Il toro nero di Norroway

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Tanto tempo fa, in un luogo chiamato Norroway, viveva una signora che aveva tre figlie. Un giorno la maggiore delle tre disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." La madre accontentò la figlia, ed ella partì e arrivò fino alla casa di una lavandaia che era anche una vecchia strega e le raccontò i suoi progetti. La strega le chiese di restare tutto il giorno, e guardare fuori della porta, per vedere cosa accadeva. Il primo giorno non vide nulla, il secondo fece la stessa cosa, e ancora nulla. Al terzo guardò ancora e finalmente vide un tiro a sei che portava una carrozza che veniva verso di loro. Allora corse dalla strega e le raccontò quello che aveva visto; e la strega rispose: "Bene, quello che hai visto te lo manda la fortuna." E così fu fatta salire in carrozza e la condussero via.
Tanto tempo fa, in un luogo chiamato Norroway, viveva una signora che aveva tre figlie. Un giorno la maggiore delle tre disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." La madre accontentò la figlia, ed ella partì e arrivò fino alla casa di una lavandaia che era anche una vecchia strega e le raccontò i suoi progetti. La strega le chiese di restare tutto il giorno, e guardare fuori della porta, per vedere cosa accadeva. Il primo giorno non vide nulla, il secondo fece la stessa cosa, e ancora nulla. Al terzo guardò ancora e finalmente vide un tiro a sei che portava una carrozza che veniva verso di loro. Allora corse dalla strega e le raccontò quello che aveva visto; e la strega rispose: "Bene, quello che hai visto te lo manda la fortuna." E così fu fatta salire in carrozza e la condussero via.
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<br>Nel frattempo, la seconda figlia della donna disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." La madre accontentò la figlia, ed ella partì e arrivò fino alla casa della strega lavandaia, dove era stata la sorella, e la strega le fece le stesse raccomandazioni. Per tre giorni non accadde nulla, poi al terzo la fanciulla vide arrivare un cocchio condotto da un tiro a quattro. "Bene, ciò che hai visto te lo manda il tuo destino" disse la strega, e la ragazza fu condotta via lontano.
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Nel frattempo, la seconda figlia della donna disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." La madre accontentò la figlia, ed ella partì e arrivò fino alla casa della strega lavandaia, dove era stata la sorella, e la strega le fece le stesse raccomandazioni. Per tre giorni non accadde nulla, poi al terzo la fanciulla vide arrivare un cocchio condotto da un tiro a quattro. "Bene, ciò che hai visto te lo manda il tuo destino" disse la strega, e la ragazza fu condotta via lontano.
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<br>Anche la figlia minore disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." Anch'ella fu accontentata, e giunse alla casa della stessa strega, e quando le disse di guardare fuori della porta, non vide nulla, e nemmeno il giorno seguente; finalmente, al terzo giorno vide venire un grande e grosso toro tutto nero. "Bene, questo toro te lo manda il destino" disse la strega. Nel sentire ciò, la ragazza fu presa da grande terrore e panico, ma non fece tempo a reagire, che fu presa in groppa dallo stesso toro e portata via. Cominciò il loro lungo viaggio insieme, con il toro che portava la ragazza in groppa, ma ad un certo punto alla fanciulla venne fame, tanto che si sentiva svenire. Il toro allora disse: "Mangia dal mio orecchio destro, e prendi da bere dal sinistro, e serviti pure." La ragazza fece così, e fu subito ben ristorata e rinfrescata. Ripresero il duro cammino, finché giunsero nei pressi di un graziosissimo castello. "Trascorreremo qui la notte" disse il toro, "perché questo è il palazzo del mio fratello maggiore." Fecero calare a terra la fanciulla, e la fecero entrare, mentre il toro fu portato a riposare nel parco. Il mattino dopo, fecero venire il toro, e condussero la ragazza in un bella sala, dove le diedero una bella mela, e le raccomandarono di non romperla finché non si fosse trovata in una situazione di grande difficoltà; in quel caso la mela l'avrebbe aiutata. Poi fu rimessa in groppa al toro, e ripresero il cammino.
