Museo:Egisto



				

				

Ceramografo attico, attivo entro il secondo venticinquennio del V sec. a. C. È uno dei rappresentanti più tipici della maniera grandiosa e patetica dominante in quel periodo. Dipinge vasi di grandi proporzioni, per lo più crateri a calice e a colonnette, adattandovi rappresentazioni complesse e ampiamente sviluppate. Tuttavia, pur restando su un piano di dignità sostenuta e consapevole, Egisto non possiede le qualità genuine del far grande come, ad esempio, il suo compagno il Pittore di Bologna 228. Nelle sue opere, anche le più riuscite, s'intende sempre una sorta di forzatura, un'accentazione non intimamente sentita e non necessaria. Del Pittore di E. potrebbe dirsi che non sa graduare l'emozione; in lui tutti i gesti risultano amplificati, tutti gli sguardi uniformemente imploranti per angoscia, allarme o pietà. Tutte le sue figure sembrano vivere in uno stato abituale di fervore, di concitazione, di una tensione innaturale che va a scapito della chiarezza e dell'economia del racconto. Di conseguenza, accanto a momenti di una drammaticità intensa, seppure compromessa dal linguaggio tumultuoso e gonfio, - si vedano il cratere a calice del Louvre con la morte di Tizio o l'uccisione di Egisto nel cratere a colonnette di Bologna - non sono rari gli esempi di vuota, faticosa oratoria.

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