Agrippiani



				

				

Fra i più curiosi popoli immaginari, sono caratterizzati dall'avere una testa di uccello, con un lunghissimo e tortuoso collo su un corpo umano. Li troviamo in testi medievali già a partire dal VII-VIII secolo , anche se inizialmente a queste caratteristiche si affianca la presenza di gambe smisuratamente lunghe (da due a quattro metri). Nelle Gesta Romanorum (cap. 175) diventano della «bella gente con collo, testa e becco di gru»; la citazione più famosa resta quella del romanzo del XII secolo Herzog Hemst von Schwaben, in cui si narrano le gesta del Duca Ernesto di Svevia. Tra le altre avventure vediamo l'eroe sbarcare nell'isola di Grippia, nella quale incontra il popolo mostruoso degli Agrippiani (che vengono così chiamati solo in questo romanzo, mentre negli scritti precedenti non sono contraddistinti da alcuna denominazione particolare). Essi hanno la testa ed il lunghissimo collo di uccelli, e precisamente gli uomini di gru e le donne di cigno. Si è avanzata l'ipotesi che l'idea di una simile popolazione sia nata da una deformazione dell'antichissima leggenda dei Pigmei e delle gru, fusi in un unico essere di statura normale.
Questo strano mostro viene ripreso in età rinascimentale come allegoria dell'uomo perfetto, un ibrido notevolmente più complesso del suo modello medievale, ma il cui tratto più caratterizzante resta la testa di uccello ed il lunghissimo collo, il quale è segno di riflessione, perché permette all'uomo di ponderare bene su ciò che deve dire prima che il suono arrivi ad uscire dalla bocca.