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Anche la figlia minore disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." Anch'ella fu accontentata, e giunse alla casa della stessa strega, e quando le disse di guardare fuori della porta, non vide nulla, e nemmeno il giorno seguente; finalmente, al terzo giorno vide venire un grande e grosso toro tutto nero. "Bene, questo toro te lo manda il destino" disse la strega. Nel sentire ciò, la ragazza fu presa da grande terrore e panico, ma non fece tempo a reagire, che fu presa in groppa dallo stesso toro e portata via. Cominciò il loro lungo viaggio insieme, con il toro che portava la ragazza in groppa, ma ad un certo punto alla fanciulla venne fame, tanto che si sentiva svenire. Il toro allora disse: "Mangia dal mio orecchio destro, e prendi da bere dal sinistro, e serviti pure." La ragazza fece così, e fu subito ben ristorata e rinfrescata. Ripresero il duro cammino, finché giunsero nei pressi di un graziosissimo castello. "Trascorreremo qui la notte" disse il toro, "perché questo è il palazzo del mio fratello maggiore." Fecero calare a terra la fanciulla, e la fecero entrare, mentre il toro fu portato a riposare nel parco. Il mattino dopo, fecero venire il toro, e condussero la ragazza in un bella sala, dove le diedero una bella mela, e le raccomandarono di non romperla finché non si fosse trovata in una situazione di grande difficoltà; in quel caso la mela l'avrebbe aiutata. Poi fu rimessa in groppa al toro, e ripresero il cammino.
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<br>Cammina cammina, giunsero ad un altro scintillante palazzo, più bello del precedente, che si trovava ancora più lontano. Il toro disse: "Stanotte ci fermeremo qui, che è il castello del mio secondo fratello." Come l'altra volta, la fanciulla fu ospitata all'interno, mentre il toro fu messo a dimorare nel parco. La mattina dopo, la giovane donna fu condotta in un ricco salotto, dove le affidarono una magnifica pera, la più bella che aveva mai visto, e le raccomandarono di utilizzarla solo ed esclusivamente se si fosse trovata nei guai, poiché la pera le sarebbe stata d'aiuto. La ragazza annuì, fu poi rimessa in groppa al suo accompagnatore a quattro zampe, e insieme ripresero il cammino, ed andarono sempre più lontano.
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Cammina cammina, giunsero ad un altro scintillante palazzo, più bello del precedente, che si trovava ancora più lontano. Il toro disse: "Stanotte ci fermeremo qui, che è il castello del mio secondo fratello." Come l'altra volta, la fanciulla fu ospitata all'interno, mentre il toro fu messo a dimorare nel parco. La mattina dopo, la giovane donna fu condotta in un ricco salotto, dove le affidarono una magnifica pera, la più bella che aveva mai visto, e le raccomandarono di utilizzarla solo ed esclusivamente se si fosse trovata nei guai, poiché la pera le sarebbe stata d'aiuto. La ragazza annuì, fu poi rimessa in groppa al suo accompagnatore a quattro zampe, e insieme ripresero il cammino, ed andarono sempre più lontano.
