Mirmicoleone



				

				

Secondo Arriano, Erodoto e Megastene in India si trovano formiche della grandezza di una volpe che scavano l'oro dalla terra. Arriano riporta un frammento di Nearco in cui si dice che questi vide le pelli di queste formiche, e che queste pelli erano simili a quelle dei leopardi. Plinio invece dice che hanno la forma di lupi, e il colore dei gatti; per Eliano invece somigliano a dei grossi cani, con artigli di leone, con i quali strappano l'oro dalla terra. Strabene è il primo a parlare esplicitamente di mirmicoleone, con la testa di leone ed il corpo di formica.
Nei Bestiari medievali il mostro si sdoppia: da un lato si perpetua la favola delle formiche giganti cercatrici d'oro; dall'altra si forma una nuova leggenda, basata in parte sul racconto di Strabone, in parte su una traduzione fantasiosa fatta dai Settanta di un capitolo della Bibbia (Giobbe, 4, 11). La prima accezione è estesamente trattata da Guillaume le Clerc; egli dice che le formiche hanno l'aspetto e la taglia di un cane e scavano l'oro. Poiché sono molto cattive, gli uomini, per rubare l'oro ricorrono ad un trucco: dato che le formiche vivono al di là di un fiume, che non possono attraversare, gli abitanti del posto prendono delle cavalle che hanno appena avuto dei puledri, le fanno digiunare per tré giorni; poi le dotano di bei cofani lucenti sui fianchi, e le spingono oltre il fiume, nel territorio delle formiche, dove cresce della bella erba rigogliosa. Le cavalle si mettono a pascolare avidamente, per la fame arretrata e le formiche, vedendo quei bei cofani aperti, ritenendoli degli ottimi nascondigli per il loro oro, iniziano a riempirli col minerale. Giunta la sera le giumente, sentendo al di là del fiume i nitriti affamati dei loro puledrini, si affrettano a riattraversare il fiume, consentendo agli uomini di impadronirsi dell'oro di cui sono pieni i cofani. In alcuni Bestiari troviamo la precisazione che le formiche cercatrici d'oro hanno sei zampe, e talvolta anche le ali ed il dorso coperto di penne. Quest'ultima precisazione deriva probabilmente da una ulteriore confusione che veniva fatta tra le formiche giganti ed i Grifoni.
Dall'altra parte abbiamo la creazione del vero Mirmicoleone, tratto come ho già detto, da Strabone e dalla traduzione del passo di Giobbe. Va notato che già S. Gregorio (Moralia, V, 14) aveva riconosciuto che il mirmicoleone non era che un insetto predatore delle formiche, che quindi appariva a queste ultime feroce come lo è il leone per gli uomini: mirmicoleone, dunque, nel senso di leone delle formiche. Ma nei Bestiari passa una interpretazione più fantastica e letterale: il mirmicoleone è il figlio di un leone maschio che ha copulato con una formica femmina. Il mirmicoleone nasce quindi con la parte anteriore del leone, e quella posteriore della formica, il che dovrebbe renderlo alquanto squilibrato; ha poi un ulteriore svantaggio: poiché il padre è esclusivamente carnivoro e la madre esclusivamente erbivora, non può nutrirsi nè di carne nè di erba, ed è quindi destinato ad una rapida morte.