Libro di Enoch



				

				

Oltre ad essere un apocrifo veterotestamentario, non è compreso né nella Bibbia Ebraica (Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria non lo citano tra i libri canonici dell’ebraismo nel I secolo d.C.) né nella Bibbia greca detta dei LXX (Septuaginta). Nondimeno, esso fu ampiamente tenuto in considerazione non solo nel mondo ebraico, ma anche dai primi padri del cristianesimo, cosa di cui si possono trovare indizi in alcuni passi del Nuovo Testamento.
Dopo averne perse le tracce dal Medioevo (eccetto rare menzioni, ad esempio in Sincello e in Cedreno nel IX secolo) in poi, nel 1773 l’archeologo scozzese James Bruce ritrovò in Abissinia (a Qumran, nella grotta 4Q) la versione completa, tuttora l’unica esistente, di tutti i 108 capitoli del libro, scritta in ge’ez, un linguaggio etiopico (ragione per cui è anche detto “Enoch etiopico”). Nel 1821 Richard Laurence completò la prima traduzione in inglese.
Filologicamente, si presume che la versione originaria fosse in aramaico o in paleo ebraico, come dimostrano alcuni frammenti ritrovati nelle stesse grotte di Qumran; poi si ebbe la trasposizione in greco, dal quale deriverebbe a sua volta quella in ge’ez.
Il testo risulta fortemente composito, tanto che si contano almeno cinque stratificazioni e l’ordine cronologico di stesura delle varie sezioni non segue l’ordine dei Capitoli. La parte più antica dovrebbe essere il cosiddetto Libro Angelologico (o dei Vigilanti), seguito dalla “sezione astronomica”, o Libro dell’Astronomia, quindi dal Libro delle Visioni, dall’ Epistola di Enoch, infine dalle “Parabole (o similitudini) di Enoch”, sezione che riguarda più da vicino il cristianesimo.
La sezione angelologica, che sarebbe appunto l’unità più vetusta, è databile attorno al IV secolo a.C., il libro delle Visioni, invece, sarebbe stato composto attorno al 160 a.C.; molto antica è anche la sezione astronomica, della quale sono stati ritrovati vari frammenti a Qumran. Sulla questione della datazione delle diverse parti ci sono differenti posizioni tra gli studiosi, perfino molto diverse tra loro, complicata dal fatto, appunto, che vi sono passi che sono stati chiaramente soggetti ad interpolazioni o aggiunte successive rispetto alla stesura originaria.
Nei 108 capitoli i temi trattati sono notevolmente differenziati (cosa forse dovuta anche alle stratificazioni posteriori): descrizioni narrative, visioni apocalittiche e metafisiche, concetti astronomici e astrologici, parabole, viaggi nei cieli.

[modifica] Struttura

La struttura si suddivide come segue:

  • Capp. 1-5: parte introduttiva in cui Enoch riferisce una visione apocalittica relativa agli ultimi giorni;
  • Capp. 6-36: “Libro Angelologico o dei Vigilanti”;
  • Capp. 6-19: la storia degli angeli ribelli caduti sulla Terra;
  • Capp. 6-11: gli angeli ribelli sulla Terra, la loro unione con le donne, la nascita dei giganti;
  • Capp. 12-16: visione di Enoch riguardante la punizione degli angeli ribelli;
  • Capp. 17-19: visione dei tormenti degli angeli caduti;
  • Capp. 20-36: tormento in cui vengono tenuti gli angeli caduti, il regno dei morti, i segreti della natura nell’occidente e nell’oriente;
  • Capp. 37-71: “Libro delle Parabole”;
  • Cap. 37: Introduzione;
  • Capp. 38-44: prima parabola: il futuro regno di Dio, il riposo dei giusti, gli angeli e i segreti della natura;
  • Capp. 45-57: seconda parabola: il giudizio finale del “Messia”;
  • Capp. 58-69: terza parabola (con frammenti del Diluvio): descrizione della felicità eterna dei giusti e l’eterna sofferenza dei re e dei potenti;
  • Capp. 70-71: prima e seconda appendice: ascensione di Enoch nel paradiso e sua elezione a “Figlio dell’uomo” (anche secondo la Genesi Enoch venne rapito in Cielo da Dio);
  • Capp. 72-82: “Libro Astronomico”, ovvero libro di fisica celeste: varie teorie relative al sole, alla luna, alle stelle, alla suddivisione dell’anno solare, rivelate ad Enoch dall’angelo Uriel. Viene descritto un calendario solare basato sulla suddivisione dell’anno in trecentosessantaquattro giorni;
  • Capp. 83-90: “Libro delle Visioni o dei Sogni";
  • Capp. 83-84: la visione del Diluvio universale, ovvero il primo giudizio del mondo da parte di Dio;
  • Capp. 85-90: sezione chiamata “Apocalisse degli animali”;
  • Capp. 91-105: “Epistola di Enoch”;
  • Capp. 106-108: “Appendici” (parte finale da considerarsi autorevole e antica);
  • Capp. 106-107: miracoli e segni alla nascita di Noè;
  • Cap. 108: discorso finale di Enoch riguardante il destino dei cattivi e dei giusti.