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<br>Dopo parecchi giorni, finalmente giunsero a un terzo castello, che era il più grande di tutti. "Passeremo qui la notte; questa è la dimora del mio fratello minore" annunciò il toro, ed ella fu condotta dentro, mentre il toro fu messo a dormire nel prato. Il mattino dopo la fanciulla fu accompagnata nella più elegante e scintillante delle sale, dove le diedero una prugna, e le fecero le stesse raccomandazioni che le avevano fatto in precedenza negli altri due castelli. Subito dopo ella fu rimessa in groppa al toro e ripresero il cammino. Il viaggio fu ancora lungo e arduo, e ad un certo punto giunsero nei pressi di una gola buia e nebulosa; lì il toro fece scendere la fanciulla e annunciò: "Dovrai restare qui mentre io vado a scovare il Grande Maligno per combatterlo. Tu resta seduta su questa pietra e non muoverti finché ritorno, altrimenti non ti troverò mai più. A un certo punto, se vedrai le luci imbrunire e diventare blu, allora vorrà dire che ho sconfitto il Grande Maligno; se invece dovesse diventare tutto rosso, allora sarò io ad essere stato sconfitto." Ella ubbidì e si sedette sulla pietra, come il toro le aveva raccomandato, e aspettò gli eventi. Finalmente, tutto intorno a lei si fece blu; piena di gioia, non riuscì a trattenersi e mosse un piede, come per alzarsi, tanto non stava più nella pelle dalla felicità di sapere che il suo compagno aveva vinto. Ma ritornando, il toro la cercò, senza trovarla più.
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Dopo parecchi giorni, finalmente giunsero a un terzo castello, che era il più grande di tutti. "Passeremo qui la notte; questa è la dimora del mio fratello minore" annunciò il toro, ed ella fu condotta dentro, mentre il toro fu messo a dormire nel prato. Il mattino dopo la fanciulla fu accompagnata nella più elegante e scintillante delle sale, dove le diedero una prugna, e le fecero le stesse raccomandazioni che le avevano fatto in precedenza negli altri due castelli. Subito dopo ella fu rimessa in groppa al toro e ripresero il cammino. Il viaggio fu ancora lungo e arduo, e ad un certo punto giunsero nei pressi di una gola buia e nebulosa; lì il toro fece scendere la fanciulla e annunciò: "Dovrai restare qui mentre io vado a scovare il Grande Maligno per combatterlo. Tu resta seduta su questa pietra e non muoverti finché ritorno, altrimenti non ti troverò mai più. A un certo punto, se vedrai le luci imbrunire e diventare blu, allora vorrà dire che ho sconfitto il Grande Maligno; se invece dovesse diventare tutto rosso, allora sarò io ad essere stato sconfitto." Ella ubbidì e si sedette sulla pietra, come il toro le aveva raccomandato, e aspettò gli eventi. Finalmente, tutto intorno a lei si fece blu; piena di gioia, non riuscì a trattenersi e mosse un piede, come per alzarsi, tanto non stava più nella pelle dalla felicità di sapere che il suo compagno aveva vinto. Ma ritornando, il toro la cercò, senza trovarla più.
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<br>Aveva aspettato tanto a lungo, lì seduta, e non vedendolo tornare, cominciò a piangere, e pianse e si disperò tanto, fino allo sfinimento; alla fine si alzò e andò via, senza sapere dove stesse andando. Vagò così tutta sola senza meta, quando vide una grande collina di vetro; cercò allora con tutte le sue forze di salire, ma non ci riuscì: scivolava sempre giù. Allora piangendo e singhiozzando si rimise a camminare e arrivò alla casa di un fabbro. E fece un patto con il fabbro: se fosse rimasta a suo servizio per sette lunghi anni, egli le avrebbe forgiato delle scarpine di ferro, e con quelle sarebbe sicuramente riuscita a scalare la collina vetrata.
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Aveva aspettato tanto a lungo, lì seduta, e non vedendolo tornare, cominciò a piangere, e pianse e si disperò tanto, fino allo sfinimento; alla fine si alzò e andò via, senza sapere dove stesse andando. Vagò così tutta sola senza meta, quando vide una grande collina di vetro; cercò allora con tutte le sue forze di salire, ma non ci riuscì: scivolava sempre giù. Allora piangendo e singhiozzando si rimise a camminare e arrivò alla casa di un fabbro. E fece un patto con il fabbro: se fosse rimasta a suo servizio per sette lunghi anni, egli le avrebbe forgiato delle scarpine di ferro, e con quelle sarebbe sicuramente riuscita a scalare la collina vetrata.
