Uomo Selvaggio



				

				

Nelle mitologie di tutto il mondo si trova questa figura leggendaria, che costituisce una costante dell'immaginario umano. Si tratta in genere di un essere di aspetto umano, ma caratterizzato da una intensa pelosità estesa a tutto il corpo; vive nudo, si nutre di carne cruda e si ripara in grotte, oppure abita nei boschi. È un essere allo stato di natura, forse ricordo dell'umanità preistorica, forse nostalgia per una semplicità perduta. Generalmente si tratta di un essere solitario, ma esistono anche intere popolazioni di uomini selvaggi; in questo caso si constata la traccia di qualche parvenza di civiltà maggiore, come la presenza di qualche arma semplice. In quanto essere del tutto naturale, non soggetto alle leggi ed alle convenzioni della civiltà, vive tutti i suoi desideri, primo fra tutti quello sessuale, con estrema naturalezza; ecco perché è spesso un rapitore di donne, che prende per soddisfare i suoi appetiti. Va anche sottolineato come l'idea di un rapporto simbolico tra pelosità del corpo, e quindi aspetto "belluino", e vigore o desiderio sessuale, sia nell'uomo che nella donna, è diffusissima in tutte le culture, anche se non è dimostrato che corrisponda a realtà. L'Uomo Selvaggio stranamente, considerato il suo stato primitivo, non è in genere antropofago. Nel passare del tempo questa figura si è estremizzata: da un lato sono stati accentuati i suoi caratteri di selvaticità e di primitività, e specialmente quelli inerenti la sfera sessuale; dall'altro sono emersi sempre più gli aspetti di simbiosi con il mondo naturale; e così l'Uomo Selvaggio è anche diventato un insegnante delle tecniche di preparazione di certi prodotti (burro e formaggi, soprattutto), o un difensore degli alberi o degli ammali dagli attacchi dell'uomo.
Il più importante precedente mitico della figura dell'Uomo Selvaggio è Enkidu che, paradossalmente, nonostante il suo stretto rapporto con la natura e gli animali, è un essere artificiale, creato appositamente dagli dèi per fare da oppositore a Gilgamesh, e non un essere primigenio rimasto in una condizione paradisiaca. Uno degli aspetti più curiosi ed insoliti nel tema del Selvaggio, è quello degli "inselvatichiti" per scelta. Si tratta cioè per lo più di Santi dei primi secoli, che abbandonavano il mondo civile per il deserto nella loro ricerca ascetica. Essi, nella solitudine e nella lontananza dagli uomini, assumevano i modi e l'aspetto di Uomini Selvaggi. I più famosi sono S. Onofrio, S. Giovanni Crisostomo e S. Maria Maddalena.
Bisogna ricordare che nei testi medievali, soprattutto anglosassoni, l'Uomo Selvaggio viene spesso chiamato Wudewasa (o, con una serie di varianti, Wodwose, Wodehouse e così via); la prima parte di questo vocabolo è certamente legata all'attuale inglese wood, foresta, ma la seconda resta misteriosa. Sanderson crede si possa riallacciare ad Asear/aesir, asiatico, e che quindi mostri come nel Medioevo si ritenessero gli uomini selvaggi di origine asiatica. Tuttavia questo fatto pare poco probabile, e sicuramente raramente attestato.