Pyrassoipi



				

				

È Andre Thevet, nella sua Cosmographie universelle (Paris. 1575) il primo a parlare di questo animale, di cui Parè dà una descrizione dettagliata. È in Arabia, sul mar Rosso, che si trova «una bestia che i selvaggi chiamano Pyrassouppi, grande come un mulo, con la testa foggiata in maniera simile, coperto di pelo come un orso, ma un po' più vivace di colore, quasi fulvo, con gli zoccoli tagliati in due come un cervo. Questo Pyrassouppi ha due corna in testa, molto lunghe e non frondose, dirette in alto, e che somigliano a quelle, cosi ricercate, dell'Unicorno, e di queste si servono i selvaggi, quando sono feriti o morsi da qualche fiera o da pesci velenosi, mettendole in acqua per sei o sette ore, e poi facendo bere questa acqua al paziente, che si trova di colpo fuori pericolo». Sempre il Pare, nel Discours de le licorne fornisce la dizione Pyrassoipi, in seguito più usata, ed aggiunge la notizia che gli indigeni catturano questi animali, li spellano e ne mangiano le carni.