Biblioteca:Ovidio, Amori, Libro I

(Differenze fra le revisioni)



				

				
			
m (Sostituzione testo - 'Titone' con 'Titone')
m (Sostituzione testo - 'Penelope' con 'Penelope')
O custode legato (che indegnità!) con crudele catena, apri, facendolo girare sui cardini, il crudele battente. Quel che chiedo è piccola cosa: concedi che la porta socchiusa accolga attraverso un esiguo spiraglio la mia persona che si insinua di fianco. Un lungo amore ha reso sottile il mio fisico e, sottraendogli peso, ha reso le mie membra capaci di compiere simili esercizi; l'amore insegna ad insinuarsi senza far rumore fra i guardiani che vigilano, l'amore guida senza danno i passi. E pensare che c'era un tempo in cui temevo la notte e le sue vane ombre! Ero ammirato se qualcuno osava avventurarsi tra le tenebre: Cupìdo con la tenera madre rise tanto che io lo sentissi e sussurrò: "Anche tu diventerai coraggioso." Né ci fu indugio alcuno, venne l'amore: io non temo più le ombre che si aggirano volando nella notte, non temo mani pronte a darmi la morte; temo solo la tua eccessiva insensibilità, te solo cerco di blandire: tu possiedi la folgore con cui puoi incenerirmi. Guarda (e, per vedere, allenta il crudele catenaccio) come la porta è intrisa delle mie lacrime. Fui io sì che intervenni presso la padrona a difendere te che tremavi, mentre, privo di vesti, eri in attesa di ricevere le sferzate. Dunque quel favore che un tempo valse anche per te, ora per me, o gran misfatto, non vale più nulla? Ricambiami la cortesia: hai la possibilità, come desideri, di mostrarmi la tua riconoscenza. Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Toglila: così possa tu un giorno essere liberato dalla catena che da gran tempo trascini e non ti tocchi di bere per sempre l'acqua della schiavitù. Ma tu, custode, ascolti impassibile chi invano ti scongiura: anche la porta, rinforzata da crudeli puntelli di quercia, rimane fredda e insensibile. Lo sbarramento di una porta sprangata può giovare a una città assediata, ma in tempo di pace perché temi le armi? Quale trattamento riserverai al nemico, tu che lasci fuori così crudelmente l'innamorato? Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Io non vengo in compagnia di soldati in armi: sarei stato solo, se non mi si fosse affiancato il crudele Amore; da lui non posso mai distaccarmi, anche se lo desiderassi: sarei piuttosto disposto a separarmi dalle mie stesse membra. Dunque con me ci sono Amore, un po' di vino attorno alle mie tempie e una ghirlanda che è scivolata dai miei capelli umidi. Chi potrebbe aver timore di queste armi? Chi non andrebbe incontro ad esse? Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Sei insensibile, oppure il sonno (che ti spedisca in malora!) disperde nel vento le mie parole di innamorato a cui non vuoi prestare ascolto? Eppure, mi ricordo, prima, quando avrei voluto passarti inosservato, eri ben desto fino a notte fonda. Forse ora accanto a te dorme la tua amante: ahimè, di quanto la tua sorte è migliore della mia! A questo patto, circondate pure il mio corpo, crudeli catene. Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Mi inganno, o l'uscio ha cigolato girando sui cardini e i battenti smossi hanno inviato uno stridulo segnale? Mi inganno: era la porta investita dal vento impetuoso. Ahimè, quanto lontano quel soffio ha portato la mia speranza! Ma se tu, o Borea, ancora ti ricordi del rapimento di Orizia, vieni qui e sfianca colle tue folate queste porte che non mi dànno ascolto. E intanto, madide di fresca rugiada, le ore della notte stanno trascorrendo silenziose per tutta la città; togli la spranga dallo stipite, altrimenti io stesso, fatto ormai più risoluto, darò l'assalto a questa casa superba col ferro e col fuoco che porto nella fiaccola. La notte, Amore e il vino non inducono ad alcuna moderazione: la notte è priva di pudore, Bacco e Amore non conoscono la paura. Ho fatto ogni sforzo, ma né con preghiere né con minacce ho potuto smuoverti, o custode più duro perfino del legno della tua porta. Non eri adatto a custodire la soglia di una bella ragazza: saresti stato degno di essere il vigile custode di una prigione. Ormai la stella di Venere avanza sul suo carro coperto di brina e l'uccello del mattino risveglia i miseri mortali chiamandoli al loro lavoro. Ma tu, o ghirlanda levata tristemente dai capelli, resta tutta la notte sulla soglia crudele; quando al mattino la padrona ti vedrà gettata a terra, tu sarai la prova del tempo da me tanto malamente sprecato. E tu, o malvagio, che hai crudelmente impedito l'ingresso all'amante, ricevi comunque il mio saluto mentre mi allontano: addio. E addio anche a voi, stipiti inesorabili e spietata soglia, e a voi, battenti, legni crudeli, voi pure schiavi, come il vostro guardiano.
