Licantropo

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Un lupo mannaro
Un lupo mannaro

La credenza che alcuni uomini, volontariamente, per mezzo di certe pratiche magiche, o involontariamente, per influssi non controllati, possano tramutarsi in animali feroci è diffusa in tutto il mondo. Parlando di licantropia verrebbe da pensare che ci si debba limitare alle sole trasformazioni in lupo (lykos in greco); si tratterebbe però di una interpretazione estremamente riduttiva. Infatti il complesso mitico della metamorfosi rimane strutturalmente invariato anche quando essa non riguarda i lupi; pertanto con questo nome intendo riferirmi alla casistica metamorfica nel suo senso più ampio, prescindendo dall'animale prescelto. Questo animale varia infatti a seconda delle aree geografiche, essendo sempre scelto tra quelli che hanno una particolare rilevanza simbolica nell'ambito culturale considerato. Così, mentre nell'Europa Meridionale e in buona parte dell'Asia è il lupo a incarnare i valori di maggiore significatività, nell'Europa del Nord talvolta viene invece prescelto l'orso; nell'Africa Settentrionale troviamo per lo più la iena che, scendendo a Meridione, cede il posto al leone, al leopardo, al coccodrillo e perfino all'elefante. Nell'Asia Orientale l'animale favorito è la volpe (v. Kitsune), mentre nell'area indiana gode di una certa popolarità anche la tigre; in America Settentrionale ritroviamo il lupo e l'orso, mentre quella Meridionale è l'area del giaguaro.

[modifica] La trasformazione

La trasformazione può avvenire secondo tre diverse modalità, non sempre compresenti nelle diverse civiltà: può essere indotta, volontaria o spontanea.
La trasformazione indotta è quella operata da un mago o da uno stregone su qualcuno, che può essere d'accordo ed averla espressamente richiesta, o essere vittima inconsapevole della magia (quest'ultimo è per esempio il caso dei compagni di Ulisse trasformati in porci da Circe).
La trasformazione volontaria è quella che viene operata dal licantropo stesso; si può ottenere con vari mezzi: le streghe si recavano al Sabba tramutate in animali, ungendosi con certi unguenti; in molti casi invece svolge un ruolo fondamentale nella trasformazione l'abbigliamento: bisogna spogliarsi degli abiti umani e rivestire la pelle dell'animale in cui si vuole essere tramutati; indossare le spoglie di un animale significa assumerne le caratteristiche e partecipare della sua natura (si pensi ai Bersekir, ad Eracle, agli Anioto). La trasformazione spontanea è sempre, in realtà, una trasformazione indotta, cioè causata da una forza agente al di fuori ed all'insaputa della vittima, ma non si tratta come nel primo caso di una volontà umana che agisce, ma di un influsso naturale, generalmente identificabile con la Luna. In realtà questo ruolo della Luna nella licantropia è basato su un doppio equivoco: in primo luogo su una confusione tra la parola greca che significa "lupo" e quella che significa "luce", che ha fatto ipotizzare che durante il periodo notturno di massima luce, il plenilunio, si possano verificare queste metamorfosi (mentre in realtà si dovrebbe pensare piuttosto che ciò avvenga durante la luna nuova, essendo questi animali da preda, come il lupo, legati piuttosto al buio che alla luce); in secondo luogo ad una assimilazione tra una malattia mentale, riconosciuta già come tale da Galeno nel II secolo d.C., che si estrinseca con il vagare di notte, sotto la luna, gridando e lamentandosi, e la vera e propria trasformazione in animali.

