Biblioteca:Ovidio, Heroides, 20. Aconzio a Cidippe



				

				

Accogli, o Cidippe, il nome dell'odiato Aconzio, di colui che ti trasse in inganno con la mela. Non avere paura! Qui tunon dovrai nuovamente giurare a colui che ti ama: è sufficiente che tu ti sia promessa a me una volta. Leggi fino in fondo: possa così allontanarsi la malattia da questo tuo corpo, poiché è un dolore per me se ti duole in qualche sua parte. Perché il rossore ti sale in volto? Immagino infatti che le tue guance pudiche siano arrossite, come una volta nel tempio di Artemide. Ti chiedo il matrimonio e la fedeltà promessa, non un amore illecito; ti amo come uno sposo a te destinato, non come un adultero. È bene che tu ripeta le parole che il frutto staccato dall'albero e gettato da me, portò alle tue caste mani: lì troverai che mi prometti ciò che io spero sia tu a ricordare, piuttosto che la dea. Ora io desidero ancora la stessa cosa, ma il mio desiderio è molto più forte; la fiamma ha preso vigore e si è alimentata con l'attesa, e quell'amore che non fu mai piccolo, ora per la lunga attesa e per la speranza che mi avevi data, è cresciuto. Tu mi avevi dato la speranza e questa mia passione ha avuto fiducia in te: non puoi negare che così sia avvenuto, ne è testimone la dea. Era lì, presente, e fece attenzione alle tue parole e parve approvare con un movimento della chioma ciò che tu dicevi. Potrai anche affermare di essere stata sorpresa dal mio inganno, purché si adduca l'amore come motivo del mio inganno. A che cosa mirava il mio inganno se non a che io mi unissi unicamente a te? Ciò di cui ti lamenti può procurarmi il tuo favore. Io non sono tanto scaltro né per carattere né per abitudine: credimi, fanciulla, sei tu a rendermi astuto. Ti ha legata abilmente a me Amore ingegnoso, con parole che ho scritto io, se pure ho fatto qualcosa. Ho stretto il patto nuziale con parole dettate da lui e fu Amore come giureconsulto a rendermi astuto. Questo mio gesto sia pure chiamato frode e mi si dica pure ingannatore, se è inganno voler possedere l'oggetto del proprio amore. Ecco che scrivo di nuovo e ti invio parole di supplica: questo è un secondo inganno, e hai di che lamentarti. Se agisco male perché ti amo, continuerò per sempre, lo confesso, ad agire male e cercherò di averti, per quanto tu ti opponga, cercherò sempre di averti! Altri hanno rapito con le armi le fanciulle che volevano: una lettera scritta con accortezza sarà per me una colpa? Gli dèi facciano sì che io ti possa avvincere con molti nodi in modo che la tua promessa non ti dia alcuna via d'uscita. Mi restano mille inganni: sto sudando in fondo alla salita; il mio desiderio ardente non permetterà che resti nulla di intentato. Ci sia pure il dubbio se ti si può conquistare, è però certo che tenterò di conquistarti. La soluzione finale è in mano agli dèi, ma alla fine sarai conquistata. Anche se ne eviterai una parte, non sfuggirai a tutte le reti che Amore ti ha teso, più numerose di quante tu creda. Se non gioveranno le astuzie, ricorrerò alle armi, tu sarai rapita e portata fra le braccia di chi ti desidera. Io non sono uno solito biasimare l'impresa di Paride, né di chiunque si comportò da uomo, per poter essere marito. Anch'io... ma taccio. Se la punizione per questo rapimento fosse la morte, sarà inferiore al non averti avuta. Oppure dovevi essere meno bella, non saresti desiderata a tal punto: è la tua bellezza che mi costringe ad essere audace. Sei tu a suscitare questo ed i tuoi occhi che superano anche il fulgore delle stelle e che destarono la mia passione infuocata; suscitano questo i tuoi capelli biondi ed il