O custode legato (che indegnità!) con crudele catena, apri, facendolo girare sui cardini, il crudele battente. Quel che chiedo è piccola cosa: concedi che la porta socchiusa accolga attraverso un esiguo spiraglio la mia persona che si insinua di fianco. Un lungo amore ha reso sottile il mio fisico e, sottraendogli peso, ha reso le mie membra capaci di compiere simili esercizi; l'amore insegna ad insinuarsi senza far rumore fra i guardiani che vigilano, l'amore guida senza danno i passi. E pensare che c'era un tempo in cui temevo la notte e le sue vane ombre! Ero ammirato se qualcuno osava avventurarsi tra le tenebre: Cupìdo con la tenera madre rise tanto che io lo sentissi e sussurrò: "Anche tu diventerai coraggioso." Né ci fu indugio alcuno, venne l'amore: io non temo più le ombre che si aggirano volando nella notte, non temo mani pronte a darmi la morte; temo solo la tua eccessiva insensibilità, te solo cerco di blandire: tu possiedi la folgore con cui puoi incenerirmi. Guarda (e, per vedere, allenta il crudele catenaccio) come la porta è intrisa delle mie lacrime. Fui io sì che intervenni presso la padrona a difendere te che tremavi, mentre, privo di vesti, eri in attesa di ricevere le sferzate. Dunque quel favore che un tempo valse anche per te, ora per me, o gran misfatto, non vale più nulla? Ricambiami la cortesia: hai la possibilità, come desideri, di mostrarmi la tua riconoscenza. Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Toglila: così possa tu un giorno essere liberato dalla catena che da gran tempo trascini e non ti tocchi di bere per sempre l'acqua della schiavitù. Ma tu, custode, ascolti impassibile chi invano ti scongiura: anche la porta, rinforzata da crudeli puntelli di quercia, rimane fredda e insensibile. Lo sbarramento di una porta sprangata può giovare a una città assediata, ma in tempo di pace perché temi le armi? Quale trattamento riserverai al nemico, tu che lasci fuori così crudelmente l'innamorato? Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Io non vengo in compagnia di soldati in armi: sarei stato solo, se non mi si fosse affiancato il crudele Amore; da lui non posso mai distaccarmi, anche se lo desiderassi: sarei piuttosto disposto a separarmi dalle mie stesse membra. Dunque con me ci sono Amore, un po' di vino attorno alle mie tempie e una ghirlanda che è scivolata dai miei capelli umidi. Chi potrebbe aver timore di queste armi? Chi non andrebbe incontro ad esse? Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Sei insensibile, oppure il sonno (che ti spedisca in malora!) disperde nel vento le mie parole di innamorato a cui non vuoi prestare ascolto? Eppure, mi ricordo, prima, quando avrei voluto passarti inosservato, eri ben desto fino a notte fonda. Forse ora accanto a te dorme la tua amante: ahimè, di quanto la tua sorte è migliore della mia! A questo patto, circondate pure il mio corpo, crudeli catene. Le ore della notte stanno trascorrendo; togli la spranga dallo stipite. Mi inganno, o l'uscio ha cigolato girando sui cardini e i battenti smossi hanno inviato uno stridulo segnale? Mi inganno: era la porta investita dal vento impetuoso. Ahimè, quanto lontano quel soffio ha portato la mia speranza! Ma se tu, o Borea, ancora ti ricordi del rapimento di Orizia, vieni qui e sfianca colle tue folate queste porte che non mi dànno ascolto. E intanto, madide di fresca rugiada, le ore della notte stanno trascorrendo silenziose per tutta la città; togli la spranga dallo stipite, altrimenti io stesso, fatto ormai più risoluto, darò l'assalto a questa casa superba col ferro e col fuoco che porto nella fiaccola. La notte, Amore e il vino non inducono ad alcuna moderazione: la notte è priva di pudore, Bacco e Amore non conoscono la paura. Ho fatto ogni sforzo, ma né con preghiere né con minacce ho potuto smuoverti, o custode più duro perfino del legno della tua porta. Non eri adatto a custodire la soglia di una bella ragazza: saresti stato degno di essere il vigile custode di una prigione. Ormai la stella di Venere avanza sul suo carro coperto di brina e l'uccello del mattino risveglia i miseri mortali chiamandoli al loro lavoro. Ma tu, o ghirlanda levata tristemente dai capelli, resta tutta la notte sulla soglia crudele; quando al mattino la padrona ti vedrà gettata a terra, tu sarai la prova del tempo da me tanto malamente sprecato. E tu, o malvagio, che hai crudelmente impedito l'ingresso all'amante, ricevi comunque il mio saluto mentre mi allontano: addio. E addio anche a voi, stipiti inesorabili e spietata soglia, e a voi, battenti, legni crudeli, voi pure schiavi, come il vostro guardiano.
