Perkons

Versione del 13:48, 4 mar 2013, autore: Ilcrepuscolo (discussione | contributi)




				

				
SCHEDA ANAGRAFICA
IDENTITA'
Nome orig.: -
Altri nomi: -
Etimologia: -
Sezione: [[{{{sezione}}}]]
Origine: Lettone
Tipologia: Divinità
Sesso: Maschio
ATTRIBUTI
Aspetto: Antropomorfo
Animali: Cavallo
Piante: -
Altri attr.: Ascia
CARATTERI
Indole: Benevola
Elemento: Terra
Habitat: Cielo
Tematiche: Guerra, Pioggia, Tuoni. Fulmini


Perkons (in lituano Perkunas, in prussiano Percunis, in russo Perun), il dio del tuono, è una delle principali divinità della religione popolare baltica. Dal punto di vista etimologico, la parola “perkons” deriva dalle radici indoeuropee “per(k)” (Ivanov, Toporov 1974, 1985) o “per+g(q)” (Muelenbach 1904, Endzelins 1951). Si conoscono tre possibili interpretazioni dell’etimologia della parola (Biezais 1972):

  • dio del tuono e della pioggia (Muelenbach, Wiedemann);
  • dio dell’altezza, della montagna, paragonabile al gotico “fairguni” (“montagna”), slavo “peruna” (“roccia”), antico hindu “parvata” (“montagna”) (Karsten, Ivanov);
  • dio delle querce, “perk-us” in analogia con il latino “quercus” (“quercia”) (Porzig, Hirt, Speht).


Secondo i dati forniti dall’archeologia, il culto di Perkons nella regione baltica fu molto diffuso durante il II-IV secolo d.C. quando in quella zona si stava stabilendo una società di tipo agricolo. La prima notizia circa il culto di Perkons praticato dai Curoni (una delle tribù latviane) si può trovare nella “Livlaendische Reimchronic” (1290). Perkuns, insieme ad altre divinità lituane, è nominato nell’aggiunta russa della “Chronographie des Johannes Malalas” (1261). Nel 1326, Peter von Dusburg nomina il luogo sacro di Romove in Prussia, e queste affermazioni sono alla base del noto pantheon prussiano ricostruito da Simon Grunau nel 1520, in cui Percunis è una delle tre divinità centrali.

Indice

Aspetto

Perkons si presenta assai spesso come un cavaliere bene armato: ad esempio l’indovinello “Cavallo d’oro, cavaliere d’argento” ha come risposta “Perkons”. La diversità delle armi lo differenzia dalle altre divinità lettoni. Perkons ha una spada, un’asta di ferro, una frusta d’oro, un bastone ardente, nonché un’arma che produce fuoco, un coltello e un’arma particolare, una sfera di tuono. Perkons usa le sue armi per generare tuoni e fulmini e perseguitare il Diavolo.
Gli archeologi hanno scoperto che fra gli altri ornamenti, sugli abiti degli antichi Baltici venivano indossate delle piccole asce come simboli di Perkons. Pare che il concetto dell’ascia di Perkons abbia la sua origine nelle credenze relative alla sfera di Perkons, note anche nelle altre parti d’Europa. La credenza lettone afferma che “Antiche asce di pietra affilate sono considerate sfere di fuoco e si crede che possano sanare le malattie”.
Il cavallo di Perkons, da un lato, appartiene al paradigma dei cavalli dei canti popolari, il cui ideale è un cavallo ben curato appartenente a un giovane splendidamente equipaggiato. Dall’altro lato, in certi testi la descrizione del cavallo di Perkons ha uno specifico sfondo poetico-mitologico: è un “cavallo di pietra”, una “splendida giumenta”, etc. Perkons è anche in grado di cavalcare una nuvola o il lampo. Il cocchio è un noto attributo degli dèi del Tuono (per es. nelle mitologie lituana, hindu, scandinava ecc.) e non è una caratteristica del Perkons lettone.
Nel folklore lettone Perkons viene ritratto servendosi delle formule tradizionali: “vecchio uomo” e “uomo minuscolo”. La prima di esse, nella versione Vecais tevs (Vecchio padre, LD 33719) compare nei canti popolari, ma, nelle leggende popolari, è detto “Vecchio uomo dalla barba bianca” (LFK 720,2, LFK 941,2681), “Uomo canuto dalla lunga barba” (LP vol. 7, p. 465). Tenendo conto che questa formula, nei testi del folklore lettone, va bene anche per descrivere Dio, il Diavolo e il Vecchio uomo che comanda sui laghi volanti (talvolta concretizzato in Dio e Perkons), come pure il Vecchio uomo nelle formule magiche, tale formula appartiene all’archetipo del Vecchio uomo riconosciuto a livello internazionale. La formula “uomo minuscolo” non esprime dubbi circa il potere di Perkons, benché talvolta contenga una connotazione leggermente umoristica. In un tipo di leggende, la formula assume un particolare significato, opponendo Perkons “uomo minuscolo” al Diavolo che appare come un “grande uomo (nero)”. In generale, la formula “uomo minuscolo” è meno caratteristica per descrivere Perkons piuttosto che per descrivere Dio, il Diavolo ecc.