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<br>Passarono i sette anni, e come promesso, ella ottenne gli scarpini, con i quali salì sul pendio, e a forza di salire, riuscì ad arrivare sopra, dove trovò la casetta della vecchia lavandaia. Lì le fu spiegato che un valoroso cavaliere aveva lasciato dei panni tutti insanguinati affinché fossero lavati, e la persona che avesse svolto questo compito, sarebbe diventata sua moglie. La vecchia aveva inutilmente lavato e sciacquato finché fu esausta, e allora affidò l'ardua incombenza a sua figlia. La vecchia aiutò la figlia, lavando e sciacquando incessantemente i panni, ma per quanto si sforzassero, le macchie non volevano saperne di venire via. Non riuscendoci in nessuna maniera, misero anche la giovane fanciulla al lavoro, e come ella cominciò, per meraviglia incredibile, ecco i panni diventare sempre più lindi e puliti tra le sue mani. Ma la vecchia strega non voleva far perdere l'occasione alla figlia, così fece gli fece credere che fosse stata sua figlia a pulire i panni, perciò il giovane doveva ora sposare lei, con grande rammarico della donzella forestiera, che non faceva altro che pensare a lui, poiché se ne era perdutamente innamorata. Allora si ricordò della famosa mela che le avevano dato, e la ruppe, e dentro trovò tanto oro e pietre preziose, le più belle gemme che avesse mai visto. Allora andò dalla futura sposa, la figlia della strega e le disse: "Se ti piacciono queste gemme, te le offro, a condizione che rimandi di un giorno il tuo matrimonio, e che mi permetti di passare la notte da sola con il tuo futuro sposo."
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Passarono i sette anni, e come promesso, ella ottenne gli scarpini, con i quali salì sul pendio, e a forza di salire, riuscì ad arrivare sopra, dove trovò la casetta della vecchia lavandaia. Lì le fu spiegato che un valoroso cavaliere aveva lasciato dei panni tutti insanguinati affinché fossero lavati, e la persona che avesse svolto questo compito, sarebbe diventata sua moglie. La vecchia aveva inutilmente lavato e sciacquato finché fu esausta, e allora affidò l'ardua incombenza a sua figlia. La vecchia aiutò la figlia, lavando e sciacquando incessantemente i panni, ma per quanto si sforzassero, le macchie non volevano saperne di venire via. Non riuscendoci in nessuna maniera, misero anche la giovane fanciulla al lavoro, e come ella cominciò, per meraviglia incredibile, ecco i panni diventare sempre più lindi e puliti tra le sue mani. Ma la vecchia strega non voleva far perdere l'occasione alla figlia, così fece gli fece credere che fosse stata sua figlia a pulire i panni, perciò il giovane doveva ora sposare lei, con grande rammarico della donzella forestiera, che non faceva altro che pensare a lui, poiché se ne era perdutamente innamorata. Allora si ricordò della famosa mela che le avevano dato, e la ruppe, e dentro trovò tanto oro e pietre preziose, le più belle gemme che avesse mai visto. Allora andò dalla futura sposa, la figlia della strega e le disse: "Se ti piacciono queste gemme, te le offro, a condizione che rimandi di un giorno il tuo matrimonio, e che mi permetti di passare la notte da sola con il tuo futuro sposo."
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<br>La figlia della strega acconsentì; ma fatalità volle che la furba strega, quella sera, fece servire al futuro genero un sonnifero, così egli dormì così profondamente e si svegliò solo al mattino. Per tutta la notte la fanciulla pianse e singhiozzò:
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La figlia della strega acconsentì; ma fatalità volle che la furba strega, quella sera, fece servire al futuro genero un sonnifero, così egli dormì così profondamente e si svegliò solo al mattino. Per tutta la notte la fanciulla pianse e singhiozzò:
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<br>"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
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"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
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<br>sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
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sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
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<br>gli abiti insanguinati per te ho lavato,
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gli abiti insanguinati per te ho lavato,
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<br>e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."
