Dioniso

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<br>In una versione alternativa della storia Licurgo aveva tentato di uccidere un seguace del dio ma questi, che era stato trasformato immediatamente in un vitigno, si attorcigliò strettamente attorno al re infuriato e lo trattenne tra le sue spire fino a strangolarlo (Igino, Astronomia, 2,5).
<br>In una versione alternativa della storia Licurgo aveva tentato di uccidere un seguace del dio ma questi, che era stato trasformato immediatamente in un vitigno, si attorcigliò strettamente attorno al re infuriato e lo trattenne tra le sue spire fino a strangolarlo (Igino, Astronomia, 2,5).
Dioniso punì con la follia anche il fratellastro di [[Licurgo]], il pirata [[Bute (3)|Bute]], che invece aveva stuprato e rapito [[Coronide (3)|Coronide]], una delle [[Menadi]], le seguaci del dio.
Dioniso punì con la follia anche il fratellastro di [[Licurgo]], il pirata [[Bute (3)|Bute]], che invece aveva stuprato e rapito [[Coronide (3)|Coronide]], una delle [[Menadi]], le seguaci del dio.
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Sottomessa la Tracia, passò in Beozia e poi alle isole dell'Egeo, dove noleggiò una nave da alcuni marinai (in realtà giovani pirati meoni) diretti a Nasso, che, ignari della sua identità, l'avevano caricato sulla loro nave per depredarlo.  Dioniso suscitò in essi un cieco terrore che li costrinse a gettarsi tra le onde, sicché il dio ne ebbe pietà e li salvò, cambiandoli in delfini (una volta trasformati, i giovani si ravvedettero completamente dedicando il resto della loro vita al salvataggio di naufraghi), mentre il timoniere [[Acete]] poté conservare la forma umana avendo a suo tempo difeso il dio, e divenne suo sacerdote.  
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Sottomessa la [[Tracia]], passò in [[Beozia]] e poi alle isole dell'Egeo, dove noleggiò una nave da alcuni marinai (in realtà giovani pirati meoni) diretti a Nasso, che, ignari della sua identità, l'avevano caricato sulla loro nave per depredarlo.  Dioniso suscitò in essi un cieco terrore che li costrinse a gettarsi tra le onde, sicché il dio ne ebbe pietà e li salvò, cambiandoli in delfini (una volta trasformati, i giovani si ravvedettero completamente dedicando il resto della loro vita al salvataggio di naufraghi), mentre il timoniere [[Acete]] poté conservare la forma umana avendo a suo tempo difeso il dio, e divenne suo sacerdote.  
<br>[[Acete]] in seguito fu fatto prigioniero da [[Penteo]], re di [[Tebe]], un altro che si era opposto all'introduzione del culto di Dioniso (del quale tra l'altro era parente, essendo sua madre [[Agave]] sorella di [[Semele]]) ma questi liberò il giovane meone e inflisse il castigo a [[Penteo]] che venne fatto a pezzi dalle [[Menadi]].  
<br>[[Acete]] in seguito fu fatto prigioniero da [[Penteo]], re di [[Tebe]], un altro che si era opposto all'introduzione del culto di Dioniso (del quale tra l'altro era parente, essendo sua madre [[Agave]] sorella di [[Semele]]) ma questi liberò il giovane meone e inflisse il castigo a [[Penteo]] che venne fatto a pezzi dalle [[Menadi]].  
<br>Dopo queste lunghe peregrinazioni sulla terra, si calò nell'[[Ade]] e condusse la madre [[Semele]] sull'[[Olimpo]], tra gli dèi.  
<br>Dopo queste lunghe peregrinazioni sulla terra, si calò nell'[[Ade]] e condusse la madre [[Semele]] sull'[[Olimpo]], tra gli dèi.  

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Caravaggio, Dioniso, Galleria degli Uffizi
Caravaggio, Dioniso, Galleria degli Uffizi

Figlio di Zeus e di Semele, dio del vino, della gioia, del benessere fisico.

Indice

[modifica] Concepimento

Le versioni del concepimento di Dioniso, le tradizioni non concordano: secondo alcuni, Zeus, dopo aver raccolto ciò che rimaneva del corpicino del diletto figlio Zagreo, generato da Persefone e ucciso dai Titani, cucinò il cuore del fanciullo in un brodo che fece bere alla giovane Semele, sua amante. Oppure, il padre degli dei stesso, innamorato perdutamente di Semele, assunse l'aspetto di un mortale per unirsi a lei nel talamo, rendendola incinta di un bambino.
L'ennesimo tradimento di Zeus con una mortale non restò oscuro a Era, che si poteva ritenere l'unica moglie legittima del dio. Infuriata, e non potendo vendicarsi sul marito, la dea ispirò nelle tre sorelle di Semele invidia per la sorella, che nonostante fosse in età da nubile, poteva vantare già un amante e anche una gravidanza. La povera Semele subì le crudeli beffe di Agave, Ino e Autonoe, le quali criticavano non solo il fatto che fosse già incinta, ma anche che nonostante il concepimento, il padre del bambino non si fosse ancora deciso a venire allo scoperto e a dichiararsi.

