Sfinge



				

				

Simbolo del simbolismo, secondo Hegel, la Sfinge è uno dei mostri che sembrano più aderenti alla nostra epoca, forse anche perché colpita di rimbalzo dalla popolarità che il mito di Edipo ha acquisito grazie alle teorie psicoanalitiche di Freud. Per l'uomo contemporaneo la Sfinge si collega mentalmente da un lato al colossale monumento di Giza, in Egitto, e dall'altro al mito greco appena citato. Vengono cosi uniti, in maniera arbitraria, una forma nata in Egitto attorno al III millennio a. C., dissociata da ogni contesto mitico, ed un mito greco nato certamente non prima del I millennio, scisso a sua volta da ogni contesto iconografico. Vale a dire che istintivamente diamo al mito greco la forma della Sfinge egiziana, e riempiamo a sua volta quest'ultima con i contenuti di quello. Se invece consideriamo separatamente, ognuna nel proprio contesto, le Sfingi egiziana e greca, ci rendiamo conto che, a prima vista, non esistono molte affinità fra di loro. Per valutare bene le cose è necessario esaminarle separatamente, e poi trovare gli eventuali punti di congruenza.

Indice

[modifica] La Sfinge egiziana

La Sfinge egiziana presenta dei caratteri formali ben precisi e costanti nel tempo (corpo di leone e testa umana) ed un valore semantico apparentemente altrettanto univoco: essa rappresenta infatti sempre il Faraone. A rigor di logica dovremmo quindi parlare, per l'Egitto, non di una Sfinge, ma di uno Sfinge, essendo le raffigurazioni femminili estremamente rare. Questo rappresenta un primo elemento di differenziazione fondamentale dalla Sfinge greca, che è in maniera pressoché esclusiva femminile. Da un punto di vista unicamente iconografico, non è però possibile dire molto di più, della Sfìnge egiziana, oltre all'inequivocabile identificazione col Faraone; bisogna quindi, per approfondire il discorso, rivolgersi ai testi antichi. Nei Testi dei Sarcofagi, la Sfinge viene chiamata Rwty, che significa dio-leone, ed ha un ruolo preciso, che amplia molto la riduttiva visione Sfinge = Faraone. Essa è infatti il guardiano della parte settentrionale del mondo sotterraneo, e cioè del mondo della notte e della morte. Ma la Sfinge ha anche un altro nome ed un altro ruolo: è Har-em-akhe (Horus è all'orizzonte) o Heru-Khuti (Horus dei due orizzonti), con allusione rispettivamente al sole nascente ed al sole nel corso del viaggio diurno. La Sfinge è dunque anche una rappresentazioone del sole nei suoi due aspetti: notturno, mortale (Rwty) e diurno e vitale (Harmachis). In una lapide trovata tra le zampe della grande Sfinge di Giza, risalente a Tuthmosis IV, abbiamo per la prima volta una esplicita correlazione tra i due aspetti, quello regale e quello solare, del mostro; si evince così che la personificazione del Faraone nella Sfinge non ha carattere riduttivo, e cioè non abbassa il ruolo del mostro ad allegoria dell'uomo, ma innalza invece l'uomo a livello divino. Dobbiamo ancora ricordare come esista anche una variante iperd eterminata della Sfinge Rwty, il mostro bicefalo Aker, con due teste di leone alle due estremità del corpo (ma che appare anche come una Sfinge bicefala) che è il guardiano delle due porte, orientale ed occidentale, del percorso notturno del sole. Sembra quindi che la Sfinge egiziana incarni una dualità tra gli aspetti dinamici della vita (il sole nel suo corso giornaliero) e quelli statici della morte (il guardiano della soglia). Il fatto, tuttavia, che sono particolarmente sottolineati certi aspetti (la rinascita di Horus in Harmachis, la tensione delle due teste opposte in Aker), sembra alludere ad un superamento della dualità attraverso la ciclicità. L'itinerario vita-morte si ripristina con quello morte-vita, e il mostro Aker inghiottitore è anche il garante della rinascita.

