè l’acqua filtra dal fiume; e appena queste zone si riempiono pullulano di piccoli pesci. 6) Da dove è verosimile che essi nascono? io credo di intuirlo. Quando il Nilo si ritira, i pesci, deposte le uva nel fango, si ritirano insieme con le ultime acque; e quando, compiutosi il periodo fluviale, l’anno dopo ritorna l’acqua, tutti i pesci nascono da queste uova. E questo è quanto riguarda i pesci.

94 1) Gli egiziani che abitano la regione delle paludi usano un olio estratto dal frutto del ricino; gli egiziani lo chiamano kiki. E lo preparano come segue. Seminano questo ricino, che nel paese degli elleni cresce selvaggio, spontaneamente, lungo le rive dei fiumi e degli stagni. 2) E questa pianta seminata in Egitto produce un frutto abbondante ma di cattivo odore. Gli egiziani lo raccolgono, lo fanno a pezzi e lo spremono, o lo cuociono dopo averlo arrostito, e raccolgono il succo che ne esce. E’ un liquido grasso, per le lucerne non meno adatto dell’olio di uliva; ma di odore sgradito.

95 1) Contro le zanzare, che sono in grande abbondanza, gli egiziani adottano questo rimedio. Gli abitanti al di là delle paludi ricorrono alle torri e per dormire salgono su di esse: perchè, a causa dei venti, le zanzare non riescono a volare in alto. 2) Gli abitanti della paludi adottano, invece delle torri quest’altro rimedio. Possiede ognuno una rete con la quale di giorno prende i pesci; e di notte l’usa così: la dispone intorno al letto su cui riposa, vi si introduce, e dorme al sicuro. 3) Le zanzare, se uno dorme in un mantello o un panno di lino, forano e mordono; invece la rete le arresta senz’altro.

96 1) I battelli egiziani per il trasporto delle merci sono costruiti in legno di acacia: un albero di aspetto similissimo al loto di Cirene, e da cui goccia della gomma. Tagliano da questa acacia pezzi di legno di circa due braccia, che mettono insieme come mattoni, costruiscono il battello come segue. 2) Collegano i pezzi di legno, di due cubiti, con lunghi e frequenti cavicchi; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali. Turano le commessure interne on papiro; 3) e apprestano un solo timone, che passa attraverso la carena. Per l’albero adoperano l’acacia e per le vele il papiro, Questi battelli non possono risalire il fiume se non domina un forte vento, e vengono tirati da terra. Invece in discesa ecco come vanno. 4) C’è un graticcio costruito di tamarisco, tenuto insieme da una stuoia di canne, e una pietra forata del peso di circa due talenti. La tavola vien gettata, legata a una fune, avanti al battello, che il fiume la porti - alla superficie-, e dietro, con un’altra fune, la pietra. 5) La tavola sotto l’urto della corrente cammina veloce trascinando la baris tal nome hanno appunto questi battelli, e la pietra, trascinata dietro e stando sul fondo de fiume, mantiene diritto il corso della navigazione. Gli egiziani hanno una grande quantità di questi battelli, di cui alcuni trasportano molte migliaia di talenti.

97 1) Quando il Nilo ha inondato il paese, al di sopra delle acque si vedono solo le città, simili pressappoco alle isole del mar Egeo: giacchè tutto il resto dell’Egitto diventa un mare, e solamente le città ne emergono. Sicchè i traghetti, quando avviene l’inondazione, non si svolgono più lungo i bracci del fiume, ma tagliando in mezzo la pianura. 2) E per risalire da Naucrati a Menfi il percorso passa proprio dalle piramidi, deviando dalla via solita, che passa per il vertice del Delta e per la città di Cercasoro. E se dal mare e da Canopo ci si reca a Naucrati navigando attraverso la pianura, si arriva alla città di Antilla e a quella chiamata di Arcandro.

98 1) Una di queste, Antilla, è una città considerevole, ed è prescelta per fornire le calzature alla moglie del re di volta in volta regnante in Egitto: ciò che avviene da quando l’Egitto è sotto i Persiani. 2) L’altra città a me pare che, essendo essa chiamata la città di Arcandro, tragga il nome dal genero di Danao, Arcandro figlio di Ftio figlio di Acheo. Ma potrebbe esserci un altro Acandro. Certo il nome non è egiziano.

99 1) Finora ho esposto i risultati di quanto ho visto, riflettuto, e appreso con le mie ricerche. Passerò adesso ad esporre quello che gli egiziani raccontano, secondo ciò che ho udito; e vi aggiungerò qualche cosa che ho visto direttamente. 2) Di Min, il primo re dell’Egitto, i sacerdoti mi dicevano che protesse Menfi con una diga. Il fiume scorreva lungo tutta la catena sabbiosa che è dalla parte della Libia; e Min creò con un argine, a circa cento stadi oltre Menfi, quel gomito a mezzogiorno prosciugando il letto antico, e avviò il fiume tra le due catene di monti. 3) E ancor oggi questo gomito del Nilo così deviato è sotto l’accurata sorveglianza dei Persiani, che ogni anno lo rinforzano perchè, se in questo punto il fiume dovesse rompere e straripare, tutta Menfi rischierebbe di venire sommersa. 4) Quando Min che fu il primo re, ebbe prosciugato la regione da cui deviò il Nilo, vi fondò la città che è ora chiamata Menfi, e che si trova già nella parte stretta dell’Egitto. A settentrione e a occidente ricavò dal fiume un lago; invece a oriente la cinge il Nilo stesso; e vi fondò il santuario di Efesto, che è grande e degnissimo di fama.

100 1) Dopo di lui i sacerdoti mi elencarono da un libro i nomi di altri trecentotrenta re. E in tante generazioni c’erano diciotto Etiopi, e una donna indigena; gli altri erano uomini ed egiziani. 2) La donna che regnò aveva lo stesso nome della regina babilonese, Nicotri. Della quale dicevano che per vendicare il fratello, l’avevano ucciso gli egiziani su cui regnava, e così, dopo averlo ucciso,avevano rimesso a lei il regno, per vendicarlo aveva con un inganno ammazzato molti egiziani. 3) Costruì una vastissima sala sotterranea, e finse di inaugurarla; ma era un tranello. Invitò quegli egiziani che sapeva maggiormente responsabili dell’uccisione, e offrì un banchetto a molta gente; ma durante il convito lanciò contro di loro la corrente del fiume, immessa in un largo condotto segreto. 4) Questo dicevano di lei. Ma poi per sfuggire alla vendetta, si sarebbe, dopo il fatto, gettata in una stanza piena di cenere ardente.

101 1) Gli altri re di cui non raccontavano alcuna gesta, dicevano che non si erano affatto distinti, tranne unicamente l’ultimo, Meri 2) Il quale avrebbe, per suo ricordo, edificato i propilei di Efesto volti a settentrione, avrebbe scavato un lago di cui più in là indicherò in stadi il perimetro, e vi avrebbe costruito delle piramidi, delle cui dimensioni farò cenno assieme con quelle del lago. Sarebbero queste le sue opere. Di nessun altro dicono che abbia compiuto alcunchè.

102 1) Io dunque li tralascerò per menzionare invece il re salito al potere dopo di loro, che si chiamava Sesostri. 2) Di Sesostri i sacerdoti mi raccontarono che per primo si mosse con una flotta di lunghe navi dal Golfo d'Arabia per soggiogare le popolazioni insediate lungo le coste del Mare Eritreo; avanzò con le sue navi finché raggiunse un braccio di mare non più navigabile a causa dei bassi fondali. 3) Se ne tornò allora di là in Egitto, dove, secondo il racconto dei sacerdoti, raccolse un numeroso esercito e marciò attraverso il continente, sottomettendo ogni popolazione che gli si parava sul cammino. 4) Quando si imbatteva in popoli valorosi e particolarmente attaccati alla propria libertà, sul posto lasciava delle stele con iscrizioni che ricordavano il suo nome, la sua patria e come li avesse soggiogati con il suo esercito; 5) quando si vedeva consegnare le città senza combattere e prontamente, incideva sulle stele lo stesso discorso riservato ai popoli valorosi, ma vi aggiungeva l'immagine degli organi sessuali femminili; intendeva così rendere chiaro che quelle erano genti imbelli.

103 1) Così facendo attraversò l'intero continente, poi passò dall'Asia in Europa e assoggettò gli Sciti e i Traci. Queste mi sembrano le regioni estreme toccate dall'esercito egiziano: in effetti nel paese degli Sciti e dei Traci si vedono ancora erette delle stele commemorative, che spingendosi oltre non si vedono più. 2) Di là ritirandosi tornò indietro e raggiunse il fiume Fasi dove non saprei dire con certezza se fu il re Sesostri personalmente a distaccare una parte del suo esercito e a lasciarla sul posto per colonizzare la regione, oppure se alcuni soldati decisero di stabilirsi nei dintorni del Fasi, stanchi di girovagare con il loro re.

104 1) È chiaro comunque che gli abitanti della Colchide sono di origine egiziana: io lo avevo pensato prima ancora di sentirlo dire da altri. E come mi venne in testa l'idea, condussi un'indagine fra le due popolazioni; ne risultò che i Colchi conservavano memoria degli Egiziani più che gli Egiziani dei Colchi; ma gli Egiziani ritenevano, così dissero, che i Colchi discendessero da una parte dall'esercito di Sesostri. 2) Io me ne ero già accorto per conto mio: i Colchi hanno la pelle scura e i capelli crespi (cosa che, per la verità, non permette di trarre nessuna conclusione certa, dal momento che anche altre popolazioni presentano queste caratteristiche); ma decisiva mi era parsa la constatazione che Colchi, Egiziani ed Etiopi sono gli unici popoli a praticare la circoncisione fin dalle origini. 3) Gli stessi Fenici e i Siri della Palestina ammettono di averla derivata dagli Egiziani; i Siri del fiume Termodonte e del Partenio e i Macroni loro confinanti dichiarano di avere appreso tale uso dai Colchi e di recente. Questi sono i soli popoli a praticare la circoncisione e tutti chiaramente rifacendosi agli Egiziani. 4) Fra Egiziani ed Etiopi non saprei dire chi abbia imparato da chi, perché in entrambi i casi si tratta evidentemente di una istituzione antica. Ma del fatto che tutti gli altri l'abbiano appresa per aver avuto frequenti relazioni con l'Egitto, io possiedo una prova decisiva: tutti i Fenici che hanno contatti con la Grecia non seguono più le usanze egiziane e non circoncidono più i loro figli.

105 1) E già che ci siamo citerò un ulteriore particolare che avvicina i Colchi agli Egiziani: sono i soli due popoli a lavorare il lino nella stessa maniera. E nell'insieme il loro sistema di vita, come le loro lingue, si assomigliano. Il lino dei Colchi dai Greci è chiamato "sardonico", mentre quello proveniente dall'Egitto è detto "egiziano".

106 1) La maggior parte delle stele fatte erigere dal re dell'Egitto Sesostri non sopravvive più ai nostri occhi, ma nella Siria Palestina io stesso ne ho viste di superstiti, con le iscrizioni suddette, e i genitali femminili. 2) Nella Ionia restano anche due bassorilievi raffiguranti Sesostri, scolpiti nella roccia, uno sulla strada che porta da Efeso a Focea l'altro sulla strada da Sardi a Smirne; 3) in entrambi i posti è raffigurato un uomo alto quattro cubiti e mezzo che stringe nella mano destra una lancia e nella sinistra un arco e che porta così ripartito anche il resto dell'abbigliamento, metà egiziano e metà etiopico: 4) una iscrizione in geroglifici egiziani è incisa sul suo petto, da una spalla all'altra, e dice: "Io con queste mie spalle mi sono conquistato questo paese"; chi sia e da dove venga il personaggio in questione l'iscrizione qui non lo spiega, l'ha indicato altrove. 5) Alcuni di quelli che l'hanno vista avanzano l'ipotesi che l'immagine raffiguri Memnone, ma sono molto lontani dalla verità.

