Rukh



				

				
SCHEDA ANAGRAFICA
IDENTITA'
Nome orig.: -
Altri nomi: Roc
Etimologia: -
Sezione: Mitologia Iranica
Origine: Iran
Tipologia: Creature Fantastiche
Sesso: Maschio, Femmina
ATTRIBUTI
Aspetto: Animale, Animale-Animale
Animali: -
Piante: -
Altri attr.: -
CARATTERI
Indole: Malevola
Elemento: Aria
Habitat: Alberi
Tematiche: -

Il celebre racconto de Le mille e una notte (Viaggi di Sindibad, II e IV) ci descrive questo favoloso uccello come un animale ciclopico, che usa imboccare i suoi piccoli con elefanti anziché con vermi. Il suo uovo è così gigantesco che la circonferenza è di ben 50 passi; altri testi ci parlano anche delle sue piume giganti. Per Jabir invece il Rukh è un animale strano che vive nell'Indostan, ha due corna come quelle del toro, e quattro gibbosità sulla schiena; è in grado di vincere qualsiasi animale terrestre, e perciò ha lo stesso nome della torre nel gioco degli scacchi; è invulnerabile, ma muore di morte naturale; questa sopravviene in genere perché quando il Rukh uccide degli animali con le sue corna, i cadaveri vi restano infilzati, imputridiscono, e da essi nascono dei vermi, che si insinuano nel corpo del mostro fino al ventre, uccidendolo. Può anche morire, però, gettandosi da una montagna quando scoppia un tuono, rumore che lo terrorizza. La sua carne, le ossa e gli escrementi sono un potente veleno. Nella descrizione di Jabir sono fusi due temi: quello del Karkadan, nel cui corno restano impigliati gli elefanti uccisi, che ne causano la morte; e quello del Rukh che porta tra i suoi artigli elefanti e rinoceronti da dare in pasto a suoi piccoli.
La storia del Rukh trasportatore di elefanti in volo, è quella che ha colpito più fortemente l'immaginazione, e viene ripetuta da numerosissimi autori; sul mappamondo di Fra' Mauro è detto che «la grandezza dell'uccello era tanta che da una estremità dell'ala a quella dell'altra si dice ci siano 60 passi, e con gran facilità solleva un elefante». Uno scrittore arabo anonimo, citato da Devic, parla del «mostro alato che aveva preso e fatto a pezzi un elefante, e ne aveva già mangiato un quarto, quando si riuscì ad ucciderlo per mezzo di frecce avvelenate». Marco Polo dice che «esso piglia l'elefante, e lo porta in aria, e poi lo lascia cadere, in modo che si sfracelli, e poi se ne pasce». Il Jourdain Catalani parla anche lui del Roc, così grande che facilmente solleva in aria un elefante.
Il mostro è in genere localizzato tra Africa ed India, passando anche per il Madagascar. Secondo alcuni la storia andrebbe fatta risalire ad un passo della Bibbia (Giobbe, 39, 13), estremamente vago, ma che dette modo a commentatori tardi di ipotizzare un uccello gigante, che già Giacomo di Edessa (VIII secolo), definisce uccello-elefante, e di cui dice che strappa i piccoli elefanti alle madri portandoli via in volo. Il Pigafetta per primo fornisce una identificazione nuova, che da una chiave più solida per risolvere l'enigma. Egli infatti racconta che a Giava «trovasi un arbore grandissimo, nel quale abitano uccelli, detti garuda, tanto grandi che portano via un bufalo e uno elefante al luogo ove è l'arbore». L'identificazione del Rukh con Garuda appare più convincente di altre spiegazioni avanzate. Abbiamo già visto, infatti, come il rapporto tra Garuda e Naga (Serpenti) si sia più volte confuso con quello con i Naga (Elefanti), e come si narri a proposito di Garuda un mito in cui l'uccello divino trasporta un elefante ed una tartaruga giganteschi. Il Rukh non sarebbe quindi che una variante dell'uccello a sfondo cosmico Garuda, e forse addirittura una trascrizione fonetica deformata di quello. È interessante notare come anche Marco Polo abbia accennato, contestandola peraltro. ad una possibile connessione con l'occidentale Grifone, anche lui a volte raffigurato con degli elefanti tra gli artigli.

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