[modifica] La Sfinge greca

Del tutto diverso, a prima vista, appare il ruolo della Sfinge greca, nonché la sua immagine. La Sfinge, dal volto e seno di donna, corpo, zampe e coda di leone, coperta di piume di uccello ed in genere alata, compare nel celeberrimo mito di Edipo, che, ucciso senza saperlo il proprio padre Laio, capita a Tebe, dove, inviata da Era. la Sfinge proponeva un suo enigma a tutti i giovani, uccidendo e divorando chi non sapeva rispondere. Il re di Tebe, Creonte, succeduto a Laio, per far cessare la strage del mostro, in cui era morto anche un suo figlio, divulga un bando in cui si dichiara disposto a cedere il regno e la vedova di Laio, Giocasta, a chi, risolvendo l'enigma della Sfinge, avesse liberato la città da quell'incomoda presenza. E dipo, assolutamente ignaro della sua origine tebana, e quindi anche di essere figlio di Giocasta, riesce a risolvere l'enigma; la Sfinge, vinta, si getta dalla rocca, uccidendosi, ed Edipo sposa Giocasta, compiendo in pieno la profezia che aveva avuto, secondo la quale avrebbe ucciso il proprio padre e sposato la madre. L'enigma attorno al quale ruota tutto il mito e l'esistenza stessa della Sfinge, suonava cosi: «quale animale è quello che ha una voce sola, quattro piedi all'inizio, poi due e che finisce con tre?». La risposta, lo sappiamo tutti, è "l'uomo che da piccolo cammina a quattro zampe, poi a due ed in vecchiaia si aiuta con un bastone.
Da questo racconto non viene certamente fuori, a prima vista, alcuna convergenza tra la Sfinge egizia e quella greca. Il contesto mitico è totalmente differente: lì abbiamo un essere di significato cosmologico, qui un mostro, terribile sì, ma soggetto alla morte; lì una vicenda ciclica di respiro cosmico, qui un evento transitorio e locale; lì, infine, un leone dalla testa di uomo, qui una donna con parti di leone e parti di uccello. Per vedere se è possibile trovare una qualche convergenza tra i due esseri, o se il medesimo nome sia stato abusivamente ed immotivatamente attribuito a due creature completamente indipendenti, bisogna allargare il campo di indagine.

[modifica] Etimologia

Partiamo dal nome: qual è l'etimologia di Sfinge? Abbiamo visto che i nomi del mostro in Egitto non hanno niente in comune con quello greco, e che presentano anche tra loro notevoli differenze a seconda degli aspetti che si vogliono mettere in luce. Cercando a tutti i costi un'ascendenza egiziana alla Sfinge greca, si è ipotizzato che sphinx derivi dalla trascrizione dell'egiziano shespànkh (sspcnh), che significa "immagine vivente" e che sottintenderebbe "del Signore dell'Universo" o "del dio Atum", come si trova scritto per esteso in alcuni testi. Ma una tale etimologia non sembra corrispondere ne al senso della Sfìnge egiziana ne di quella greca; in particolare l'allusione ad Atum (il sole al tramonto), che è l'unica che si ricollega in qualche modo ai significati solari, contraddice gli altri nomi che conosciamo per sicuro del mostro, e che sottolineano sempre gli aspetti di rinascita e di rigenerazione del sole nascente. Se ci rivolgiamo invece alle etimologie indoeuropee non è difficile arrivare al radicale spig o sphig, che si riferisce alle idee di collegare, legare, rendere compatto, stringere, da cui derivano sphingo, lego, stringo (e per traslato "strangolo"), sphincter, sfintere, muscolo che stringe, fìgere, configgere, fixus, fisso o conficcato. Si è quindi concluso che Sfinge voglia dire "la strangolatrice"; però anche questa etimologia non risolve molto: la Sfinge è casomai una divoratrice, ma non strangola, ne potrebbe farlo, visto che non ha mani ne braccia. È quindi più plausibile che l'idea dello stringere vada intesa in senso metaforico: legare non tisicamente ma idealmente. La Sfìnge lega il destino di Edipo, connette le vecchie profezie (fatte ai suoi genitori) con le nuove (fatte a lui), costringe Edipo a seguire quei destino cui ha tentato invano di sfuggire. La Sfinge è la "legatrice", cioè la maga; del resto il tema del legamento è già presente nel mito di E dipo, fin dalla sua nascita, quando, prima di abbandonarlo, i suoi piedi furono "legati" e "trafitti" (ancora dalla stessa radice sphig), particolare fondamentale nella storia, tanto da motivare il nome stesso dell'eroe (Edipo = piede gonfio).

