Troo Alastoride

Troo figlio di Alastore era un giovane troiano vissuto ai tempi di re Priamo: nell' Iliade viene posto il suo patronimico accanto al nome per distinguerlo dall'omonimo defunto re della città.

La morte

Il figlio di Alastore prese parte alla difesa della sua città assediata dagli Achei, ma fu uno dei guerrieri più vili e più pavidi. Anche nella circostanza in cui trovò la morte egli dette di sé una pessima immagine: avendo scorto da lontano Achille che stava facendo macello di nemici in preda all'ira per la morte di Patroclo, fu preso da un tale senso di panico che gli corse incontro implorando di aver salva la vita, benché Achille fino a quel momento non l'avesse notato. Gli si inginocchiò davanti e tra le lacrime continuò a supplicare, dicendogli anche di essere suo coetaneo, e dunque ancora troppo giovane per morire. Per tutta risposta Achille prese la spada corta e lo colpì al fegato con tanta forza da arrivare a estrarlo, facendo uscire anche sangue copioso. L'agonia del troiano durò pochi secondi.


E Troo figlio di Alastore uccise, che gli venne ai ginocchi,
se mai lo risparmiasse e lo lasciasse vivo,
non lo uccidesse per pietà di un coetaneo,
- stolto! non sapeva che non doveva ascoltarlo:
non era un uomo dolce di cuore né amabile,
ma un furibondo: e quello gli abbracciava i ginocchi,
bramoso di supplicare, ma Achille lo colpì al fegato col pugnale:
il fegato schizzò fuori e nero sangue colandone,
riempì la veste; privo ormai del respiro,
l'ombra fasciò gli occhi di Troo.

(Omero, Iliade, XX)

Curiosità

Nell' Iliade tradotta da Vincenzo Monti il patronimico Alastoride diventa il nome del guerriero: questo perché Monti fa della forma "Troo" un sinonimo di troiano.


Poi distese il troiano Alastorìde
che a’ suoi ginocchi supplice cadendo
chiedea la vita in dono, ed ai conformi
suoi verd’anni pietà. Stolto! ché vano
il pregar non sapea, né quanto egli era
mite no, ma feroce. In umil atto
gli abbracciava i ginocchi, ed altro dire
volea pure il meschin; ma quegli il ferro
nell’èpate gl’immerse, che di fuori
riversossi, e di sangue un nero fiume
gli fe’ lago nel seno. Venne manco
l’alma, e gli occhi coprì di morte il velo.

Bibliografia

Fonti Antiche