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Ora che il mio furore si è placato, se ho vicino a me un amico, incateni le mie mani (lo hanno ben meritato): infatti il furore ha spinto le mie braccia dissennate contro la mia donna ed ella piange, ferita dalla mia pazza mano. Allora io avrei potuto anche battere i miei genitori, o colpire crudelmente perfino i sacri dèi. E che? Aiace, l'eroe dal settemplice scudo, non fece forse a pezzi le greggi sorprese nei vasti campi e Oreste, vendicatore del padre sulla persona della madre (tristo vendicatore), non osò forse chiedere dardi contro le dee occulte? Io sono stato dunque capace di strapparle i capelli acconciati? Ma neppure la chioma scomposta le toglieva la sua grazia, tanto era bella! Posso immaginare che così la Scheneide incalzasse con l'arco le fiere sul Mènalo; così Arianna si dolse che gli impetuosi venti del Sud si fossero portate via le vele e le promesse spergiure di Tèseo; così [[Cassandra]] si sarebbe gettata in ginocchio nel tuo tempio, o casta Minerva, se non avesse avuto i capelli trattenuti dalla benda. Chi non mi avrebbe gridato "Pazzo", chi non mi avrebbe chiamato "Barbaro"? Lei nulla: la lingua fu bloccata dalla timidezza e dalla paura. Ma tuttavia con l'espressione del viso mi muoveva un muto rimprovero; benché tacesse, le sue lacrime mi dichiararono colpevole. Avrei voluto che le braccia mi fossero prima cadute dalle spalle; avrei potuto con mio vantaggio restare privo di una parte di me: ho esercitato forze pazze a mio danno e mi sono dimostrato forte per punire me stesso. Che cosa ho a che fare io con voi, ministre di scelleratezze e di morte? Affrontate le giuste catene, mani sacrileghe! Se avessi percosso il più umile dei plebei sarei punito; avrò forse maggiori diritti nei confronti della mia donna? Il Tidìde ha lasciato un terribile ricordo dei suoi delitti: egli fu il primo che ferì una dea; io il secondo. Egli però fu meno colpevole, poiché io ho ferito colei che proclamavo di amare, mentre il Tidìde fu spietato contro una nemica. Va' ora e, vincitore, celebra splendidi trionfi: cingi la chioma di alloro e sciogli voti a Giove e la turba di accompagnatori che seguirà il tuo carro gridi: "Evviva, il nostro eroe ha vinto una fanciulla!" E la misera prigioniera cammini davanti a te con i capelli sciolti, tutta bianca, se non fosse per le guance graffiate. Sarebbe stato meglio che i suoi lividi recassero l'impronta delle tue labbra e che il collo portasse il segno dei tuoi dolci morsi. Infine, se ero agitato come le acque di un torrente in piena e una rabbia cieca mi aveva fatto sua preda, non sarebbe stato sufficiente sgridare la fanciulla impaurita e proferire con voce tonante terribili minacce o stracciarle indegnamente la tunica dall'estremità superiore fino a mezzo il corpo (là dove la cintura avrebbe posto riparo)? Ma io ebbi il coraggio, dopo averle strappato i capelli dalla fronte, di segnare crudelmente con le unghie le sue guance delicate. Ella rimase immobile, fuori di sé, col volto esangue, bianca come i marmi tagliati sui gioghi di Paro; io vidi le sue membra esanimi e il suo corpo scosso da tremiti, come quando il vento fa' ondeggiare le chiome dei pioppi, come la canna sottile è agitata dal dolce soffio dello Zèfiro o quando l'onda viene increspata sulla cima dal tiepido vento del Sud; e le lacrime a lungo trattenute scesero copiose sul viso, come l'acqua promana dalla neve caduta al suolo. Allora per la prima volta cominciai a sentirmi colpevole: le lacrime che sgorgavano dai suoi occhi erano sangue mio. E tuttavia tre volte volli gettarmi supplice ai suoi piedi; tre volte ella respinse le temute mani. Ma tu non esitare (la vendetta placherà in parte il tuo dolore) a graffiarmi sùbito il viso con le unghie; e non avere riguardo per i miei occhi né per i miei capelli: l'ira può donare forza alle tue mani, benché esse siano deboli. E perché non restino tracce tanto spiacevoli del mio misfatto, rimetti in bell'ordine la tua capigliatura. C'è una vecchia (chiunque vorrà far conoscenza con una ruffiana, presti ascolto), c'è una vecchia di nome Dipsa. Trae il nome dal suo comportamento: infatti non è mai riuscita a vedere la madre del nero Mèmnone sui suoi cavalli rosati senza essere ubriaca. Ella conosce le arti magiche, le formule e gli incantesimi di Eea, con i suoi sortilegi può far risalire alla sorgente le acque correnti; sa bene qual sia il potere delle erbe, quale quello del filo messo in movimento dalla