Biblioteca:Pindaro, Nemee, XI

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PER ARISTAGORA DI TENEDO ELETTO PRESIDENTE DEL PRITANEO

I
Strofe
Estia, o di Rea figliuola, che il seggio concedi ai pritàni
di Zeus eccelso, e d’Era, compagna al suo trono, sorella,
nelle tue stanze, presso lo scettro tuo fulgido, accogli
benigna Aristagora, accogli i compagni
che, te celebrando, mantengono Tenedo in piedi,

Antistrofe
te, fra le Dive prima, con molti libami onorando,
con fumiganti vittime; e il canto e la lira in tua gloria
fremono; e nei perenni banchetti di Zeus ospitale
s’onora Dirce. Deh!, possa ei varcare
i dodici mesi con animo sgombro di pene.

Epodo
Arcesilao pure io stimo beato, che vita gli diede,
stimo beato il fulgido aspetto, e l’impavido cuore.
Ché, se taluno è felice, se supera gli altri in bellezza,
se negli agoni, vincendo, provò la sua possa,
rammenti che membra mortali ei recinge,
che avrà, rompimento di tutte le cose, una veste di terra.

II
Strofe
I cittadini è giusto che or gli largiscano laudi,
che i canti dolci al pari del miele lo rendano adorno:
sedici volte già, nella lotta, nell’arduo pancrazio.
Vittoria coi serti cingea nei finitimi
agoni Aristagora, e seco la chiara sua patria.

Antisirofe
Dei genitori l’animo troppo dubbioso trattenne
la sua giovine forza, che in Pito e in Olimpia saggiasse
la possa. Eppure, in fede mi credo che pur da la fonte
Castalia e dal clivo frondoso di Crono
riscossa egli avrebbe la palma su tutti i rivali,

Epodo
e festeggiate le ferie avrebbe che Alcide ogni lustro
celebra: al crine cinte le frondi e la porpora avrebbe.
Ma dissennata iattanza talora un mortale dei beni
priva: ad un altro che troppo sua possa sconosce
il cuor non esperto di ardire, contese
il premio legittimo, indietro con trepida mano tenendolo.

III
Strofe
Facile era conoscere il sangue che fu di Pisandro,
che fu di Sparta — ei venne, insiem con Oreste, da Amicla
a questo suol, guidando le bronzee schiere degli Èoli —
e il sangue commisto lunghesso l’Ismèno,
dell’avolo suo Melanippo. Le antiche virtù
Antistrofe
recan con vece alterna la forza alle stirpi degli uomini.
Cosi né i solchi negri concedono frutto perenne,
cosi non danno gli alberi in ogni stagione dell’anno
il fiore odoroso con copia costante;
ma alternano. E il Fato ugualmente conduce i mortali.
Epodo
Né quanto Giove disegna per l’uomo, visibile giunge.
Ma pure, a cento cose volgendo la brama, inforchiamo
illusioni superbe: ché abbiamo le membra irretite
da spudorata Speranza; ché lungi i suoi fonti
riversa Prudenza. Sia freno alle voglie ;
ché quanto è impossibile attingere bramare è ben cieca follia.