Deuteronomio



				

				

Quinto libro della Bibbia e del Pentateuco, attribuito come i precedenti quattro a Mosè. Il suo nome viene dal greco e significa "una seconda legge".
L'atmosfera che domina è quella del commiato o del testamento, che il grande condottiero affida al popolo nell'imminenza della conquista della terra, a cui egli non prenderà parte. Lo stile è quello dell'esortazione, che cerca più di persuadere che di comandare. Tema fondamentale e ricorrente in tutte le parti del libro è la legge, che Dio ha donato al popolo e da cui Israele non si deve mai allontanare, pena la perdita della terra e l'esilio. La legge è il frutto di una storia nella quale Dio ha manifestato la sua misericordia e la sua predilezione per Israele. Le pagine che rievocano gli eventi fondanti del popolo di Dio hanno, dunque, lo scopo di far cogliere l'intimo legame tra l'azione salvifica e l'obbedienza filiale, che ne scaturisce. La disposizione del libro richiama i trattati di alleanza in cui i due contraenti stipulano un patto costituito da una serie di precetti da osservare. All'osservanza delle leggi è connessa la benedizione di Dio per Israele, all'inadempienza la maledizione.
Nel Deuteronomio sono riunite tradizioni molto antiche, ma la redazione finale va collocata dopo il ritorno dall'esilio babilonese, quando Israele si trova nella condizione di dover spiegare la catastrofe che si è abbattuta sull'intera nazione. La responsabilità di quella tragedia è imputata all'infedeltà del popolo, che più volte aveva violato il patto, liberamente sottoscritto con Dio. Il Deuteronomio diventa per questa generazione, che ritorna dall'esilio, il punto di riferimento per la ricostruzione d'Israele come popolo di Dio. Nel testo si intersecano materiali antichi con riletture più recenti. Vi si può vedere l'opera di una scuola, che ha rielaborato nell'epoca successiva all'esilio materiale più antico, inserendo in momenti cruciali le sue riflessioni teologiche. L'ottica con la quale tali letture sono proposte richiama quella dei profeti, e in particolare le parole del profeta Geremia. L'autore o redattore finale appartiene probabilmente ai secoli V-IV a.C.

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