trottola che gira, quale quello dell'umore che stilla dalle cavalle in foia. Ad un suo cenno in tutto il cielo si addensano le nubi; ad un suo cenno il giorno risplende sotto la limpida volta del cielo. Io ho visto, se qualcuno vuol credermi, le stelle grondare sangue; la superficie della luna era rossa di sangue. Nutro il sospetto che costei, mutato aspetto, si aggiri volando fra le tenebre notturne e che il suo corpo di vecchia sia coperto di penne; lo sospetto io ed è voce diffusa; anche negli occhi lampeggia una duplice pupilla e da quel doppio cerchio emanano bagliori. Evoca gli avi e gli antenati dai loro antichi sepolcri e con un prolungato incantesimo riesce a fendere la terra. Costei si propose di contaminare casti talami e la sua lingua non è certo priva di una, sia pur deleteria, facondia. Il caso mi fece assistere a un suo discorso; ella forniva questi consigli (io ero nascosto da un doppio battente): "Lo sai, o luce dei miei occhi, che ieri sei stata ammirata da un ricco giovane? Egli è rimasto immobile e ha tenuto lo sguardo costantemente fisso sul tuo viso. D'altronde, perché non dovresti piacere? La tua bellezza non è seconda a nessuna; ma, me infelice, non hai un tenore di vita degno della tua bellezza. Vorrei che tu fossi fortunata quanto sei bella: quando sarai diventata ricca io non rimarrò certo povera. Finora ti è stato sfavorevole il pianeta Marte in opposizione; ma ora Marte è scomparso; ora è apparsa Venere favorevole con la sua costellazione. Ecco, guarda quanto giovamento ella arreca col suo arrivo: un ricco amante ti ha desiderato: si prende cura che non ti manchi nulla. Inoltre ha anche una bellezza paragonabile alla tua: se non fosse stato lui a volerti comprare, avresti dovuto comprarlo tu. È arrossita! Il pudore si addice a un viso bianco, ma ti giova solo se è finto; quando è vero, in genere nuoce. Quando terrai gli occhi bassi bassi, fissi sul tuo grembo, dovrai guardare ciascuno in base a quel che ti porta. Forse al tempo del re Tazio le sciatte Sabine non avrebbero voluto compiacere a più uomini; ora Marte impegna i cuori animosi con guerre in terra straniera, ma nella città del suo [[Enea]] impera Venere. Le belle folleggiano: casta è solo colei che nessuno mai richiese; anzi, se non è di ostacolo l'inesperienza, è la donna stessa ad avanzar proposte. Anche quelle che hanno la sommità della fronte corrugata, scuotile e da quelle rughe cadranno molte colpe. Penelope sottoponeva i giovani alla prova dell'arco per saggiarne la vigoria; l'arco era di corno per scoprire quanta forza avessero nelle reni. Il tempo scorre insensibilmente e vola via senza che ce ne accorgiamo e veloci scorrono gli anni sui cavalli lanciati a briglia sciolta. Il bronzo risplende quando viene adoperato, un bel vestito richiede di essere indossato, le case abbandonate in un desolato squallore si sgretolano: se non accogli gli amanti, la bellezza declina senza qualcuno che se ne prenda cura; né sono sufficienti uno o due amanti. La preda che si ricava da molti è più sicura e non suscita invidie; i lupi grigi il bottino completo lo fanno in un gregge. Ecco, che doni ti porta questo tuo poeta oltre a nuove poesie? Da questo amante raccoglierai invece una gran somma di denaro. Perfino il dio dei poeti, splendido in un manto intessuto d'oro, fa' vibrare le armoniose corde della sua lira dorata. Chi ti farà doni sia per te più grande del grande Omero; dammi retta, chi dona sì che dimostra talento. Inoltre se uno avrà pagato il riscatto per ottenere la propria libertà, non disprezzarlo: è una colpa assai lieve avere i piedi segnati col gesso. E non ti traggano in inganno le antiche immagini di cera disposte all'intorno nell'atrio: pòrtati via con te i tuoi antenati, amante squattrinato! Senti un po', perché è bello pretenderà forse di godersi una notte gratuitamente? Prima chieda al suo amante qualcosa da donare a te. Mentre tendi le reti, chiedi un prezzo più modesto, perché non scappino; quando li hai accalappiati, spremili e imponi le tue condizioni. Neppure reca danno il fingere l'amore: lascia che creda di essere amato; bada solo che questo amore non sia senza ricompensa. Nega spesso le tue notti: una volta fingi un'emicrania; un'altra sarà Iside e fornirti un pretesto. Poi accoglilo nuovamente, perché non si abitui a subire questa situazione e il suo amore spesso respinto non si raffreddi. La tua porta rimanga sorda a chi si limita a pregare, si apra a chi reca doni; l'amante accolto in casa ascolti