Dio della fertilità

L’origine di Perkons è strettamente connessa al suo aspetto naturale: pioggia, tuono, fulmine. La parola “perkons” ha due significati in tutte le tre lingue baltiche: “Dio del tuono” e “tuono”. Nel 1610, il prete cattolico D. Fabricius scrive: “Nei periodi di siccità, quando non è piovuto, venerano Perkons nei fitti boschi sulle colline e gli sacrificano un vitello nero, una capra nera e un gallo nero.
Quando gli animali vengono uccisi, allora la gente, secondo la consuetudine, si riunisce in quel luogo da tutti i dintorni per mangiare e bere insieme. Rendono omaggio a Perkons dapprima mescendogli della birra, che poi viene portata intorno al fuoco, e infine versata in quello stesso fuoco, chiedendo a Perkons di mandar loro la pioggia”.
Pertanto, la funzione principale di Perkons è quella di favorire la fertilità. Tutta la famiglia di Perkons prende parte a questo processo: i figli tuonano, colpiscono e lampeggiano; le figlie e la madre (cioè la moglie) spargono la pioggia; mentre la nuora tuona come Perkons in persona. È evidente che la famiglia di Perkons è creata differenziando i modi di presentarsi dei fenomeni collegati al tuono. L’origine di questa grande famiglia mitologica nella religione popolare lettone è influenzata sia dal modello dei figli di Dio (Dieva deli) e delle figlie del sole (Saules meitas) – gli antichi esseri mitologici che hanno i loro paralleli nella mitologia lituana, indù e greca – sia dal modello della normale famiglia contadina.
Nei canti popolari un contadino chiede a Perkons di portare la pioggia, poiché “i germogli dell’orzo sono appassiti” come pure lo ringrazia per il raccolto in autunno. In certi tipi di leggenda si sono conservate tracce di offerte di cibo a Perkons. Ad esempio:

  • per adescare Perkons, un uomo porta in mano del pane imburrato o un vaso di miele; nell’altra mano un’ascia o un coltello per uccidere Perkons. Perkons colpisce l’uomo;
  • Perkons fa affogare una donna di nome Baba perché costei ha violato le norme del rituale offrendogli cibo o erba deteriorati. L’offerta di cibo era usata anche per prevenire il tuono. La credenza popolare ritiene che durante i temporali si deve gettare un favo nel fuoco per disperdere le nuvole.

Dio della guerra

Questa ipotetica funzione di Perkons (vedi Ivanov ecc.) ha probabilmente le sue radici nella divisione di Dumezil delle principali divinità indoeuropee a seconda delle loro funzioni sociali: potere giuridico, difesa (fatti di guerra) e promozione della fertilità (Dumezil 1986). Per quanto Perkons sia bene armato, non è tuttavia coinvolto in fatti di guerra. Egli peraltro, secondo la divisione di Dumezil, adempie al ruolo di dio della fertilità.

