Biblioteca:Apollodoro, Biblioteca, Libro III, Capo 06

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1. Eteocle e Polinice si accordarono per la successione al trono, e decisero che avrebbero regnato un anno ciascuno. Alcuni sostengono che il primo a prendere il potere fu Polinice, e che dopo un anno passò lo scettro a Eteocle, altri invece che il primo fu Eteocle, il quale si rifiutò poi di cedere il regno al fratello. Polinice, bandito da Tebe, arrivò ad Argo, con la collana e il peplo. Ad Argo regnava Adrasto, figlio di Talao; Polinice arrivò al palazzo di Adrasto di notte, e subito si azzuffò con Tideo, figlio di Eneo, esule da Calidone. A quell'improvviso strepito, Adrasto accorse e li separò; e ricordandosi di un oracolo che gli aveva detto di aggiogare le figlie a un cinghiale e a un leone, li scelse come generi: i loro scudi, infatti, portavano incise uno la testa di un cinghiale, e l'altro quella di un leone. Tideo sposò Deipile, e Polinice Argia, e a entrambi Adrasto promise che li avrebbe reinsediati nella loro patria. Decise di intraprendere per prima una spedizione contro Tebe, e radunò i capi argivi.

2. Ma Anfiarao, figlio di Oicleo, che era un indovino e aveva previsto che tutti i partecipanti alla guerra sarebbero morti, tranne Adrasto, si mostrò riluttante e scoraggiò anche gli altri. Polinice andò da Ifi, figlio di Alettore, e gli chiese di insegnargli come costringere Anfiarao a combattere: e questi gli disse di dare la collana a Erifile. Anfiarao aveva proibito a Erifile di accettare doni da Polinice, ma Polinice regalò a Erifile la collana, pregandola di convincere Anfiarao a partecipare alla guerra. La decisione spettava a lei, perché una volta Anfiarao aveva avuto una lite con Adrasto, ed Erifile li aveva riconciliati: in quell'occasione aveva giurato, in caso di future divergenze con Adrasto, di rimettersi sempre a lei per ogni decisione. Quando dunque si dovette decidere se far guerra a Tebe o meno, Adrasto era a favore e Anfiarao contro; ma Erifile, che aveva accettato la collana, lo convinse a intraprendere la guerra insieme ad Adrasto. Anfiarao dunque fu costretto a partecipare alla guerra, ma lasciò disposizione ai suoi figli che, quando avessero raggiunto la maggiore età, uccidessero la madre e venissero a combattere a Tebe.

3. Adrasto radunò un esercito con sette comandanti, e partì per la guerra contro Tebe. I comandanti erano: Adrasto, figlio di Talao; Anfiarao, figlio di Oicleo; Capaneo, figlio di Ipponoo; Ippomedonte, figlio di Aristomaco, o di Talao secondo alcuni; questi erano di Argo. Di Tebe invece Polinice, figlio di Edipo; Tideo, figlio di Eneo, era dell'Etolia; Partenopeo, figlio di Melanione, era dell' Arcadia. Alcuni non comprendono nell'elenco dei sette Tideo e Polinice, e vi aggiungono invece Eteoclo, figlio di Ifi, e Mecisteo.

4. Giunti a Nemea, dove regnava Licurgo, cercarono dell'acqua. E la strada per la sorgente gliela indicò Ipsipile: lasciando solo per un momento il piccolo Ofelte ancora in fasce, il figlo di Euridice e Licurgo, affidato a lei come nutrice. Quando le donne di Lemno, infatti, si erano accorte che Ipsipile aveva salvato Toante, lui lo avevano ucciso, e lei l'avevano venduta come schiava; comprata da Licurgo, faceva la serva nella sua casa. Ma mentre mostrava la sorgente ai soldati, il bambino, lasciato incustodito, fu ucciso da un serpente. Gli uomini di Adrasto, ritornando dalla fonte, uccisero il serpente e seppellirono il bambino. Anfiarao disse che l'evento era una premonizione del loro futuro: così chiamarono Archemoro il bambino morto, che significa «colui che dà inizio alla sventura». E in suo onore istituirono i Giochi Nemei: Adrasto vinse la gara dei cavalli, Eteoclo la corsa, Tideo il pugilato, Anfiarao il salto e il disco, Laodoco il giavellotto, Polinice la lotta, e Partenopeo il tiro con l'arco.

5. Quando arrivarono al Citerone, inviarono Tideo come ambasciatore da Eteocle, per invitarlo a lasciare il regno a Polinice, secondo i loro accordi. Ma Eteocle rifiutò, e Tideo sfidò a duello tutti i capi tebani, e li vinse tutti. Allora mandarono cinquanta uomini in armi per tendergli un'imboscata mentre ritornava al campo; ma Tideo li uccise tutti, tranne Meone, e raggiunse il suo esercito.

