Cosmogonia

Versione del 15:50, 7 ago 2019, autore: Ilcrepuscolo (discussione | contributi)




				

				

La Cosmogonia è, letteralmente, la narrazione della creazione del mondo. Il termine deriva dal greco kósmos, mondo e génésthai, nascere. Da sempre l'uomo si è chiesto quali siano le sue origini, ed una cosmogonia è stata sempre relazionata alle varie mitologie delle varie culture. I miti sono i più diversi: c'è chi faceva risalire tutto all'opera di un unico dio, oppure alla lotta fra diversi dei, oppure all'esistenza di un uovo primordiale da cui sarebbe nato l'universo. A seconda della cultura e della propria concezione della creazione, si sono sviluppati miti e leggende legate alla rappresentazione di quella concezione.

Indice

Classificazione

I miti cosmogonici possono essere suddivisi in 5 categorie, secondo le quali il mondo ha avuto origine:

  1. dal caos o non esistenza (ex nihilo);
  2. da un uovo cosmico o da un originale materno "qualcosa";
  3. da genitori che si sono separati;
  4. da un processo di immersione della terra;
  5. da periodi di manifestazione da altri mondi;


Un grande numero di miti della creazione combina due o più di queste forme.

Mitologia Cinese

Pan Ku separa il Cielo e la Terra
Pan Ku separa il Cielo e la Terra

All’inizio dei tempi, c’era solo l’oscurità. Il mondo era un gigantesco uovo che conteneva il caos. Dentro l’uovo dormiva e cresceva il gigante Pan Ku, che un giorno improvvisamente si svegliò e ruppe il guscio.
Il contenuto più leggero salì in alto e formò il cielo; quello più pesante scese in basso e diventò la Terra. Per migliaia di anni Pan Ku, temendo che i due elementi potessero riunirsi, li tenne separati spingendo in su il cielo con la testa e schiacciando la Terra con i piedi.
Quando, soddisfatto del suo lavoro, Panku morì, il respiro si trasformò in vento, la voce in tuono, l’occhio sinistro divenne il Sole e il destro formò la Luna, mentre le sue braccia diventarono montagne, le sue vene sentieri e strade, i suoi capelli le stelle del cielo, la sua carne terreno per i campi e il suo sudore si trasformò in pioggia e rugiada. Così il gigante Pan Ku creò il mondo.

Mitologia Ebraica e Cristiana

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: "Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie". E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: "Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra". E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie". E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".

E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e Dio disse loro:

"Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra".

Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.<ref>Bibbia, Genesi, 1:1-26</ref>

Mitologia Egizia

Il mito eliopolitano

Shu separa Nut e Geb
Shu separa Nut e Geb

All'inizio c'era solo Nun, il brodo primordiale, in cui galleggiavano i germi che recavano in sé la potenzialità della vita. La prima cosa che emerse da Nun fu una piccola collina di sabbia, su cui si posò il dio sole Ra, sottoforma di fenice. Il dio generò da solo, i gemelli Shu, lo spazio aereo, e Tefnut, il principio umido. Shu e Tefnut si accoppiarono e generarono un'altra coppia divina, Nut, il Cielo, e Geb, la Terra. Nut e Geb trascorrevano gran parte del loro tempo stretti in un appassionato abbraccio. Tale situazione, però, divenne presto insostenibile, poichè non c'era abbastanza spazio affinché la vita potesse prosperare. Ra, allora, chiese a Shu, padre della coppia divina, di intervenire. Shu calpestò Geb e sollevò sulle palme delle proprie mani Nut, che solitamente viene raffigurata piegata ad arco sopra il corpo dello sposo, con i piedi e le dita al suolo e, frequentemente, con il corpo costellato dai corpi celesti.
Infine, dall'unione di Nut e Geb furono generati Osiride, dio della vita,della morte, dell'agricoltura e della vegetazione; Iside, dea delle madri, dei bambini, della luna e della medicina, Neftis, dea dell'oltretomba e del parto e Seth, dio dei deserti e del male. Da loro furono generati gli altri dèi e, con loro, la mitologia egizia.

Mitologia Fenicia

All’inizio c’era solo un caos oscuro e ventoso. Questi ciechi venti si accavallarono uno sull’altro, formando una specie di nodo d’amore la cui natura era il desiderio. Durante un’eternità di tempo, Desiderio precipitò in un fango acquoso chiamato Mot. Questo fango generò esseri viventi, semplici creature senza coscienza di se stesse. Da loro nacquero, a loro volta, creature più complesse e così via. Queste creature contemplavano il cielo e videro che Mot era a forma di uovo e c’era il sole, la luna, le stelle ed i pianeti.

Mitologia Greca

Il mito pelasgico

Cristina Paolucci, Eurinome e Ofione, disegno
Cristina Paolucci, Eurinome e Ofione, disegno

