Acefali



				

				

Gli Acefali sono conosciuti in quasi tutte le culture e sono per lo più temuti come demoni maligni. Fra le credenze popolari dell'antichità troviamo già la convinzione che i criminali giustiziati diventassero degli Acefali, condannati a vagare senza testa.
Nella letteratura magico-sincretistica dell'area greco-egiziana, l'Acefalo viene adorato come un dio al quale tutto è rivelato mentre, nella tradizione popolare greca, è ritenuto spirito diabolico e dèmone omicida. Nel XV secolo, e fino al XVIII, esso viene ancora invocato a scopi magici nelle pratiche di medicina popolare. Nella Svarfdoela Saga islandese è narrata invece la storia di Klaufi il quale, dopo la sua morte, appariva alla moglie Ingvild che lo aveva fatto uccidere. Dopo che i fratelli di lei ebbero decapitato il cadavere, lo spettro, senza testa, vagò sottoforma di spirito maligno, trascinandosi il capo sotto il braccio. Quando il suo corpo fu infine cremato e le ceneri, chiuse in una cassetta di piombo, furono gettate in una sorgente, lo spettro non apparve più (Lecouteux, 1987, pp. 132 ss.).
Anche nelle saghe e nelle credenze popolari dei paesi di lingua tedesca compaiono dèmoni senza testa, cioè spiriti di defunti che non trovano pace (morti viventi) e la cui vita è stata interrotta da una fine prematura, violenta o comunque innaturale. Si tratta soprattutto di persone uccise in seguito a un crimine e che non hanno espiato la loro colpa in vita. Degli spiriti senza testa appaiono spesso fra le schiere della Caccia selvaggia e spesso lo stesso cacciatore selvaggio è un Acefalo.
Secondo le credenze popolari, un fantasma senza testa preannuncia una morte imminente a colui che lo vede. In area germanica, i primi documenti che offrono una rappresentazione dell'Acefalo sono le antiche saghe islandesi, Nel XVI secolo Geiler von Kaisersberg parla, nel suo Emeis (1515), di spettri senza testa che fanno parte dell'esercito selvaggio e anche la tradizione popolare ribadisce che si tratta di persone che hanno perso la vita in modo prematuro e violento e che sono condannate a vagare fino al raggiungimento dell'età che Dio aveva originariamente stabilito per la loro morte. Le leggende popolari del XVIII e XIX secolo testimoniano la grande diffusione delle rappresentazioni dell'Acefalo, che viene menzionato in quasi tutte le raccolte. L'esempio più noto di spirito acefalo è quello di Anna Bolena, una delle mogli di Enrico VIII d'Inghilterra, fatta giustiziare dal re nella Torre di Londra. Pare che il suo spettro abbia vagato per secoli nella Torre, all'interno delle mura di cinta, in abiti sfarzosi e con la testa sotto il braccio destro. Nella tradizione popolare, anche gli animali compaiono sotto forma di dèmoni senza testa e di figure spettrali: si tratta in particolare di cavalli, cani, vitelli e gatti acefali, che sono talvolta ritenuti incarnazioni di un morto vivente.
Per le credenze relative a spettri diabolici acefali sono possibili diverse interpretazioni. A un primo sguardo, l'identificazione fra criminali cui è stata tagliata la testa e spiriti acefalì vaganti sembrerebbe ovvia. Ma bisogna tener presente che, in base ai riti germanici, coloro che depredavano i campi altrui o rimuovevano le pietre di confine venivano decapitati con l'aratro: anche questa consuetudine potrebbe dunque aver generato, nel mondo contadino, l'immagine dell'Acefalo condannato a vagare per espiare le sue colpe. Sono da ricordare infine le usanze funerarie precristiane, in base alle quali la testa veniva staccata dal corpo e seppellita separatamente, cosa che succedeva soprattutto quando un uomo importante moriva durante un viaggio. Più tardi, per esempio al tempo delle Crociate, si soleva estrarre il cuore dal corpo per seppellirlo in patria.