Una delle sezioni che da sempre ha riscosso il maggior interesse è Libro Angelologico o dei Vigilanti, proprio quella più antica, il cui fine mira a definire l’origine del male nel mondo che ha condotto poi in seguito al diluvio universale, attribuendone la colpa agli angeli che Dio aveva messo a guardia del genere umano e che invece gli si sono ribellati.
Enoch cita, in particolare, i “figli di Dio”, che ad intesa di molti sarebbero gli angeli ribelli, discesi sulla terra atterrando su Ardis, sulla sommità del monte Hermon, con a capo l’angelo Semjaza (o Samyaza). Secondo Enoch, i Grigori assommano a duecento ("Questi sono i prefetti dei duecento angeli, e i restanti erano tutti con costoro" - Enoch7:9), benchè siano ricordati solo i nomi dei loro principali esponenti: Samyaza, che fu il loro capo, Urakabaramil, Akibeel, Tamiel, Ramuel, Dânêl, Chazaqiel (Ezekiel), Saraknyal, Asael, Armers, Batraal, Anane, Zavebe, Samsavil, Ertael, Turel, Yomyael, Azazyel (noto anche come Azazel). Uno dei motivi per i quali questi angeli vennero puniti è il fatto di essersi contaminati con le donne degli uomini; eppure la colpa più importante fu l’aver impartito insegnamenti all’umanità. Semjaza, il capo di tutti gli angeli ribelli, istruì infatti gli uomini nell’arte degli incantesimi e della malizia, Armaros spiegò il modo di risolvere gli incantesimi, Baraquijal insegnò l’astrologia, Kohabel lo studio degli astri e delle costellazioni, Azazel fece apprendere agli uomini l’arte di costruire strumenti bellici e alle donne l’arte della bellezza e della seduzione.
Sull’identità degli esseri descritti mediante il termine “figli di Dio” ci sono scontrate posizioni dissonanti sin dai primi secoli del cristianesimo. Secondo alcune fonti ebraiche i “figli di Dio” sarebbero i figli di nobili o di re (la discendenza di Set) che sposarono donne di rango inferiore. Questa spiegazione non sembra però coerente con il contesto del libro della Genesi e di Enoch, né è in accordo con il pensiero dei primi cristiani. Secondo l’interpretazione di Enoch, infatti, i “figli di Dio” sarebbero gli angeli, non gli uomini.
In questa sezione dello scritto vengono nominati anche altri misteriosi essere, i Giganti (citati pure nella Genesi prima del diluvio). Secondo Enoch costoro sarebbero la prima discendenza degli angeli caduti, ovvero i figli di questi nati dall’unione con le donne della terra, il risultato della contaminazione innaturale degli uomini con gli angeli. Preannunciati anche nella Genesi, i Giganti sono creature ibride, chiamate anche “Nefilim”, a metà strada tra gli angeli immortali e gli uomini mortali. I Giganti, appena generati, iniziarono a rivoltarsi contro il creato, contro la natura e contro gli altri uomini, cosicché Dio decise di eliminarli – assieme al resto dell’umanità corrotta dagli insegnamenti degli angeli caduti (con la sola eccezione della discendenza di Noè) – per mezzo del diluvio universale. Spiriti malvagi ed immondi uscirono dai corpi dei Giganti al momento del loro decesso, ai quali - non potendo riposare né in Cielo tra gli angeli né nello Sheol assieme agli spiriti degli uomini - fu concesso di continuare ad esistere sulla terra fino al giudizio finale, quando verranno annientati e definitivamente gettati in un abisso di fiamme (l’inferno) assieme agli altri peccatori.

