Chanson de Roland



				

				

La Chanson de Roland (o Canzone di Rolando o Orlando), scritta intorno alla seconda metà dell’XI secolo, è una chanson de geste appartenente al ciclo carolingio, considerata tra le più belle opere della letteratura medievale francese. Essa canta la battaglia di Roncisvalle, avvenuta il 15 agosto 778, quando la retroguardia di Carlo Magno, comandata dal paladino Rolando prefetto della Marca di Gran Bretagna e dagli altri paladini, di ritorno da una spedizione in Spagna fu attaccata e distrutta dai baschi.

Indice

[modifica] Struttura

La Chanson de Roland è una Chanson de geste scritta in 4002 décasyllabes, equivalente francese degli endecasillabi italiani, raggruppati in 291 lasse assonanzate da un autore ignoto (il Turoldo che si nomina negli ultimi versi è più probabilmente solo un compilatore). Essa ci è tramandata da nove manoscritti, dei quali il più importante, conservato a Oxford, è in lingua anglo-normanna: il testo originale era invece scritto in lingua d’oïl (o antico francese). Il notevole numero di manoscritti rimastoci è testimonianza della grande fortuna del testo; inoltre, il fatto che il testimone più autorevole e antico, quello di Oxford, sia un codice non pregiato o prezioso (tale da farci pensare che fosse un sorta di canovaccio per le esibizioni di un giullare) potrebbe suggerirci che la Chanson de Roland abbia avuto una diffusione orale prima di essere rielaborata e stesa in scrittura (fatto testimoniato anche dalla nota emilianense, un breve testo proveniente da un monastero di San Millán de la Cogolla che sembrerebbe attestare la conoscenza della materia del poema già prima della realizzazione del manoscritto di Oxford). Da notare, infine, che la Chanson de Roland narra di una battaglia combattuta quasi tre secoli prima e che si caratterizza, come quasi tutta l’epica medievale, per la celebrazione della fede e del valore militare.

[modifica] Datazione

Riscontri validi per la datazione del poema ci arrivano da diverse fonti medievali. Per esempio nella Gesta regum anglorum di Guglielmo di Malmesbury si legge che le truppe di Guglielmo il Conquistatore intonassero sul campo di battaglia una canzone di Orlando. Questo ci permette di dire che la canzone fu senz’altro composta prima del 1125, data di composizione delle Gesta anglorum. La datazione del poema può essere protratta prima del 1100 grazie al riscontro di numerose registrazioni anagrafiche di coppie di fratelli chiamati Orlando e Oliviero intorno al 1090.

[modifica] Trama

Dopo che i Saraceni erano stati sconfitti per la prima dal famoso “Carlo Martello” nella battaglia di Poitiers, Carlo Magno allontanò definitivamente dall’Europa il pericolo rappresentato dagli Arabi con continue spedizioni in Spagna. Di ritorno da una di queste spedizioni, la sua retroguardia fu assalita e sterminata dai baschi, alleati degli arabi, a Roncisvalle (nel 778). In questa imboscata cadde anche il più forte dei paladini, il famoso Rolando (o Orlando), nipote del Re, a cui era stato affidato il compito di proteggere il grosso dell’esercito da eventuali attacchi nemici alle spalle. Avuta notizia dell’attacco, Carlo Magno ritornò indietro e sconfisse facilmente gli avversari, ma non fece in tempo a salvare il nipote. Come si può facilmente vedere, l’episodio non era di per sé molto rilevante nell’economia delle vicende di cui trattasi. Però queste imprese, benché inserite in un contesto di conflitti di potere e di conquiste, assunsero il carattere di una guerra religiosa tra cristiani e musulmani e per questo motivo, dato anche il particolare periodo, intorno ad esse fiorirono una quantità di leggende. Chiaramente gli episodi furono ingigantiti dalla fantasia popolare fino a diventare il poema che conosciamo, impermeato di nobili sentimenti quale l’amore verso, la fedeltà al sovrano, la purezza degli ideali e la fede in Dio. Così un episodio diventa epopea.
Rolando, il nobile nipote di Carlo Magno, combatte contro i mori che sono in numero sovrastante e fa strage di nemici. Il suo valore non ha pari e neppure lo sfiora l’idea di suonare il suo corno (l’Olifante) che di sicuro sarebbe stato sentito dallo zio e gli avrebbe salvato la vita. E così l’eroe si batte fino all’ultimo respiro; la sua spada, Durlindana, che racchiude nel suo manico le reliquie dei santi, fa il vuoto intorno a se; i nemici cadono falcidiati dall’eroe. Solo quando si accorge che la morte si sta avvicinando in quanto è stato gravemente ferito, Rolando suona il suo fido corno: ma ormai è troppo tardi, la vita gli sta sfuggendo via. Cade svenuto. La sua spada sta per diventare preda di un saraceno che la porterà come trofeo in Arabia. Ma questo non deve accadere: il paladino raccoglie le sue ultime forze e con il suo fido Olifante percuote pesantemente l’infedele fino a spaccargli l’elmo e le ossa del capo. Poi si trascina ai piedi di un albero, copre con il suo corpo la Durlindana ed il corno, volge la testa verso la Spagna in modo che si sappia che egli non è stato sconfitto in battaglia e le sue armi non rappresenteranno motivo di gloria per i nemici. Poi raccomanda l’anima a Dio. La vita ormai lo sta lasciando: il Signore lo chiama a sé e manda gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele per accompagnarlo verso la Sua gloria. Re Carlo, appena sentito il suono dell’Olifante, torna repentinamente sui suoi passi e vendicherà l’eroico paladino sconfiggendo i mori e uccidendo il perfido traditore Gano.

[modifica] Interpretazione

Come detto, l’epopea racconta della campagna di Spagna condotta da Carlo Magno e della resistenza eroica della retroguardia, il 15 agosto 778 nella battaglia di Roncisvalle. La maggior parte degli storici concorda però nel dire che i cavalieri affrontarono, in realtà, non i saraceni ma i vasconi (baschi): il cambiamento si spiega per il clima culturale dell’epoca in cui fu scritta l’opera, nell’XI secolo, in piena epoca di reconquista dell’Europa dagli arabi e di crociate. È stata anche formulata l’ipotesi (Joseph Bédier) che la Chanson de Roland sia stata composta sulle strade di pellegrinaggio che portano a Santiago di Compostela, passando appunto dal valico di Roncisvalle, e recitata dai giullari durante le soste. In ogni caso si possono notare parallelismi con il Poema del mio Cid, scritto forse prima della Chanson de Roland, e influenze della poesia araba di al-Andalus.