Kalevala

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Kalevala è un poema epico in versi costituito da carmi sviluppatisi in tempi antichissimi, dall’età del bronzo al basso medioevo, tramandati oralmente dai rapsodi balto-finnici e raccolti dal filologo, medico e botanico finlandese Elias Lönnrot (1802-1884). Viaggiando in regioni lontane e a noi quasi sconosciute, dalla Carelia al lago Ladoga alle coste del Mar Bianco, l’autore registrò dalla voce del popolo le strofe di un sapienza arcaica miracolosamente sopravvissuta nei secoli recuperando un impianto narrativo maestoso ed avvincente che fornì la base per la compilazione definitiva pubblicata nel 1849.
Come per il Beowulf, l’Edda di Snorri e il Nibelungenlied l’importanza del Kalevala non è limitata al solo valore letterario ed alla imponente complessità delle immagini ma abbraccia i riflessi storici, mitologici e religiosi del pensiero tradizionale maturato presso ad una grande ed ancora poco conosciuta civiltà euro-asiatica. In patria l’opera del Lönnrot ha costituito le fondamenta sulle quali la storia ha eretto l’identità etnica del popolo finlandese fino al riconoscimento dell’indipendenza nel 1917. Il 28 Febbraio, data di pubblicazione della prima stesura, è festa nazionale celebrata da numerose iniziative.

Trama


L’epopea inizia con un affresco cosmogonico, la formazione del Creato e la nascita dell’eroe principale Vainamoinen, e si conclude col crepuscolo degli Dei, un’allegoria dell’avvento del cristianesimo nella quale il figlio prodigioso della vergine Marjatta viene incoronato Re di Carelia e spodesta il vecchio e saggio “cantore eterno” spingendolo all’esilio. Nei cinquanta canti si sviluppano le vicende degli eroi di Kalevala, Ilmarinen, fabbro che forgiò la volta celeste e Lemminkäinen, guerriero e Don Govanni, contrapposti alle genti dell’arcana terra di Pohjola, la costruzione e la contesa del Sampo, mulino miracoloso portatore di prosperità per chiunque lo possegga, le nozze del suo artefice Ilmarinen con la figlia di Louhi, la temibile signora del Nord, il tema orfico del viaggio infero di Vainamoinen alla ricerca delle parole prodigiose, la costruzione del sacro strumento e l’incanto della musica, la tragedia di Kullervo, figlio reietto che giace con la sorella senza riconoscerla lavando nel sangue le proprie colpe e quelle del mondo intero. La monumentalità del racconto è coronata da preghiere, formule e scongiuri rituali espressione della sensibilità trascendente di una stirpe che forse più d’ogni altra ha saputo coniugare il pensiero magico e l’ispirazione poetica.