107 1) Come raccontavano i sacerdoti, l'egiziano Sesostri, mentre ritornava in Egitto conducendo con sé molti prigionieri appartenenti alle popolazioni da lui sottomesse, si trovò a un certo punto del cammino a Dafne Pelusica, dove suo fratello (era il fratello a cui Sesostri aveva affidato il governo temporaneo dell'Egitto) invitò lui e i figli a un banchetto e poi fece ammassare cataste di legna intorno alla casa e vi appiccò il fuoco. 2) Come se ne accorse, Sesostri si consigliò con la moglie (l'aveva infatti con sé) ed essa gli suggerì di gettare due dei loro figli (che erano sei in tutto) sulle cataste incendiate e di mettersi in salvo camminando sui loro corpi come su di un ponte; così fece Sesostri: due figli dunque morirono tra le fiamme, mentre gli altri si salvarono con il padre.

108 1) Sesostri tornò in Egitto e vendicatosi del fratello, ecco poi come utilizzò la massa di individui che aveva condotta con sé dai paesi sottomessi: 2) li adibì al traino di quelle pietre di dimensioni spropositate che furono trasportate fino al tempio di Efesto sotto il suo regno; e li obbligò a scavare tutti i canali oggi esistenti in Egitto; contro il loro volere trasformarono così l'Egitto, prima interamente percorribile a cavallo o con carri, in un paese tutto diverso. 3) Da allora infatti l'Egitto, pur essendo del tutto pianeggiante, è diventato intransitabile per chi proceda a cavallo o con un carro, e ciò proprio per via dei canali, numerosi e rivolti in ogni direzione. 4) Ma ecco la ragione per cui il re fece tagliare con canali il territorio: tutti gli Egiziani residenti in città lontane dal fiume, nell'interno, ogni volta che cessava la piena del Nilo, rimanevano privi di acqua e si servivano perciò di acque salmastre che attingevano dai pozzi; ecco perché l'Egitto fu solcato da canali.

109 1) I sacerdoti mi dissero che Sesostri ripartì il territorio fra tutti gli Egiziani, assegnando a ciascuno un lotto di forma quadrangolare di uguali dimensioni: poi si garantì le entrate fissando un tributo da pagarsi con cadenza annuale. 2) Se a qualcuno il fiume sottraeva una parte del lotto, c'era la possibilità di segnalare l'accaduto presentandosi al re in persona: questi inviava dei tecnici a verificare e a misurare con esattezza la diminuzione di terreno, affinché il proprietario potesse per il futuro pagare il tributo in giusta proporzione. 3) Scoperta, mi pare, per questa ragione, la geometria passò poi dall'Egitto in Grecia. La meridiana, lo gnomone e la suddivisione della giornata in dodici parti i Greci li hanno appresi invece dai Babilonesi.

110 1) Sesostri fu l'unico re egiziano a regnare anche sull'Etiopia; in ricordo di sé lasciò davanti al tempio di Efesto due grandi statue di pietra di trenta cubiti, raffiguranti lui e la moglie, e altre quattro dei figli, di venti cubiti ciascuna. 2) Molto tempo più tardi il sacerdote di Efesto non permise a Dario il Persiano di erigere accanto a esse una sua statua; negava che Dario avesse compiuto imprese pari a quelle di Sesostri, l'Egiziano: Sesostri aveva sottomesso non meno popolazioni di Dario, ma in più anche gli Sciti che Dario invece non era stato capace di assoggettare, 3) pertanto non sarebbe stato giusto collocare di fronte ai monumenti dedicati a Sesostri la statua di uno che non aveva superato le sue imprese. E pare che Dario, di fronte a questa argomentazione, lo abbia perdonato.

111 1) I sacerdoti mi raccontavano che, morto Sesostri, ricevette il regno suo figlio Ferone; e che questi non compì alcuna impresa militare: gli capitò anzi di diventare cieco per la ragione che ora esporrò. Una volta il fiume si ingrossò fino a raggiungere una altezza di 18 cubiti, tanto da sommergere le coltivazioni e, levatosi un forte vento improvviso, il fiume divenne agitato; 2) pare allora che il re con un gesto avventato ed esecrando, impugnata una lancia, l'abbia scagliata fra i gorghi del fiume; subito dopo cadde ammalato e diventò cieco. Tale rimase per dieci anni; all'undicesimo gli pervenne un oracolo dalla città di Buto: il tempo della punizione era terminato e avrebbe riavuto la vista lavandosi gli occhi con l'orina di una donna che avesse avuto rapporti soltanto col proprio marito e non avesse mai conosciuto altri uomini. 3) Il re provò prima con sua moglie, poi, dato che restava cieco, con molte altre donne, una dietro l'altra. Quando riebbe la vista, radunò in una sola città, ora chiamata (Zolla Rossa) Eritrebolo, le donne con cui aveva fatto la prova, fuorché quella con la cui orina s'era lavato quando aveva recuperato la vista; dopo averle radunate le fece bruciare tutte, insieme con la città. 4) La donna poi con la cui orina s'era lavato riacquistando la vista, se la tenne come moglie. Una volta guarito dalla malattia agli occhi, consacrò vari ex-voto in tutti i principali santuari: il più considerevole è quello dedicato nel santuario di Elio, davvero degno di ammirazione: due obelischi di pietra, monolitici entrambi, alti ciascuno cento cubiti e larghi otto.

112 1) A Ferone succedette nel regno, raccontavano, un uomo di Menfi, il cui nome greco è Proteo; a Menfi esiste un suo santuario molto bello e ottimamente arredato, situato a sud del tempio di Efesto. 2) Intorno al santuario abitano dei Fenici di Tiro; e tutta insieme questa località è denominata Campo dei Tiri. Nel santuario di Proteo sorge un tempio detto di Afrodite Straniera: io credo che sia un tempio di Elena figlia di Tindaro, sia perché ho udito raccontare che Elena soggiornò presso Proteo, sia perché lo chiamano di Afrodite Straniera; e in nessuno dei templi a lei dedicati, per tanti che siano, Afrodite viene detta "Straniera".

113 1) Interrogati da me in proposito, i sacerdoti mi raccontarono, su Elena, che le cose erano andate così: dopo aver rapito Elena da Sparta, Alessandro fece rotta verso il proprio paese, ma, giunto nel Mare Egeo, i venti contrari lo spinsero fino al Mare d'Egitto; di qui (i venti non cessavano) arrivò in Egitto e precisamente alla foce di quel ramo del Nilo oggi chiamato Canobico e alle Tarichee (Saline). 2) C'era sulla spiaggia, e c'è ancora, un tempio di Eracle: chi vi si rifugia, di chiunque sia servo, se si fa imprimere il santo marchio (Stigmate) consacrando se stesso al dio, non può più essere toccato; tale regola si è conservata identica dalle origini fino ai giorni nostri. 3) Insomma alcuni servi infidi di Alessandro, venuti a sapere della norma in vigore nel tempio, sedutisi come supplici del dio denunciarono Alessandro: con l'intenzione di rovinarlo raccontarono tutta la storia di Elena e il torto commesso ai danni di Menelao. Pronunciarono le loro accuse di fronte ai sacerdoti e di fronte al guardiano del ramo Canobico, che si chiamava Toni.
114 1) Toni udì le accuse e subito, con la massima sollecitudine, inviò a Menfi un messaggio indirizzato a Proteo, che diceva così: 2) "È giunto uno straniero di stirpe Teucra, autore in Grecia di una azione nefanda: ha sedotto la moglie del suo ospite e ora è qui, con lei, e con ingenti ricchezze, trascinato nel tuo paese dalla forza dei venti. Dobbiamo lasciarlo andare impunito oppure requisirgli quanto si è portato dietro fino a qui?". 3) Proteo inviò una risposta di questo tenore: "Quell'uomo, chiunque sia, che ha agito da empio nei confronti del suo ospite, prendetelo e portatelo davanti a me. Voglio proprio vedere che cosa mai potrà dire".

115 1) Appresa la risposta, Toni cattura Alessandro e gli sequestra le navi, quindi lo conduce a Menfi insieme con Elena e con i tesori, e assieme anche ai supplici. 2) Quando ebbe tutti di fronte a sé, Proteo chiese ad Alessandro chi fosse e da quali mari venisse; quello gli elencò i suoi antenati, disse il nome della sua patria e spiegò la rotta seguita dalle sue navi. 3) Poi il re gli chiese dove avesse preso Elena e, poiché Alessandro divagava nel discorso e non diceva la verità, i servi che si erano fatti supplici lo accusarono denunciando per filo e per segno il suo misfatto. 4) Per ultimo parlò Proteo: "Quanto a me, - disse - se non considerassi fondamentale non uccidere nessuno degli stranieri che arrivano nel mio paese trascinati dai venti, io prenderei vendetta su di te per il Greco; tu sei un miserabile: dopo aver ricevuto i doni di ospitalità hai compiuto una azione così empia! Accostarsi alla moglie dell'ospite! E questo ancora non ti è bastato: l'hai istigata alla fuga e te la sei portata via, l'hai rapita. 5) Ma neppure questo ti è bastato: hai saccheggiato la casa del tuo ospite prima di partire. 6) Ora dunque, anche se mi guardo bene dall'uccidere uno straniero, non per questo ti lascerò condurre via la donna e le ricchezze: le terrò in custodia per l'ospite greco, fino a quando lui stesso vorrà venirsele a riprendere. Quanto a te e ai tuoi compagni di viaggio vi concedo tre giorni per lasciare il mio paese e trasferirvi altrove, altrimenti vi tratteremo come nemici".

116 1) Così dunque i sacerdoti raccontano l'arrivo di Elena presso Proteo; a mio parere questa versione era nota anche a Omero, ma per la composizione del suo poema epico non si prestava altrettanto di quella da lui accolta; ecco perché la trascurò 2) pur palesando di esserne a conoscenza: lo si capisce da come nell'Iliade Omero racconta del girovagare di Alessandro (e in nessun altro punto si smentisce): di come fu portato dai venti, avendo con sé Elena, vagando di qua e di là e di come giunse a Sidone, in Fenicia; ne parla nelle gesta di Diomede, 3) Dicono i versi:

                                                 Ove di pepli istoriati un serbo

                                                 Teneva, lavor delle fenice donne

                                                 Che Paride, solcando il vasto mare,

                                                 Da Sidon conducea, quando la figlia

                                                 Di Tindaro rapio.

4) Ma ne parla anche in questi versi dell’Odissea :

                                                 Tali possenti farmachi benigni

                                                 Elena possedea, figlia di Giove,

                                                 a cui li die’ l’egizia Polidamna

                                                 Moglie di Tono, fertile la terra

                                                 ivi produce farmachi infiniti,

                                                 salutiferi alcuni, altri letali.

5) E dice ancora Menelao a Telemaco:

                                                  Nell’Egitto, sebbene il mio ritorno

                                                  pur sospirassi, mi tenean gli Dei,

                                                  chè non avevo in loro onor compiute

                                                  scelte ecatombi.

[dov'erano i mantelli ricamati, opera di quelle donne di Sidone che Alessandro stesso, simile a un dio, da Sidone aveva portato con sé navigando sull'ampia distesa del mare, proprio nel viaggio in cui condusse la nobile Elena. [E ne parla anche nell'Odissea, come segue: La figlia di Zeus possedeva queste pozioni sapienti ottimi farmaci che le aveva fornito Polidamna, la moglie di Toni, in Egitto, là dove una fertile terra produce erbe medicinali, in gran numero, le buone mescolate alle velenose. E ancora ecco le parole rivolte da Menelao a Telemaco: In Egitto gli dei mi trattennero, benché fossi impaziente di navigare fin qui, perché non gli avevo offerto perfette ecatombi.] 6) In questi versi Omero fa capire di essere a conoscenza del viaggio in Egitto di Alessandro: infatti la Siria confina con l'Egitto e i Fenici, a cui appartiene Sidone, vivono nella Siria

117 1) E sulla base di questi versi e di questa indicazione di luogo si capisce altresì, con evidenza ancora maggiore, che i Canti Cipri non sono di Omero, bensì di un altro poeta; infatti in essi si dice che Alessandro giunse a Ilio con Elena, proveniente da Sparta, nello spazio di tre giorni, avendo trovato venti favorevoli e mare calmo; invece nell'Iliade si parla di un lungo girovagare insieme con lei. E qui si chiuda il discorso su Omero e sui Canti Cipri.