[modifica] Etimologia

Nelle varie lingue il fenomeno della licantropia ha preso denominazioni multiformi, tra le cui etimologie si possono scoprire spunti interessanti per ulteriori approfondimenti del tema. L'inglese werewolf deriva da wer, uomo (si veda il latino mr ed il sanscrito mros), e da wolf che, prima di significare lupo, significava "ladro". Del resto, anche nel Rigveda "ladro" è un epiteto riferito al lupo; ed inoltre, un tempo, quando si impiccava un ladro, accanto a lui si impiccava anche un lupo. Questa convergenza di significati va ricollegata al fatto che il lupo è sempre stato il simbolo dei fuggiaschi, dei reietti e degli esiliati; secondo le leggi di Edoardo il Confessore i proscritti dovevano portare una maschera di lupo. Il francese Loup Garou non è che una tautologia: deriva infatti da loup garwolf (werwolf) e significa quindi "lupo-uomo-lupo". Di recente è stata avanzata però l'ipotesi che garau non sia una deformazione di werewolf, ma derivi invece dal celtico garo, crudele; in questo caso il loup garou sarebbe un lupo malvagio; bisogna però notare che in questa seconda ipotesi si perde qualsiasi riferimento alla partecipazione umana nella struttura del mostro, partecipazione che è fondamentale nel mito. L'italiano lupo marinaro discende dal medio latino lupus hominarius; in latino classico il licantropo si chiamava invece versipellis, colui che cambia pelle. Il russo voikodlak deriva da volk, lupo, e dlak, pelo, con riferimento ad una delle caratteristiche chiave del licantropo, la sua pelosità, che si evidenziava, anche nel suo aspetto umano, dalla folte sopracciglia, o dai peli sul palmo della mano; del resto nel Medioevo si credeva ancora che il licantropo avesse, sotto la pelle umana, il pelo di lupo. Tra i Baschi troviamo il nome gizonochoa, che è una traduzione letterale di uomo-lupo. Nel folklore lettone il nome diventa viikacis ed in quello lituano viikatas. Gli scandinavi lo chiamano vargulfr o varulf; i portoghesi lobarras o lobis homem', il greco Burculacas o brucolacas corrisponde allo slavo voikodlak o al serbo vulkodlak, poiché il beta iniziale greco veniva pronunziato come la V. In questa nuovo passaggio dallo slavo al greco si verifica anche uno slittamento di significato: quello che per gli slavi era ancora un licantropo, in Grecia diviene un vampiro. Infine, in Romania abbiamo i priccolitch, che per trasformarsi volontariamente in lupi non devono far altro che girare tre volte su sé stessi.

[modifica] Interpretazione

Molti popoli si vantavano di discendere dai lupi e ne conservavano traccia nel nome stesso: ricordo i Daci (dal frigio daos, lupo); gli Hyrcani del Mar Caspio (dall'iranico vehrka, lupo); i frigi Orka (dalla medesima radice); i Licaoni dell'Arcadia, i Lucani dell'Italia meridionale , i Lici, i Lucenses spagnoli (tutti dal greco Lykos), gli italici Irpini (dal sannita hirpus, lupo). Tanta convergenza di significati nei popoli antichi, va riferita a ciò che abbiamo detto sopra riguardo al significato simbolico del lupo come proscritto o fuggiasco. Questi popoli derivavano evidentemente da emigrazioni forzate da altri territori vicini: molte popolazioni antiche vantano simili origini. I proscritti, per sopravvivere, si organizzavano come bande di guerrieri o come confraternite militari. Noi sappiamo che queste società guerriere richiedevano una forma di iniziazione che spesso consisteva nella metamorfosi rituale dell'iniziato in animale. Essa portava ad un accesso di vero furore aggressivo e di crudeltà bestiale, che rendevano invincibile il guerriero: tipico è il caso dei Berserkr; ne è da dimenticare che simili tipi di iniziazione portano in Africa alla costituzione di società segrete basate sul camuffamento con maschere animali e sulla aggressività selvaggia. Il camuffamento con pelli di animale serviva a far partecipare realmente l'iniziato della natura della belva, tanto da credervisi trasformato. I popoli dal nome di lupo dunque erano antiche confraternite di guerrieri licantropi, inizialmente scacciate da altri territori. Sappiamo poi che anche i popoli cacciatori spesso dicono di discendere da belve predatrici, perché esiste una stretta comunanza tra il cacciatore e l'animale feroce, anch'esso cacciatore. Ecco che quindi dietro la caccia, la guerra, l'invasione di un territorio da parte di immigrati e il comportamento dei fuggiaschi, si percepisce una identica struttura mitica, in cui alla disgregazione di un mondo precedente, si oppone una ricostituzione, con la forza, di un nuovo ordine. Il licantropo è dunque un disadattato, un reietto, un escluso, ma non un vinto. Attraverso una forza inferiore invincibile, che lo rende, come le belve, parte integrante della natura, ritrova la sua legittimazione, purché abbia saputo uscire dalle trappole.