Streghe

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La grande caccia alle Streghe nell'Europa del XV, XVI e XVII secolo portò alla condanna a una morte atroce di migliaia e migliaia di innocenti.
Le accuse rivolte contro le persone sospette e le confessioni a queste estorte - spesso sotto tortura - rivelano non tanto i misfatti delle vere streghe, quanto le idee e le paure diffuse negli strati popolari nell'Europa di quegli anni.
Le Streghe erano ritenute delle adoratrici del demonio, al cui servizio erano state arruolate come coprotagoniste di una gigantesca cospirazione finalizzata alla distruzione del cristianesimo, allo scalzamento di tutti i valori rispettabili e all'attirare con lusinghe le anime umane nel regno infernale di Satana.
Le Streghe si riunivano in convegni notturni (sabba) per celebrar cerimonie infernali presiedute dal Diavolo, che appariva loro a volte in forma umana, ma più spesso in forma animale, soprattutto come mostruoso caprone nero. Nella sentenza che condannava a morte un gruppo di streghe ad Avignone nel 1582 si afferma: "Streghe, stregoni, eretici, congiurati e adoratori del demonio avete acceso un fuoco impuro e dopo avere più volte goduto, ballato, mangiato e bevuto e riso in giochi osceni in onore del vostro capo Belzebù, il Principe dei Demoni, nella forma e nell' aspetto di un caprone nero deforme e ripugnante lo avete adorato con opere e parole come vero Dio...".
Altrove poteva assumere le sembianze di un cane, una mucca, un cavallo, un mulo, un montone o una pecora un maiale, una volpe, un ragno o una scimmia. Il demone supremo è in agguato persino dietro l'aspetto più innocente e insignificante: Satana può essere una lepre, un uccello, una gallina, un topo, una mosca.
Nel XVII secolo una donna di Guernsey disse che quando si recava a un sabba il demonio le appariva sotto forma di un cane con le corna: ritto sulle zampe posteriori, le prendeva la mano con la zampa e le dava il benvenuto. Tra i vari poteri che il maestro satanico conferiva ai propri fedeli adoratori c'era quello di trasformarsi in animali.
Nel 1525 una donna di Ituren, nella parte basca della Navarra, in Spagna, confessò sotto tortura che tre donne appartenenti al suo gruppo di streghe si erano trasformate in cavalli e avevano volato sospese nell' aria. Le altre accusate della stessa regione negarono tutto.
Nelle province basche dei Pirenei, tuttavia, fino a non molto tempo fa si credeva che le streghe cavalcassero misteriosi cavalli e prendessero la forma di gatti, topi e asini. Potevano persino tramutarsi in erbe o foglie autunnali, turbinando e frusciando nel vento.
Un racconto, che si svolge nell'Isola di Skye, di un uomo la cui moglie si allontanava da casa notte dopo notte, narra che, roso dal sospetto, l'uomo la seguì di nascosto e la vide con orrore trasformarsi in un bel gatto nero e poi, insieme ad altri gatti neri, prendere il largo nel mare su un setaccio. Innumerevoli racconti di persone che ferivano gatti, cani o lepri per poi scoprire il giorno dopo le medesime ferite sul corpo della strega locale di turno si sono trasmesse di generazione in generazione in tutta Europa. A Strasburgo un uomo che di notte stava camminando da solo sulla strada fu attaccato da tre enormi gatti furiosi. Lottando per staccarseli di dosso si ferì.
Poco dopo venne arrestato perché accusato di avere aggredito tre donne della stessa città; più tardi, però, riuscì a dimostrare di aver inflitto le ferite a dei gatti.
Ma quale formula usavano le streghe per trasformarsi? Una formula che suonava press'a poco così: "In una lepre entrerò gemendo .... affanno e dolor patirò e nel nome del Demonio andrò. Sì, finché a casa non ritornerò" (formula confessata nel 1622 da Isobel Gowdie, moglie strega di un fattore inglese). Altre formule magiche simili le avrebbero permesso di tramutarsi in gatto o in una cornacchia. Per tornare alla forma umana doveva, naturalmente, usare un'altra cantilena.
Era credenza diffusa anche che le streghe tenessero con sé "spiriti domestici". Si trattava di spiriti demoniaci in forma di piccoli animali. Spesso, gli inoffensivi gatti e cani di vecchie megere venivano guardati con diffidenza, tenuti a distanza perché considerati demoni che esse potevano mandare in giro per nuocere alle persone.
Nel 1556 a Hatfield Peverel, nell'Essex, si scoprì che una certa signora Waterhouse, di cinquantaquattro anni aveva un gatto bianco maculato che nutriva non solo con pane e latte, ma addirittura con il proprio sangue.
Lo chiamava (un po' imprudentemente) Satana e poteva trasformarlo in rospo, come confermò la figlia maggiore Joan di diciotto anni. Jean Flower, una serva del conte di Rutland, a Belvoir Castle, fu accusata di avere ucciso i due piccoli figli del conte mandando loro il suo gatto nero di nome Rutterkin.
Arrestata, la donna morì mentre veniva trasportata in prigione, ma le sue due figlie, Margaret e Philippa, non sfuggirono all'impiccagione nel 1619. L'aspetto domestico degli spiriti è tuttavia un contributo tutto inglese alla tradizione della stregoneria, forse un riflesso distorto dell'amore del popolo britannico per gli animali.