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e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."
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<br>Il giorno seguente non sapeva proprio cosa fare, tanto era disperata; allora si ricordò che aveva anche la pera, la spaccò e dentro vi trovò altre gemme preziose, ancora più scintillanti e di valore maggiore delle precedenti. Portò questi nuovi gioielli dalla figlia della strega, e gliele offrì in cambio di una seconda notte da sola in camera del fidanzato. Sfortunamente la scaltra vecchia fece bere un'altra volta il sonnifero al cavaliere, e così anche questa volta dormì tutta la notte ed ella non riuscì a svegliarlo. Allora ella sospirò e singhiozzò di dolore tutta la notte:
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Il giorno seguente non sapeva proprio cosa fare, tanto era disperata; allora si ricordò che aveva anche la pera, la spaccò e dentro vi trovò altre gemme preziose, ancora più scintillanti e di valore maggiore delle precedenti. Portò questi nuovi gioielli dalla figlia della strega, e gliele offrì in cambio di una seconda notte da sola in camera del fidanzato. Sfortunamente la scaltra vecchia fece bere un'altra volta il sonnifero al cavaliere, e così anche questa volta dormì tutta la notte ed ella non riuscì a svegliarlo. Allora ella sospirò e singhiozzò di dolore tutta la notte:
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<br>"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
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"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
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<br>sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
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sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
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<br>gli abiti insanguinati per te ho lavato,
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gli abiti insanguinati per te ho lavato,
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<br>e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."
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e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."
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<br>Ma egli non si svegliava, ed ella aveva quasi perso le speranze; ma durante la giornata, mentre egli si recò fuori a caccia, fu avvicinato da qualcuno che gli chiese chi ci fosse quella notte in camera sua che piangeva e gemeva tanto da far rumore. Egli disse che non sapeva niente, e che non aveva sentito nessun lamento e nessun rumore. Quelli però insistettero e gli assicurarono che non avevano sognato. Insospettitosi, il giovane decise allora che sarebbe stato in guardia, per scoprire cosa ci fosse sotto.
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Ma egli non si svegliava, ed ella aveva quasi perso le speranze; ma durante la giornata, mentre egli si recò fuori a caccia, fu avvicinato da qualcuno che gli chiese chi ci fosse quella notte in camera sua che piangeva e gemeva tanto da far rumore. Egli disse che non sapeva niente, e che non aveva sentito nessun lamento e nessun rumore. Quelli però insistettero e gli assicurarono che non avevano sognato. Insospettitosi, il giovane decise allora che sarebbe stato in guardia, per scoprire cosa ci fosse sotto.
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<br>Il terzo giorno, alla fanciulla rimaneva ancora una speranza: la prugna. La ruppe, e dentro vi trovò le gioie più belle e preziose di tutte; le offrì nuovamente alla futura sposa in cambio della terza notte con il cavaliere. Come le altre volte, la vecchia fece preparare il sonnifero per il futuro sposo, ma egli disse che questa volta non lo voleva prendere, perché era troppo amaro; allora ella si allontanò per andare a prendere del miele per addolcire l'infuso, egli rovesciò il sonnifero senza farsi vedere, così quando la vecchia tornò, pensò che egli l'avesse bevuto. Poi andò a letto, e come le altre volte, la fanciulla ricominciò a invocare:
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Il terzo giorno, alla fanciulla rimaneva ancora una speranza: la prugna. La ruppe, e dentro vi trovò le gioie più belle e preziose di tutte; le offrì nuovamente alla futura sposa in cambio della terza notte con il cavaliere. Come le altre volte, la vecchia fece preparare il sonnifero per il futuro sposo, ma egli disse che questa volta non lo voleva prendere, perché era troppo amaro; allora ella si allontanò per andare a prendere del miele per addolcire l'infuso, egli rovesciò il sonnifero senza farsi vedere, così quando la vecchia tornò, pensò che egli l'avesse bevuto. Poi andò a letto, e come le altre volte, la fanciulla ricominciò a invocare:
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<br>"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
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<br>sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
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sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
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gli abiti insanguinati per te ho lavato,
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e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."