118 1) Domandai ai sacerdoti se ciò che i Greci raccontano delle vicende di Ilio è falso o no, ed essi mi risposero citando quanto, a sentir loro, avevano appreso da Menelao in persona: 2) dopo il ratto di Elena, dissero, un grande esercito greco aveva raggiunto la terra dei Teucri, in aiuto di Menelao; una volta sbarcato e accampato l'esercito, furono mandati a Ilio dei messaggeri, tra i quali lo stesso Menelao; 3) essi entrarono nelle mura della città, reclamarono la restituzione di Elena e delle ricchezze che Alessandro aveva sottratto e si era portato via, e chiesero soddisfazione per i torti subiti. Ma i Troiani risposero allora come avrebbero sempre risposto anche in seguito, giurando e non giurando che Elena e i tesori non si trovavano lì bensì in Egitto; e non era giusto, dicevano, che dovessero rendere conto loro di quanto era in mano di Proteo, il re egiziano. 4) I Greci, convinti di essere presi in giro, strinsero d'assedio la città, finché non la conquistarono; quando poi, espugnate le mura, non trovarono traccia di Elena e continuarono a sentirsi ripetere lo stesso discorso, allora ci credettero, e i Greci inviarono presso Proteo Menelao in persona.

119 1) Menelao giunse in Egitto, risalì il fiume fino a Menfi, dove spiegò esattamente quanto era accaduto: allora ricevette grandi doni ospitali e poté riprendersi Elena, sana e salva, nonché tutte le sue ricchezze. 2) Però Menelao, pur avendo ottenuto ciò si comportò da uomo ingiusto nei confronti degli Egiziani: le avverse condizioni del tempo gli impedivano di partire, mentre era già pronto a salpare; dato che il ritardo si protraeva, tramò una azione esecranda: 3) prese due bambini, figli di gente del luogo, e li usò come vittime per un sacrificio; in seguito, quando si scoprì che aveva commesso tale delitto, fuggì con le sue navi in direzione della Libia, odiato e inseguito. Dove poi si sia diretto gli Egiziani non erano in grado di dirlo; di una parte dei fatti ammettevano di avere informazioni indirette, ma di quanto era successo nel loro paese vantavano una sicura conoscenza.

120 1) Questo mi narrarono i sacerdoti egiziani; quanto a me sono d'accordo sulle notizie relative a Elena, sulla base di alcune considerazioni: se Elena si fosse trovata a Ilio l'avrebbero certamente riconsegnata ai Greci con o senza il consenso di Alessandro. 2) Senza dubbio Priamo e gli altri suoi parenti non sarebbero stati così dementi da voler rischiare la propria esistenza e quella dei loro figli nonché la sopravvivenza dell'intera città, solo perché Alessandro potesse starsene con Elena. 3) E anche ammesso che nei primi tempi la pensassero così, dopo che negli scontri con i Greci erano caduti molti Troiani e non c'era battaglia in cui non morissero almeno due o tre figli dello stesso Priamo, o magari anche di più, a basarsi sul racconto dei poemi epici, io voglio credere che, in circostanze del genere, anche se fosse stato lui in persona a vivere con Elena, Priamo l'avrebbe restituita pur di liberarsi di tutte le sventure che lo affliggevano. 4) Né il regno era destinato a passare nelle mani di Alessandro; se Priamo era vecchio non toccava lo stesso a lui governare il paese: dopo la morte di Priamo il successore designato era Ettore, più anziano e più valoroso di Paride: e a lui non si addiceva certo rimettersi alle decisioni del fratello, che era nel torto; e tanto più quando, a causa sua, grandissime disgrazie stavano cadendo su di lui personalmente e su tutti gli altri Troiani. In realtà essi non erano in condizione di restituire Elena e i Greci non credevano ai Troiani benché dicessero la verità; anche perché, e questa è una mia interpretazione, così il dio aveva disposto le cose: che perendo tutti miseramente dimostrassero al mondo come a colpe grandi rispondano grandi castighi da parte degli dei. Questa almeno è la mia opinione.

121 1) I sacerdoti mi dissero che a Proteo succedette nel regno Rampsinito, il quale lasciò a ricordo di sé i propilei occidentali del tempio di Efesto; davanti ai propilei eresse due statue, alte 25 cubiti: gli Egiziani chiamano "estate" quella posta più a nord e "inverno" quella più a sud; adorano e colmano di onori la statua "estate" , mentre fanno tutto il contrario nei confronti della statua "inverno".

A 1) Rampsinito dispose di una enorme quantità di denaro, quale nessuno dei re venuto dopo di lui riuscì mai a superare e anzi neppure a uguagliare. Volendo conservare in un luogo sicuro tanta ricchezza, fece costruire una stanza di pietra che aveva una delle pareti confinante con l'esterno della reggia; ma il costruttore tramando insidie escogitò un suo piano: sistemò una delle pietre in modo che fosse facilmente estraibile dal muro, sia da due che da una sola persona. 2) Quando la camera fu pronta, il re vi depositò le sue ricchezze. Tempo dopo il costruttore, ormai in punto di morte, chiamò i suoi figli (erano due) e raccontò come, pensando al loro futuro, a procurar loro un'esistenza agiata, fosse ricorso a un'astuzia nel costruire la stanza del tesoro reale. Spiegò con chiarezza il sistema per rimuovere la pietra e ne diede le esatte misure, aggiungendo che se avessero seguito esattamente le sue istruzioni sarebbero diventati custodi dei beni del re. 3) Quindi morì e i suoi figli non rimandarono a lungo l'impresa: una notte si avvicinarono alla reggia, individuarono la pietra nell'edificio, la spostarono facilmente e fecero man bassa delle ricchezze.

B 1) Il re, quando gli capitò di aprire il tesoro, si stupì di vedere gli orci non più colmi di tesori; né sapeva chi incolpare dato che i sigilli erano intatti e la stanza ben chiusa. Ma quando due o tre volte ancora a entrare nella stanza le ricchezze apparivano sempre di meno (infatti i ladri non smettevano di venire a rubare), ecco come agì: ordinò di preparare delle trappole e di disporle fra gli orci contenenti i suoi averi. 2) Vennero di nuovo i ladri, come le altre volte, e uno di loro si introdusse nel tesoro; ma non appena si accostò ad un orcio subito rimase preso nella trappola; si rese conto del guaio in cui si trovava, chiamò il fratello, gli spiegò la situazione e lo esortò a entrare al più presto e a tagliargli la testa: non voleva, una volta visto e riconosciuto, coinvolgere nella rovina anche il fratello. Questi comprese la bontà della proposta, si convinse e la mise in opera. Poi ricollocò al suo posto la pietra e tornò a casa, portando con sé la testa del fratello.

C 1) Quando fu giorno, il re entrò nella stanza e rimase sbalordito a vedere il cadavere decapitato del ladro bloccato nella trappola e la camera intatta, senza alcuna via di entrata o di uscita. Incapace di trovare una spiegazione, agì come segue: fece appendere al muro del palazzo il corpo del ladro e vi mise a guardia degli uomini con l'ordine di arrestare e condurre di fronte al re chiunque vedessero piangere o disperarsi. 2) La madre non riuscì a tollerare che il corpo restasse appeso e parlò con il figlio superstite, ordinandogli di studiare la maniera, in qualche modo, di slegare il corpo del fratello e di portarlo via; se non l'avesse fatto minacciava di andare dal re a denunciarlo quale possessore delle ricchezze.

D 1) Il figlio superstite vistosi così minacciato e incapace, nonostante i molti tentativi, di far cambiare parere a sua madre, ricorse a uno stratagemma. Tenne pronti degli asini, e avendo riempito di vino degli otri li caricò sugli asini che poi spinse davanti a sé; quando fu vicino ai guardiani del cadavere appeso, tirando due o tre cinghie degli otri ne sciolse la legatura;2) il vino si versava e lui allora si batteva la testa, lamentandosi a gran voce, fingendo di non sapere verso quale asino volgersi per primo; le sentinelle, visto scorrere tutto quel vino, si precipitarono in strada portando recipienti e raccoglievano il vino versato, considerandola una gran fortuna. Quello cominciò a litigare aspramente con tutti loro, simulando rabbia; ma poi, poco per volta, 3) calmato dalle sentinelle, finse di mettersi il cuore in pace e di deporre la sua ira; infine spinse lui stesso gli asini fuori di strada per risistemare il carico; 4) cominciarono a chiacchierare, a scherzare, a ridere finché il ladro regalò ai guardiani uno degli otri; ed essi, così come erano, si sdraiarono pensando solo a bere, invitarono con loro il ladro e lo esortarono a fermarsi per bere tutti in compagnia; il giovane obbedì e rimase con loro; 5) visto poi che tra una bevuta e l'altra lo trattavano con grande familiarità, offrì loro anche un altro otre: a forza di generose libagioni le sentinelle si ubriacarono completamente e, vinte dal sonno, si addormentarono proprio là dove bevevano. 6) Il ladro, non appena fu notte inoltrata, slegò il corpo del fratello e a maggior scorno delle guardie rase loro la guancia destra; caricò il cadavere sugli asini e li spinse verso casa: aveva perfettamente eseguito gli ordini della madre.

E 1) Il re, quando gli comunicarono che il cadavere del ladro era stato trafugato, si adirò moltissimo e volendo a ogni costo scoprire l'autore di tutte quelle astuzie fece una cosa che a me sembra incredibile: 2) mise sua figlia in un postribolo ordinandole di accettare qualunque uomo senza eccezioni, ma di costringerli tutti, prima di concedersi, a raccontarle l'azione più astuta e scellerata che mai avessero commesso in vita loro; doveva trattenere e non lasciare uscire più dalla casa la persona che le avesse narrato i fatti relativi a quel furto. 3) La ragazza seguì i comandi del padre, ma il ladro, venuto a sapere lo scopo della cosa e volendo superare il re in astuzia, fece così: 4) recise un braccio all'altezza della spalla al cadavere di un individuo morto da poco e tenendolo nascosto sotto il mantello si recò dalla figlia del re; interrogato come gli altri, narrò di aver compiuto l'impresa più empia quando aveva decapitato il fratello impigliato in una trappola nella stanza del tesoro reale, e la più astuta quando aveva ubriacato le sentinelle e slegato il cadavere appeso del fratello. 5) Come lo udì la ragazza gli si accostò, ma il ladro nel buio le porse il braccio del morto: lei lo ghermì e lo tenne stretto credendo di aver afferrato la mano del ladro, il quale invece lasciandole il braccio fuggì tranquillamente attraverso la porta.

F 1) Quando tutto ciò gli fu riferito, il re rimase impressionato dalla scaltrezza e dal coraggio dimostrati dallo sconosciuto; infine inviò messaggi in ogni città promettendo l'impunità e anche ricchi doni se si fosse presentato al suo cospetto: 2) il ladro credette alla parola del re e venne da lui. Rampsinito, pieno di ammirazione, gli diede sua figlia in moglie giudicandolo l'uomo più intelligente della terra: perché gli Egiziani a suo parere erano superiori a tutti gli altri uomini, e lui era il primo degli Egiziani.

122 1) Narrato questo episodio, i sacerdoti mi dissero che Rampsinito era disceso vivo nel luogo detto Ade dai Greci, dove avrebbe giocato a dadi con Demetra, ora vincendo ora perdendo; poi sarebbe ricomparso sulla terra portando con sé come dono della dea un asciugamano d'oro. 2) Dopo la discesa agli inferi di Rampsinito o meglio dopo il suo ritorno, sempre secondo i sacerdoti, gli Egiziani indissero una grande festa, che so celebrata ancora ai giorni nostri, anche se non sono in grado di confermarne l'origine. 3) Il giorno stesso della festa i sacerdoti intessono un mantello, poi con una benda coprono gli occhi di uno di loro e quindi lo conducono, vestito di quel mantello, sulla strada che porta al tempio di Demetra; poi se ne tornano via; il sacerdote, con gli occhi bendati, viene guidato da due lupi, dicono, fino al tempio di Demetra, lontano dalla città venti stadi; gli stessi lupi lo riaccompagnerebbero indietro dal tempio fino al punto di prima.