[modifica] Nascita

Era assunse l'aspetto di una vecchia anziana, Beroe, nutrice della fanciulla, la quale era sua assistente sin dalla nascita. La regina degli dei si presentò quindi a Semele, già incinta da sei mesi, che, credendola la nutrice, cominciò a parlare con lei fino a quando il discorso non cadde sul suo amante. La vecchia mise in guardia Semele, consigliandole di fare una singolare richiesta al suo amante, ovvero quella di rivelarle la propria identità, smettendo di ingannarla e nascondersi; altrimenti avrebbe potuto pensare che il suo aspetto fosse in realtà quello di un mostro. Secondo una versione diversa, Semele era a conoscenza dell'identità del suo amante ed Era l'aveva messo in guardia proprio dal fidarsi del dio, esortandola a esigere una prova della sua vera identità. Suggerì quindi di chiedere a Zeus di presentarsi a lei come quando si presentava al cospetto di Era.
Dopo qualche tempo, quando Zeus tornò nuovamente dalla sua amante per godere le gioie del sesso, Semele, memore delle parole della vecchia, pregò Zeus di rivelargli la sua identità e di smettere di continuare a fingere. Per timore della gelosia di sua moglie Era, il dio rifiutò, e a questo punto, Semele si oppose al condividere il suo letto con lui. Adirato, Zeus le apparve tra folgori e fulmini accecanti, tanto che la fanciulla, non potendo sopportare il tremendo bagliore, venne incenerita.
Secondo l'altra versione, quando il padre degli dèi tornò dalla sua amante, Semele gli chiese di offrirle un regalo ed egli promise di esaudire qualsiasi desiderio della fanciulla. Semele chiese allora al re degli dei di manifestarsi in tutta la sua potenza. Zeus, disperato, fu costretto a realizzare tale richiesta e si recò al cospetto di Semele armato delle sue folgori. Come nella versione precedente, la giovane viene folgorata. Per impedire che il bambino venisse bruciato, Gea, la Terra, fece crescere dell'edera fresca in corrispondenza del feto del bambino; ma Zeus, che non aveva dimenticato il bambino che ella portava in grembo, incaricò Ermes (o secondo altri egli stesso), si affrettò a strapparne il feto dal suo ventre e praticò un'incisione sulla sua coscia, nella quale se lo cucì. Qui vi poté maturare altri tre mesi e, passato il tempo necessario, lo fece uscire fuori, perfettamente vivo e formato. Zeus gli diede il nome di Dioniso che appunto vuol dire il "nato due volte" o anche "il fanciullo dalla doppia porta".
Secondo altri il nome Dioniso è invece da ricollegare alla mitica località che gli diede i natali. Dioniso era soprannominato anche Trigonos, “il nato tre volte”: dal ventre della madre Semele, dalla coscia di Zeus e dalle sue stesse membra dilaniate dai Titani.
Una tradizione lacone narrava diversamente la storia della nascita di Dioniso: il dio era nato normalmente a Tebe, da Semele, ma Cadmo volle esporre il bambino con la madre in un cofano, in mare. I flutti spinsero il cofano sulla costa della Laconia, dove Semele, che era morta, venne sepolta. Dioniso, invece, rimasto miracolosamente in vita, venne accolto dagli abitanti del posto e allevato.

[modifica] Infanzia

Il bambino fu allevato da Ino, sorella di Semele e sposa di Atamante, ad Orcomeno, e poi dalle ninfe della valle boscosa di Nisa che lo nascosero in una caverna. Dioniso, nato semidio, era riuscito a diventare immortale.

[modifica] Relazioni e figli

Dioniso fece poi sua sposa Arianna, dalla quale ebbe Enopione, Stafilo, Toante e altri figli.