[modifica] Ascendenza

Stabilito, almeno a grandi linee, il significato del nome, vediamo chi era la Sfinge per i greci. Secondo Apollodoro era figlia di Echidna e Tifone, ambedue mostri dalle caratteristiche serpentine; secondo Esiodo invece sarebbe stata figlia di Echidna, accoppiatasi incestuosamente col proprio figlio Ortro; tradizioni minori ne fanno poi una figlia dello stesso Laio o del beota Ucalegone. Di tutte queste tradizioni la più attestata è quella che la vuole figlia di Echidna e di Ortro, tradizione che trova delle conferme significative anche da un punto di vista delle strutture simboliche. Anzitutto non è da trascurare il fatto che questo mostro, che ha legato la sua esistenza alla più celebre e paradigmatica vicenda di un incesto, sia nato anch'esso da un incesto; poi dobbiamo considerare che tutti gli altri figli di Ortro, il leone di Nemea e la Chimera, hanno una importante componente leonina, come la Sfìnge; in terzo luogo va fatto notare che il bicefalo Ortro, cane legato fra l'altro con Sirio, costellazione particolarmente importante nella religione egiziana, mostra anche un chiaro rapporto di convergenza con l'Aker bicefalo egiziano e con Rwty (il cui nome era indicato con due segni rappresentanti il leone, per sottolinearne la duplicità). Anche Orthros infatti a volte ha due teste situate alle due estremità del corpo che guardano da lati opposti, verso i due orizzonti.

[modifica] Interpretazione

Ci resta a questo punto da esaminare, dopo il nome, l'aspetto e l'ascendenza, l'altro punto centrale nel mito della Sfìnge, l'enigma, o meglio gli enigmi. Molte sono state le interpretazioni fornite da studiosi moderni a questo proposito. Per Freud l'enigma è un segno della curiosità sessuale del bambino; per Bachofen esso definisce l'uomo nei termini della sua esistenza materiale, ed è quindi espressione della precedente civiltà matriarcale; per De Quincey la risposta all'enigma è Edipo stesso, derelitto nell'infanzia, solo nella virilità, ed appoggiato ad Antigone nella vecchiaia; per Hegel, come per Paul Diel, l'enigma vuole alludere ad una necessità di approfondimento psichico, secondo il precetto delfico "conosci te stesso"; per Jung l'enigma, in sé banale, è in realtà costituito dalla stessa Sfìnge, espressione della "madre terribile"; infine per Roheim l'enigma sottintende addirittura la visione, da parte del bambino, di quella che egli definisce la "scena primaria", e cioè il coito dei genitori. Sarebbero possibili altre decine di interpretazioni, che probabilmente sono anche state avanzate, ma non riusciremo mai a cogliere il senso del simbolo in sé, se non lo esamineremo dal punto di vista delle strutture di base.
L'enigma e la risposta data da Edipo definiscono uno schema evolutivo a base ternaria: nell'enigma in sé troviamo una situazione di divisione in tre parti (camminare a quattro, due o tré piedi) la cui eterogeneità si trova però superata e risolta in una unicità fondamentale; si tratta infatti di un essere che ha "una voce sola". Questa ultima specificazione, ignorata da pressoché tutti gli esegeti, ricompone evidentemente in una unità la triplicità delle manifestazioni; viene esclusa già così, ad esempio, la interpretazione di Roheim, sulla "scena primaria", che prevede due "attori". La risposta di Edipo (l'uomo nelle sue tré fasi di vita) definisce il senso degli aspetti, apparentemente contrastanti, della domanda: lo strano essere composto di tré parti (ricordiamo che anche la Sfinge greca è triforme, donna, leonessa ed uccello) dell'enigma è una visione evolutiva, temporalizzata della vita umana. Il tré si riduce all'uno attraverso la progressione cronologica, l'unità è ricostituita come immagine dinamica della vita.
Ma nel mito della Sfinge c'è anche un secondo enigma, dimenticato metodicamente da tutti gli interpreti, che suona così: « Chi sono le due sorelle di cui una genera l'altra e di cui la seconda, a sua volta, genera la prima?». La risposta di Edipo in questo caso è « II giorno e la notte» (giorno in greco è femminile come notte). Nel tempo il ricordo di questo secondo enigma si perde, e rimane solo come traccia in una versione sincretistica, che è quella che ancora oggi viene spacciata come la versione originale dell'enigma : « Quale è quell'animale che al mattino cammina su quattro zampe, a mezzogiorno su due ed alla sera su tre?». In questa versione gli aspetti distinti dei due enigmi (il livello umano del primo e quello cosmico del secondo) vengono confusi, e gli eventi cosmici del prodursi del giorno e della notte, vengono ridotti a semplice allegoria del divenire umano. Ma se esaminiamo separatamente i due enigmi, così come erano nella più antica ed originaria tradizione, possiamo scoprire alcuni fatti interessanti. Anzitutto si evidenzia un processo di riduzione del mito ad un livello prevalentemente profano; gli enigmi della Sfinge compendiavano infatti tutti gli aspetti fondamentali del cosmo, il sacro ed il profano, il celeste ed il terrestre. Nel corso del tempo l'aspetto cosmico si riduce prima a semplice allegoria della vicenda umana, per poi scomparire del tutto, attraverso il corretto recupero filologico del primo enigma e la scomparsa del secondo. Se consideriamo il senso globale degli enigmi proposti dalla Sfinge, senza preferenze preconcette per l'uno o per l'altro, molte, se non tutte, le interpretazioni esaminate precedentemente si svuotano di significato.
Il secondo enigma, analizzato strutturalmente come il primo, ci rivela uno schema dinamico binario: i due poli del corso del tempo, giorno e notte, sono visti esplicitamente sotto l'aspetto della ciclicità (rigenerazione mutua). Anche qui la duplicità si risolve in una unità dinamica. Se riassumiamo i dati, si evidenzia la contrapposizione tra un sistema ternario a carattere terrestre (la vita dell'uomo) ed uno binario celeste (giorno- notte), ambedue colti nel loro aspetto evolutivo o dinamico, ed ambedue riducibili ad una unità cosmica che sintetizza la realtà complessiva dell'universo nel suo divenire. Accostando questi dati con quanto avevamo trovato nei miti egiziani, ci accorgiamo che i parallelismi che non avevamo percepito ad un esame superficiale dei miti greci, ricompaiono attraverso le trame strutturali, giustificando in pieno la coincidenza della denominazione di due esseri fantastici, apparentemente eterogenei, ma profondamente legati a livello simbolico.
In Egitto avevamo da un lato Harmachis/Her-akhti, a carattere solare, celeste, simboleggiante l'aspetto ternario della ciclicità del corso del tempo giornaliero (il sole al mattino, a mezzodì e al tramonto); dall'altro gli aspetti terrestri o ctonii di Rwty o Aker, il mondo terre¬stre o sotterraneo, con il ciclo vita-morte, di cui partecipa anche la vita umana e profana. Il parallelismo dei temi, cioè, si manifesta strutturalmente aitar verso una re¬ciprocità incrociata: il ciclo della vita, ternario in Grecia è invece binario in Egitto, e reciprocamente quello del tempo, binario in Grecia è ternario in Egitto. Notiamo inoltre come il ciclo della vita greco, abbinandosi alla struttura ternaria del tempo egiziano, di fatto illustri la versione sincretistica dei due enigmi della Sfinge: cam¬minare su quattro gambe al mattino = bambino + sole che nasce; su due gambe a mezzogiorno = uomo + sole meridiano; su tré gambe alla sera == vecchio + sole che tramonta. Notiamo ancora come gli aspetti binario e ter¬nario si ritrovino anche nella struttura fìsica della Sfinge stessa: binaria quella egiziana (Icone + uomo), ternaria quella greca (donna + leone -+- uccello).