Fabbro celeste

Si può trovare solo in un piccolo gruppo di canti popolari. Vi sono due opposte opinioni su quale divinità sia rappresentata dal Fabbro celeste. Secondo la prima, si tratta di una divinità a sè stante, paragonabile a Efesto nella mitologia greca, a Volundr in quella scandinava e a Ilmarinen in quella finnica (Ivanov, Toporov, Gimbutas ecc.). V. Toporov ipotizza che la divinità lituana Teljavelis, citata nelle cronache a partire dal 1252, riflette tre motivi arcaici, in seguito collegati a un mitico fabbro senza nome (Toporov 1970). Sfortunatamente, il collegamento di questi tre motivi (Fabbro celeste in qualità di servitore di Perkons; Fabbro celeste che forgia armi magiche; Fabbro celeste che prende parte alla lotta di Perkons con Velns – il Diavolo) con quelli del materiale dei canti popolari lettoni è vaga.
Più plausibile è la seconda ipotesi: il Fabbro celeste è lo stesso Perkons (H. Biezais, V. Greble ecc.). Il famoso indovinello che riproduce testualmente la formula introduttiva di molti dei “Canti del fabbro” (“Il fabbro martella in cielo / Il carbone sboccia nel mare”) ha per risposta “Perkons”. Una delle versioni più tarde dei “Canti del fabbro” recita: “Perkons martella in cielo”.

La lotta con il Diavolo

Coloro che hanno fornito importanti contributi alle teorie indoeuropee, V.V. Ivanov e V.N. Toporov, nella loro ricostruzione del “mito indoeuropeo di base” relativo alla lotta fra il dio del Tuono e il Diavolo (Drago) (Ivanov, Toporov 1974), considerano Perkons/Perkunas/Percunis come una delle due figure centrali del mito. Il materiale del folklore lettone non è in grado di comprovare questa ipotesi. Nella maggior parte dei testi, specialmente nei racconti popolari, nelle leggende e nelle formule magiche, dominano i motivi internazionali. In essi Perkons non lotta col Diavolo (Velns, Jods), ma lo perseguita e lo uccide. La convenzionale opposizione del Diavolo (in quanto forza del male) a Perkons (spesso sostituito da Dievs nel senso del Dio cristiano) in quanto realizzatore della giustizia assoluta, è l’ovvio risultato dell’influenza della visione cristiana del mondo. Nessun testo di canto popolare contiene il diretto riflesso della lotta fra Perkons e Velns, benché si incontrino alcune allusioni: un uomo uccide il Diavolo (Jods) con una spada fatta di faville, forgiata da un fabbro celeste (Perkons).

Partecipazione alle Nozze Celesti

Nella versione lettone del mito indoeuropeo delle Nozze Celesti, rispecchiate nel materiale dei canti popolari lettoni, il figlio di Dio (Dieva dels) ovvero la Stella del mattino (Auseklis) o la Luna (Meness, in lettone di genere maschile) sposa la figlia del sole (Saules meitas, in latviano di genere femminile) e Perkons è un parente della sposa (a volte dello sposo). Recandosi alle nozze, Perkons colpisce la quercia d’oro. La quercia è l’albero del dio del Tuono non solo nella religione popolare lettone. Vi sono alcune ipotesi sul perché Perkons colpisce la quercia. Sono state trattate, fra gli altri, da Zicâns nel 1936. La versione più appropriata relativamente al materiale dei canti popolari latviani è quella secondo cui, colpendo la quercia, Perkons compie un’azione esorcizzante per cacciare gli spiriti maligni. Nei canti nuziali lettoni, quando una sposa entra nella casa del suo novello sposo, il parente dello sposo (nonché Dieva - Dio e Laima - Fortuna) incide una croce sullo stipite allo stesso scopo.