Wak Wak



				

				

Mitico albero i cui frutti sono degli esseri umani che, giunti a maturazione, si staccano dai rami e cadono a terra. È evidente come questa leggenda derivi dalla concezione più generale dell'unità dei regni naturali e dall'idea dell'Albero di Vita (v. Fitozoi). Comunque, in epoca medievale questa leggenda perde ogni aspetto sacrale o mistico per aspirare ad acquisire i caratteri della credibilità e della realtà fisica. Il primo accenno della pianta, sotto questa veste naturalistica, lo troviamo in un'opera cinese delI'VIII secolo; in essa si narra di un gruppo di arabi partiti per un viaggio di mare, giunti ad un'isola in cui vi era un albero su cui «era sbocciata una folla di bambini lunghi da sei a sette pollici; quando vedevano gli uomini non parlavano, ma tutti potevano ridere o agitarsi [...]. Quando gli uomini li staccavano e li coglievano, non appena erano fra le loro mani, i bambini si seccavano e diventavano neri».
Nel secolo successivo apprendiamo, da un'opera araba di Al Gahiz, che l'albero in questione viene chiamato Wak Wak, perché gli esseri che esso produce, che per lo scrittore arabo sono delle fanciulle, quando sono mature, si staccano dal ramo, e nel cadere a terra gridano «wak wak». In testi successivi Wak Wak diviene la denominazione dell'isola in cui si trovano questi meravigliosi alberi, identificabile con qualche isola dell'arcipelago giapponese, che veniva a volte chiamato nello stesso modo. Successivamente le due cose si unificano: l'albero si chiama in quella maniera sia perché cresce nell'isola di Wak Wak, sia perché i suoi frutti umani, cadendo, pronunciano la stessa parola. La leggenda si ritrova, più o meno variata, in fonti indiane, arabe, cinesi ed europee (soprattutto i viaggiatori), e termina la sua parabola vitale attorno al XV secolo, con la descrizione di un altro viaggiatore arabo, Abd ar-Raz-zak.