Trachinie (Sofocle)

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Titolo orig.: Tραχίνιαι
Autore: Sofocle
Sezione: Mitologia Greca
Datazione: ?
Genere: Tragedia
Lingua orig.: greco antico
Traduzione: italiano

Le Trachinie (in greco antico Tραχίνιαι / Trachìniai) è una tragedia di Sofocle, la cui data di prima rappresentazione è incerta. Insieme all'Antigone e all'Aiace, fa parte del gruppo più antico delle tragedie conosciute di Sofocle e tratta l'episodio finale della celebre saga di Eracle: la morte dell'eroe, procuratagli dalla moglie Deianira attraverso una tunica trattata col sangue del centauro Nesso.

Trama[modifica]

La scena è ambientata a Trachine (da cui il titolo della tragedia, che indica le donne che formano il coro), la cittadina della Tessaglia dove dimora Eracle insieme alla moglie Deianira e ai figli, ospiti presso il re Ceice.
In realtà, Eracle è impegnato nel compimento delle sue fatiche e manca da casa da molto tempo. Deianira, preoccupata per la lunga assenza del marito, invia il figlio Illo a cercarlo. Poco dopo la partenza del giovane, però, giunge un messaggero che annuncia il ritorno di Eracle, confermato dall'arrivo dell'araldo ufficiale Lica, che rassicura sulla salvezza del signore, momentameamente fermo fuori città per onorare gli dei con dei sacrifici, e introduce un gruppo di prigioniere di guerra dell'Ecalia. Tra le prigioniere c'è anche la bellissima figlia del re di Ecalia Eurito, Iole. Deianira, impietosita alla vista della giovane, decide di accoglierla a palazzo. Il messaggero però rivela a Deianira che non solo Eracle si era invaghito di Iole, ma anche che aveva espugnato Ecalia soltanto per averla, e ora intende introdurla in casa come concubina.
Deianira non prova rancore né per il marito, che ha ceduto alla bellezza giovanile di Iole, né per Iole stessa, perché costretta a seguire Eracle, ma è ferita e desiderosa di riconquistare l'amore di Eracle. Decide così di mandare a Eracle una tunica trattata col sangue del centauro Nesso, il quale in gioventù aveva tentato di sedurla e che il suo novello sposo Eracle aveva ucciso. Morendo Nesso le aveva detto che il sangue avrebbe sortito l'effetto di filtro d'amore, garantendole l'amore di Eracle per sempre.
Dopo la partenza di Lica, però, Deianira ha un cattivo presagio. Ha visto infatti il bioccolo di lana con cui aveva tinto del filtro la tunica inviata a Eracle polverizzarsi una volta esposto al sole. Solo tardi Deianira si accorge dell'inganno: i presagi vengono confermati poco dopo con l'arrivo di Illo, che, inveendo contro la madre, racconta come Eracle, indossata la tunica, si fosse avvicinato alla pira dei sacrifici e improvvisamente il sangue avvelenato si era rappreso per il calore e la tunica si era attaccata alla pelle, che si staccava a brandelli; per la rabbia Eracle aveva scagliato Lica contro una scogliera, uccidendolo.
In preda al dolore, Deianira si uccide. Poco dopo giunge Eracle, trasportato su una lettiga, con l'intenzione di vendicarsi sulla moglie, pensando che avesse tentato di ucciderlo intenzionalmente. A Eracle è però negata la vendetta e non gli rimane che predisporre la sua morte: ordina al figlio di farsi portare su una collina e di costruire lì un rogo. Dopodiché vi si fa porre sopra, facendo promettere al figlio che sposerà Iole.


Il Testo[modifica]

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