123 1) Accetti pure questi racconti egiziani chi li giudica credibili; quanto a me il mio unico scopo in tutta la mia opera è di registrare, come l'ho udito, quello che ciascuno racconta. 2) A sentire gli Egiziani i re dell'oltretomba sono Demetra e Dioniso. E gli Egiziani furono i primi a sostenere che l'anima è immortale e che trasmigra, perito il corpo, in un altro essere vivente, che sta nascendo a sua volta; dopo essere passata attraverso tutti gli animali terrestri e acquatici, e alati, l'anima trasmigrerebbe nuovamente nel corpo di un uomo: il ciclo si compierebbe nell'arco di tremila anni. 3) Questa teoria fu poi ripresa da alcuni Greci, in varie epoche, come se si fosse trattato di una loro scoperta: io ne conosco i nomi, ma non li scrivo.

124 1) I sacerdoti,dicevano che fino al re Rampsinito c’era stato in Egitto un ordine perfetto e grande prosperità. Mentre Cheope, il suo successore, l’avrebbe ridotto alla più squallida miseria. Anzitutto, dicono chiuse tutti i santuari e proibì i sacrifici; quindi impose a tutti gli Egiziani di lavorare per lui. 2) Agli uni impose di trascinare pietre fino al Nilo dalle cave dei monti Arabi, ed ad altri di ricevere le pietre che avevano passato il fiume su battelli, e di trascinarle fino ai monti chiamati Libici. 3) Ogni trimestre lavoravano a turno centomila uomini. E il popolo si logorò dieci anni per costruire la strada sulla quale venivano trascinate le pietre. Un’opera che è a parer mio, non di troppo inferiore alla piramide: 4) giacché la sua lunghezza è di cinque stadi, la larghezza di dieci orge, l’altezza della scarpata raggiunge , dove tocca il massimo, le otto orge. La strada è fatta di pietra levigata e con figure incise. Occorsero dunque per essa, e per le camere sotterranee nella collina su cui sorgono le piramidi, quei dieci anni. Il Re costruì le camere, destinate alla sua sepoltura, in un’isola, ch’egli creò col condurre dal Nilo fin là un canale. 5) Per la costruzione della Piramide occorsero vent’anni. Essa è quadrata.. Presenta da tutti i lati una faccia di otto plettri, un’altezza uguale.E’ di pietre levigate e perfettamente connesse, di cui nessuna misura meno di trenta piedi.

125 1) Questa piramide fu costruita a gradini, chiamati merli o altarini. 2) E quando si giunse al tal punto della costruzione, le rimanenti pietre furono sollevate con macchine fatte di legni corti. Venivano sollevate da terra sul primo ordine, 3) da dove venivano tratte sul secondo ordine e su un’altra macchina. 4) Le macchine erano altrettante quanti erano gli ordini dei gradini. O forse la stessa, unica e maneggevole, veniva, tolta la pietra, spostata su ogni ordine. Voglio esporre tutte e due le ipotesi come vengono presentate. 5) Sicché furono terminate prima le parti più alte, poi quelle più vicine ad esse, e per ultime quelle che toccano il suolo, le più basse. 6) Un’iscrizione egiziana sulla piramide fa sapere quanto si è speso in syrmaia, in cipolle e in agli per i lavoranti. E se ben ricordo quello che mi diceva l’interprete leggendo l’iscrizione, furono pagati mille e seicento talenti d’argento. 7) Se ciò corrisponde a verità, quanto è verosimile si sia versato ancora per gli strumenti di ferro con i quali si lavorava, e per il cibo e le vesti dei lavoranti? Perché ho gia detto il tempo che fu impiegato per edificare queste opere. E per tagliare le pietre, trasportarle, e fare lo scavo sotto terra, dovette occorrere, a mio parere, un altro non indifferente lasso di tempo.

126 1) Cheope giunse, dicono, a tanta malvagità che, occorrendogli denaro, mise sua figlia in un lupanare, con l’ordine di raccogliere una determinata somma, che non mi è stata precisata. Ella eseguì l’ordine del padre; ma volle pure ella lasciare un suo ricordo, e a ogni visita chiedeva che le si donasse una pietra. 2) I sacerdoti mi dissero che con queste pietre fu costruita la piramide che sorge in mezzo alle tre dinanzi alla grande piramide, e di cui ogni faccia misura un plettro e mezzo.

127 1) Gli Egiziani mi dissero che Cheope regnò sull'Egitto per cinquanta anni; alla sua morte il potere passò nelle mani del fratello Chefren. Chefren si comportò esattamente come il suo predecessore: fra l'altro si fece costruire anche lui una piramide, ma non delle dimensioni di quella di Cheope (noi l'abbiamo personalmente misurata): 2) non possiede vani sotterranei e non c'è un canale che porti fino ad essa le acque del Nilo come accade per l'altra piramide; il Nilo infatti attraverso un condotto artificiale circonda un isolotto dove pare che Cheope sia seppellito. 3) Dopo aver costruito il primo ripiano in granito etiopico di vari colori, eresse la propria piramide accanto all'altra, la grande, ma restando quaranta piedi di meno in altezza. Sorgono entrambe sullo stesso colle, alto all'incirca un centinaio di piedi.

128 1) Mi dissero che Chefren regnò per 56 anni. E calcolano così a 106 gli anni di totale miseria per gli Egiziani: inoltre per tutto questo periodo i templi che erano stati chiusi non vennero mai riaperti. Gli Egiziani non amano ricordare il nome di questi due re, tanto è l'odio che nutrono verso di loro; persino le piramidi le chiamano dal nome del pastore Filiti, che all'epoca faceva pascolare le sue greggi da quelle parti.

129 1) Dopo Chefren regnò sull'Egitto Micerino, figlio di Cheope; a Micerino non piaceva l'operato del padre: allora riaprì i templi e consentì al popolo, ormai ridotto alla estrema miseria, di tornare ai propri lavori e alle proprie pratiche religiose; inoltre dirimeva le cause con senso di giustizia più forte di tutti i re precedenti. 2) Per questa sua attività gli Egiziani lodano Micerino più di tutti i re succedutisi sul trono fino ad oggi; in effetti, oltre a emettere sempre eccellenti sentenze, donava denaro proprio a chi risultasse insoddisfatto della sua decisione, per placarne il risentimento. 3) A Micerino, re mite nei confronti dei sudditi e che si comportava come ho detto, capitarono una serie di sventure: la prima fu la morte dell'unica sua figlia. Profondamente addolorato dalla sciagura che gli era piombata addosso, volle seppellire la figlia in una maniera assolutamente eccezionale: fece costruire una vacca di legno, cava, la fece rivestire interamente d'oro e vi introdusse la salma della figlia.

130 1) Questa vacca non fu poi calata nella terra, ma lasciata a Sais dentro la reggia in una stanza decorata, dove era visibile ancora ai miei tempi; tutti i giorni vi bruciano aromi di ogni genere, e ogni notte, vi arde una lampada costantemente accesa. 2) In un'altra stanza, a poca distanza dalla vacca, si trovano le statue delle concubine di Micerino, così perlomeno dicevano i sacerdoti della città di Sais. Ci sono infatti alcune enormi statue di legno, una ventina circa, raffiguranti dei nudi femminili; nulla posso dire circa la loro identità, oltre a ciò che si racconta.

131 1) Alcuni narrano a proposito della vacca e delle statue la seguente leggenda: Micerino si innamorò della figlia e la costrinse a unirsi con lui; 2) dicono inoltre che subito dopo, per il dolore, la ragazza si impiccò; mentre il padre provvedeva a seppellirla nella vacca, la madre fece tagliare le mani alle ancelle che avevano consegnato sua figlia nelle mani del padre; e ora appunto le statue di queste ancelle avrebbero patito la punizione subita da loro vive. 3) Ma a mio parere dicono delle sciocchezze, sia nel resto sia nel dettaglio delle mani delle statue; ho potuto constatare personalmente che si sono staccate a causa dell'azione del tempo: erano ancora visibili all'epoca della mia visita, per terra, ai piedi delle statue.

132 1) Il corpo della vacca è coperto da un tessuto di porpora da cui spuntano il collo e la testa, chiaramente rivestiti di uno spesso strato d'oro: in mezzo alle corna è effigiato in oro il disco del sole.2) La vacca non è dritta in piedi ma giace sulle ginocchia: le sue dimensioni sono quelle di un grosso esemplare vivo. Una volta all'anno viene portata fuori dalla stanza, nei giorni in cui gli Egiziani si battono il petto in onore del dio che preferisco non nominare in questo momento; 3) allora portano alla luce del sole anche la vacca: sembra sia stata la ragazza stessa, in punto di morte, a chiedere al padre di vedere il sole una volta all'anno.

133 1) Dopo la scomparsa della figlia, un'altra sventura colpì il re: un oracolo proveniente dalla città di Buto gli predisse solo sei anni di vita: sarebbe morto nel settimo. 2) Molto contrariato il re inviò all'oracolo un messaggio di biasimo per il dio: suo padre e suo zio, - così rinfacciava Micerino all'oracolo - erano vissuti molto a lungo benché avessero chiuso i templi, si fossero scordati degli dei e avessero fatto morire la gente, mentre lui, che si era comportato devotamente, presto avrebbe dovuto morire. 3) E dall'oracolo gli venne un secondo responso; proprio per questo gli era stata accorciata l'esistenza: non aveva agito come doveva, perché bisognava che l'Egitto patisse sciagure per 150 anni. I suoi due predecessori lo avevano capito, lui invece no. 4) Udito ciò Micerino, a cui il destino pareva ormai segnato, si fece fabbricare molte lampade: ogni volta che scendeva la notte le accendeva e si abbandonava al bere e alle baldorie, senza smettere né di giorno né di notte, vagando tra i boschi o le paludi e ovunque accertasse l'esistenza di luoghi di divertimento. 5) Voleva così dimostrare che l'oracolo mentiva e aumentarsi da sei a dodici gli anni di vita, trasformando le notti in giorni.

134 1) Anche questo re lasciò una piramide, molto più piccola di quella del padre: misura su ciascun lato tre pletri meno venti piedi, ha base di forma quadrangolare ed è per metà in pietra etiopica. Alcuni Greci attribuiscono questa piramide a Rodopi, la cortigiana, ma non è vero: 2) costoro secondo me parlano senza neppure sapere chi era Rodopi, altrimenti non potrebbero attribuirle la costruzione di una piramide come quella che costa migliaia di talenti, una cifra per così dire incalcolabile; 3) inoltre Rodopi godette il massimo splendore all'epoca del re Amasi e non sotto il regno di Micerino, vale a dire parecchi anni dopo i re che lasciarono queste piramidi; Rodopi era di stirpe tracia, schiava di Iadmone di Samo, figlio di Efestopoli, e compagna di schiavitù di Esopo, il favolista. Anche Esopo infatti fu schiavo di Iadmone; lo dimostra senz'altro il fatto seguente: 4) quando già varie volte i cittadini di Delfi in seguito a un oracolo avevano diffuso un bando, cercando chi volesse riscuotere il compenso dovuto per la vita di Esopo, fu un Iadmone, nipote appunto di quel Iadmone, a farsi avanti, non altri; ciò dimostra che Esopo era appartenuto a Iadmone.

135 1) Rodopi giunse in Egitto al seguito di Xanto di Samo, vi giunse per esercitarvi l'antica professione, e vi fu riscattata per una somma enorme da un uomo di Mitilene, Carasso, figlio di Scamandronimo e fratello della poetessa Saffo. 2) Divenuta in tal modo libera, Rodopi rimase in Egitto e siccome era molto attraente riuscì ad arricchirsi, ma quanto basta per essere una Rodopi, non certo per permettersi una piramide come quella. 3) Ancora oggi chiunque lo voglia può valutare coi propri occhi la decima dei suoi averi, e non è proprio il caso di attribuirle spropositate ricchezze. Infatti Rodopi volle lasciare in Grecia memoria di sé ordinando che le venissero allestiti oggetti mai escogitati per una offerta a un tempio; e volle dedicarli a Delfi a ricordo di sé. 4) Con la decima parte dei suoi averi fece fondere numerosi spiedi di ferro, da bue, quanti ne consentiva quella somma, e li mandò a Delfi. Ancora oggi essi si trovano accatastati dietro l'altare donato dagli abitanti di Chio, di fronte alla cella del tempio. 5) Generalmente le grandi prostitute di Naucrati sono molto attraenti: già Rodopi, la pro tagonista del nostro discorso, divenne tanto famosa che tutti i Greci ne conobbero il nome; più tardi, dopo di lei divenne celebre in tutta la Grecia una certa Archidice, anche se costituì meno argomento di conversazione. 6) Quanto a Carasso, dopo aver riscattato Rodopi, tornò a Mitilene, e Saffo lo rimproverò duramente in un carme. Ma su Rodopi ormai ho terminato.

