Isola Vivente



				

				

Sappiamo che i più antichi miti cosmogonici identificano l'universo con un essere vivente, un gigante, dalle parti del corpo del quale sono state ricavate le singole parti dell'universo naturale (Esseri Cosmogonici). Successivamente questo mito si modifica attraverso una prima razionalizzazione: l'universo non è più un essere vivente, ma l'idea del gigante primigenio rimane, solo che quest'ultimo viene degradato al ruolo di "pilastro" che garantisce la stabilità della terra. Si passa dagli esseri cosmogonici a quelli cosmofori; il fatto che la terra abbia un sostegno vivente, oltre a fornire una spiegazione sul "come" essa può restare stabile nel vuoto, fornisce anche una plausibile ragione di quegli sconvolgimenti, come i terremoti, che sembrano mettere in discussione la solidità del mondo.
Col tempo il mito si desacralizza ulteriormente; non è più la terra nel suo insieme ad aver bisogno di un sostegno, ma anche le sue singole parti, e le isole in particolare: sappiamo che sotto le isole del Giappone giace il pesce Namazu, e così anche le altre isole hanno bisogno di supporti personalizzati. Del resto l'omologia pesce-isola rappresenta una costante nella mitologia; lo stesso mondo è spesso paragonato ad un'isola al eentro dell'Oceano; le tribù delle Woodiands orientali definiscono il mondo proprio con la parola isola; e sappiamo che in numerose mitologie dell'Oceania le varie isole vengono "pescate" dal fondo del mare dall'eroe Maui. Non è perciò inaspettato il fatto che ad un certo punto si sia arrivati ad identificare totalmente le isole con degli esseri viventi. È chiaro che a ciò ha dato un suo contributo anche lo stupore che doveva ingenerare la dimensione stupefacente di certi abitatori del mare (sia pure non pesci) come le balene o i calamari giganti.
Nel Physiologus la leggenda del pesce-isola si stabilizza in maniera definitiva: parlando della balena si dice che «essa è di proporzioni enormi, simili ad un'isola: ignorandolo, i naviganti legano ad essa le loro navi come in un'isola e vi piantano le ancore e gli arpioni; quindi vi fanno fuoco sopra , per cuocersi qualcosa: ma non appena essa sente il caldo si immerge negli abissi marini e vi trascina le navi». È questa la struttura tipica del racconto, che ritroviamo successivamente nelle varie narrazioni, da Le mille e una notte alla Navigazione di San Brandano.

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