le parole dell'escluso; e talvolta adìrati con chi hai offeso come se fossi stata offesa tu per prima: la tua colpa, compensata dalla sua, perde importanza. Ma non dedicare mai troppo tempo all'ira: spesso l'ira prolungata ingenera odio. Anzi, i tuoi occhi sappiano versare lacrime a comando e, ora l'uno ora l'altro, bàgnino di pianto le guance; e se vorrai ingannare qualcuno, non esitare a spergiurare: Venere, quando si tratta di faccende amorose, rende gli dèi sordi. Siano pronti a spalleggiarti uno schiavo e un'ancella scaltra, che sappiano ben consigliare che cosa ti si possa comprare e chiedano poco per sé: se chiederanno poco a molti amanti, dopo breve tempo, a forza di pagliuzze, metteranno insieme un bel mucchio; anche la madre, la sorella e la nutrice pelino l'amante: si fa' presto un buon bottino quando le mani che arraffano sono molte. Quando ti mancheranno i pretesti per chiedere doni, mostra che è il giorno del tuo compleanno offrendo una focaccia. Bada bene che, privo di rivali, non goda di un amore tranquillo: se elimini le rivalità, l'amore non dura a lungo. Egli veda le tracce di un altro uomo su tutto quanto il letto e il tuo collo cosparso di lividi causati da morsi lascivi; soprattutto fa' in modo che veda i doni mandati dal rivale: se nessuno ti avrà fatto doni, dovrai cercarli nella Via Sacra. Quando gli avrai sottratto molte cose, tuttavia perché non siano proprio tutti doni, chiedi tu stessa in prestito qualcosa che non gli renderai mai. La lingua ti sia di aiuto e sappia nascondere il tuo pensiero: blandiscilo e maltrattalo; sotto il dolce del miele si possono celare crudeli veleni. Se tu applicherai questi precetti, che io conosco per lunga pratica, e i soffi del vento non si porteranno via le mie parole, spesso mi manderai benedizioni finché sarò in vita, e spesso, quando sarò morta, pregherai che le mie ossa riposino in pace." Stava dicendo queste parole, quando la mia ombra mi tradì; e le mie mani si trattennero a stento dallo strappare i bianchi e radi capelli e dal dilaniare quegli occhi lacrimosi per il troppo vino e quelle gote piene di rughe. Gli dèi non ti concedano mai alcuna dimora, ti riservino una vecchiaia povera e infelice e lunghi inverni e una sete continua!
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Ora che il mio furore si è placato, se ho vicino a me un amico, incateni le mie mani (lo hanno ben meritato): infatti il furore ha spinto le mie braccia dissennate contro la mia donna ed ella piange, ferita dalla mia pazza mano. Allora io avrei potuto anche battere i miei genitori, o colpire crudelmente perfino i sacri dèi. E che? Aiace, l'eroe dal settemplice scudo, non fece forse a pezzi le greggi sorprese nei vasti campi e Oreste, vendicatore del padre sulla persona della madre (tristo vendicatore), non osò forse chiedere dardi contro le dee occulte? Io sono stato dunque capace di strapparle i capelli acconciati? Ma neppure la chioma scomposta le toglieva la sua grazia, tanto era bella! Posso immaginare che così la Scheneide incalzasse con l'arco le fiere sul Mènalo; così Arianna si dolse che gli impetuosi venti del Sud si fossero portate via le vele e le promesse spergiure di Tèseo; così [[Cassandra]] si sarebbe gettata in ginocchio nel tuo tempio, o casta Minerva, se non avesse avuto i capelli trattenuti dalla benda. Chi non mi avrebbe gridato "Pazzo", chi non mi avrebbe chiamato "Barbaro"? Lei nulla: la lingua fu bloccata dalla timidezza e dalla paura. Ma tuttavia con l'espressione del viso mi muoveva un muto rimprovero; benché tacesse, le sue lacrime mi dichiararono colpevole. Avrei voluto che le braccia mi fossero prima cadute dalle spalle; avrei potuto con mio vantaggio restare privo di una parte di me: ho esercitato forze pazze a mio danno e mi sono dimostrato forte per punire me stesso. Che cosa ho a che fare io con voi, ministre di scelleratezze e di morte? Affrontate le giuste catene, mani sacrileghe! Se avessi percosso il più umile dei plebei sarei punito; avrò forse maggiori diritti nei confronti della mia donna? Il Tidìde ha lasciato un terribile ricordo dei suoi delitti: egli fu il primo che ferì una dea; io il secondo. Egli però fu meno colpevole, poiché io ho ferito colei che proclamavo di amare, mentre il Tidìde fu spietato contro una nemica. Va' ora e, vincitore, celebra splendidi trionfi: cingi la chioma di alloro e sciogli voti a Giove e la turba di accompagnatori che seguirà il tuo carro gridi: "Evviva, il nostro eroe ha vinto una