136 1) I sacerdoti raccontavano ancora che dopo Micerino divenne re Asichi; Asichi eresse i propilei orientali del tempio di Efesto, che sono di gran lunga i più belli e imponenti. Tutti i propilei presentano bassorilievi e infinite meraviglie architettoniche, ma quelli li superano largamente. 2) Sotto il regno di Asichi, narravano, essendo scarsa la circolazione di denaro, fu promulgata per gli Egiziani una legge in base alla quale era consentito ricevere un prestito a chi desse in pegno il cadavere del padre. A tale legge se ne aggiunse poi un'altra: il creditore poteva diventare proprietario dell'intera tomba del debitore, il quale appunto, se aveva concesso quel tipo di garanzia e rifiutava poi di restituire il prestito, come sanzione perdeva il diritto di essere seppellito, dopo morto, nella tomba di famiglia o in un'altra qualunque; né poteva dar sepoltura ad alcuno dei suoi. 3) Asichi, volendo superare tutti i re suoi predecessori sul trono dell'Egitto, lasciò in ricordo di sé una piramide di mattoni, sulla quale campeggiava una lapide con incise queste parole: "Non disprezzarmi a confronto con le piramidi di pietra: io sono superiore ad esse quanto Zeus è superiore agli altri dei, perché hanno immerso una pertica nel lago e con il fango ad essa rimasto attaccato hanno fatto dei mattoni e così mi hanno costruito". Queste furono tutte le imprese di Asichi.

137 1) Dopo di lui salì al trono un cieco della città di Anisi, che si chiamava a sua volta Anisi. Sotto questo sovrano mosse contro l'Egitto un forte contingente di Etiopi guidati dal re Sabacos. 2) Allora il cieco Anisi fuggì in direzione delle paludi; l'Etiope regnò sull'Egitto per cinquanta anni durante i quali si regolò come segue: 3) quando un Egiziano commetteva qualche crimine, non voleva mandarlo a morte, ma gli assegnava una pena proporzionata alla gravità del reato, imponendo a ciascun colpevole di compiere lavori di terrazzamento nella sua città natale. E in tal modo le città divennero ancora più alte; 4) i primi lavori di questo tipo si erano avuti all'epoca del re Sesostri, in seguito allo scavo dei canali, per la seconda volta si fecero durante il regno dell'Etiope; e le città furono elevate di molto. 5) Fra le tante città egiziane che vennero rialzate quella a mio parere dove i terrazzamenti furono più cospicui fu Bubasti, dove sorge anche il notevolissimo tempio della dea Bubasti: esistono certamente altri santuari più grandi di questo, ma nessuno è altrettanto bello da visitare. La dea Bubasti è l'equivalente della dea greca Artemide

138 1) Il suo santuario si presenta così: all'infuori della strada di accesso tutto il resto è un'isola: in effetti dal Nilo due canali si spingono paralleli fino all'ingresso del tempio dove divergono per scorrere intorno al santuario uno da una parte, uno dall'altra; ciascuno dei canali è largo 100 piedi ed è ombreggiato da file di alberi. 2) I propilei raggiungono le dieci orgie in altezza e sono ornati di figure scolpite alte sei piedi, degne di essere ricordate. Il tempio, trovandosi nel centro della città, è visibile in basso da qualunque punto circostante, perché mentre la città è stata rialzata con terrapieni, il tempio invece non è mai stato toccato da quando fu costruito; e quindi risulta in bella vista. 3) Lo circonda un muro di cinta ornato di bassorilievi al cui interno si trova un boschetto di altissimi alberi intorno alla grande cella dove è racchiusa la statua della dea; in lunghezza e in larghezza il santuario misura uno stadio. 4) Davanti all'ingresso c'è una strada lastricata di pietra, lunga circa tre stadi e larga circa quattro pletri: attraversa la piazza della città e procede verso oriente. Su entrambi i lati della strada, che porta al tempio di Ermes, crescono alberi che si levano fino al cielo. Così è il tempio di Bubasti.

139 1) Ecco come i sacerdoti raccontavano la definitiva partenza dell'Etiope; fu una vera e propria fuga dovuta a una visione apparsagli in sogno: 2) aveva sognato che un uomo, accanto a lui, gli consigliava di radunare tutti insieme i sacerdoti egiziani e di farli tagliare a metà. Avuta questa visione dichiarò che a suo parere gli dei gli offrivano un pretesto perché si macchiasse di empietà e venisse a patire sventure da parte degli dei e degli uomini; perciò non avrebbe obbedito; tanto più che era arrivato il tempo, predettogli da un oracolo, di ritirarsi dopo aver regnato sull'Egitto. 3) Infatti quando ancora stava in Etiopia gli oracoli consultati abitualmente dagli Etiopi gli avevano profetizzato cinquanta anni di regno sull'Egitto. Siccome dunque questo tempo era trascorso e dato che il sogno notturno lo aveva sconvolto, Sabacos di sua spontanea volontà si ritirò dall'Egitto.

140 1) Dopo la partenza dell'Etiope prese di nuovo a regnare sull'Egitto il sovrano cieco, tornato dalle paludi dove per cinquanta anni aveva vissuto in un isolotto da lui stesso formato con terra e cenere; infatti ogni volta che gli Egiziani venivano a portargli del cibo, secondo gli ordini e all'insaputa del re etiope, chiedeva loro di portargli in dono anche un po' di cenere. 2) Nessuno riuscì a scoprire quest'isola prima di Amirteo: per più di settecento anni i predecessori del re Amirteo non furono capaci di trovarla; l'isola si chiama Elbo e misura dieci stadi in ogni direzione.

141 1) Dopo Anisi salì al trono un sacerdote del tempio di Efesto, di nome Setone; costui non aveva nessuna considerazione per la classe dei guerrieri egiziani anzi li disprezzava, pensando forse di non dover mai avere bisogno di loro; fra le altre angherie che impose loro li privò dei terreni: sotto i re precedenti a ciascun guerriero era stato assegnato un lotto di dodici "arure". 2) Più tardi, quando il re d'Arabia e d'Assiria Sennacherib mosse con un grande esercito contro l'Egitto, i guerrieri egiziani non vollero accorrere a difesa del paese. 3) Allora il re sacerdote, ormai in una grave situazione, entrò nella sala del tempio a lamentarsi, di fronte alla statua del dio, delle sciagure che rischiava di subire; mentre si lamentava si addormentò e sognò che il dio, standogli accanto, lo rincuorasse: non gli sarebbe successo nulla di spiacevole se avesse affrontato l'esercito arabo, perché il dio in persona gli avrebbe mandato dei soccorsi. 4) Fiducioso in quanto aveva sognato prese con sé tutti gli Egiziani disposti a seguirlo e si accampò presso Pelusio (dove appunto si trovano le vie di accesso all'Egitto). Nessun guerriero lo aveva seguito, soltanto bottegai, artigiani e mercanti. 5) Quando sopraggiunsero, i nemici subirono, di notte, un'invasione di topi di campagna che rosicchiarono le loro faretre e gli archi e le cinghie degli scudi, sicché il giorno dopo, inermi ormai, si diedero alla fuga e caddero in gran numero. 6) E oggi nel tempio di Efesto si trova una statua in pietra raffigurante questo sacerdote con in mano un topo, e con un'iscrizione che dice: "Guardate me e siate devoti agli dei".
142 1) Fino a questo punto della mia storia mi hanno raccontato gli Egiziani ed i loro sacerdoti. Essi mi dimostrarono che, dal loro primo re fino a questo sacerdote di Efesto, che regnò per ultimo, corsero trecentoquarantuno generazioni, e che in questo periodo vissero altrettanti grandi sacerdoti e re. 2) Trecento generazioni in linea maschile portano a diecimila anni, perché tre di queste generazioni coprono cento anni; e le rimanenti quarantuno generazioni che si aggiungevano alle trecento danno mille e trecentoquarant’anni. 3) Così essi venivano a dire che in undicimila e trecentoquarant’anni non c’era stato nessun Dio in forma umana. Non solo. Ma negavano che alcunché di simile fosse avvenuto prima e dopo fra i re che continuarono a susseguirsi in Egitto. 4) Aggiunsero che durante questo periodo il sole cambiò quattro volte il suo oriente: levandosi due volte dove ora tramonta e tramontando due dove ora sorge, senza che nell’Egitto avvenisse alcun mutamento, né nella vita agricola, né nei sui fenomeni fluviali,né per le malattie, né per le morti.

143 1) Quando lo scrittore Ecateo espose a Tebe la sua genealogia, ricollegando la sua stirpe ad un Dio come sedicesima generazione, i sacerdoti di Zeus fecero con lui come più tardi fecero con me, ma io non esponevo la mia personale genealogia. 2) M’introdussero nell’interno del tempio, che è vasto; e mi mostrarono, enumerandole, ingenti statue di legno in quel numero che ho detto. Perché ogni gran sacerdote fa nella sua vita erigere qui la propria immagine. 3) Mostrando ed enumerando i sacerdoti mi fecero vedere che ciascuno era figlio di un padre compreso nella serie; e percorsero tutte le statue, cominciando dal morto più recente, fino a che non le mostrarono tutte. 4) Ad Ecateo che aveva esposto la propria genealogia e che si ricollegava da un Dio nella sedicesima generazione, avevano essi con questa enumerazione opposta un’altra genealogia, respingendo la sua affermazione che da un Dio fosse nato un uomo. Gli opposero questa genealogia come segue. Gli affermarono che ciascuna delle statue colossali rappresentava un piromis nato da un piromis , e dimostrarono questa discendenza da piromis a piromis per tutte le trecentoquarantacinque statue, senza collegarle né a un Dio né a un Eroe. Piromis corrisponde al valent’uomo della lingua ellenica.

144 1) Così fecero vedere che tutti coloro che erano rappresentati dalle immagini erano siffatti, e assi diversi dagli Dei; 2) mentre prima di questi uomini quelli che regnavano in Egitto erano Dei che vivevano insieme agli uomini, ed era sempre uno di loro che deteneva il potere. Avrebbe regnato per ultimo, sul paese, Horo figlio di Osiride, che gli Elleni chiamavano Apollo. Egli avrebbe, dopo aver deposto Tifone, regnato per ultimo sull’Egitto. Osiride corrisponde in lingua greca a Dioniso.

145 1) Fra i Greci gli dei più recenti sono ritenuti Eracle, Dioniso e Pan, invece fra gli Egiziani Pan è il più antico e appartiene al novero degli otto indicati come primi dei; Eracle invece è fra i secondi dei, detti i dodici, e Dioniso in quella terza serie originata dai dodici. 2) Già ho precisato quanti anni, secondo gli Egiziani, siano trascorsi dall'epoca di Eracle a quella del re Amasi; da Pan dicono siano stati di più, da Dioniso meno, e calcolano 15.000 anni da lui fino al regno di Amasi. 3) Gli Egiziani si dichiarano sicuri di queste informazioni, perché tengono costantemente il conto degli anni e lo registrano per iscritto. 4) E dunque, dall'epoca del Dioniso che si dice sia nato da Semele, figlia di Cadmo, fino ai nostri giorni sarebbero trascorsi non più di 1000 [e 600] anni, da quella dell'Eracle figlio di Alcmena, circa 900, e dal Pan figlio di Penelope (nato appunto da Ermes e da Penelope, come asseriscono i Greci) fino a oggi meno anni di quelli che ci separano dalla guerra di Troia, ossia circa 800 anni.

146 1) Ciascuno accolga pure delle due la versione che gli pare più convincente, io per me la mia opinione al riguardo l'ho già espressa. Se questi due individui, il Dioniso figlio di Semele e il Pan figlio di Penelope, fossero nati e invecchiati in Grecia come accadde per Eracle figlio di Anfitrione, allora li si potrebbe ugualmente ritenere degli esseri umani omonimi di divinità sorte ben prima di loro: 2) ma i Greci narrano che questo Dioniso, appena concepito, fu cucito da Zeus in una sua coscia e portato a Nisa, cioè oltre l'Egitto, in Etiopia; quanto a Pan, poi, i Greci non sanno proprio dire dove sia andato a finire dopo essere venuto al mondo. A me perciò sembra chiaro che i Greci conobbero Dioniso e Pan più tardi degli altri dei e poi attribuirono la loro nascita all'epoca in cui ne avevano sentito parlare per la prima volta.

