Biblioteca:Apollodoro, Biblioteca, Libro III, Capo 15

(Differenze fra le revisioni)



				

				

Ilcrepuscolo (discussione | contributi)
(Nuova pagina: <poem> 1. Quando Pandione morì, i suoi figli si divisero l'eredità paterna; Eretteo salì sul trono, e Bute divenne sacerdote di Atena ed Eretteo di Poseidone. Eretteo sposò...)
Differenza successiva →

Versione corrente

1. Quando Pandione morì, i suoi figli si divisero l'eredità paterna; Eretteo salì sul trono, e Bute divenne sacerdote di Atena ed Eretteo di Poseidone. Eretteo sposò Prassea, figlia di Frasimo e Diogenia (figlia a sua volta del Cefiso), e generò tre maschi, Cecrope, Pandoro e Metione, e quattro femmine, Procri, Creusa, Ctonia e Oritia, che fu rapita da Borea. Ctonia andò sposa a Bute; Creusa a Xuto; e Procri a Cefalo, fglio di Deione. In cambio di una corona d'oro, Procri andò a letto con Pteleone; ma Cefalo la scoprì, e la donna si rifugiò alla corte di Minosse. Minosse si innamorò di lei e cercò di sedurla. Ma, per qualunque donna si fosse giaciuta con Minosse, salvarsi era impossibile: perché Pasifae, dato che Minosse aveva sempre tante donne, gli aveva fatto una fattura, e ogni volta che si accostava a una donna diversa dalla sposa, Minosse le eiaculava nel ventre delle bestie velenose, e la poveretta moriva. Minosse possedeva un cane velocissimo e un giavellotto che non mancava mai il bersaglio; li donò a Procri e la donna si giacque con lui: ma prima gli aveva fatto bere un filtro preparato da Circe con una radice particolare, che impediva qualsiasi danno da parte di Minosse. Temendo in ogni caso la vendetta di Pasifae, Procri se ne andò ad Atene, si riconciliò con Cefalo e partecipò a una caccia insieme a lui, perché era una provetta cacciatrice. Procri seguì lo sposo fra i cespugli, e Cefalo, senza sapere che si trattava della donna, tirò il suo giavellotto, la colpì e la uccise. Processato nell'Areopago, Cefalo fu condannato al perpetuo esilio.

2. Oritia, mentre giocava sulle rive del fiume Ilisso, fu rapita da Borea e si unì in amore con lui; e partorì due figlie, Cleopatra e Chione, e due figli alati, Zete e Calai, che parteciparono alla spedizione di Giasone e morirono durante l'inseguimento delle Arpie. Secondo Acusilao, invece, essi furono uccisi da Eracle a Tino.

3. Cleopatra andò sposa a Fineo, e partorì due figli, Plessippo e Pandione. Dopo aver avuto questi due maschi da Cleopatra, Fineo sposò Idea, figlia di Dardano. La donna calunniò i due figliastri, dicendo a Fineo che l'avevano sedotta; il marito le prestò fede e li accecò entrambi. Ma quando poi gli Argonauti passarono di lì insieme a Borea, lo punirono.

4. Chione si unì in amore con Poseidone. Di nascosto dal padre partorì Eumolpo, e per non essere scoperta gettò il bambino nell'abisso del mare. Ma Poseidone lo raccolse, lo portò in Etiopia, e lo affidò da allevare a Bentesicime, figlia sua e di Anfitrite. Quando divenne grande, il marito di Bentesicime gli diede in sposa una delle sue due figlie. Ma Eumolpo cercò di possedere con la forza anche la sorella della sua sposa, e per questo fu esiliato insieme a suo figlio Ismaro, e trovò riparo alla corte di Tegirio, re di Tracia, che diede in sposa sua figlia al figlio di Eumolpo. Tempo dopo, però, egli fu sco- perto a tramare contro Tegirio, venne di nuovo esiliato e si rifugiò presso gli Eleusini, dei quali divenne alleato. Quando poi Ismaro morì, fu richiamato da Tegirio, pose fine all'ostilità contro di lui e gli succedette al trono. Fra Ateniesi ed Eleusini scoppiò la guerra; allora Eumolpo fu chiamato in aiuto dagli Eleusini e combatte come loro alleato insieme a un forte esercito di Traci. Eretteo interrogò l'oracolo per sapere se gli Ateniesi avrebbero vinto: e il Dio rispose che per conseguire la vittoria in quella guerra avrebbe dovuto sacrificare una delle sue figlie. Eretteo sacrificò la più giovane, e le altre sorelle allora si sgozzarono anch'esse: e questo perché, si dice, avevano fatto fra loro il giuramento di morire insieme. Nella battaglia che seguì al sacrificio, Eretteo uccise Eumolpo.

5. Allora Poseidone distrusse Eretteo e tutta la sua casa, e Cecrope, il maggiore dei suoi figli, divenne re. Egli sposò Metiadusa, figlia di Eupalamo, e generò Pandione. Pandione regnò dopo di lui, ma fu scacciato in una sedizione dai figli di Metione; andò allora a Megara, alla corte di Pila, e ne sposò la figlia Pilia. In seguito gli fu affidato il trono della città; infatti Pila uccise il fratello di suo padre, Biante, quindi lasciò il regno a Pandione e andò in esilio nel Peloponneso insieme a parte della sua gente, e qui fondò la città di Pilo. A Megara Pandione ebbe quattro figli, Egeo, Pallante, Niso e Lico. Alcuni dicono che Egeo era figlio di Scirio, e che Pandione lo adottò.