[modifica] L'esclusione dalla Bibbia canonica

Il Libro di Enoch è, ancora oggi, un testo religioso canonico per i Copti (gli etiopi precursori degli Egizi). Enoch, inoltre, è riconosciuto biblicamente come il settimo patriarca.
Perché allora è stato escluso sia dalla Bibbia ebraica, ma soprattutto è stato dichiarato apocrifo e “pericoloso” dal Concilio di Trento?
Nell’Enoch I sono state individuate sei peculiarità che difficilmente si inseriscono e spiegano nella tradizione riconosciuta da entrambe le religioni: a) racconta con ricchezza di particolari la caduta degli angeli ribelli; b) allude ad Enoch come al figlio prediletto del "Signore" (non Dio); c) risale ad un’epoca antica nella quale non c'era ancora il concetto di "anima"; d) riporta, dettagliatamente, di eventi catastrofici prediluviani (oltre 10.000 anni); e) racconta, minuziosamente, di guerre “spaziali”; f) tutti i resoconti sono dovuti al fatto che Enoch venne rapito ed informato direttamente sui segreti della creazione dagli angeli e dallo stesso “Signore dei Signori”.
Per i teologi ebrei e cristiani fu molto più semplice risolvere gli innumerevoli problemi che il testo creava eliminandolo dai canoni accettati.
L’unità più "scandalosa" riguarda soprattutto la prima parte, proprio il "Libro dei Vigilanti", non tanto per alcune contraddizioni (solo apparenti, ad un’analisi approfondita) tematiche relative alla caduta degli angeli, ma molto probabilmente proprio per quella terminologia così dibattuta, “figli di Dio”. In ottica cristiana il Figlio di Dio è soltanto Cristo, mentre in ottica ebraica egli è la prefigurazione del Messia d'Israele che verrà; invece, nel "Libro dei Vigilanti", "figli di Dio" sono le creature angeliche cadute, in netta contrapposizione con le donne terrestri, sempre definite "figlie dell'uomo".
Un altro problema sorge dalle visioni narrate nei primi capitoli: si posso considerare soltanto come invenzioni letterarie? E’ assai probabile che questo "Libro di Enoch" si ispirasse a leggende orali o comunque scritti o narrazioni precedenti, cosa evidente soprattutto laddove ritorna lo stesso mitologema ricorrente anche in diverse culture tra loro distanti. In Enoch I vi sono una miriade di esempi a tal proposito: i racconti di un diluvio universale, le analogie tra Azazel e il Prometeo del mondo greco-romano, per esempio. Le affinità più interessanti riguardano, però, proprio i “figli di Dio”: antiche leggende sumere parlano di dèi che discendono dalle stelle e inseminano creature terrestri, dando vita ai primi uomini; i nativi di Melekula, nelle Nuove Ebridi ritengono che la prima razza umana discendesse da alcuni "figli del cielo"; gli Inca si consideravano "figli del sole"; i Teutoni credevano che i loro antenati fossero i cosiddetti "Wanen", esseri volanti provenienti dal cielo; i Coreani pensavano che un re celeste "Hwanin" avesse mandato suo figlio "Hwanung" sulla terra per sposare una mortale e dar vita a "Tangun Wanggom", che per primo riunì le tribù disperse in un solo regno; l'antica tradizione Tango-Fudoki in Giappone riporta la storia del "Figlio dell'Isola", nato da un uomo terrestre e dalla sua sposa celeste; il "Mahabharata" e altri antichi scritti sanscriti in India parlano di dei che generano figli da donne terrestri e di questi figli che ereditano dai padre qualità soprannaturali; elementi mitologici similari si riscontrano anche nell'"Epopea di Gilgamesh", in cui leggiamo di "guardiani" divini che si accoppiano sulla Terra e generano giganti; infine, un antico mito persiano narra che, prima dell'arrivo di Zarathustra, alcuni demoni avevano corrotto il genere umano, alleandosi con le donne.
I punti di contatto sono numerosi, forse troppi per parlare di semplici coincidenze, tuttavia inoltrarsi nelle radici archetipiche di queste similitudini e la loro probabile discendenza da eventi reali oppure da una matrice mitica comune, esula dal fine di questa breve trattazione.