Cavallo di Troia



				

				

La città di Troia venne conquistata con un inganno. Dopo moltissime battaglie, Ulisse concepì un nuovo inganno, un gigantesco cavallo di legno, cavo (il cavallo era un animale sacro ai troiani). Venne costruito da Epeo, guidato a sua volta da Atena. Il legno venne recuperato dal boschetto sacro di Apollo. Vi fu scritto sopra: “I greci dedicano questa offerta di ringraziamento ad Atena per un buon ritorno”. Il cavallo venne riempito da soldati. Apollodoro dice che entrarono nel cavallo 50 uomini, attribuendo allo scrittore della Piccola Iliade, la concezione secondo la quale entrarono nel cavallo ben 3000 uomini, ipotesi assurda. Infatti il cavallo era sì, grande, ma non enorme tanto da ospitare 3000 uomini (se avesse ospitato 3000 uomini sarebbe stato alto 300 metri e largo mezzo chilometro). Il resto dell’esercito abbandonò il campo e si recò con tutta la flotta nell’isola di Tenedo. Quando i Troiani scoprirono che i Greci se ne erano andati, credendo che la guerra fosse finita, trascinarono gioiosamente il cavallo nella città. Seguendo la piccola Iliade, i troiani tirarono giù una parte del muro per fare passare il cavallo. Prima di farlo si parlò molto su cosa bisognava fare del cavallo. Alcuni pensavano di gettarlo giù da una rupe, altri di bruciarlo, altri di dedicarlo ad Atena. Alcuni uomini, capendo che Agamennone, il re degli Achei, non si sarebbe arreso così facilmente, avvertirono i troiani che era un inganno; ma non furono ascoltati, perché, per la religione troiana, il cavallo è una figura sacra e non va mai bruciata. La fine atroce di Laocoonte, stritolato da due mostruosi serpenti marini dopo che egi aveva cercato di mettere in guardia i suoi concittadini, fu interpretata come la punizione divina per un sacrilegio: mentre gli achei erano a questo punto da ritenersi portatori delle migliori intenzioni. I troiani decisero dunque di portare in città il cavallo e passarono la notte fra i festeggiamenti. Sinone, una spia achea, diede segnale alla flotta, ferma a Tenedo, di partire. I soldati, usciti dal cavallo, uccisero le sentinelle ed aprirono le porte ai compagni. Gli Achei entrarono così in città e uccisero gli abitanti addormentati. Ne seguì un grande massacro che continuò anche nella giornata seguente: “Il sangue scorreva in torrenti, faceva marcire il terreno, era quello dei troiani e dei suoi alleati stranieri morti. Gli uomini giacevano repressi nella amare morte, tutta la città da su e giù era bagnata del loro sangue” (Quinto Smirneo). Non tutto andò, però, come volevano gli Achei, i Troiani, alimentati dall’alcool e dalla disperazione lottarono ancora più ferocemente. Con la lotta al culmine, con la città in fiamme, i nemici si rivestirono delle armi e, con grande sorpresa dei greci, contrattaccarono nei combattimenti caotici in strada. Tutti cercavano di difendere la propria città, lanciando tegole o altri oggetti sulle teste dei nemici che passavano. Il destino dei troiani era però ormai segnato, ormai i nemici avevano fatto una breccia nelle mura.

Indice

[modifica] Interpretazione

Alcuni pensano che il cavallo di Troia rappresenti in realtà un terremoto che indebolì le mura, permettendo ai greci di poterle sfondare. Studi archeologici sul settimo strato della città di Troia, quella dell’Iliade, e su alcuni manufatti rinvenuti dimostrano come davvero vi sia stato un terremoto. Altri, invece, pensano che il cavallo sia il pezzo di un apparato di assedio. Se seguiamo la tesi, secondo la quale all’interno del cavallo vi fossero 3000 uomini, ricordiamo che quello era il numero di uomini dell’equipaggio di un “helepolis”, un’arma d’assedio di età ellenistica. Inoltre spesso gli Assiri usarono armi da guerra chiamandole con nomi di animale. Troia forse è stata conquistata probabilmente con una torre di legno a ruote coperte con pelli di cavallo bagnate per proteggerle dalle frecce infuocate.


[modifica] Guerrieri achei nel cavallo di legno

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti Antiche