collo eburneo e le mani che vorrei si allacciassero al mio collo e la tua grazia ed il tuo aspetto riservato, senza essere scontroso ed i tuoi piedi quali, credo, forse nemmeno Teti possiede. Se potessi lodare il resto sarei anche più felice e non dubito che tutto l'insieme sia uguale a se stesso. Non c'è da stupirsi se, spinto da questa bellezza, ho voluto avere la garanzia della tua parola. Infine, purché tu sia costretta ad ammettere di essere stata conquistata, sii pure una fanciulla conquistata dai miei inganni. Sopporterò il discredito: a chi sopporta sia dato il premio dovuto: perché manca la ricompensa a una colpa così grande? Telamone conquistò Esione, Achille Briseide, entrambe seguirono il vincitore come loro signore. Accusami quanto vuoi e sii pure in collera, purché, anche se in collera, io abbia la possibilità di goderti. Io che la provoco, placherò l'ira causata, solo che mi sia data una piccola opportunità di addolcirti. Mi sia consentito di stare in lacrime al tuo cospetto e di aggiungere al mio pianto parole opportune e di tendere le mani supplichevoli alle tue ginocchia, come fanno di solito i servi quando temono di essere fustigati duramente. Tu ignori i tuoi diritti: citami in giudizio! Perché accusi un assente? Ordinami di venire subito come usano le padrone. Puoi strapparmi tu stessa, da tiranna, i capelli e illividire il mio volto con le tue mani - sopporterò tutto fino in fondo; forse avrò solo paura che la tua mano si ferisca sul mio corpo. Ma non mi legare né con ceppi né con catene: sarò tenuto incatenato dall'amore incrollabile che ho per te. Quando la tua collera si sarà saziata adeguatamente e a volontà, sarai tu stessa a dire: "Con quanta tenacia mi ama costui!". Sarai tu stessa a dire: "Sia mio schiavo costui, che fa lo schiavo così bene". Ora, infelice, sono accusato in mia assenza e la mia causa, sebbene sia eccellente, è persa, perché non c'è nessuno a difenderla. Ammettiamo pure, come tu vuoi, che ciò che ho scritto sia illegale, certamente hai di che lamentarti solo nei miei riguardi. Ma anche la dea di Delo non ha meritato di essere ingannata con me, se non vuoi mantenere la tua promessa con me, mantienila con la dea! Era presente e vide quando tu ingannata arrossivi e ripose le tue parole nell'orecchio che non dimentica. Che i presagi non si avverino! Non c'è nulla di più violento di lei, quando vede offesa la sua divina maestà, cosa che non vorrei. Ne sarà testimone il cinghiale calidonio, davvero crudele, ma la madre nei confronti del figlio si dimostrò più crudele di lui; ne sarà testimone anche Atteone, creduto un giorno una belva da quelli con i quali egli stesso prima aveva ucciso le belve, e quella madre superba, il cui corpo si trasformò in sasso, che sta ancor oggi stillando lacrime sul territorio migdonio. Ahimè Cidippe, esito a confessarti la verità, perché non sembri che io voglia consigliarti subdolamente nel mio interesse. Bisogna tuttavia che io parli: è questo il motivo, credimi, per cui tu cadi ripetutamente malata, proprio al momento delle nozze: la dea si prende cura di te e si preoccupa che tu non divenga spergiura e desidera che tu sia salva, fatta salva la tua lealtà. Perciò accade che, tutte le volte che tu provi ad infrangere il giuramento, altrettante volte ella pone rimedio al tuo errore. Cessa di provocare il crudele arco della vergine indomita: se tu lo consenti, può ancora diventare indulgente. Cessa, ti supplico, di sfinire con la febbre il tuo tenero corpo, sia salvata questa tua bellezza, perché io possa goderla. Sia salvato il tuo volto, nato per infiammarmi di passione e quel delicato