Farfadet



				

				

È il nome di un folletto abitatore di caverne e custode di tesori, in genere di tipo benevolo. Nelle tradizioni locali i Farfadet sono descritti come piccoli uomini neri e coperti di peli. Essi si scavano le loro tane di giorno, e passano la notte divertendosi ad impaurire gli abitanti delle fattorie. In alcune regioni francesi si chiamano semplicemente Fadets, ed il nome più lungo deriva da una contrazione di Frère Fadet, fratel folletto. La fama di questi esserini, dalle non spiccate caratteristiche distintive, sarebbe limitata a ricordi locali di alcune campagne francesi, se uno scrittore allucinato non ne avesse fatto i protagonisti di una autobiografia sconcertante. Alexander-Vincent-Charles Berbiguier de Terreneuve du Thym, vissuto alla fine del secolo XVIII, e autore di Les Farfadets, ou tous les démons ne soni pas de l'antro monde, (1821), in tre volumi. In questo libro straordinario Berbiguier racconta la sua persecuzione ad opera dei Farfadets, che egli intende come delle manifestazioni demoniache, capaci di assumere l'aspetto di qualsiasi persona lo circondi. Egli si crede assediato da questi demoni, che si camuffano da professore, da medico, da droghiere, da confessore e così via. Pur essendo egli vissuto nell'atmosfera infuocata della Rivoluzione, nel suo libro non si respirano che questa ossessiva presenza demoniaca e questo gigantesco complesso di persecuzione, che ne fanno uno dei documenti psicologici più curiosi di tutti i tempi.