Anfiarao



				

				

Padre di Alcmeone, figlio di Oicle e di Ipermestra; partecipò alla spedizione degli Argonauti e alla caccia del cinghiale calidonio, di cui fu uno dei feritori. Avendo poi saputo dall'oracolo che sarebbe morto nella guerra dei Sette Contro Tebe, per non parteciparvi si nascose. Aveva già deposto dal trono il re di Argo, Talao, e costretto il figlio di questi, Adrasto, ad abbandonare l'Argolide. Aveva sposato Erifile, che per vanità e leggerezza fu causa della morte del marito del quale rivelò il nascondiglio a Polinice in cambio di una collana. Costretto così a partecipare alla guerra, un giorno Anfiarao mentre era a mensa con gli altri condottieri vide un'aquila che presa la sua lancia la gettò a terra trasformandola in un ramo di alloro, che interpretò come un segno della propria imminente morte. Il giorno dopo Anfiarao decapitò il cadavere del nemico Melanippo, prese con sé la testa e la offrì al morente Tideo perché se ne cibasse; tornò quindi a combattere e poco dopo si compì il suo destino, con la terra che si aprì ed inghiottì lui, l'auriga Batone e tutto il suo carro da guerra. Anfiarao si era fatto promettere dal figlio Alcmeone che nel caso fosse morto avrebbe ucciso la madre Erifile, rea di averlo tradito. Un altro figlio dell'eroe, Catilo, avrebbe fondato Tivoli nel Lazio. Anfiararo fu venerato con culto eroico presso Tebe e presso Oropo là dove aveva pure due oracoli, ed in suo onore si celebravano le Anfiaree.

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