Lamia



				

				

Fanciulla libica, figlia di Poseidone, amata da Zeus, e più volte resa incinta dal dio, ma che mai aveva avuto la gioia di divenire madre, perché tutti i neonati erano rapiti ed uccisi dalla gelosissima Era. La fanciulla era stata quindi mutata in una sorta di fantasma che rapiva i figli altrui, trucidandoli. Resa insonne da Era, Zeus le aveva concesso la facoltà di potersi mettere e togliere gli occhi e di assumere qualsiasi sembianza.
Nel tempo il nome Lamia (da lamos, gola, fauci) diventa il nome generico di alcuni spiriti persecutori affini agli incubi che soffocano le loro vittime nel sonno, cavalcandole sul petto. Perso il carattere personale la Lamia diviene sempre più orrida e selvatica; a volte assume tratti androgini, capacità di metamorfosi, risvolti scurrili e, sempre, una insaziabile sete di sangue.

[modifica] Iconografia

Nel cosiddetto Bestiario moralizzato di Gubbio, la Lamia è caratterizzata dall'avere il latte velenoso, col quale uccide i propri figli, ed è presa come simbolo del mondo, che uccide con le lusinghe del vizio i suoi figli. Nella storia degli animali del Topsell del XVII secolo (The Histoire of Four-Footed Beastes) la Lamia soggiace ad un'ultima metamorfosi, diventando un semplice animale: è un quadrupede completamente coperto di squame, con il viso di donna, artigli alle zampe anteriori e zoccoli alle posteriori, seno femminile ed organi sessuali maschili.