Piana del Dragone



				

				
SCHEDA
Sezione: Itinerari Arcani
Tipologia: Luoghi Naturali
Origine: Italia
Regione: Campania
Tematiche: Tesori, Draghi

A Volturara Irpina (AV) si trova un invaso carsico che ogni inverno forma un lago, noto con il nome di Piana del Dragone.
Una leggenda narra che i Visigoti rinchiusero nella grotta un grosso drago con il compito di custodire fino al loro ritorno un immenso tesoro di pietre preziose e lingotti d’oro e d’argento. Ogni giorno il drago divorava due uomini e due animali di grossa taglia.
I pochi superstiti che ebbero la fortuna di sopravvivere alla furia del mostro raccontavano di un enorme drago con tre teste e un solo occhio. Molti uomini di coraggio ebbero la presunzione di affrontarlo, ma di loro non si seppe piu' nulla.
Un bel giorno si presentò un principe di nome Gesio, che si recò all'entrata della grotta, deciso ad affrontare il drago. Impugnando una fune che fissò ad un albero fra i più robusti, la cinse a se e si addentrò. Le tenebre più cupe dimoravano lo avvolsero, i suoi occhi scrutavano il nulla e nel nulla si perdevano. D'improvviso un enorme occhio si aprì davanti a lui, quello sguardo entrò nella sua testa e distrusse la sua volontà impedendo ogni sorta di opposizione, una forza a lui sconosciuta lo spingeva ad una tragica fine.
Quando tutto oramai sembrava perduto il suo cammino d'improvviso si arrestò.
La fune si era tesa e il suo avanzare era stato bruscamente interrotto.
L'ira del drago prese il sopravvento, le sue bocche iniziarono a sputare lingue di fuoco all'impazzata, mentre il suo ruggito rimbombava fra quelle mura facendo tremare la montagna.
Con passo fiero e spavaldo e con gli occhi ancora chiusi, il cavaliere partì diritto verso il suo nemico. D'istinto l'uomo lanciò verso la creatura la spada che la evitò chinandosi in avanti.
In quel momento propizio lo afferrò per le corna , i suoi piedi affondarono nella sabbia fino alle caviglie,il dorso era curvo come un arco teso, la testa quasi nascosta fra le spalle, i muscoli delle braccia contratti come se la pelle stesse per scoppiare.
Ma il drago, era inchiodato.
L'uomo e la belva erano immobili, ma l'apparente immobilità rivelava la dura immane lotta di due forze nemiche.
D'un tratto con un fulmineo colpo di coda, il drago riuscì a sfuggire a quella presa mortale mettendo a terra il cavaliere.
L'armatura, a difesa del suo corpo, lo aveva immobilizzato tanto era divenuta pesante a causa di quello sforzo sovrumano , che lo aveva spossato, il respiro era affannoso quasi ansimante, si sentì soffocare.
L' animale con uno scatto afferrò con le tre teste le gambe, lo stomaco e il dorso del cavaliere, sollevandolo da terra.
Le tre bocche, come tenaglie, stritolavano l'esile corazza , e i denti più simili a pugnali cercavano di trapassarla da parte a parte.
Non vi era scampo, un tragico destino stava per compiersi.
Solo un braccio sfuggì a quella presa mortale,il cavaliere strinse la mano a pugno, e con la forza della disperazione cominciò a colpire la testa con un solo occhio, una volta, due, tre e poi ancora, sembrava impazzito colpiva, colpiva, senza un attimo di tregua.
Sotto quei colpi incessati la creatura mollò la presa, l'uomo cadde a terra e ruzzolò per un paio di metri andando a sbattere contro la parete di roccie là dove si trovava la sua spada, il suo volto e le tempia erano di colore violaceo, le gambe non riuscivano piu' a tenere il corpo, quando provò ad alzarsi .
Il drago capì allora che dinanzi a sé accasciato su se stesso si trovava solo un boccone da sbranare.
Con tutto il suo impeto si lanciò sulla preda, fu allora che con un rapido movimento, il cavaliere tirò indietro la lunga spada appoggiando l'impugnatura nel punto che faceva da angolo fra la parete e la sabbia su cui sedeva, la lama si conficcò nell'occhio della creatura attaversò la testa, poi il petto fino a raggiungere il cuore.
L'enorme animale si accasciò al suolo. Il drago morì e mentre sprofondava nelle viscere della terra lasciò tre buche scavate dalle sue tre teste.
Ancora oggi, avvicinandosi a queste tre voragini, conosciute come Bocca del Drago, si può sentire il sangue del drago scorrere come se fosse un torrente in piena.
Gesio lasciò cadere la spada e il corpo oramai stremato, non ebbe nemmeno il tempo di riprender fiato che la sua attenzione fu rapita da degli enormi bauli posti l'uno su l'altro, con le ultime forze rimaste li aprì, e con sua enorme sorpresa, si trovò fra le mani gioielli, monete e quant'altro di un tesoro potesse far parte.
Di tutte quelle ricchezze ne fece dono agli abitanti del posto, lasciò solo un piccolo forziere nella grotta, per onorare la memoria di quel nemico strappato alla sua terra e posto a difesa del ingordigia umana.