6. Gli Argivi si armarono e si avvicinarono alle mura della città, e ciascun comandante si pose davanti a una delle sette porte: Adrasto davanti alla porta Omoloide; Capaneo davanti alla Ogigia; Anfiarao davanti alla Pretide; Ippomedonte davanti alla Oncaida; Polinice davanti alla Ipsista; Partenopeo davanti alla Elettra; e Tideo davanti alla Crenida. Anche Eteocle armò i Tebani, dispose anch'egli sette comandanti davanti alle sette porte, e chiese un oracolo che gli rivelasse come sconfiggere i nemici.

7. A Tebe viveva l'indovino Tiresia, figlio di Evere e della Ninfa Cariclo - della famiglia di Udeo, uno degli Sparti -, che era cieco. Di come subì questa menomazione e di come acquistò la facoltà profetica, si raccontano storie diverse. Alcuni infatti sostengono che Tiresia fu accecato dagli Dèi, quando rivelò agli uomini cose che essi volevano tenere segrete; ma Ferecide dice che fu accecato da Atena. Al tempo in cui Cariclo era la prediletta di Atena ...... Tiresia vide la Dea tutta nuda: Atena allora gli pose le mani sugli occhi e lo rese cieco. Cariclo implorò la Dea di rendere la vista a suo figlio, ma ormai era impossibile: in compenso, Atena gli lavò le orecchie, e questo gli permise di capire tutte le voci degli uccelli; poi gli diede un bastone di corniolo, con il quale camminare come se ci vedesse. Esiodo racconta invece che un giorno Tiresia vide sul monte Cillene due serpenti che si aggrovigliavano in amore: li ferì, e da uomo che era divenne donna, ma poi, avendo visto una seconda volta gli stessi serpenti aggrovigliati in amore, di nuovo ritornò uomo. Una volta Zeus ed Era discutevano se nell'amore fosse più grande il piacere dell'uomo o della donna, e lasciarono a Tiresia la decisione. E Tiresia disse che, dividendo in dieci il piacere dell'amore, l'uomo godeva uno e la donna nove. Per questo Era lo accecò, e Zeus gli donò in cambio il potere profetico. "Così disse Tiresia a Zeus e a Era: di dieci parti, l'uomo ne gode una sola, ma la donna nel piacere del suo cuore arriva a dieci."

8. E Tiresia visse fino a tardissima età. Egli dunque aveva predetto ai Tebani che avrebbero vinto se Meneceo, figlio di Creonte, si fosse offerto in sacrificio ad Ares. Sentito questo, Meneceo si sgozzò davanti alle porte. Iniziata la battaglia, i Cadmei furono ricacciati indietro fino alle mura, e Capaneo prese una scala e tentò di scalare le mura: ma Zeus lo fulminò. Gli Argivi allora si ritirarono. Quando molti ormai erano i morti, per decisione di entrambi gli eserciti Eteocle e Polinice si affrontarono in duello per il regno, e si uccisero a vicenda. Ma di nuovo si riaccese un'aspra battaglia, e i figli di Astaco dimostrarono un grande valore: Ismaro uccise Laomedonte, Leade uccise Eteoclo, Anfidico uccise Partenopeo. Euripide invece dice che Partenopeo fu ucciso da Periclimeno, figlio di Poseidone. Melanippo, il più giovane dei figli di Astaco, ferì Tideo al ventre. Mentre giaceva ormai in fin di vita, Atena, su richiesta di Zeus, gli portò un filtro, che l'avrebbe reso immortale. Ma Anfiarao se ne accorse, e poiché odiava Tideo - dato che contro il suo parere aveva convinto gli Argivi a far guerra contro Tebe -, tagliò la testa di Melanippo, che Tideo, nonostatnte la ferita aveva ucciso, e gliela diede: Tideo la spaccò e mangiò il cervello. Come Atena lo vide, disgustata, gli negò il filtro della salvezza. Anfiarao fuggì lungo il fiume Ismeno, e stava per essere colpito alla schiena da Periclimeno, ma Zeus lanciò un fulmine e spaccò la terra. E Anfiarao sparì, insieme al suo carro e all'auriga, Batone o, secondo altri, Elato: e Zeus lo rese immortale. Solo Adrasto fu salvato dal suo cavallo, Arione, che era nato da Poseidone e Demetra, quando la Dea si era unita a lui sotto forma di Erinni.