Enkidu



				

				

Essere creato dalla dea Ki per contrastare il potere di Gilgamesh. Per iniziarlo ai misteri dell'unione con la donna, la dea gli mise accanto una sua sacerdotessa; giacque con lei in beatitudine per sette giorni e sette notti; poi, quando volle ritornare agli abituali accoppiamenti con gli animali dei boschi, essi non lo vollero più e fuggirono terrorizzati. Primitivo ma saggio, il giovane capi di aver trovato nella donna la via giusta per l'amore. Il mito della capitolazione di Enkidu di fronte a una femmina fa parte di una serie di elementi che si ritrovano nell'Epopea di Gilgamesh. Stando alla versione del poema, la dea Ki portò il saggio Enkidu nella città di Uruk e lo affiancò come fratello di sangue all'impulsivo eroe Gilgamesh. Come controparte moderatrice dell'impetuoso fratello, ebbe il compito di frenare l'eccessiva sua temerarietà, la sua tirannia e le numerose nefandezze. La fusione dei due temperamenti fu perfetta ed entrambi divennero grandi eroi protagonisti di numerose imprese e di vittorie sui campi di battaglia. Insieme riuscirono a vincere e a decapitare il mostruoso Kliumbab, guardiano feroce del sacro Bosco dei Cedri. In seguito, per una maledizione della dea Ishtar, della quale Gilgamesh aveva respinto i favori, il giovane eroe morì prima di Gilgamesh, lasciando l'amico-fratello distrutto nel cuore, deluso della vita ma ossessionato dall'idea della morte e sempre alla ricerca di una via per l'immortalità. Enkidu apparve in spirito al fratello, gli rivelò i segreti del mondo dell'aldilà e la vanità di tutte le cose de! mondo.
Enkidu entrò nella "Grande Dimora" attraverso un cancello per recuperare il pukku e il mikku di Gilgamesh, oggetti dalla natura incerta. Ruppe una serie di tabù degli Inferi, tra cui l'indossare vestiti puliti e sandali, buon olio, portare addosso un'arma o roba che facesse rumore.