Yale



				

				

Plinio il Vecchio (VIII, 73) dice dello Yale che si tratta di un animale dell'Etiopia, grande come un ippopotamo, con la coda di elefante, il pelo nero o fulvo, la mascella del cinghiale e corna lunghe più di un cubito che hanno la particolarità di essere mobili: l'animale le raddrizza o le piega indietro a seconda del ruolo che possono svolgere nei combattimenti, e a seconda della tattica che ritiene più giusta. Questo strano animale, variamente identificato, con scarso successo, nel bufalo, nello gnu o nella capra di montagna, è assente dal Physiologus, ma compare regolarmente in tutti i Bestiari a partire dal XII secolo. In questi scritti la caratteristica delle corna mobili diventa un simbolo della prudenza: infatti lo Yale combatte con un solo corno per volta, tenendo l'altro di riserva, piegato, pronto ad intervenire nel caso che il primo sia messo fuori combattimento. Partendo da questa caratteristica, Wilma George ha creduto di poter identificare lo Yale con il bufalo d'acqua che, pur non avendo le corna mobili, le utilizza nei combattimenti una per volta, inclinando la testa in maniera opportuna.

[modifica] Iconografia

L'aspetto dello Yale varia molto a seconda delle varie descrizioni. Nella Carta di Ebstorf lo Yale ha la mascella di capra; Alberto Magno e Jacques de Vitry dicono che si tratta di un animale anfibio: Goussouin de Metz lo immagina invece col corpo di cavallo e la testa di cinghiale. Nella sua denominazione di Centicora, che ne rappresenta una variante non solo nominale. l'animale, ferma restando la caratteristica delle corna mobili, ha invece il corpo di aspetto misto tra leone e cavallo, la coda di elefante e la voce umana. Inoltre a volte si afferma anche che i suoi occhi sono molto ravvicinati, e che ha enormi orecchie.