Differenze tra le versioni di "Rama"

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Settimo [[avatara]] o reincarnazione di [[Vishnu]]; primogenito di [[Dasaratha]] che lo ebbe da [[Kausiiya]]. Fu privato dei suoi diritti regali dagli intrighi della perfida matrigna [[Kailceya]]. Gli indiani considerano Rama il più importante [[avatara]] di [[Vishnu]] perché, una volta disceso sulla terra, divenne una specie di messia guerriero che con estrema generosità e saggezza lottò per il bene del popolo e per la liberazione della penisola indiana, compresa l'isola di Ceylon, dal giogo dei tiranni. Come reincarnazione di [[Vishnu]], Rama prima di esser conquistatore è un dio nella storia che agisce quasi controvoglia da condottiero, ma sempre percorrendo le vie del bene e della sapienza. Per le sue gesta e le sue imprese, mirabilmente narrate nel poema epico [[Ramayana]] (v. [[Brahmanda-Purana]]), gli indiani lo considerano l'artefice del consolidamento del primo impero ariano-indù, antecedente alla dinastia dei sovrani Maurya (321-185 a.C.).  
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Settimo [[avatara]] o reincarnazione di [[Vishnu]]; primogenito di [[Dasaratha]] che lo ebbe da [[Kausalya]]. Fu privato dei suoi diritti regali dagli intrighi della perfida matrigna [[Kailceya]]. Gli indiani considerano Rama il più importante [[avatara]] di [[Vishnu]] perché, una volta disceso sulla terra, divenne una specie di messia guerriero che con estrema generosità e saggezza lottò per il bene del popolo e per la liberazione della penisola indiana, compresa l'isola di Ceylon, dal giogo dei tiranni. Come reincarnazione di [[Vishnu]], Rama prima di esser conquistatore è un dio nella storia che agisce quasi controvoglia da condottiero, ma sempre percorrendo le vie del bene e della sapienza. Per le sue gesta e le sue imprese, mirabilmente narrate nel poema epico [[Ramayana]] (v. [[Brahmanda-Purana]]), gli indiani lo considerano l'artefice del consolidamento del primo impero ariano-indù, antecedente alla dinastia dei sovrani Maurya (321-185 a.C.).  
 
<br>Secondo la leggenda Rama nobile, saggio e apportatore di civiltà ebbe come precettore il [[rishi]] [[Visvamitra]] che influì sulla sua formazione più di quanto Aristotele potè operare su Alessandro il Grande. Fu il saggio [[Vishvamitra]], infatti, a condurlo alla corte di [[Videha]] e a fargli sposare [[Sita]], figlia del re [[Janaka]]. Rama la porto con sé in esilio a [[Lakshamana]], nella foresta di [[Dandaka]], dove egli riparò quando fu privato dei suoi diritti di successione.  
 
<br>Secondo la leggenda Rama nobile, saggio e apportatore di civiltà ebbe come precettore il [[rishi]] [[Visvamitra]] che influì sulla sua formazione più di quanto Aristotele potè operare su Alessandro il Grande. Fu il saggio [[Vishvamitra]], infatti, a condurlo alla corte di [[Videha]] e a fargli sposare [[Sita]], figlia del re [[Janaka]]. Rama la porto con sé in esilio a [[Lakshamana]], nella foresta di [[Dandaka]], dove egli riparò quando fu privato dei suoi diritti di successione.  
 
<br>Il tema dell'esilio, narrato nel poema [[Mahabharata]], come pure il rapimento di [[Sita]] da parte del tiranno [[Ravana]], re di [[Lanka]], prelude a quell'inevitabile guerra che porterà Rama a sconfiggere [[Ravana]] e a conquistare [[Lanka]], liberando la moglie [[Sita]] (v. anche [[Vibhichana]]). Nel poema si narra anche del tormento di Rama. per il sospettato tradimento di [[Sita]] durante la prigionia, e della sua volontà di ripudiarla. Alla morte del padre, Rama potè riavere il trono di [[Ayodhiya]] e regnare a lungo.  
 
<br>Il tema dell'esilio, narrato nel poema [[Mahabharata]], come pure il rapimento di [[Sita]] da parte del tiranno [[Ravana]], re di [[Lanka]], prelude a quell'inevitabile guerra che porterà Rama a sconfiggere [[Ravana]] e a conquistare [[Lanka]], liberando la moglie [[Sita]] (v. anche [[Vibhichana]]). Nel poema si narra anche del tormento di Rama. per il sospettato tradimento di [[Sita]] durante la prigionia, e della sua volontà di ripudiarla. Alla morte del padre, Rama potè riavere il trono di [[Ayodhiya]] e regnare a lungo.  

Versione delle 07:23, 27 ott 2019

Settimo avatara o reincarnazione di Vishnu; primogenito di Dasaratha che lo ebbe da Kausalya. Fu privato dei suoi diritti regali dagli intrighi della perfida matrigna Kailceya. Gli indiani considerano Rama il più importante avatara di Vishnu perché, una volta disceso sulla terra, divenne una specie di messia guerriero che con estrema generosità e saggezza lottò per il bene del popolo e per la liberazione della penisola indiana, compresa l'isola di Ceylon, dal giogo dei tiranni. Come reincarnazione di Vishnu, Rama prima di esser conquistatore è un dio nella storia che agisce quasi controvoglia da condottiero, ma sempre percorrendo le vie del bene e della sapienza. Per le sue gesta e le sue imprese, mirabilmente narrate nel poema epico Ramayana (v. Brahmanda-Purana), gli indiani lo considerano l'artefice del consolidamento del primo impero ariano-indù, antecedente alla dinastia dei sovrani Maurya (321-185 a.C.).
Secondo la leggenda Rama nobile, saggio e apportatore di civiltà ebbe come precettore il rishi Visvamitra che influì sulla sua formazione più di quanto Aristotele potè operare su Alessandro il Grande. Fu il saggio Vishvamitra, infatti, a condurlo alla corte di Videha e a fargli sposare Sita, figlia del re Janaka. Rama la porto con sé in esilio a Lakshamana, nella foresta di Dandaka, dove egli riparò quando fu privato dei suoi diritti di successione.
Il tema dell'esilio, narrato nel poema Mahabharata, come pure il rapimento di Sita da parte del tiranno Ravana, re di Lanka, prelude a quell'inevitabile guerra che porterà Rama a sconfiggere Ravana e a conquistare Lanka, liberando la moglie Sita (v. anche Vibhichana). Nel poema si narra anche del tormento di Rama. per il sospettato tradimento di Sita durante la prigionia, e della sua volontà di ripudiarla. Alla morte del padre, Rama potè riavere il trono di Ayodhiya e regnare a lungo.

Culto

Il culto di Rama, molto diffuso in India, contempla cerimonie e una festa solenne in primavera (Ramanavani), durante la quale i Brahmani recitano nei templi le gesta del dio eroe salmodiando ininterrottamente «Ram-Ram-Satya-Ram».

Epiteti

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