Differenze tra le versioni di "Guerra di Troia"

(Troiani e loro alleati)
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I condottieri provenienti da altre città della Troade erano: i fratelli [[Adrasto]] e [[Anfio]]; il loro nipote [[Asio]] (accompagnato dal fratello [[Niso]]); [[Pandaro]]; [[Cicno]] e suo figlio [[Tenete]].
 
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Questi infine i condottieri provenienti da altre regioni: per i Pelasgi, i fratelli Ippotoo e Leto; per i Traci, il re [[Reso]], affiancato da Acamante e [[Piroo]] (presente col figlio [[Rigmo]]); per i Cìconi, [[Eufemo]]; per i Peoni, [[Pirecme]] e [[Asteropeo]] (quest'ultimo non era inizialmente condottiero, ma dopo pochi giorni venne riconosciuto tale da Ettore per i suoi meriti); per i Paflagoni, [[Pilemene]]; per gli Alizoni, [[Odio]] ed [[Epistrofo]]; per i Meoni, i principi [[Mestle]] e [[Antifo (2)|Antifo]], fratelli, insieme allo zio [[Ifitione]], combattente col grado di capitano; per i Frigi, [[Forci]] e [[Ascanio (2)|Ascanio]]; per i Misi, il principe [[Euripilo (4)|Euripilo]], affiancato da [[Cromi]] ed [[Ennomo]]; per i Cari, i fratelli [[Naste]] e [[Anfimaco]]; per i Lici, il re Sarpedonte affiancato dal cugino Glauco, che ne assunse il comando dopo la morte (quando poi cadde anche lui, subentrò [[Oronte]]); per gli Etiopi, il re [[Memnone]], che era nipote di [[Priamo]]; infine [[Pentesilea]], regina delle [[Amazzoni]].
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Questi infine i condottieri provenienti da altre regioni: per i Pelasgi, i fratelli Ippotoo e Leto; per i Traci, il re [[Reso]], affiancato da Acamante e [[Piroo]] (presente col figlio [[Rigmo]]); per i Cìconi, [[Eufemo]]; per i Peoni, [[Pirecme]] e [[Asteropeo]] (quest'ultimo non era inizialmente un condottiero, ma dopo pochi giorni venne riconosciuto tale da [[Ettore]] per i suoi meriti); per i Paflagoni, [[Pilemene]]; per gli Alizoni, [[Odio]] ed [[Epistrofo]]; per i Meoni, i principi [[Mestle]] e [[Antifo (2)|Antifo]], fratelli, insieme allo zio [[Ifitione]], combattente col grado di capitano; per i Frigi, [[Forci]] e [[Ascanio (2)|Ascanio]]; per i Misi, il principe [[Euripilo (4)|Euripilo]], affiancato da [[Cromi]] ed [[Ennomo]]; per i Cari, i fratelli [[Naste]] e [[Anfimaco]]; per i Lici, il re Sarpedonte affiancato dal cugino Glauco, che ne assunse il comando dopo la morte (quando poi cadde anche lui, subentrò [[Oronte]]); per gli Etiopi, il re [[Memnone]], che era nipote di [[Priamo]]; infine [[Pentesilea]], regina delle [[Amazzoni]].
  
  
 
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Versione delle 14:04, 18 apr 2011

Guerra combattuta tra gli Achei e la potente città di Troia per il controllo dell'Ellesponto. Gli eventi del conflitto sono narrati principalmente nell'Iliade di Omero (benché questi narri solo avvenimenti accaduti nel decimo anno di guerra), unica opera a noi pervenuta, essendo gli altri testi letterari, denominati testi del "Ciclo Troiano", ormai perduti e conosciuti solo tramite posteriori testimonianze. Ulteriori fonti di conoscenza possono considerarsi anche le tragedie antiche di Eschilo, Sofocle ed Euripide che trassero ispirazione proprio dai testi oggi perduti. La distruzione di Troia è invece narrata nel secondo libro dell'Eneide di Virgilio.

