Shahnameh

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Capolavoro epico del poeta persiano Firdusi, lo Shāhnāmeh, è la più popolare e influente opera epica prodotta dal genio iranico che, allo stesso tempo, definì in senso più ampio i territori "ariani", chiamati Aeran Vaege nella Gatha del profeta Zarathustra, Aeran (Iran) nello Shahnameh, ed Impero persiano presso i greci. Perciò uno dei più grandi risultati di Firdusi fu quello di ever riunito in un'unica definizione tutti i frammenti dell'antico Impero persiano, costituendo l'unico documento della letteratura persiana che possa riunire l'intera Persia e tutti i suoi popoli. "Se non vi sono ariani (Aeran), possa il mio corpo essere vinto, ed in questa terra e questa nazione nessuno rimanere in vita. Se ognuno di noi muore uno ad uno, è meglio che consegnare il nostro paese al nemico".
Lo Shahnameh, o "Libro dei Re", consiste nella traduzione di un'opera molto più antica nella lingua medio-persiana Pahlavi, ed è rimasto straordinariamente popolare tra i persiani per oltre un migliaio di anni. Esso, scritto in forma poetica utilizzando la lingua persiana, racconta delle storie dell'antica Persia prima della conquista della regione da parte degli arabi: iniziando circa nel 5.000 a.c., esso narra la storia dei re persiani, dei cavalieri, del sistema di leggi, della religione, delle vittorie dell'impero e delle sue tragedie.
Secondo una tradizione popolare, Firdusi venne incaricato dal sultano Mahmud di Ghazna di scrivere un libro circa il suo valore e le sue conquiste. Il poeta, tuttavia, pur dedicando al sovrano il libro per cui ricevette i pattuiti trenta cammelli carichi di monete d'oro, decise di raccontare la storia dei re che, attraverso i secoli, avevano portato la terra di Persia a divenire un impero. La stesura del componimento richiese trent'anni, durante i quali il poeta incluse il verso:
« ... Ho sofferto durante questi trenta anni, ma ho fatto rivevere gli iraniani (Ajam) con la lingua persiana; io non morirò poiché sarò ancora vivo, poiché ho sparso i semi di questa lingua... »
Dopo la presentazione dello Shahnameh, il sultano Mahmud si infuriò per il fatto di non essere il soggetto del libro, arrivando a denunciare l'accordo a suo tempo stipulato con Firdusi, offrendogli trenta cammelli carichi d'argento; tale offerta venne rifiutata dal poeta. Povero ed affranto, il poeta ritornò a Tus, la città natale. Il sultano, accortosi dell'errore e del vero valore dello Shahnameh inviò al poeta i trenta cammelli carichi di monete d'oro, ma fu troppo tardi: quando gli animali arrivarono a Tus, la bara di Firdusi veniva in quel momento fatta uscire dalla porta della città, verso il luogo di tumulazione.