147 1) Tutto ciò che precede è di fonte egiziana. Ora invece passo a esporre i racconti egiziani che concordano con notizie di altra provenienza sempre a proposito di questo paese; e vi aggiungerò anche qualche cosa constatata da me personalmente. 2) Gli Egiziani, dopo il regno del sacerdote di Efesto, acquistarono la libertà; ma non erano assolutamente in grado di vivere neppure per breve tempo senza un sovrano, sicché insediarono dodici re, uno per ciascuna delle parti in cui avevano diviso l'intero territorio egiziano. 3) Essi si legarono fra loro per mezzo di matrimoni e regnarono, attenendosi a queste norme: non si sarebbero sopraffatti a vicenda, non avrebbero aspirato a possedere ciascuno qualcosa più dell'altro, e insomma sarebbero rimasti amici in tutto e per tutto. 4) Stabilirono le regole suddette e ad esse si attennero strettamente, perché appena insediati al potere gli era pervenuto un vaticinio: chi fra loro avesse libato con una coppa di bronzo dentro il tempio di Efesto sarebbe diventato re di tutto quanto il paese; bisogna sapere che essi si riunivano in tutti i santuari.

148 1) A ricordo di sé decisero di lasciare un unico monumento in comune e fecero costruire il labirinto che si trova a sud del lago di Meride, all'altezza della cosiddetta città di "Coccodrilli". Io l'ho visto con i miei occhi ed è al di sopra di ogni possibilità di descrizione: 2) anche a pensare di descrivere una per una tutte le mura e le costruzioni dei Greci, queste apparirebbero pur sempre inferiori, per lavoro e denaro occorsi, a questo labirinto. Certamente è notevole anche il tempio di Efeso, o quello di Samo; 3) già le piramidi andavano oltre ogni descrizione e ciascuna di loro era capace di reggere il paragone con molte e anche imponenti opere greche; ma il labirinto davvero supera le piramidi. 4) Esso si compone di dodici cortili coperti, contigui, con le porte opposte tra loro, sei rivolte verso nord e sei verso sud; un unico muro di cinta li separa dall'esterno. All'interno, su due piani, uno sotterraneo, l'altro superiore, si stendono 3000 stanze, 1500 per piano; 5) le stanze del piano superiore le ho visitate e percorse personalmente, quindi posso parlarne per conoscenza diretta; su quelle sotterranee ho avuto solamente informazioni: gli addetti egiziani si rifiutarono di mostrarmele sostenendo che vi si trovano le sepolture dei re che furono i primi costruttori del labirinto e dei coccodrilli sacri. 6) Pertanto posso parlare del piano inferiore solo basandomi su quanto mi hanno riferito; ma al piano superiore ho visto opere che travalicano i limiti dell'umano: le porte che collegano le varie stanze e le svariatissime tortuosità attraverso i cortili mi lasciarono a bocca aperta: passavo dal cortile alle stanze e dalle stanze ai porticati e dai porticati ad altre stanze e da esse ad altri cortili: 7) il soffitto di tutte queste costruzioni è di pietra come pure le pareti, ma le pareti sono ricche di bassorilievi; ogni cortile è circondato da colonne di pietra bianca che si armonizzano alla perfezione. Vicino all'angolo dove termina il labirinto si innalza una piramide, quaranta orgie di base, che reca scolpite figure di grandi proporzioni; la via di accesso alla piramide è sotterranea.

149 Benché il labirinto sia già straordinario ancora più meravigliati lascia il lago cosiddetto di Meride, presso il quale il labirinto è stato costruito; il perimetro del lago misura 3600 stadi, vale a dire sessanta scheni, una lunghezza pari all'intero sviluppo costiero egiziano; il lago si estende nel senso della lunghezza in direzione nord-sud e nel punto di massima profondità raggiunge le cinquanta orgie. 2) Che si tratti di un bacino artificiale, opera di scavo, lo rivela il lago stesso: nel bel mezzo infatti vi sorgono due piramidi alte ciascuna cinquanta orgie sul livello dell'acqua; e altrettanto misura la parte sommersa. Sopra entrambe le piramidi c'è un colosso di pietra seduto sul trono. 3) In questo modo l'altezza delle piramidi raggiunge le cento orgie; cento orgie corrispondono esattamente a uno stadio di sei pletri, visto che ogni orgia è pari a quattro cubiti o a sei piedi; piede e cubito corrispondono rispettivamente a quattro e sei palmi. 4) L'acqua del lago non è di sorgente (quella zona del paese è terribilmente arida) ma vi è stata portata dal Nilo mediante un canale: per sei mesi all'anno l'acqua scorre verso il lago, per gli altri sei rifluisce nel letto del Nilo. 5) Quando le acque defluiscono dal lago allora, in quei sei mesi, la pesca frutta alla reggia un talento d'argento al giorno; quando invece vi affluisce frutta soltanto venti mine.

150 1) Gli abitanti del luogo dicevano anche che il lago è collegato con il golfo della Sirte in Libia per mezzo di un canale sotterraneo; il lato occidentale del lago si protende verso ovest nell'interno lungo la catena montuosa che sta sopra Menfi. 2) Poiché non riuscivo a vedere dove mai fosse stata accumulata la terra dello scavo, e la cosa mi aveva incuriosito, chiesi a quelli che abitavano nei dintorni del lago dove si trovasse la terra scavata. Essi mi spiegarono dove era stata trasportata e mi convinsero facilmente; sapevo infatti, perché l'avevo sentito raccontare, che anche a Ninive, città degli Assiri, era avvenuto qualcosa di simile. 3) Infatti dei ladri avevano concepito il progetto di rubare l'immenso tesoro, custodito in camere sotterranee, del re di Ninive Sardanapalo: essi, cominciando dalla loro casa e calcolando con precisione le distanze fino alla reggia, scavarono sottoterra una galleria e ogni notte andavano a scaricare la terra rimossa nel Tigri, che scorre a poca distanza da Ninive, finché non ebbero eseguito il loro piano. 4) Un lavoro del genere, a quanto mi dissero, fu compiuto anche per lo scavo del lago egiziano, con la sola differenza che non fu realizzato di notte bensì alla luce del sole: gli Egiziani trasportarono il materiale estratto dallo scavo fino al Nilo che, ricevendolo, avrebbe pensato a disperderlo. Così fu realizzato, pare, l'invaso del lago.

151 1) I dodici re esercitarono il potere comportandosi con giustizia; passato un certo tempo, una volta si riunirono per un sacrificio nel tempio di Efesto; nell'ultimo giorno della festa quando stavano per libare il sommo sacerdote, nel dare loro le coppe d'oro usate di solito per le libagioni, ne sbagliò il numero, distribuendone undici invece di dodici. 2) Psammetico era l'ultimo della fila: rimasto senza coppa, si sfilò l'elmo di bronzo, lo porse e con esso libò. Anche gli altri re, tutti, portavano un elmo, e lo avevano allora in testa; 3) Psammetico non porse il suo con l'intenzione di ingannare gli altri. Ed essi, quando ebbero collegato mentalmente il gesto di Psammetico con l'oracolo che era stato loro vaticinato (chi di loro avesse libato con una coppa di bronzo sarebbe diventato sovrano unico dell'intero Egitto), benché memori della profezia, non ritennero giusto uccidere Psammetico: si resero conto, interrogandolo a fondo, che non aveva agito con premeditazione, perciò decisero di privarlo della maggior parte del suo potere e di esiliarlo nelle paludi, col divieto di allontanarsi da lì e di avere contatti con il restante territorio egiziano

152 1) Questo Psammetico, in precedenza, era stato già una volta cacciato in esilio dal re Etiope Sabacos, che gli aveva ucciso il padre Necos; allora era riparato in Siria; poi, quando l'Etiope, dopo il sogno, si ritirò, gli Egiziani del nomo di Sais lo ricondussero in patria; 2) più tardi, mentre era re, per la seconda volta e per colpa dell'elmo gli altri undici sovrani lo costrinsero in esilio, nelle paludi. 3) Si ritenne vittima di un sopruso da parte dei suoi colleghi e pensò di vendicarsi di quanti lo avevano bandito. Mandò una delegazione a Buto all'oracolo di Latona, che per gli Egiziani è l'oracolo più veritiero, e ottenne un responso in base al quale la sua vendetta sarebbe venuta dal mare, quando fossero apparsi degli uomini di bronzo. 4) Davvero lui non poteva credere che mai sarebbero accorsi in suo aiuto degli uomini di bronzo, ma, non molto tempo dopo, il destino volle che degli Ioni e dei Cari, salpati per fare della pirateria, fossero gettati sulle coste dell'Egitto; costoro sbarcarono a terra indossando armature di bronzo e qualcuno corse nelle paludi ad avvisare Psammetico: poiché non aveva mai visto prima degli uomini con armature di bronzo, il messaggero riferì che dal mare erano venuti uomini di bronzo a depredare la campagna. 5) Psammetico comprese che l'oracolo si stava avverando: trattò da amici gli Ioni e i Cari e con grandi promesse li convinse a schierarsi con lui; poi, un po' col favore degli Egiziani disposti ad aiutarlo, un po' col soccorso di questi alleati, detronizzò i re avversari

153 1) Divenuto padrone di tutto quanto l'Egitto, Psammetico fece costruire in onore di Efesto i propilei meridionali a Menfi e di fronte ai propilei edificò per Api il cortile in cui Api viene nutrito quando si manifesti; il cortile è contornato da colonne e ricco di bassorilievi; non sono però propriamente colonne quelle che reggono il tetto, ma piuttosto colossali statue di dodici cubiti. Api corrisponde in lingua greca a Epafo.

154 1) Agli Ioni e ai Cari che lo avevano aiutato Psammetico concesse di abitare due territori situati uno di fronte all'altro, separati dal Nilo, che presero il nome di "Accampamenti". Assegnò i territori e mantenne anche tutte le altre promesse. 2) Inoltre affidò loro dei ragazzi egiziani perché imparassero la lingua greca; da questi ragazzi che appresero allora il greco discendono tutti gli attuali interpreti in Egitto. 3) Ioni e Cari abitarono assai a lungo in questi territori situati lungo la costa un po' al disotto di Bubasti, presso la foce del Nilo detta Pelusio. Più tardi il re Amasi li tolse da quei territori e li trasferì a Menfi facendosene un corpo di guardia personale in luogo degli Egiziani. 4) Costoro si stabilirono in Egitto e proprio grazie ai contatti intervenuti con essi noi Greci possiamo avere una esatta conoscenza delle cose d'Egitto, a partire dal regno di Psammetico in poi; Ioni e Cari furono i primi alloglotti a stabilirsi in Egitto. Nei luoghi da cui poi furono trasferiti a Menfi, ancora all'epoca della mia visita erano rimasti gli scivoli per calare in acqua le imbarcazioni e i ruderi delle abitazioni. E così Psammetico divenne padrone dell'Egitto.

155 1) Varie volte ho fatto menzione dell'oracolo egiziano e ora bisogna che ne parli: è davvero un argomento degno di essere toccato. Questo oracolo [egiziano] è sacro a Latona: sorge in una grande città che si incontra risalendo il Nilo dal mare sul ramo detto Sebennitico. 2) Il nome della città sede dell'oracolo è Buto, come già precedentemente ho ricordato; a Buto si trova anche un santuario di Apollo e di Artemide. Il tempio di Latona, sede dell'oracolo, è veramente imponente: i suoi propilei raggiungono un'altezza di dieci orgie; 3) ma dirò quella che fra tutte le cose visibili mi procurò il maggior stupore: nell'area sacra a Latona c'è un tempio costituito da pareti monolitiche, identiche in lunghezza e in altezza; ogni spigolo misura quaranta cubiti; il tetto è formato da un'unica lastra di pietra con un aggetto di quattro cubiti.