[modifica] La pazzia e i viaggi

Raggiunta la maturità, Era non poté fare a meno di riconoscerlo come figlio di Zeus, punendolo però al contempo con la pazzia. Egli iniziò allora a vagare insieme al suo tutore Sileno e ad un gruppo di satiri e baccanti (così erano dette le seguaci del dio) fino in Egitto, dove si batté con i Titani, restituendo ad Ammone lo scettro che questi gli avevano rubato. In seguito si diresse in oriente, verso l'India, sconfiggendo numerosi avversari lungo il suo cammino (tra cui il re di Damasco, che scorticò vivo) e fondando numerose città: dopo aver sconfitto il re indiano Deriade, Dioniso ottenne l'immortalità. Ma al suo ritorno gli si oppose il popolo delle Amazzoni, che egli aveva già precedentemente respinto fino a Efeso: le donne guerriere vennero nuovamente sbaragliate dal dio e dal suo seguito. Fu allora che decise di tornare in Grecia in tutta la sua gloria divina, come figlio di Zeus; dopo essersi purificato dalla nonna Rea per i delitti commessi durante la pazzia, sbarcò in Tracia, ma venne respinto dal Licurgo, re degli Edoni nella Tracia. Quando Licurgo seppe che Dioniso aveva fatto irruzione nei propri territori, non esitò ad imprigionare tutti i seguaci del dio: questi riuscì però a fuggire rifugiandosi da Teti. Inviò una terribile siccità che scatenò una rivolta tra il popolo, causò una follia assassina al re (secondo altri la pazzia di Licurgo fu opera di Rea), il quale uccise a colpi d'ascia il figlio scambiandolo per un ramo d'edera. Un oracolo nel frattempo, a cui era stato chiesto consiglio, aveva sentenziato che tutto il regno sarebbe rimasto secco e sterile fino a quando Licurgo fosse rimasto in vita: il popolo trascinò quindi fuori dal palazzo il proprio sovrano e lo linciò sulla pubblica piazza. Con la morte di Licurgo, Dioniso liberò la Tracia dalla maledizione.
In una versione alternativa della storia Licurgo aveva tentato di uccidere un seguace del dio ma questi, che era stato trasformato immediatamente in un vitigno, si attorcigliò strettamente attorno al re infuriato e lo trattenne tra le sue spire fino a strangolarlo (Igino, Astronomia, 2,5). Dioniso punì con la follia anche il fratellastro di Licurgo, il pirata Bute, che invece aveva stuprato e rapito Coronide, una delle Menadi, le seguaci del dio. Sottomessa la Tracia, passò in Beozia e poi alle isole dell'Egeo, dove noleggiò una nave da alcuni marinai (in realtà giovani pirati meoni) diretti a Nasso, che, ignari della sua identità, l'avevano caricato sulla loro nave per depredarlo. Dioniso suscitò in essi un cieco terrore che li costrinse a gettarsi tra le onde, sicché il dio ne ebbe pietà e li salvò, cambiandoli in delfini (una volta trasformati, i giovani si ravvedettero completamente dedicando il resto della loro vita al salvataggio di naufraghi), mentre il timoniere Acete poté conservare la forma umana avendo a suo tempo difeso il dio, e divenne suo sacerdote.
Acete in seguito fu fatto prigioniero da Penteo, re di Tebe, un altro che si era opposto all'introduzione del culto di Dioniso (del quale tra l'altro era parente, essendo sua madre Agave sorella di Semele) ma questi liberò il giovane meone e inflisse il castigo a Penteo che venne fatto a pezzi dalle Menadi.
Dopo queste lunghe peregrinazioni sulla terra, si calò nell'Ade e condusse la madre Semele sull'Olimpo, tra gli dèi.

[modifica] Culto

Nel culto, Dioniso fu messa in stretta relazione con Demetra, divinità della vegetazione, e con Apollo, col quale aveva in comune la facoltà della divinazione e dell'ispirazione poetica. Per influenze asiatiche e soprattutto frigie, il suo culto assunse caratteristiche orgiastiche: in suo onore si tenevano feste chiassose e disordinate, per le libagioni di vino, a cui sui abbandonavano, da prima donne e giovani, e poi anche uomini. Tali cerimonie si celebravano ogni tre anni, per lo più di notte, sui monti. Tiaso si chiamava il suo corteggio; Tiadi, Baccanti, Menadi, Bassaridi le partecipanti, che indossavano una lunga veste, agitavano fiaccole, suonavano tamburelli e crotali e flauti invocando il dio col grido "euios" (festose). Per questo si chiamava anche Bacco (schiamazzante) e Bromio (che fa strepito). Il culto genuino greco ebbe manifestazioni più composte nelle Dionisie, celebrate 4 volte all'anno: piccole Dionisie, o rurali (a gennaio); Lenee (gennaio-febbraio); Antesterie (febbraio-marzo); grandi Dionisie o urbane (marzo-aprile). I Romani lo adoravano con i nomi di Bacco e Libero.

[modifica] Epiteti

[modifica] Bibliografia

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