rossore, che affiora sul tuo viso dal candore di neve. E ai nemici e a chiunque si oppone a che tu divenga mia, accada quello che di solito accade a me, quando tu sei malata. Che tu stia per sposarti, o che tu sia malata, io mi tormento allo stesso modo, e non posso dire cosa augurarmi di meno. Talvolta mi travaglia il pensiero di essere io la causa del tuo dolore e penso di farti del male con la mia astuzia. Ricadano sulla mia testa, per carità, i falsi giuramenti della mia padrona! Che lei sia salva per merito della mia punizione! Per sapere come stai, spesso mi aggiro segretamente qua e là davanti alla tua porta, in preda all'angoscia; seguo di nascosto la tua ancella o un servo, chiedendo quale giovamento ti abbia recato il sonno o il cibo. Me infelice, che non posso provvedere alle prescrizioni dei medici, né accarezzarti le mani, né sedere sul tuo letto! E doppiamente infelice, perché mentre io sono tenuto lontano da lì, forse, accanto a te, c'è l'altro, quello che meno vorrei! È lui che ti accarezza le mani e siede accanto a te malata, odioso agli dèi e con gli dèi anche a me, e mentre con il pollice cerca di sentire le pulsazioni della vena, spesso, con questo pretesto, ti stringe le candide braccia e ti tocca il seno e forse ti bacia: questa ricompensa è troppo per il suo operato. Chi ti ha permesso di mietere prima di me le mie messi? Chi ti ha aperto la via al raccolto di un altro? Questo seno è mio! Tu rubi in modo infame baci che sono miei! Togli le mani da quel corpo promesso a me! Togli le mani, sfacciato! Quella che tocchi sarà mia: se poi continuerai a farlo, sarai un adultero. Tra le fanciulle libere scegline una che un altro non rivendichi a sé; se non lo sai, questo bene ha un suo padrone! Non vuoi credermi? Sia letta la formula del giuramento; e perché tu non dica che è falsa, fa che la legga lei stessa. Esci dal talamo di un altro - a te, proprio a te lo dico! - Esci! Cosa fai qui? Questo letto non è vacante. Infatti anche se disponi di un altro patto analogo al mio, non per questo la tua causa sarà pari alla mia. Lei si è promessa a me, suo padre l'ha promessa a te, lui è il primo dopo di lei, ma certamente lei è più vicina a se stessa di quanto suo padre lo sia a lei. Il padre l'ha promessa, ma lei ha fatto un giuramento a colui che la ama. Il padre ha avuto come testimoni gli uomini, lei una dea. Lui teme di essere chiamato bugiardo, lei anche spergiura; hai forse dei dubbi se questo o quello sia il timore più grande? Infine perché tu possa commisurare il rischio di entrambi, considera le conseguenze: lei è malata, lui sta bene. Anche noi rivali siamo in gara con sentimenti diversi: per noi non c'è pari speranza, né uguale timore. Tu avanzi una richiesta senza rischiare, per me un rifiuto è più grave della morte ed io già amo, quello che tu, forse, amerai. Se ti fossi preoccupato della giustizia e del diritto, tu stesso avresti dovuto ritirarti davanti alla mia passione. Ora, poiché quest'uomo senza cuore combatte per una causa ingiusta, la mia lettera, Cidippe, torna a rivolgersi a te. Quest'uomo fa sì che tu cada malata e sia malvista da Artemide: se fossi saggia, dovresti impedirgli di oltrepassare la tua soglia! Sei esposta a così grave pericolo di vita a causa del suo comportamento e vorrei che al posto tuo morisse lui, che provoca questo pericolo! Se lo respingerai e non amerai quest'uomo che la dea disapprova, sarai immediatamente salva e anch'io certamente lo sarò. Cessa di temere, fanciulla; godrai di una salute durevole, solo abbi cura di onorare il tempio che è testimone della tua promessa. Non è il sacrificio di un bue