156 1) Questo tempio è per me fra tutte le cose visibili nell'area del santuario la più stupefacente. La seconda meraviglia è l'isola detta di Chemmi: 2) essa è situata in un lago vasto e profondo, non lontano dal santuario di Buto, e a sentire gli Egiziani sarebbe un'isola galleggiante. Personalmente io non l'ho mai vista navigare né mai spostarsi minimamente e nel ricevere l'informazione mi ha lasciato molto perplesso la possibilità che esistano isole natanti. 3) Comunque nell'isola sorge un grande tempio di Apollo con tre altari; su di essa crescono numerose palme e anche molte altre specie di alberi, da frutta e non da frutta. 4) Gli Egiziani quando dicono che questa isola galleggia aggiungono anche un racconto: narrano che Latona, una delle prime otto divinità, abitava nella città di Buto, dove ora si trova il suo santuario: su quest'isola che prima era fissa ricevette in custodia Apollo dalle mani di Iside e ve lo tenne in salvo; lo nascondeva insomma nell'isola che ora ha fama di essere galleggiante, quando giunse Tifone che cercava ovunque pur di trovare il figlio di Osiride. 5) Essi sostengono che Apollo e Artemide sono figli di Iside e di Dioniso e che Latona fu la loro nutrice e salvatrice. In egiziano Apollo corrisponde a Horo, Demetra a Iside e Artemide a Bubasti. 6) Da questa leggenda e non da altre Eschilo figlio di Euforione trasse quanto vengo a dire, distinguendosi dai poeti suoi predecessori: fece che Artemide fosse figlia di Demetra. Ecco perché l'isola sarebbe divenuta galleggiante. Così almeno raccontano gli Egiziani.

157 1) Psammetico regnò sull'Egitto per 54 anni, 29 dei quali li trascorse accampato in assedio della grande città di Azoto in Siria, finché non l'ebbe espugnata; Azoto, fra tutte le città a nostra conoscenza fu quella che resistette più a lungo a un assedio.

158 1) Psammetico ebbe un figlio, Necos, che regnò sull'Egitto: costui per primo iniziò lo scavo del canale che si immette nel Mare Eritreo; il canale fu poi scavato in un secondo tempo dal Persiano Dario. È lungo quattro giorni di navigazione e fu realizzato talmente largo da consentire il passaggio contemporaneo a due triremi procedenti a remi. 2) Il canale riceve l'acqua del Nilo; la riceve esattamente poco a sud di Bubasti non lontano dalla città araba di Patumo, e poi va a sfociare nel Mare Eritreo. Lo scavo cominciò nella piana d'Egitto dalla parte dell'Arabia; appena un po' al di sopra di essa inizia la catena montuosa che si sviluppa di fronte a Menfi, dove si trovano le cave di pietra. 3) Il canale passa per lungo tratto alle falde di questa catena montuosa e si allunga da ovest a est, quindi si spinge verso le gole; dalle montagne piega poi verso il vento Noto, andando a sfociare nel Golfo d'Arabia. 4) Dove la distanza è minore e la via è più breve per passare dal mare settentrionale a quello meridionale, detto anche Eritreo, vale a dire dal monte Casio che segna il confine fra l'Egitto e la Siria, fino al Golfo di Arabia, ci sono ‹esattamente› mille stadi. 5) Mille stadi in linea d'aria, ma in realtà il canale è alquanto tortuoso e quindi molto più lungo. Nei lavori di scavo, avvenuti sotto il regno di Necos, perirono 120.000 Egiziani. Necos poi interruppe a metà i lavori: un oracolo gli impedì di continuare avvisandolo che stava lavorando a vantaggio del barbaro. Gli Egiziani chiamano barbari tutti quelli che non parlano la loro lingua.

159 1) Abbandonato il taglio del canale, Necos si volse ad alcune spedizioni militari: triremi furono costruite sul mare settentrionale e altre sul Mare Eritreo nel Golfo di Arabia: ancora ne sono visibili gli scivoli di varo. 2) Le navi venivano utilizzate in caso di necessità; con i Siri Necos combatté sulla terra ferma a Magdolo, dove risultò vincitore; dopo questo scontro conquistò Caditi, grande città della Siria. 3) Allora dedicò ad Apollo la veste da lui indossata mentre compiva quelle imprese, inviandola al tempio dei Branchidi di Mileto. Dopo sedici anni in tutto di regno Necos morì lasciando il potere al figlio Psammi.

160 1) Mentre Psammi regnava sull'Egitto vennero messaggeri da Elea che esaltavano i Giochi di Olimpia come i più belli e i meglio regolati del mondo, convinti che neppure gli Egiziani, cioè gli uomini più sapienti della terra, avrebbero mai saputo escogitare qualcosa di simile. 2) Quando gli Elei giunti in Egitto ebbero esposta la ragione del loro arrivo, allora il re convocò gli Egiziani che passavano per i più sapienti; essi si riunirono e si informarono dagli Elei, minutamente, sul regolamento dei Giochi e delle gare; gli Elei esposero ogni dettaglio e dichiararono di essere venuti in Egitto per sapere se lì erano capaci di studiare un sistema più equo. 3) Gli Egiziani si consultarono fra loro e infine domandarono agli Elei se i loro concittadini prendevano parte alle competizioni; ed essi risposero che era consentito di gareggiare a chiunque lo desiderasse, fosse Eleo o di un'altra regione della Grecia, senza discriminazioni. 4) Allora gli Egiziani ribatterono che così facendo gli Elei avevano commesso una assoluta ingiustizia: non c'era infatti modo di evitare che favorissero un loro concittadino a danno dei forestieri. Se davvero volevano fissare delle regole eque e per questo motivo erano venuti in Egitto, li esortavano a indire Giochi riservati ai soli stranieri e a non permettere ad alcun cittadino di Elea di gareggiare. Questi furono i suggerimenti dati dagli Egiziani agli Elei.

161 1) Psammi regnò solamente per sei anni; fece in tempo a combattere contro l'Etiopia e subito dopo morì; gli succedette suo figlio Aprieo 2) il quale, dopo il bisnonno Psammetico, fu il più fortunato in confronto ai sovrani suoi predecessori: regnò per 25 anni durante i quali mosse con le sue truppe contro Sidone e combatté per mare contro il re di Tiro. 3) Ma era destino che facesse una brutta fine; nei Racconti libici ne esporrò diffusamente la ragione, qui la riassumerò per sommi capi. 4) Aprieo inviò un grande esercito contro i Cirenei e subì una grave sconfitta; gravissima: gli Egiziani gliela rimproverarono al punto da ribellarsi contro di lui; erano convinti che Aprieo li avesse consapevolmente inviati verso una prevedibile sciagura perché avvenisse una strage di Egiziani e lui potesse regnare con maggiore sicurezza sui sudditi restanti. Furiosi i sopravvissuti e gli amici degli scomparsi gli si ribellarono apertamente.

162 1) Informato della cosa Aprieo inviò presso di loro Amasi perché con le sue parole li placasse. Amasi giunse presso i ribelli e cercava di dissuaderli dai loro propositi, ma poi, mentre parlava, un Egiziano, che era in piedi dietro di lui, gli pose sul capo un elmo e asserì che con questo gesto lo designava re. 2) Il gesto non dovette andare troppo contro la volontà di Amasi a giudicare dal suo successivo comportamento: quando gli Egiziani lo ebbero eletto loro sovrano, si preparò alla guerra contro Aprieo. 3) Informato di ciò, Aprieo inviò ad Amasi un uomo del suo seguito che godeva di un certo prestigio fra gli Egiziani: a Patarbemi, così si chiamava, ordinò di condurgli Amasi vivo. Patarbemi raggiunse Amasi e lo invitò a seguirlo, ma Amasi, per tutta risposta, si sollevò leggermente sulla sella (per caso era a cavallo), tirò un peto e invitò Patarbemi a riportare quello a Aprieo. 4) Ciononostante Patarbemi insisteva nell'invitarlo a presentarsi al re che lo chiamava. Amasi gli rispose che era esattamente quanto già da tempo si preparava a fare: e Aprieo, aggiunse, non sarebbe stato scontento di lui, perché con sé avrebbe condotto molti altri. 5) Patarbemi comprese il senso dell'affermazione e, vedendolo ormai pronto alla spedizione, decise di tornare dal re in gran fretta per comunicargli al più presto quanto stava accadendo. Ma quando tornò dal re senza Amasi, Aprieo senza concedergli di fornire spiegazioni e in preda all'ira, ordinò che gli fossero tagliate le orecchie e il naso. Gli altri Egiziani rimasti fedeli ad Aprieo, vedendo il più ragguardevole di loro trattato così sconciamente, senza por tempo in mezzo passarono dall'altra parte e si consegnarono ad Amasi.

163 1) Appreso anche questo, Aprieo armò i mercenari e mosse contro gli Egiziani. Aveva con sé, come mercenari, 30.000 uomini fra Cari e Ioni. La sua reggia si trovava a Sais, era molto grande e degna di essere vista. Così Aprieo e i suoi marciarono contro gli Egiziani e Amasi e i suoi contro i mercenari; entrambi raggiunsero la città di Momenfi e si prepararono allo scontro.

164 1) In Egitto la popolazione è divisa in sette classi: sacerdoti, guerrieri, bovari, porcari, commercianti, interpreti, piloti. Tante sono le classi egiziane, che prendono nome dai mestieri. 2) Comunque i guerrieri sono anche detti Calasiri e Ermotibi e appartengono ai seguenti nomoi; tutto l'Egitto infatti è diviso in nómoi.

165 1) Ecco i distretti degli Ermotibi: Busirite, Saite, Chemmite, Papremite, Isola di Prosopitide e a metà del distretto di Nato; provenienti da queste località gli Ermotibi nel momento di massima crescita raggiunsero il numero di 160.000. Nessuno di loro ha mai imparato altra professione: si dedicano solo alla guerra.

166 1) Ed ecco i distretti dei Calasiri: Tebano, Bubastite, Aftite, Tanite, Mendesio, Sebennite, Atribite, Farbetite, Tmuite, Onufite, Anisio, Miecforite: quest'ultimo occupa un'isola di fronte alla città di Bubasti; 2) provenienti dunque da queste località i Calasiri nel momento di massima crescita raggiunsero il numero di 250.000; neppure costoro possono praticare altre professioni, ma coltivano solo l'arte della guerra e se la trasmettono di padre in figlio.

167 1) Non sono in grado di giudicare con certezza se anche questo uso i Greci lo hanno imparato dagli Egiziani; vedo che pure Traci, Sciti, Persiani, Lidi e quasi tutte le popolazioni barbare hanno minor considerazione per i cittadini che apprendano un mestiere e per i loro figli, mentre ritengono nobili le persone libere da lavori manuali e in modo particolare quanti attendono alle attività militari. 2) Comunque è un modo di pensare ben appreso dai Greci tutti: più degli altri dagli Spartani e meno degli altri dai Corinzi, che non disprezzano affatto gli artigiani.

168 1) I soli guerrieri fruivano, con i sacerdoti, di determinati vantaggi: dodici arure di terreno scelto, esenti da tasse. L'arura è una estensione quadrata di cento cubiti egiziani su ogni lato; il cubito egiziano per l'appunto coincide con quello di Samo. 2) Accanto a tale privilegio generale esistevano prerogative particolari concesse a turno e mai alle stesse persone: ogni anno 10.000 Calasiri e altrettanti Ermotibi prestavano servizio come guardie del re; oltre alle arure, ricevevano giornalmente cinque mine di grano abbrustolito a testa, due mine di carne bovina e quattro aristeri di vino; tanto elargivano alle guardie in servizio.

169 1) Quando dunque, nella loro marcia di avvicinamento, Aprieo con i mercenari e Amasi alla testa di tutti gli Egiziani, raggiunsero la città di Momenfi, si accese lo scontro: si batterono bene gli stranieri, ma erano molto inferiori per numero e perciò rimasero sconfitti. 2) Aprieo, si racconta, credeva che nessuno, neppure un dio, potesse porre fine al suo potere, tanto gli sembrava saldamente radicato. E invece, venuto a battaglia, fu sconfitto, fatto prigioniero e condotto nella città di Sais, nella sua dimora di un tempo, divenuta ormai la reggia di Amasi. 3) Per un certo periodo Amasi lo ospitò nella reggia, trattandolo con onore; ma infine, biasimato dagli Egiziani, tacciato di ingiustizia perché ospitava il loro e suo massimo nemico, decise di consegnare Aprieo agli Egiziani. Essi lo impiccarono e quindi lo seppellirono nella tomba di famiglia, 4) che si trova nel tempio di Atena, proprio accanto al sacrario, a sinistra per chi entra. I cittadini di Sais seppellivano nel tempio di Atena tutti i re originari del loro distretto: 5) così vi si trova pure la tomba di Amasi, ma più discosta dal sacrario rispetto alle tombe di Aprieo e dei suoi antenati, e precisamente nel cortile del santuario; consiste di un lungo porticato di pietra, ornato di colonne a forma di palmizi e di ogni altra decorazione di lusso; all'interno del porticato vi sono due grandi portali, in mezzo ad essi è collocato il monumento funebre.

