Arhat



				

				

Letteralmente significa il 'Venerabile' e rappresenta l'ideale del Buddhismo più antico poiché indica il santo che, avendo raggiunto in vita la perfezione grazie alla conoscenza totale, ha distrutto ogni legame con l'esistenza, è destinato a non più rinascere dopo la morte ed entrerà nel Nirvana.
Per i Jaina tale nome è denominazione dei Profeti che nelle varie età annunciarono sulla Terra le dottrine di salvazione e che, saliti al sommo dell'universo, sono esempio di raggiunta perfezione ed oggetto di venerazione, anche se non possono intervenire a favore delle creature ancora erranti nel giro delle esistenze. È anche uno dei gradi di Iniziazione dal quale si ha visione del passato, del presente e del futuro. Non si tratta, comunque del grado più alto che può essere raggiunto, da tale stato, con il superamento di ulteriori tre gradini. Gli Arhat della Bruma Ignea del Settimo Gradino devono salire solo di un grado per raggiungere la Radice-Base della loro gerarchia, la più elevata sulla Terra e sulla nostra Catena Terrestre. L'Arhat sente l'occhio interiore ( il terzo occhio ) e vede con esso, regolando in conformità le proprie azioni.