Epona



				

				

La dea cavallo celtica i cui poteri vanno oltre la morte, che accompagna l’anima nel suo viaggio finale. Era venerata in tutta la Gallia, fino al Danubio e a Roma. Il suo culto venne alla fine adottato dai soldati romani che lo diffusero ovunque essi andassero. Era l’unica dea del mondo celtico a essere adorata dai Romani che le eressero un tempio nella loro capitale. Tra gli stessi Celti della Gallia, ella veniva venerata come dea dei cavalli, degli asini, dei muli e dei buoi e anche delle sorgenti e dei fiumi.
Il suo simbolo è la cornucopia ("corno di abbondanza"), il che fa supporre che (in origine) ella fosse una dea della fertilità. Viene anche identificata con la dea celtica Edain.
Epona viene raffigurata seduta di fianco su una sella o sul dorso di un cavallo o circondata da più cavalli.
Non è escluso che una delle creazioni più tipiche della mitologia celtica, il cavallo androcefalo, frequente sulle monete, sia collegato con la dea. Secondo Ausonio Ona vorrebbe dire "fonte". Epona sarebbe perciò la Fonte del Cavallo, equivalente alla greca Ippocrene. L'equivalenza simbolica del cavallo con l'elemento acquatico è una costante nella storia dell'immaginario e pertanto una simile interpretazione sarebbe plausibile. Tuttavia la tesi è contestata da Hubert, che ritiene la dea una semplice Signora dei Cavalli; Apuleio ci informa infatti che immagini di Epona ornavano le scuderie. A livello scientifico, l'etimologia del nome va peraltro ricercata nel gallese eb-ol, puledro, che a sua volta risale al proto-indoeuropeo ekwo-s, da cui il latino equus e il sanscrito asva. Epona era incaricata del trasporto delle anime nell'Altro Mondo, e corrisponde, in questa funzione, alla dea gallese Rhiannon, anch'essa dea-giumenta. Un testo del II secolo a.C., falsamente attribuito a Plutarco, ci narra di un tale Phoulouios Stellos, che odiava le donne e che, per sfogare i suoi impulsi sessuali, si unì con una giumenta. Questa a suo tempo partorì una bellissima fanciulla, che fu chiamata Epona, e che sarebbe, secondo l'autore, la dea dei cavalli.