6. Dopo la morte di Pandione, i suoi figli fecero guerra contro Atene, scacciarono i Metionidi, e si divisero il potere in quattro: ma Egeo ebbe la sovranità assoluta. La sua prima sposa fu Meta, figlia di Oplete, e la seconda Calciope, figlia di Ressenore. Ma non riusciva ad avere figli, e temeva che i suoi fratelli usurpassero il trono. Allora andò dalla Pizia e chiese un oracolo sulla possibilità di avere dei figli. E il Dio gli diede questo responso: "Il piede che sporge dell'otre, o migliore fra gli uomini, non sciogliere, prima di giungere al sommo di Atene."

7. Egeo, che non riusciva a interpretare il responso, riprese la strada per Atene. Durante il viaggio si fermò a Trezene, ospite di Pitteo, figlio di Pelope; Pitteo capì il responso, e mentre Egeo era ubriaco lo fece dormire insieme a sua figlia Etra. Ma in quella stessa notte anche Poseidone si unì alla fanciulla. Egeo raccomandò a Etra, se fosse nato un maschio, di allevarlo senza dirgli chi fosse suo padre; poi lasciò sotto una pietra una spada e dei sandali, e disse che, quando il ragazzo fosse stato in grado di far rotolare via la pietra e prendere quegli oggetti, era il momento di mandarlo da lui, con la spada e i sandali. Egeo ritornò ad Atene e celebrò i giochi delle feste Panatenaiche: Androgeo, il figlio di Minosse, risultò sempre vincitore su tutti i partecipanti. Egeo allora lo mandò a catturare il toro di Maratona, ma il giovane restò ucciso. C'è però chi racconta che Androgeo si recò a Tebe per prendere parte ai giochi in onore di Laio, e i suoi avversari, per invidia, gli tesero un agguato e lo uccisero.

8. Quando gli fu portata la notizia della morte del figlio, Minosse stava compiendo un sacrificio in onore delle Cariti, a Paro; si strappò la ghirlanda dalla testa, cacciò i suonatori di flauto, e terminò comunque il sacrificio: per questo anche adesso a Paro il sacrificio alle Cariti viene celebrato senza flauti e senza fiori. Quando, poco più tardi, Minosse ebbe il controllo del mare, con una flotta fece guerra ad Atene; e prese la città di Megara, che era governata da Niso, figlio di Pandione: e uccise Megareo, figlio di Ippomene, che era venuto da Onchesto in aiuto di Niso. Anche Niso morì, per il tradimento di sua figlia. In mezzo alla testa, Niso aveva una ciocca purpurea, e un oracolo aveva rivelato che, se gli fosse stata tagliata, il re sarebbe morto. Sua figlia Scilla si innamorò di Minosse e tagliò la ciocca a suo padre. Ma quando Minosse si fu impadronito della città, legò per i piedi la fanciulla alla prua della nave e la affogò. La guerra ormai si protraeva, e Minosse non riusciva a prendere Atene. Allora pregò Zeus di dargli vendetta sugli Ateniesi. E la città fu devastata dalla carestia e da una pestilenza. Per prima cosa gli Ateniesi, in ossequio a un antico oracolo, sgozzarono sulla tomba del ciclope Geresto le figlie di Giacinto Anteide, Egleide, Litea e Ortea (il padre, Giacinto, era venuto da Sparta, e si era stabilito in Atene). Ma non servì a niente; allora chiesero un altro oracolo per sapere come liberarsi dalla calamità. E il Dio rispose che dovevano pagare il loro debito a Minosse, nella forma che questi avesse imposto. Allora inviarono dei messaggeri a Minosse per chiedergli cosa volesse per ritenersi vendicato. E il re ordinò di mandare sette fanciulli e sette fanciulle, senza armi, in pasto al Minotauro.

9. Il Minotauro era rinchiuso in un labirinto, dove, per chiunque entrasse, era poi impossibile uscire: tanti erano gli intricati meandri che chiudevano la via d'uscita, rendendola introvabile. L'aveva progettato Dedalo, figlio di Eupalamo (a sua volta figlio di Metione) e Alcippe. Dedalo era un grandissimo architetto, e fu lui il primo a inventare l'arte figurata. Era stato bandito da Atene per aver buttato giù dall'acropoli Talo, il figlio di sua sorella Perdice. Talo era suo allievo, ma Dedalo temeva che il suo innato talento superasse quello del maestro: il ragazzo, infatti, un giorno aveva trovato una mascella di serpente, e aveva capito che con quella si poteva tagliare il legno, inventando così la sega. Il cadavere di Talo fu scoperto; Dedalo fu processato nell'Areopago, venne condannato e fuggi alla corte di Minosse. Qui, frattanto, Pasifae si era innamorata del toro di Poseidone; Dedalo le offrì complicità e costruì la vacca di legno. Poi progettò il labirinto, proprio quello dove gli Ateniesi ogni anno dovevano inviare sette fanciulli e sette fanciulle in pasto al Minotauro.