Avesta



				

				

L'Avesta è il titolo complessivo dei testi sacri dell'antico Iran, appartenenti alla religione Zoroastriana.
Ha un carattere non solo religioso, ma comprende anche elementi di cosmogonia, astronomia, astrologia, oltre a tradizioni e norme famigliari.
Il termine, secondo l'etimologia che rimane peraltro congetturale, sarebbe riconducibile all'etimo medio-persiano abestāg ("elogio") oppure apastak ("testo fondamentale").
La lingua dell'Avesta è compresa nel gruppo dialettale iranico nord-orientale, così come alla stessa area sono riferite le informazioni geografiche presenti nel testo.
L'Avesta non si presenta in forma unitaria e omogenea, ma piuttosto come raccolta di testi di varia origine.
Viene suddivisa in:

  • Yasna (Preghiera, culto): è una raccolta di invocazioni recitate durante il culto ed in particolar modo nella preparazione e nell'offerta della bevanda sacrificale, l'Haoma. Al suo interno possiamo trovare le Gatha, diciassette complessivamente, un complesso di componimenti raccolti che spiccano dal resto della letteratura avestica per l'arcaicità del lessico, a loro volta divise in cinque gruppi sulla base della loro struttura metrica. Le Gatha sono fatte risalire direttamente allo stesso Zoroastro ed in esse si riflette il messaggio più originale del riformatore religioso e vengono narrati episodi della sua vita.
  • Vispered (Tutti i giudici), raccolta di formule liturgiche, invocazioni ed offerte rivolte agli dei, che integra lo Yasna.
  • Vendidad (Legge contro i demoni), l'unica parte dell'Avesta che ci è giunta quasi integra. È una raccolta di descrizioni di pene per le diverse colpe, di prescrizioni religiose, di riti di purificazione, di spunti mitologici e geografici.
  • Yasht (Preghiera, adorazione): inni e canti sacrificali in onore delle divinità, collegate ai singoli giorni del mese e ordinate secondo il calendario mazdeo. Gli Yasth, formano una importante raccolta di miti molto antichi, assorbiti nel mazdeismo e provenienti dal precedente politeismo.
  • Khordah Avesta (Piccola Avesta) un breve compendio dell'Avesta che raccoglie brevi preghiere per culto quotidiano ad uso dei laici.

[modifica] Storia

Il testo, nella sua prima redazione, tra il VI e il IV secolo a.C., è stato fissato dallo stesso protettore di Zoroastro, Vishtaspa e sembra fosse composto di 21 libri. Oltre alla tradizione scritta, che ha avuto una storia piuttosto travagliata, specie nel periodo alessandrino, ci è giunto grazie anche alla tradizione orale, sembra infatti che fosse già andato perduto nel III secolo a.C.
I testi avestici sono stati riordinati per l'ultima volta, nella loro versione originale integrale, ai tempi del regno di Sapore II (309-379).
La parte più antica dell'Avesta è costituita dalle Gatha, cui si sono successivamente aggiunte quelle parti che attualmente chiamiamo Avesta recente. Dell'intera Avesta non ci rimane ormai che un quarto, ossia tutto ciò che è stato portato in salvo dai Parsi scappati in India per sfuggire l'invasione islamica del 640 d.C.
Un testo mazdeo del IX secolo, il Dinkard, ci dà un'idea di quello che doveva essere il testo completo, essendo un compendio di tutta l'Avesta.
L'Avesta sarebbe stato compilato in almeno due esemplari, di cui il primo sarebbe andato perduto nell'incendio di Persepoli, ordinato da Alessandro Magno ed il secondo avrebbe preso la strada di Alessandria d'Egitto.
La prima traduzione in occidente dell'Avesta si deve all'orientalista francese Anquetil-Duperron, e risale al 1771.