La prima guerra di Troia

Prima di quella cantata da Omero, vi furono altre guerre a Troia. Una di esse, tramandata dal mito, fu combattuta quando il padre di Priamo, il re Laomedonte, scateno' l’ira di Eracle per non averlo compensato dopo che gli aveva liberato la figlia da un mostro marino. Eracle si alleo' con altri sovrani greci, tra cui Peleo, padre di Achille, ed insieme rasero al suolo la citta', uccidendo il re e quasi tutti i suoi figli.
Gli scavi archeologici effettuati negli ultimi due secoli confermano che Troia venne distrutta e ricostruita piu volte, e spesso piu grande di prima. Cio' testimonia quanto siano stati tenaci i suoi abitanti e promotori di interessi sempre vitali per la prosperita' di questa citta'.
Nella meta' del XIII sec. a. C. tutta l’area del Mediterraneo orientale fu interessata da grandi movimenti di popoli, forse dovuti alla pressione di genti barbare provenienti dal nord. La citta', dunque, spesso dovette affrontare con il conflitto l’invasione di popoli stranieri. Ma di tutte le guerre affrontate, nessuna probabilmente fu aspra e difficile come quella cantata da Omero.

La guerra omerica

Il mito narra che essa fu scatenata dal rapimento di Elena da parte di Paride, e dalla successiva vendetta di Menelao. Ma, se consideriamo la vicenda sotto altri aspetti, le ragioni del conflitto sembra siano state piu “prosaiche”.
Quando gli Achei giunsero in Grecia per la prima volta, non conoscevano il mare, tanto che per indicarlo dovettero ricorrere all’idioma thalassa. In seguito divennero, tuttavia, marinai molto esperti, divenendo esperti nel commercio marittimo e organizzando perfino spedizioni militari e pirateria. Pian piano si espansero, a danno dei cretesi, in gran parte del Mediterraneo. Poiche' i loro traffici li portavano anche verso il Mar Nero, gli Achei mostrarono particolare interesse al controllo degli stretti che davano accesso a quel mare, e che allora erano sotto il dominio dei troiani e di altre popolazioni frigie. Pertanto e' probabile che parecchi principi achei si allearono per condurre una spedizione nello stretto dei Dardanelli (chiamato Ellesponto) e che i frigi si difesero dall’invasione con l’aiuto di altri popoli anatomici. Cosi' si sarebbe svolta la guerra di Troia, terminata verso la meta' del XIII sec. a. C. con la vittoria degli Achei. Questa vicenda verosimilmente offri' lo spunto alla composizione di leggende e canti riguardanti i loro eroi combattenti e la citta' troiana.

La realtà storica

Fino al secolo scorso gli storici erano convinti che i poemi omerici fossero un’eccezionale opera di pura fantasia, ma senza alcun fondamento storico.
Nel XIX sec. uno studioso tedesco, Heinrich Schliemann (1822-1890), opero' una svolta decisiva in quest’ambito. Abilissimo e spregiudicato commerciante, riusci' ad accumulare una ricchezza tale che gli permise di abbandonare gli affari a soli 41 anni, per dedicarsi a cio' che aveva sempre sognato: la ricerca archeologica. Da geniale dilettante qual era, libero da pregiudizi, considerava Omero non solo un poeta, ma anche uno storico veritiero.
Nel 1870 si reco' nella Troade, all’estremo occidente dell’attuale Turchia, e si concentro' sulla collina di Hissarlik, che gli sembrava corrispondere al luogo descritto da Omero come il sito della citta' di Troia. Il metodo con cui praticava gli scavi allora era, purtroppo, gravemente distruttivo; inoltre la carenza di preparazione scientifica porto' spesso Schliemann a giungere a conclusioni errate. Ma la sua intuizione era giusta, e fu confermata dalle ricerche successive. Infatti gli scavi mostrarono l’esistenza, nella collina di Hissarlik, di ben nove strati diversi, accumulatisi dall’eta neolitica a quella romana. L’entusiasmo di Schliemann fu tale che, nel 1873, si convinse di aver trovato il “tesoro di Priamo”, il re di Troia contro cui gli Achei avrebbero mosso guerra. Tuttavia, negli studi seguenti, la Troia omerica fu identificata nel settimo strato e fu cosi dimostrato che il presunto “tesoro di Priamo”, trovato nel secondo strato, apparteneva in realta' ad un re vissuto molti secoli prima della guerra cantata nell’Iliade.
Nel 1876, seguendo lo stesso metodo, Schliemann porto alla luce nel Peloponneso nord-orientale la rocca di Micene che, a quanto si legge nell’Iliade, era il luogo in cui viveva Agamennone, il piu potente dei re che guidarono la spedizione di Troia. A Micene Schliemann ritrovo una serie di tombe reali dislocate all’interno di un doppio recinto di lastre di pietra; vi erano inoltre vari corredi funerari, splendide opere di oreficeria. Attenendosi, in questo caso, soprattutto alle descrizioni del geografo Pausania (II sec. d. C), si convinse di aver scoperto le sepolture di Agamennone e del suo esercito, e di aver visto addirittura i tratti del sovrano di Micene che aveva comandato gli Achei nella guerra troiana; lo identifico' nel cosiddetto “tesoro di Atreo”, che secondo lui conteneva la maschera di Agamennone. Ma ancora una volta l’entusiasmo lo tradi', perche le ricerche successive accertarono che le tombe da lui scoperte precedevano di alcuni decenni l’epopea degli Atridi, e si riferivano ad un’epoca risalente al XVI sec. a. C., mentre Troia fu distrutta alla fine del sec. XIII a. C.