170 1) Sempre lì a Sais nel santuario di Atena si trova anche la tomba di colui che ora sarebbe empietà nominare; giace nella parte posteriore del santuario lungo il muro di cinta. 2) Sempre nell'area del tempio si ergono grandi obelischi di pietra; accanto vi è un laghetto, ornato da un parapetto di pietra e perfettamente circolare, vasto, come mi parve, quanto il cosiddetto lago "rotondo" di Delo.

171 1) In questo laghetto si svolgono di notte le sacre rappresentazioni delle vicende di lui; gli Egiziani le chiamano "misteri": io so come si svolgono in ogni particolare, ma conserverò un religioso silenzio. 2) E mi guarderò anche dal parlare dei misteri di Demetra, che i Greci chiamano Tesmoforie, se non per quanto mi sia lecito dire: 3) furono le figlie di Danao a introdurre in Grecia questa cerimonia originaria dell'Egitto, insegnandola alle donne pelasgiche; poi, quando l'intero Peloponneso fu sconvolto dai Dori, il rito scomparve; solo gli Arcadi, unici superstiti delle popolazioni del Peloponneso, unici non dispersi, lo tennero in vita.

172 1) Detronizzato Aprieo, governò Amasi, originario del nomo di Sais e più precisamente della città di Siuf. 2) In un primo momento gli Egiziani disprezzavano Amasi e non lo stimavano affatto, in quanto era del popolo e non di una casata illustre; ma poi Amasi, con accortezza e prudenza, riuscì a guadagnarsi il loro favore. 3) Possedeva una enorme quantità di oggetti preziosi: fra gli altri un bacile d'oro nel quale lui e tutti i suoi invitati erano soliti lavarsi i piedi in ogni circostanza; egli lo ridusse a pezzi per ricavarne la statua di un dio, collocata poi nel punto più adatto della città; e gli Egiziani vi si affollavano attorno con grande venerazione; 4) Amasi, informato del comportamento dei suoi sudditi, li convocò e rivelò loro che l'immagine era stata fabbricata con un bacile e che ora gli Egiziani veneravano con profonda devozione un oggetto in cui si erano lavati i piedi e avevano vomitato e orinato. 5) Seguitò dicendo che lui si era trovato in una situazione paragonabile a quella del catino: se prima era uno del popolo ora invece era il loro sovrano e perciò li esortava a rispettarlo e a onorarlo. In questo modo si guadagnò la stima degli Egiziani, che accettarono di essere suoi sudditi.

173 1) Amasi sbrigava i suoi affari come segue: dall'alba fino a quando la piazza del mercato è affollata, si occupava delle questioni che gli venivano sottoposte, dopo di che beveva, beffava i suoi convitati, era frivolo e allegro. 2) Rammaricandosi per questo, gli amici lo ammonivano: "Sovrano, - gli dicevano - tu non agisci bene, ti comporti con troppa leggerezza. Dovresti startene seduto dignitosamente su un venerabile trono per tutto il giorno e affrontare questioni serie; in questo modo gli Egiziani saprebbero di essere governati da un uomo importante e tu avresti una fama maggiore. La tua attuale condotta, invece, non è affatto regale". 3) Ma lui una volta rispose: "Chi possiede un arco lo tende quando deve usarlo e dopo lo lascia allentato; questo perché se restasse continuamente in tensione l'arco si spezzerebbe, e quindi gli arcieri, al momento buono, non potrebbero più servirsene. 4) Identica è la condizione dell'uomo: uno che vuole essere sempre serio e non si lascia andare ogni tanto allo scherzo senza nemmeno accorgersene diventerebbe pazzo o stupido. Io ne sono convinto e perciò divido il mio tempo fra serietà e scherzo". Così Amasi rispose ai suoi amici.

174 1) Si dice che Amasi, anche da privato cittadino, abbia sempre amato bere e divertirsi; e che non fosse mai stato un individuo severo. Se bevendo e divertendosi gli veniva a mancare il necessario, andava in giro a rubacchiare. Quanti lo accusavano di possedere qualche loro bene, se lui si ostinava a negare, lo conducevano spesso di fronte all'oracolo del luogo dove si trovavano. Spesso fu dichiarato colpevole dai responsi, ma spesso veniva assolto. 2) Una volta salito al trono si comportò come segue: non si dette cura alcuna dei templi degli dei che lo avevano assolto dall'accusa di essere un ladro; non concesse denaro per restaurarli né li frequentava per compiere sacrifici; riteneva quegli dei indegni di considerazione, perché possedevano oracoli menzogneri; aveva invece molto riguardo per quelli che lo avevano condannato come ladro, stimando che fossero autentici dei e possedessero oracoli non menzogneri.

175 1) In onore di Atena a Sais costruì dei propilei stupendi, superiori a tutti gli altri per altezza e grandezza nonché per le dimensioni e la qualità delle pietre impiegate; inoltre offrì come dono votivo statue colossali e sfingi maschili, di grandi proporzioni e si procurò altri blocchi di pietra enormi per opere di restauro. 2) Alcune di queste pietre le fece venire dalle cave esistenti all'altezza di Menfi, altre, le più smisurate, dalla città di Elefantina, che dista da Sais una ventina di giorni di navigazione. 3) E ancora, e ciò suscita in me la maggiore meraviglia, fece venire da Elefantina una costruzione monolitica, impiegando per il trasporto tre anni e duemila operai, tutti appartenenti alla casta dei "piloti". La larghezza di questa costruzione esternamente è di circa venti cubiti: quattordici ne misura in larghezza e otto in altezza. 4) Tali sono le sue dimensioni esterne; all'interno la lunghezza è di diciotto cubiti e un pigone, "la larghezza di dodici cubiti" e l'altezza di cinque cubiti. Questa costruzione sorge presso l'ingresso del santuario. 5) Non lo portarono dentro l'area sacra, si dice, per questa ragione: stavano trainando l'edificio quando il direttore dei lavori emise un sospiro a causa della fatica e del tempo occorsi per un simile lavoro; allora Amasi, facendosi scrupolo, non consentì che lo si trasportasse più oltre. Altri invece raccontano che uno degli operai che manovravano le leve morì schiacciato: per questo motivo quindi non lo avrebbero più portato dentro.

176 1) Amasi dedicò in tutti gli altri celebri santuari opere sempre degne di essere viste per la loro imponenza; e fra le altre un colosso che giace supino a Menfi di fronte al tempio di Efesto, lungo ben 75 piedi. Sul medesimo piedistallo, ai lati del colosso maggiore, si ergono altre due statue in pietra etiopica, ciascuna delle quali è alta venti piedi. 2) Anche a Sais esiste un colosso simile, cioè giacente alla maniera di quello di Menfi. Fu poi ancora Amasi a far costruire a Menfi il tempio di Iside, un tempio assai grande e che assolutamente merita una visita.

177 1) Sotto il regno di Amasi, si racconta, l'Egitto godette di una grandissima prosperità: le piene del fiume gratificarono sempre la terra e i raccolti gli uomini: le città abitate in Egitto erano allora circa 20.000. 2) Fu Amasi a stabilire per gli Egiziani la legge per cui ognuno doveva ogni anno dimostrare di cosa vivesse; e per quanti eludevano quest'obbligo o non dimostravano di vivere onestamente era prevista la pena di morte. L'Ateniese Solone prese in Egitto questa norma e la introdusse ad Atene; e vi è tuttora in vigore, trattandosi di una legge ineccepibile.

178 1) Divenuto molto amico dei Greci, Amasi fece varie concessioni ad alcune popolazioni greche: in particolare permise a chi si recava in Egitto di risiedere a Naucrati; a chi non intendeva abitarvi, ma vi giungeva in viaggio, offrì delle aree per la edificazione di altari e templi per gli dei; 2) fra queste l'area sacra più grande, più rinomata e più frequentata si chiama Ellenio; la allestirono insieme varie città: le ioniche Chio, Teo, Focea, Clazomene, le doriche Rodi, Cnido, Alicarnasso, e Faselide, e la sola Mitilene per gli Eoli. 3) Le città alle quali appartiene il santuario sono le stesse che forniscono i sopraintendenti al mercato. Tutte le altre città che rivendicano una partecipazione lo fanno senza averne diritto. Gli abitanti di Egina per conto loro si costruirono un tempio di Zeus, e i Sami uno dedicato a Era, un altro ancora i Milesii ad Apollo.

179 1) L'unico grande antico emporio, e non ve n'erano altri in Egitto, era Naucrati. Se qualcuno approdava a una foce del Nilo diversa, doveva giurare di esservi arrivato per sbaglio, e dopo aver giurato doveva subito dirigersi verso il Nilo di Canobo; se i venti contrari impedivano di prendere il mare, allora bisognava trasportare le mercanzie attraverso l'intero Delta a bordo di barche egiziane, finché non si giungeva a Naucrati; di tale privilegio godeva Naucrati.

180 1) Quando gli Anfizioni appaltarono per trecento talenti la costruzione dell'attuale tempio di Delfi (il precedente era stato distrutto da un incendio scoppiato per cause naturali), i cittadini di Delfi dovettero pagare la quarta parte del prezzo di appalto. 2) Allora si recarono in varie città per raccogliere fondi e così facendo non fu certo dall'Egitto che ricavarono la somma minore. Amasi infatti regalò loro mille talenti di allume e i Greci residenti in Egitto versarono venti mine.

181 1) Amasi firmò un trattato di amicizia e di alleanza militare con gli abitanti di Cirene. Anzi decise persino di prendere moglie in quella città, vuoi per il desiderio di avere una donna greca vuoi come segno di amicizia nei confronti dei Cirenei: 2) secondo alcuni sposò la figlia di Batto figlio di Arcesilao, secondo altri una certa Ladice figlia di Critobulo, un cittadino ragguardevole. Ora, accadeva che quando Amasi andava a letto con lei non era capace di fare l'amore, cosa che gli riusciva invece con le altre donne: 3) il fatto si ripeté varie volte sicché Amasi disse a Ladice: "Moglie mia, tu mi hai stregato e perciò non hai nessuna possibilità di sfuggire alla sorte peggiore mai toccata a una donna". 4) Ladice negava, ma senza arrivare a calmare il marito; perciò pregò fra sé Afrodite, promettendole di inviarle una statua a Cirene se la notte seguente Amasi fosse riuscito a fare l'amore con lei; che era, poi, l'unico rimedio al male. Dopo tale preghiera immediatamente Amasi riuscì a possederla e da allora tutte le volte che l'andava a trovare si univa con lei; e dopo la amò molto. 5) Ladice sciolse poi il voto alla dea facendo fabbricare una statua e inviandola a Cirene; la statua esiste ancora oggi e si trova all'esterno delle mura di Cirene. Quanto a Ladice, quando Cambise divenne il padrone dell'Egitto e seppe di lei chi fosse, la rimandò a Cirene sana e salva.

182 1) Amasi consacrò offerte anche in Grecia: a Cirene una statua d'oro, raffigurante Atena, e un proprio ritratto; a Lindo due statue di pietra dedicate ad Atena e una corazza di lino che merita di essere vista; ad Era in Samo due sue statue in legno che ancora ai miei tempi erano collocate nel tempio grande, subito dietro le porte. 2) A Samo consacrò le sue offerte a causa dei vincoli di ospitalità esistenti fra lui e Policrate figlio di Eace; a Lindo non per legami di ospitalità (non ne aveva), ma perché secondo la leggenda il tempio era stato costruito dalle figlie di Danao, colà approdate durante la loro fuga dai figli di Egitto. Questi furono i suoi doni votivi. Amasi fu il primo al mondo a conquistare l'isola di Cipro e a costringerla al pagamento di un tributo.