fanciulla!" E la misera prigioniera cammini davanti a te con i capelli sciolti, tutta bianca, se non fosse per le guance graffiate. Sarebbe stato meglio che i suoi lividi recassero l'impronta delle tue labbra e che il collo portasse il segno dei tuoi dolci morsi. Infine, se ero agitato come le acque di un torrente in piena e una rabbia cieca mi aveva fatto sua preda, non sarebbe stato sufficiente sgridare la fanciulla impaurita e proferire con voce tonante terribili minacce o stracciarle indegnamente la tunica dall'estremità superiore fino a mezzo il corpo (là dove la cintura avrebbe posto riparo)? Ma io ebbi il coraggio, dopo averle strappato i capelli dalla fronte, di segnare crudelmente con le unghie le sue guance delicate. Ella rimase immobile, fuori di sé, col volto esangue, bianca come i marmi tagliati sui gioghi di Paro; io vidi le sue membra esanimi e il suo corpo scosso da tremiti, come quando il vento fa' ondeggiare le chiome dei pioppi, come la canna sottile è agitata dal dolce soffio dello Zèfiro o quando l'onda viene increspata sulla cima dal tiepido vento del Sud; e le lacrime a lungo trattenute scesero copiose sul viso, come l'acqua promana dalla neve caduta al suolo. Allora per la prima volta cominciai a sentirmi colpevole: le lacrime che sgorgavano dai suoi occhi erano sangue mio. E tuttavia tre volte volli gettarmi supplice ai suoi piedi; tre volte ella respinse le temute mani. Ma tu non esitare (la vendetta placherà in parte il tuo dolore) a graffiarmi sùbito il viso con le unghie; e non avere riguardo per i miei occhi né per i miei capelli: l'ira può donare forza alle tue mani, benché esse siano deboli. E perché non restino tracce tanto spiacevoli del mio misfatto, rimetti in bell'ordine la tua capigliatura. C'è una vecchia (chiunque vorrà far conoscenza con una ruffiana, presti ascolto), c'è una vecchia di nome Dipsa. Trae il nome dal suo comportamento: infatti non è mai riuscita a vedere la madre del nero Mèmnone sui suoi cavalli rosati senza essere ubriaca. Ella conosce le arti magiche, le formule e gli incantesimi di Eea, con i suoi sortilegi può far risalire alla sorgente le acque correnti; sa bene qual sia il potere delle erbe, quale quello del filo messo in movimento dalla trottola che gira, quale quello dell'umore che stilla dalle cavalle in foia. Ad un suo cenno in tutto il cielo si addensano le nubi; ad un suo cenno il giorno risplende sotto la limpida volta del cielo. Io ho visto, se qualcuno vuol credermi, le stelle grondare sangue; la superficie della luna era rossa di sangue. Nutro il sospetto che costei, mutato aspetto, si aggiri volando fra le tenebre notturne e che il suo corpo di vecchia sia coperto di penne; lo sospetto io ed è voce diffusa; anche negli occhi lampeggia una duplice pupilla e da quel doppio cerchio emanano bagliori. Evoca gli avi e gli antenati dai loro antichi sepolcri e con un prolungato incantesimo riesce a fendere la terra. Costei si propose di contaminare casti talami e la sua lingua non è certo priva di una, sia pur deleteria, facondia. Il caso mi fece assistere a un suo discorso; ella forniva questi consigli (io ero nascosto da un doppio battente): "Lo sai, o luce dei miei occhi, che ieri sei stata ammirata da un ricco giovane? Egli è rimasto immobile e ha tenuto lo sguardo costantemente fisso sul tuo viso. D'altronde, perché non dovresti piacere? La tua bellezza non è seconda a nessuna; ma, me infelice, non hai un tenore di vita degno della tua bellezza. Vorrei che tu fossi fortunata quanto sei bella: quando sarai diventata ricca io non rimarrò certo povera. Finora ti è stato sfavorevole il pianeta Marte in opposizione; ma ora Marte è scomparso; ora è apparsa Venere favorevole con la sua costellazione. Ecco, guarda quanto giovamento ella arreca col suo arrivo: un ricco amante ti ha desiderato: si prende cura che non ti manchi nulla. Inoltre ha anche una bellezza paragonabile alla tua: se non fosse stato lui a volerti comprare, avresti dovuto comprarlo tu. È arrossita! Il pudore si addice a un viso bianco, ma ti giova solo se è finto; quando è vero, in genere nuoce. Quando terrai gli occhi bassi bassi, fissi sul tuo grembo, dovrai guardare ciascuno in base a quel che ti porta. Forse al tempo del re Tazio le sciatte Sabine non avrebbero voluto compiacere a più uomini; ora Marte impegna i cuori animosi con guerre in terra straniera, ma nella città del suo [[Enea]] impera Venere. Le belle folleggiano: casta è solo colei che nessuno mai richiese; anzi, se