Mithra



				

				

Antico dio iraniano della luce, dei patti (“mithra”, come nome comune, significa “contratto”) e dell’amicizia. Mantiene altresì l’ordine cosmico (nell’Avesta è definito infatti “signore dei vasti pascoli”, intendendo con questo non solo le pianure terrestri, ma anche gli spazi celesti). Talvolta citato come figlio di Ahura Mazda, lo assiste nella sua lotta contro le forze del male, rappresentate da Angra Mainyu. Mithra è nato da una roccia (o in una caverna). Ha combattuto con il sole ed è riuscito a catturare il toro divino e a ucciderlo prima di salire al cielo. Dal sangue del toro sono nati tutti gli animali e le piante utili all’umanità.
Con il sorgere dello zoroastrismo, è stato ridotto al rango di Yazata. Nell’Avesta si diceva che ha diecimila orecchie e diecimila occhi e che viaggia su un cocchio trainato da cavalli bianchi. Nel IV secolo a.C. la sua popolarità crebbe, e ottenne nuovamente una posizione elevata nel pantheon persiano. Alla fine, il suo culto si diffuse oltre l’Iran e l’Asia Minore e divenne a poco a poco un culto misterico. La religione ascetica del mitraismo (a cui erano ammessi solo gli uomini) assunse una popolarità crescente fra i soldati romani intorno al 100 d.C., e a quell’epoca Mithra era conosciuto a Roma come “Deus sol invictus” (“l’invitto dio sole”). Persino l’imperatore romano Commodo fu iniziato al culto di Mithra. Quando Costantino il Grande fu convertito al cristianesimo nel 312, il mitraismo cominciò il suo declino e, dopo una temporanea reviviscenza sotto Giuliano l’Apostata (331-363), il culto scomparve per sempre.
Mithra era venerato nei mithrei, caverne costruite artificialmente che simboleggiavano la caverna in cui era nato. La volta aveva l’aspetto del cielo stellato e ai lati erano collocati dei sedili per i pasti rituali. Al centro del mithreo si trovava una nicchia contenente un bassorilievo del dio, abbigliato con abiti frigi (tunica corta e mantello, pantaloni lunghi e un berretto con la punta inclinata), mentre uccide un toro. I mithrei erano diffusi per tutto l’impero romano e circa cinquanta di queste caverne esistono ancora oggi a Roma.
È noto anche come Mitra nel Veda indiano.