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<br>E questa volta egli udì benissimo, e si girò verso di lei, ed ella gli raccontò tutto quello che era accaduto, ed egli fece altrettanto. Quando si furono chiariti, felici di essersi ritrovati, il giovane fece ardere la vecchia e sua figlia, che lo avevano ingannato, poi finalmente sposò la sua compagna, e insieme vissero a lungo felici e contenti, e da quel che mi risulta sono insieme ancora.
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E questa volta egli udì benissimo, e si girò verso di lei, ed ella gli raccontò tutto quello che era accaduto, ed egli fece altrettanto. Quando si furono chiariti, felici di essersi ritrovati, il giovane fece ardere la vecchia e sua figlia, che lo avevano ingannato, poi finalmente sposò la sua compagna, e insieme vissero a lungo felici e contenti, e da quel che mi risulta sono insieme ancora.
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[[Categoria:Fato]]

Versione corrente

SCHEDA
Tipologia: Fiaba
Origine: Scozia
Regione: -
Tematiche: Viaggi

Tanto tempo fa, in un luogo chiamato Norroway, viveva una signora che aveva tre figlie. Un giorno la maggiore delle tre disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." La madre accontentò la figlia, ed ella partì e arrivò fino alla casa di una lavandaia che era anche una vecchia strega e le raccontò i suoi progetti. La strega le chiese di restare tutto il giorno, e guardare fuori della porta, per vedere cosa accadeva. Il primo giorno non vide nulla, il secondo fece la stessa cosa, e ancora nulla. Al terzo guardò ancora e finalmente vide un tiro a sei che portava una carrozza che veniva verso di loro. Allora corse dalla strega e le raccontò quello che aveva visto; e la strega rispose: "Bene, quello che hai visto te lo manda la fortuna." E così fu fatta salire in carrozza e la condussero via.
Nel frattempo, la seconda figlia della donna disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." La madre accontentò la figlia, ed ella partì e arrivò fino alla casa della strega lavandaia, dove era stata la sorella, e la strega le fece le stesse raccomandazioni. Per tre giorni non accadde nulla, poi al terzo la fanciulla vide arrivare un cocchio condotto da un tiro a quattro. "Bene, ciò che hai visto te lo manda il tuo destino" disse la strega, e la ragazza fu condotta via lontano.
Anche la figlia minore disse alla madre: "Mamma, dammi per favore una focaccia d'avena e una fetta d'arrosto, perché voglio andare a cercare fortuna." Anch'ella fu accontentata, e giunse alla casa della stessa strega, e quando le disse di guardare fuori della porta, non vide nulla, e nemmeno il giorno seguente; finalmente, al terzo giorno vide venire un grande e grosso toro tutto nero. "Bene, questo toro te lo manda il destino" disse la strega. Nel sentire ciò, la ragazza fu presa da grande terrore e panico, ma non fece tempo a reagire, che fu presa in groppa dallo stesso toro e portata via. Cominciò il loro lungo viaggio insieme, con il toro che portava la ragazza in groppa, ma ad un certo punto alla fanciulla venne fame, tanto che si sentiva svenire. Il toro allora disse: "Mangia dal mio orecchio destro, e prendi da bere dal sinistro, e serviti pure." La ragazza fece così, e fu subito ben ristorata e rinfrescata. Ripresero il duro cammino, finché giunsero nei pressi di un graziosissimo castello. "Trascorreremo qui la notte" disse il toro, "perché questo è il palazzo del mio fratello maggiore." Fecero calare a terra la fanciulla, e la fecero entrare, mentre il toro fu portato a riposare nel parco. Il mattino dopo, fecero venire il toro, e condussero la ragazza in un bella sala, dove le diedero una bella mela, e le raccomandarono di non romperla finché non si fosse trovata in una situazione di grande difficoltà; in quel caso la mela l'avrebbe aiutata. Poi fu rimessa in groppa al toro, e ripresero il cammino.