non è di ostacolo l'inesperienza, è la donna stessa ad avanzar proposte. Anche quelle che hanno la sommità della fronte corrugata, scuotile e da quelle rughe cadranno molte colpe. [[Penelope]] sottoponeva i giovani alla prova dell'arco per saggiarne la vigoria; l'arco era di corno per scoprire quanta forza avessero nelle reni. Il tempo scorre insensibilmente e vola via senza che ce ne accorgiamo e veloci scorrono gli anni sui cavalli lanciati a briglia sciolta. Il bronzo risplende quando viene adoperato, un bel vestito richiede di essere indossato, le case abbandonate in un desolato squallore si sgretolano: se non accogli gli amanti, la bellezza declina senza qualcuno che se ne prenda cura; né sono sufficienti uno o due amanti. La preda che si ricava da molti è più sicura e non suscita invidie; i lupi grigi il bottino completo lo fanno in un gregge. Ecco, che doni ti porta questo tuo poeta oltre a nuove poesie? Da questo amante raccoglierai invece una gran somma di denaro. Perfino il dio dei poeti, splendido in un manto intessuto d'oro, fa' vibrare le armoniose corde della sua lira dorata. Chi ti farà doni sia per te più grande del grande Omero; dammi retta, chi dona sì che dimostra talento. Inoltre se uno avrà pagato il riscatto per ottenere la propria libertà, non disprezzarlo: è una colpa assai lieve avere i piedi segnati col gesso. E non ti traggano in inganno le antiche immagini di cera disposte all'intorno nell'atrio: pòrtati via con te i tuoi antenati, amante squattrinato! Senti un po', perché è bello pretenderà forse di godersi una notte gratuitamente? Prima chieda al suo amante qualcosa da donare a te. Mentre tendi le reti, chiedi un prezzo più modesto, perché non scappino; quando li hai accalappiati, spremili e imponi le tue condizioni. Neppure reca danno il fingere l'amore: lascia che creda di essere amato; bada solo che questo amore non sia senza ricompensa. Nega spesso le tue notti: una volta fingi un'emicrania; un'altra sarà Iside e fornirti un pretesto. Poi accoglilo nuovamente, perché non si abitui a subire questa situazione e il suo amore spesso respinto non si raffreddi. La tua porta rimanga sorda a chi si limita a pregare, si apra a chi reca doni; l'amante accolto in casa ascolti le parole dell'escluso; e talvolta adìrati con chi hai offeso come se fossi stata offesa tu per prima: la tua colpa, compensata dalla sua, perde importanza. Ma non dedicare mai troppo tempo all'ira: spesso l'ira prolungata ingenera odio. Anzi, i tuoi occhi sappiano versare lacrime a comando e, ora l'uno ora l'altro, bàgnino di pianto le guance; e se vorrai ingannare qualcuno, non esitare a spergiurare: Venere, quando si tratta di faccende amorose, rende gli dèi sordi. Siano pronti a spalleggiarti uno schiavo e un'ancella scaltra, che sappiano ben consigliare che cosa ti si possa comprare e chiedano poco per sé: se chiederanno poco a molti amanti, dopo breve tempo, a forza di pagliuzze, metteranno insieme un bel mucchio; anche la madre, la sorella e la nutrice pelino l'amante: si fa' presto un buon bottino quando le mani che arraffano sono molte. Quando ti mancheranno i pretesti per chiedere doni, mostra che è il giorno del tuo compleanno offrendo una focaccia. Bada bene che, privo di rivali, non goda di un amore tranquillo: se elimini le rivalità, l'amore non dura a lungo. Egli veda le tracce di un altro uomo su tutto quanto il letto e il tuo collo cosparso di lividi causati da morsi lascivi; soprattutto fa' in modo che veda i doni mandati dal rivale: se nessuno ti avrà fatto doni, dovrai cercarli nella Via Sacra. Quando gli avrai sottratto molte cose, tuttavia perché non siano proprio tutti doni, chiedi tu stessa in prestito qualcosa che non gli renderai mai. La lingua ti sia di aiuto e sappia nascondere il tuo pensiero: blandiscilo e maltrattalo; sotto il dolce del miele si possono celare crudeli veleni. Se tu applicherai questi precetti, che io conosco per lunga pratica, e i soffi del vento non si porteranno via le mie parole, spesso mi manderai benedizioni finché sarò in vita, e spesso, quando sarò morta, pregherai che le mie ossa riposino in pace." Stava dicendo queste parole, quando la mia ombra mi tradì; e le mie mani si trattennero a stento dallo strappare i bianchi e radi capelli e dal dilaniare quegli occhi lacrimosi per il troppo vino e quelle gote piene di rughe. Gli dèi non ti concedano mai alcuna dimora, ti riservino una vecchiaia povera e infelice e lunghi inverni e una sete continua!