che rallegra i numi celesti, ma l'impegno, che si deve mantenere anche senza testimoni. Alcune donne per stare bene sopportano ferro e fuoco; ad altre reca aiuto, sia pure sgradevole, una amara medicina. Tu non hai bisogno di questi rimedi: evita soltanto di violare il giuramento e salva al tempo stesso te, me e la parola data. L'ignoranza ti procurerà il perdono della colpa passata: il giuramento letto ti era sfuggito dalla mente, ma ora ti hanno messa sull'avviso le mie parole e queste ricadute, che subisci regolarmente ogni volta che tenti di infrangerlo. Ma anche se tu riuscissi ad evitarle, la supplicherai davvero al momento del parto, di porgerti l'aiuto delle sue mani che portano alla luce? Ti udirà. Ricordando ciò che una volta aveva ascoltato ti domanderà da quale marito provenga questa prole. Le prometterai un'offerta votiva: ma lei sa che fai false promesse. Giurerai: ma lei sa che sei capace di ingannare gli dèi. Non si tratta di me: sono tormentato da una preoccupazione più grande: il mio cuore è in pena per la tua vita. Perché lasci all'oscuro della tua colpa i tuoi genitori che, sgomenti, poco fa ti piangevano tra la vita e la morte? E perché non la conoscono? Puoi raccontare tutto a tua madre: nella tua azione, Cidippe, non c'è nulla di cui arrossire. Cerca di raccontarle tutto per ordine: dapprima come ti ho conosciuta, mentre lei stessa compiva i sacri riti della dea armata di faretra; come, non appena ti vidi, se per caso te ne sei accorta, io mi sia arrestato con gli occhi fissi sulla tua figura e come, mentre ti guardavo con molta insistenza, segno inequivocabile di passione, mi cadde il mantello, scivolando giù dalle spalle. Racconterai che poi ti capitò davanti, rotolando non si sa da dove, una mela che portava scritte parole insidiose, formulate ad arte; e poiché vennero lette alla sacra presenza di Artemide, rimanevi vincolata al tuo impegno essendo testimone la dea. Perché tua madre non ignori qual'è il contenuto dello scritto, ripetile anche ora le parole lette a quel tempo. Ti dirà: "Sposa, ti prego, l'uomo al quale ti uniscono le divinità propizie; sia mio genero colui che hai giurato lo sarebbe stato. Mi deve piacere, chiunque sia, poiché prima di tutto piace a Artemide". Così dirà tua madre, se solo sarà una madre. Ma tuttavia bada che chieda chi sono e qual'è la mia condizione: si accorgerà che la dea ha avuto cura di voi. Un'isola di nome Ceo, un tempo assai frequentata dalle ninfe Coricie, è circondata dal mare Egeo: quella è la mia patria e, se voi apprezzate la nobiltà di lignaggio, non mi si può rimproverare di essere nato da antenati oscuri. Ho anche ricchezze e costumi irreprensibili; e anche se non avessi null'altro, mi unisce a te Amore. Tu aspireresti ad un marito così anche se non lo avessi giurato; ma, avendo giurato, anche se non fosse così, dovresti accettarlo! Mi ordinò in sogno di scriverti queste parole Febe cacciatrice, e quando ero sveglio me l'ordinò Amore. Mi hanno già colpito le frecce di uno di loro: bada che non colpiscano te quelle dell'altra! La nostra salvezza è congiunta: abbi pietà di me e di te. Perché esiti a portare l'unico aiuto valido per entrambi? Se questo accadrà, quando ormai risuonerà il segnale stabilito e Delo sarà tinta del sangue dei sacrifici promessi in voto, verrà offerta una immagine d'oro della mela propizia ed il motivo starà scritto in due brevi versi: "Aconzio, con l'immagine di questa mela, testimonia che è stato adempiuto ciò che su di essa venne scritto". Perché questa lettera troppo lunga non affatichi il tuo corpo provato dalla malattia e termini come consuetudine: addio!