Cammina cammina, giunsero ad un altro scintillante palazzo, più bello del precedente, che si trovava ancora più lontano. Il toro disse: "Stanotte ci fermeremo qui, che è il castello del mio secondo fratello." Come l'altra volta, la fanciulla fu ospitata all'interno, mentre il toro fu messo a dimorare nel parco. La mattina dopo, la giovane donna fu condotta in un ricco salotto, dove le affidarono una magnifica pera, la più bella che aveva mai visto, e le raccomandarono di utilizzarla solo ed esclusivamente se si fosse trovata nei guai, poiché la pera le sarebbe stata d'aiuto. La ragazza annuì, fu poi rimessa in groppa al suo accompagnatore a quattro zampe, e insieme ripresero il cammino, ed andarono sempre più lontano.
Dopo parecchi giorni, finalmente giunsero a un terzo castello, che era il più grande di tutti. "Passeremo qui la notte; questa è la dimora del mio fratello minore" annunciò il toro, ed ella fu condotta dentro, mentre il toro fu messo a dormire nel prato. Il mattino dopo la fanciulla fu accompagnata nella più elegante e scintillante delle sale, dove le diedero una prugna, e le fecero le stesse raccomandazioni che le avevano fatto in precedenza negli altri due castelli. Subito dopo ella fu rimessa in groppa al toro e ripresero il cammino. Il viaggio fu ancora lungo e arduo, e ad un certo punto giunsero nei pressi di una gola buia e nebulosa; lì il toro fece scendere la fanciulla e annunciò: "Dovrai restare qui mentre io vado a scovare il Grande Maligno per combatterlo. Tu resta seduta su questa pietra e non muoverti finché ritorno, altrimenti non ti troverò mai più. A un certo punto, se vedrai le luci imbrunire e diventare blu, allora vorrà dire che ho sconfitto il Grande Maligno; se invece dovesse diventare tutto rosso, allora sarò io ad essere stato sconfitto." Ella ubbidì e si sedette sulla pietra, come il toro le aveva raccomandato, e aspettò gli eventi. Finalmente, tutto intorno a lei si fece blu; piena di gioia, non riuscì a trattenersi e mosse un piede, come per alzarsi, tanto non stava più nella pelle dalla felicità di sapere che il suo compagno aveva vinto. Ma ritornando, il toro la cercò, senza trovarla più.
Aveva aspettato tanto a lungo, lì seduta, e non vedendolo tornare, cominciò a piangere, e pianse e si disperò tanto, fino allo sfinimento; alla fine si alzò e andò via, senza sapere dove stesse andando. Vagò così tutta sola senza meta, quando vide una grande collina di vetro; cercò allora con tutte le sue forze di salire, ma non ci riuscì: scivolava sempre giù. Allora piangendo e singhiozzando si rimise a camminare e arrivò alla casa di un fabbro. E fece un patto con il fabbro: se fosse rimasta a suo servizio per sette lunghi anni, egli le avrebbe forgiato delle scarpine di ferro, e con quelle sarebbe sicuramente riuscita a scalare la collina vetrata.