Ogni amante è un soldato e Cupìdo ha un suo accampamento; credimi, Attico, ogni amante è un soldato. Infatti l'età adatta per far la guerra va bene anche per far l'amore: è ignobile far combattere un vecchio, è ignobile una passione senile. Quegli stessi anni fiorenti che il capitano esige dal soldato coraggioso, la bella innamorata li esige dall'uomo che le è compagno: entrambi nella notte vegliano, entrambi riposano per terra; l'uno monta la guardia davanti alla porta della sua donna, l'altro davanti a quella del suo capitano. Il dovere di soldato comporta lunghi viaggi: manda lontano la ragazza, instancabile l'amante la seguirà fino in capo al mondo; affronterà i monti che incontrerà sul suo cammino e i fiumi gonfi per le piogge, calpesterà le nevi ammassate e, se dovrà solcare i mari, non addurrà a pretesto la furia dei venti e non scruterà il cielo cercando le costellazioni propizie per la navigazione. Chi, se non il soldato o l'amante, vorrà sopportare il rigore della notte e la neve mista a fitta pioggia? Uno viene inviato come esploratore contro terribili nemici, l'altro tiene d'occhio il rivale come un nemico. Questo stringe d'assedio importanti centri urbani, quello la soglia della crudele amica; questo sconquassa le porte della città, quello la porta della sua bella. Spesso fu utile attaccare i nemici immersi nel sonno e con le armi in pugno fare strage di una moltitudine inerme; così furono sconfitte le feroci schiere del tracio [[Reso]] e voi, cavalli, rapiti doveste abbandonare il vostro padrone: naturalmente anche gli amanti sfruttano il sonno dei mariti e, mentre i nemici dormono, mettono in azione le loro armi. È compito del soldato e dell'assiduo sfortunato amante oltrepassare schiere di custodi e squadre di guardia. Se Marte è insicuro, anche Venere non offre certezza: i vinti si riprendono, mentre soccombono quelli che mai avresti detto che potevano cadere. Perciò chiunque definiva l'amore come inerzia, la smetta: l'amore è indizio di un'indole intraprendente. Achille si consuma di dolore per la sottrazione di Briseide (finché ne avete la possibilità, o Troiani, fiaccate le forze argive); Ettore andava in battaglia reduce dagli amplessi di Andromaca ed era proprio la moglie a mettergli l'elmo in capo; si narra che il sommo dei duci, l'Atride, rimase attonito nel vedere la figlia di [[Priamo]] con le chiome sciolte come una Mènade; anche Marte, sorpreso in flagrante, dovette subire i lacci del fabbro divino: in cielo nessuna vicenda suscitò maggior scalpore.
Ogni amante è un soldato e Cupìdo ha un suo accampamento; credimi, Attico, ogni amante è un soldato. Infatti l'età adatta per far la guerra va bene anche per far l'amore: è ignobile far combattere un vecchio, è ignobile una passione senile. Quegli stessi anni fiorenti che il capitano esige dal soldato coraggioso, la bella innamorata li esige dall'uomo che le è compagno: entrambi nella notte vegliano, entrambi riposano per terra; l'uno monta la guardia davanti alla porta della sua donna, l'altro davanti a quella del suo capitano. Il dovere di soldato comporta lunghi viaggi: manda lontano la ragazza, instancabile l'amante la seguirà fino in capo al mondo; affronterà i monti che incontrerà sul suo cammino e i fiumi gonfi per le piogge, calpesterà le nevi ammassate e, se dovrà solcare i mari, non addurrà a pretesto la furia dei venti e non scruterà il cielo cercando le costellazioni propizie per la navigazione. Chi, se non il soldato o l'amante, vorrà sopportare il rigore della notte e la neve mista a fitta pioggia? Uno viene inviato come esploratore contro terribili nemici, l'altro tiene d'occhio il rivale come un nemico. Questo stringe d'assedio importanti centri urbani, quello la soglia della crudele amica; questo sconquassa le porte della città, quello la porta della sua bella. Spesso fu utile attaccare i nemici immersi nel sonno e con le armi in pugno fare strage di una moltitudine inerme; così furono sconfitte le feroci schiere del tracio [[Reso]] e voi, cavalli, rapiti doveste abbandonare il vostro padrone: naturalmente anche gli amanti sfruttano il sonno dei mariti e, mentre i nemici dormono, mettono in azione le loro armi. È compito del soldato e dell'assiduo sfortunato amante oltrepassare schiere di custodi e squadre di guardia. Se Marte è insicuro, anche Venere non offre certezza: i vinti si riprendono, mentre soccombono quelli che mai avresti detto che potevano cadere. Perciò chiunque definiva l'amore come inerzia, la smetta: l'amore è indizio di un'indole intraprendente. Achille si consuma di dolore per la sottrazione di Briseide (finché ne avete la possibilità, o Troiani, fiaccate le forze argive); Ettore andava in battaglia reduce dagli amplessi di Andromaca ed era proprio la moglie a mettergli l'elmo in capo; si narra che il sommo dei duci, l'Atride, rimase attonito nel vedere la figlia di [[Priamo]] con le chiome sciolte come una Mènade; anche Marte, sorpreso in flagrante, dovette subire i lacci del fabbro divino: in cielo nessuna vicenda suscitò maggior scalpore.

Versione del 12:56, 15 apr 2017