Sabini



				

				

I Sabini, giunti dalla costa Adriatica, arrivano nella zona intorno all X -IX secolo a.C., fondando le città di Reate, Nurcai, Trebula Mutuesca e Cures Sabini. Grazie alla sua posizione strategica vicino al fiume Tevere e la Salaria, Cures (nei pressi dell' odierno paese di Talocci) diventò ricca, arrivando ad occupare ben trenta ettari. Inoltre controllava gran parte delle terre intorno, che fornivano prodotti agricoli.
I Sabini costituirono una delle più antiche razze d'Italia e un gran numero di loro si fusero coi Romani, sia concludendo numerosi parentati, sia stabilendosi in Roma e divenendo cittadini Romani. Secondo alcuni i Sabini non sarebbero altro che discendenti di una razza umbra, e ciò sembra confermato dal fatto che una delle principali deità dei Sabini era venerata dagli Umbri, e che vari punti delle religioni umbra e sabina erano simili. Così pure vi era una grande affinità fra le loro lungue. Il nome sembra che derivi da Sabo, figlio della principale divinità dei Sabini, ma è questa una congettura molto probabilmente priva di seria base.
Il principe sabino Clauso fu uno dei principali alleati di Turno nella guerra contro i troiani di Enea.
E' certo che una parte della popolazione di Roma era di origine sabina. E che Sabini fossero in gran numero i primi abitanti di Roma lo dimostra il fatto che alla morte di Romolo fu eletto re il sabino Numa Pompilio. Anche il re Anco Marzio era sabino.

[modifica] Il Ratto delle Sabine

Narra la leggenda che Romolo, una volta creata la città di Roma cercò di risolvere il problema di popolarla: raccolse i pastori dalle zone circostanti, ma mancavano le donne. Pensò allora di organizzare una festa, alla quale invitò i Sabini, con mogli e figlie.
Mentre il festino si svolgeva fra canti e danze, ad un segnale convenuto, i giovani romani rapirono le donne sabine e, armati di pugnali, misero in fuga gli uomini.
Questi ritornarono, poco tempo dopo, guidati da Tito Tazio, re della tribù sabina dei Curiti, con l'intento di liberare le loro donne e di vendicarsi dell'affronto ricevuto.
Una fanciulla, Tarpea, aprì loro le porte della città: ma pagò immediatamente il suo gesto con una morte atroce, infatti fu schiacciata dagli scudi dei Romani. Le generazioni future daranno poi il nome di lei alla rupe Tarpea, dalla quale diverrà consuetudine gettare i condannati a morte.
Penetrati a Roma, i Sabini si lanciarono contro i guerrieri nemici; ma appena iniziò la battaglia, le donne intervennero per ottenere un armistizio: molto fanciulle infatti, si erano già affezionate agli sposi romani e non potevano tollerare la vista di quella sanguinosa battaglia nella quale erano coinvolti i loro padri e i loro mariti.
La vicenda ebbe così una pacifica conclusione: Romolo e Tito Tazio regnarono in comune sulla città: Sabini e Romani si fusero in un solo popolo. Dal nome della tribù di Tito Tazio, quella dei Curiti, derivò poi ai Romani l'appellativo di Quiriti.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti Antiche