Passarono i sette anni, e come promesso, ella ottenne gli scarpini, con i quali salì sul pendio, e a forza di salire, riuscì ad arrivare sopra, dove trovò la casetta della vecchia lavandaia. Lì le fu spiegato che un valoroso cavaliere aveva lasciato dei panni tutti insanguinati affinché fossero lavati, e la persona che avesse svolto questo compito, sarebbe diventata sua moglie. La vecchia aveva inutilmente lavato e sciacquato finché fu esausta, e allora affidò l'ardua incombenza a sua figlia. La vecchia aiutò la figlia, lavando e sciacquando incessantemente i panni, ma per quanto si sforzassero, le macchie non volevano saperne di venire via. Non riuscendoci in nessuna maniera, misero anche la giovane fanciulla al lavoro, e come ella cominciò, per meraviglia incredibile, ecco i panni diventare sempre più lindi e puliti tra le sue mani. Ma la vecchia strega non voleva far perdere l'occasione alla figlia, così fece gli fece credere che fosse stata sua figlia a pulire i panni, perciò il giovane doveva ora sposare lei, con grande rammarico della donzella forestiera, che non faceva altro che pensare a lui, poiché se ne era perdutamente innamorata. Allora si ricordò della famosa mela che le avevano dato, e la ruppe, e dentro trovò tanto oro e pietre preziose, le più belle gemme che avesse mai visto. Allora andò dalla futura sposa, la figlia della strega e le disse: "Se ti piacciono queste gemme, te le offro, a condizione che rimandi di un giorno il tuo matrimonio, e che mi permetti di passare la notte da sola con il tuo futuro sposo."
La figlia della strega acconsentì; ma fatalità volle che la furba strega, quella sera, fece servire al futuro genero un sonnifero, così egli dormì così profondamente e si svegliò solo al mattino. Per tutta la notte la fanciulla pianse e singhiozzò:

"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
gli abiti insanguinati per te ho lavato,
e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."

Il giorno seguente non sapeva proprio cosa fare, tanto era disperata; allora si ricordò che aveva anche la pera, la spaccò e dentro vi trovò altre gemme preziose, ancora più scintillanti e di valore maggiore delle precedenti. Portò questi nuovi gioielli dalla figlia della strega, e gliele offrì in cambio di una seconda notte da sola in camera del fidanzato. Sfortunamente la scaltra vecchia fece bere un'altra volta il sonnifero al cavaliere, e così anche questa volta dormì tutta la notte ed ella non riuscì a svegliarlo. Allora ella sospirò e singhiozzò di dolore tutta la notte:

"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
gli abiti insanguinati per te ho lavato,
e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."

Ma egli non si svegliava, ed ella aveva quasi perso le speranze; ma durante la giornata, mentre egli si recò fuori a caccia, fu avvicinato da qualcuno che gli chiese chi ci fosse quella notte in camera sua che piangeva e gemeva tanto da far rumore. Egli disse che non sapeva niente, e che non aveva sentito nessun lamento e nessun rumore. Quelli però insistettero e gli assicurarono che non avevano sognato. Insospettitosi, il giovane decise allora che sarebbe stato in guardia, per scoprire cosa ci fosse sotto.
Il terzo giorno, alla fanciulla rimaneva ancora una speranza: la prugna. La ruppe, e dentro vi trovò le gioie più belle e preziose di tutte; le offrì nuovamente alla futura sposa in cambio della terza notte con il cavaliere. Come le altre volte, la vecchia fece preparare il sonnifero per il futuro sposo, ma egli disse che questa volta non lo voleva prendere, perché era troppo amaro; allora ella si allontanò per andare a prendere del miele per addolcire l'infuso, egli rovesciò il sonnifero senza farsi vedere, così quando la vecchia tornò, pensò che egli l'avesse bevuto. Poi andò a letto, e come le altre volte, la fanciulla ricominciò a invocare:

"Sette lunghi anni ti ho aspettato,
sulla scivolosa collina di vetro per te mi sono arrampicata,
gli abiti insanguinati per te ho lavato,
e ora tu neanche ti svegli per guardarmi.."

E questa volta egli udì benissimo, e si girò verso di lei, ed ella gli raccontò tutto quello che era accaduto, ed egli fece altrettanto. Quando si furono chiariti, felici di essersi ritrovati, il giovane fece ardere la vecchia e sua figlia, che lo avevano ingannato, poi finalmente sposò la sua compagna, e insieme vissero a lungo felici e contenti, e da quel che mi risulta sono insieme ancora.