All'inizio dei tempi, Eurinome, la Dea di Tutte le Cose, emerse nuda dal Caos. Non trovò nulla attorno a lei, tranne il cielo e l’acqua del mare che erano uniti in un abbraccio infinito. Non trovò nulla su cui poggiare i piedi e perciò divise il mare dal cielo, e il mare divenne acqua e il cielo divenne aria ed Eurinome poggiò i piedi sull’acqua e danzò sulle onde del mare. Danzando in un’estasi di gioia infinita si diresse verso sud e lì incontrò Borea, il Vento del Nord, che si era formato dalla divisione di mare e cielo. Eurinome non lo aveva mai notato prima e fu subito attratta da lui perché era una novità ed era bello e sapeva danzare come solo il vento sa danzare, e decise di iniziare con lui l’opera della creazione.
Quando fu vicina a Borea, sempre danzando ad un ritmo incessante, Eurinome si voltò all’improvviso e lo afferrò, e danzarono avvinti ad un ritmo crescente e da questa danza sfrenata si generò Ofione, il Grande Serpente.
Eurinome ed Ofione danzavano e danzavano finché il grande serpente avvolse la Dea di Tutte le Cose nelle sue spire ed i due si unirono in un’estasi d’amore, ed Eurinome rimase incinta.
La Dea si trasformò in una bellissima colomba mentre era in volo sul mare, e dopo un po’ di tempo depose l’Uovo Universale. Poi ordinò allora ad Ofione di arrotolarsi sette volte attorno all’uovo finché questo si schiuse e ne uscirono tutte le cose: il sole, la luna, i pianeti, le stelle, la terra con i suoi monti e i suoi fiumi e gli alberi e le erbe e tutte le creature viventi.
Eurinome ed Ofione si stabilirono sul Monte Olimpo e tutto andò tranquillo per un po’ di tempo, ma poi Ofione irritò Eurinome perché si vantava di essere il creatore dell’Universo. Eurinome allora lo colpì alla bocca con un calcio, gli spezzò tutti i denti e lo relegò nelle buie caverne sotterranee.
Rimasta sola la Dea di Tutte le Cose creò le sette potenze planetarie e mise a capo di ognuna di queste potenze una Titanessa e un Titano: Tia e Iperione al sole, Febe e Atlante alla luna, Dione e Crio a Marte, Meti e Ceo a Mercurio, Temi ed Eurimedonte a Giove, Teti ed Oceano a Venere e Rea e Crono a Saturno.<ref>Apollonio Rodio, Argonautiche, I, 496-505</ref> <ref>Tzetze, Scoli a Licofrone</ref> <ref>Robert Graves, I miti greci</ref>

Il mito omerico

Secondo Omero tutti gli esseri sono figli di Oceano e Teti. Oceano è un fiume che avvolge la terra, Teti è signora delle acque. Si tratta dunque di un'altra versione della coppia Ofione-Eurinome. Nella versione pelasgica, come abbiamo visto in precedenza, Oceano e Teti sono una coppia di titani, associati al pianeta Venere. <ref>Omero, Iliade, Libro XIV, 201</ref>

Il mito orfico

Secondo i misteri orfici la Notte dalle ali nere fu amata dal Vento e depose un uovo d'argento nel grembo della Oscurità; dall'uovo nacque Fanete che mise in moto l'Universo. Fanete era un ermafrodito dalle ali d'oro, e poiché aveva quattro teste di volta in volta ruggiva come un leone, muggiva come un toro, sibilava come un serpente o belava come un ariete. La Notte visse con lui in una grotta e assunse il triplice aspetto di Notte, Ordine e Giustizia. Dinnanzi a quella grotta sedeva l'inesorabile madre Rea che battendo le mani su un bronzeo tamburo costringeva gli uomini a prestare attenzione agli oracoli della dea. Fanete creò la terra, il cielo, il sole e la luna; ma la triplice dea imperò sull'Universo, finché il suo scettro passò nelle mani di Urano. <ref>Frammenti orfici, 60, 61 e 70</ref>

Mitologia Pellerossa

Yakima

Agli inizi del mondo c'era solo acqua. Whee-me-me-owan, il Grande Capo Lassù, viveva su nel cielo tutto solo. Quando decise di fare il mondo, venne giù in luoghi dove l'acqua è poco profonda e cominciò a tirar su grandi manciate di fango, che divennero la terraferma. Fece un mucchio di fango altissimo che, per il gelo, divenne duro e si trasformò in montagne. Quando cadde la pioggia, questa si trasformò in ghiaccio e neve sulla cima delle montagne. Un po' di quel fango indurì e divenne roccia. Il Grande Capo Lassù fece crescere gli alberi sulla terra, ed anche radici e bacche. Con una palla di fango fece un uomo e gli disse di prendere i pesci nell'acqua, i daini e l'altra selvaggina nelle foreste. Quando l'uomo divenne malinconico, il Grande Capo Lassù fece una donna affinché fosse la sua compagna e le insegnò a preparare le pelli, a lavorare cortecce e radici e a fare cesti con quelle. Le insegnò quali bacche usare per cibo e come raccoglierle e seccarle. Le insegnò come cucinare il salmone e la cacciagione che l'uomo portava.

Mitologia Polinesiana

Isole Samoa

All'inizio dei tempi non c'era né cielo, né terra, né mare. Il dio Tangaloa vagava da solo nell'immensità. Dove egli si fermò, si generò la prima roccia del mondo, e all'ordine del dio di spaccarsi se ne generarono altre sette. Poi Tangaloa parlò con la roccia primaria, la prima che aveva generato, la colpì con la mano destra, ed essa immediatamente si aprì, dando vita alla terra ed al mare. Una delle sette rocce fu coperta dal mare, e le altre rocce le dissero: "Beata te, che sei posseduta dal mare". Ma quella rispose: "Presto il mare raggiungerà anche voi. Dopo che fu generata anche l'Acqua Dolce, Tangaloa tornò a parlare con la roccia primaria e si formarono così il Cielo, il Capo-che-sostiene-il-cielo, l'Immensità, lo Spazio e l'Altitudine. Per completare l'opera, Tangalo parlò ancora due volte con la roccia: la prima volta nacquero due Nuvole e due Acque Dolci, che egli destinò alla razza che popola il mondo aldilà del firmamento; la seconda volta nacquero, invece, Aoa-lala, Mare Desolata, e, in successione l'Uomo, lo Spirito, il Cuore, la Volontà e infine il Pensiero. Ma tutte le cose create non facevano altro che galleggiare sul mare, e così Tangaloa istruì la roccia primaria affinché si disponessero tutte secondo un ordine stabile.

Note

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