[modifica] La Sfinge Medievale

Bisogna ricordare infine che accanto alla Sfinge del mito che, stranamente perde molto d'importanza dall'epoca romana in poi, si fa strada, soprattutto nel Medioevo, una nuova accezione dello stesso nome, un animale simile ad una scimmia, con la testa ed il seno di donna. Questa figura appare già nel II secolo a. C. ad opera di Agatharchide, che descrive con il nome Sphinx delle scimmie etiopiche molto pelose ma docili. Per Plinio (Vili, 21) esse sono animali dal pelo scuro, con delle mammelle accoppiate sul petto, che in Solino (cap. 28) diventano decisamente «un petto esuberante e sviluppato». Il testo più interessante al riguardo è attribuito a Filostorgio (V secolo d.C.), ed è riportato in Fozio (III, 11): « La Sphinx è una sorta di scimmia. Ne parlo per averla vista. È coperta di pelo, come le altre scimmie, sulla più gran parte del corpo. Esso però manca sullo stomaco e sul collo. Ha il seno simile a quello femminile e delle chiazze rossastre sulla pelle, che la rendono più bella. Il viso è rotondo e somiglia molto a quello di una donna». Questa stessa immagine passa nei Bestiari medievali, e si trasmette fino ai primi veri zoologi, come Gessner ed il suo traduttore Topsell, che ne tramandano anche la curiosa figura. Ricordo che ancora oggi una scimmia, il babuino di Guinea, viene chiamato sfinge.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti antiche

Per visualizzare le fonti antiche su Sfinge vai a FontiAntiche:Sfinge

[modifica] Fonti moderne

Per visualizzare le fonti moderne su Sfinge vai a FontiModerne:Sfinge

[modifica] Museo