Gli Achei

L'esercito acheo era probabilmente condotto secondo l'uso di quello miceneo: a capo di ogni contingente della spedizione vi era il wànax (sovrano) locale con i suoi lawòi che rappresentavano la nobiltà guerriera e fondiaria del paese di provenienza e comandavano direttamente i guerrieri che avevano condotto con sè.
Non si trattava quindi di una struttura compatta nè di un esercito disciplinato e inquadrato secondo una precisa catena di comando, ma di un coacervo di schiere che seguivano in battaglia il loro signore secondo un vincolo di fedeltà. Ne è un esempio il celebre episodio dell'ira di Achille: ritiratosi il suo re dalla guerra, tutto il contingente dei Mirmidoni lo segue e si astiene dal combattere.

Troiani e loro alleati

L'esercito troiano poteva contare su un gran numero di contingenti, al pari di quello acheo; accanto ai troiani vi erano infatti i tantissimi popoli loro alleati, ciascuno sotto il comando di uno o più nobili; a volte anche di un re (come Sarpedone, Reso, Asio, Memnone). In alcuni passi dell'Iliade però troviamo una differenza di non poco conto tra i due eserciti: alcuni dei contingenti comandati dagli alleati dei Troiani sembrano essere costituiti da veri e propri mercenari "stagionali", con "contratto a termine".

I troiani avevano per comandante assoluto Ettore: come condottieri minori figuravano quattro dei suoi fratelli Deifobo, Eleno, Troilo, insieme a Enea, affiancato da due figli di Antenore, Archeloco e Acamante. Un altro figlio di Antenore, Laodamante combatté col grado di capitano.

I condottieri provenienti da altre città della Troade erano: i fratelli Adrasto e Anfio; il loro nipote Asio (accompagnato dal fratello Niso); Pandaro; Cicno e suo figlio Tenete.

Questi infine i condottieri provenienti da altre regioni: per i Pelasgi, i fratelli Ippotoo e Leto; per i Traci, il re Reso, affiancato da Acamante e Piroo (presente col figlio Rigmo); per i Cìconi, Eufemo; per i Peoni, Pirecme e Asteropeo (quest'ultimo non era inizialmente un condottiero, ma dopo pochi giorni venne riconosciuto tale da Ettore per i suoi meriti); per i Paflagoni, Pilemene; per gli Alizoni, Odio ed Epistrofo; per i Meoni, i principi Mestle e Antifo, fratelli, insieme allo zio Ifitione, combattente col grado di capitano; per i Frigi, Forci e Ascanio; per i Misi, il principe Euripilo, affiancato da Cromi ed Ennomo; per i Cari, i fratelli Naste e Anfimaco; per i Lici, il re Sarpedonte affiancato dal cugino Glauco, che ne assunse il comando dopo la morte (quando poi cadde anche lui, subentrò Oronte); per gli Etiopi, il re Memnone, che era nipote di Priamo; infine Pentesilea, regina delle Amazzoni.