Jenny Haniver



				

				

In tutti i tempi si è cercato, con tecniche di falsificazione più o meno sofisticate, di accreditare l'esistenza di certi esseri mitici, mettendo sul piatto della bilancia delle presunte testimonianze oggettive. Con l'aiuto di una tecnica che coniugava la mitologia con la tassidermia, si costruivano dei falsi piccoli draghi alati (generalmente chiamati Basilischi), delle sirenette costruite unendo parti di scimmie a code di pesce angelo, dei diavoletti di mare, ottenuti tagliando ad arte delle razze disseccate. Questi reperti rari di un'arte della falsificazione oggi perdutasi, si possono ancora ammirare in qualche museo di storia naturale; ma prima di oggi hanno avuto spesso l'onore di apparire (ritenuti autentici, oppure smascherati per falsi) su numerose opere di scienze naturali. Il nome che ad essi è stato dato, Jenny Haniver, è misterioso quanto le origini stesse della loro tecnica di costruzione. Sembra sia da far risalire ad Anversa (Antwerp), luogo in cui forse esistette un commercio o una manifattura fiorente di questi falsi zoologici. Tra i meno usuali Jenny Haniver si ricorda il Gigante di Cardiff, statua in gesso, alta ben tre metri e mezzo, che fu fatta passare per la spoglia pietrificata di un gigante preistorico. Un altro caso inusuale è quello della mano fossile, che veniva portata in giro, nella seconda metà del 1700, da un tale Vink, e spacciata come relitto della spoglia di un uomo selvaggio gigante. Nel 1783 si scoprì che si trattava di un falso ottenuto per mezzo di una materia resinosa impastata assieme a cartapesta, sulla quale era stata tesa la pelle di un pescecane, ricoperta dal pelo di qualche mammifero. Lo studio di questa strana abilità truffaldina costituisce un capitolo importante nella storia della credulità umana.
La pratica di deformare il corpo delle razze al fine di produrre questo genere di falsi è piuttosto antica; già nel 1558, nel saggio Historia Animalium (vol. IV), il naturalista Konrad Gesner descriveva i "Jenny Haniver" come un falso molto diffuso, spiegando come nei mercati di Zurigo fossero talvolta spacciati per basilischi. Numerosi Jenny Haniver furono certamente realizzati in Belgio e in Francia, ma pare che anche in Italia ci sia stato nel XVI secolo un importante centro di produzione: ne sono stati infatti trovati molti a Milano, Venezia e Verona, realizzati con pesci del Mediterraneo. Curiosamente, i Jenny Haniver furono prodotti (e spacciati per creature misteriose) ancora in tempi recentissimi. Uno dei casi di pubblicità mediatica data a questo fenomeno è avvenuto nel 1971 a San Juan in Porto Rico, quando Alfredo Garcia Garamendi, professore di educazione fisica e appassionato di fenomeni paranormali, sostenne di aver catturato uno strano pesce che poteva uscire dal mare, respirare e porsi in stato eretto. A tale animale, di sembianze umane, Garamendi diede il nome di Garadiabolo. Nel 1974 Garamandi pubblicò informazioni sulla sua presunta scoperta nel libro Los Garadiabolos. L'ultimo Jenny Haniver salito alla ribalta dei media in Italia è quello segnalato nel luglio del 2006 dal Giornale di Brescia (e precedentemente dalla pubblicazione locale Meridianodieci) e inizialmente presentato dalla stampa come il cadavere di un extraterrestre.

[modifica] Etimologia

L'origine e il significato del nome "Jenny Haniver" non sono noti con certezza. L'ipotesi più accreditata è che si tratti di una inglesizzazione del francese jeune de Antwerp ("ragazza di Anversa"); i primi a creare questi falsi, con l'intento di rivenderli come "cadaveri di sirena", potrebbero essere stati i pescatori britannici di Anversa.