Differenze tra le versioni di "Caladrio"

 
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Nei bestiari medievali è un uccello dal piumaggio bianco, senza macchia, che ha la straordinaria qualità di predire il decorso delle malattie, se portato al capezzale di gente sofferente. L'animale, infatti, se il malato al cui cospetto è stato portato è destinato ad una prossima morte, distoglie da lui lo sguardo, e gira la testa da un'altra parte; se il responso invece è di guarigione, fissa il malato negli occhi. Abbiamo già discusso il significato ed i paralleli di questo mito nell'articolo dedicato al Basilisco, cui si rimanda. È importante soltanto far rimarcare come il meccanismo di questa qualità profetica dell'uccello , sia legato alla sua capacità di '"assorbire"" la malattia, quando questa non sia mortale, e di disperderla; secondo alcuni testi, l'animale sembra comunque destinato a morire, quasi che la sua vita bilanci quella dell'uomo che si è salvato. Nel caso dell'uomo destinato a morire, l'uccello evita di guardarlo per non assorbire l'influsso mortale, che non potrebbe disperdere. Sembra comunque evidente l'importanza del legame tra la funzione del vedere e questo animale, sottolineata anche dalla credenza che gli escrementi del caladrio siano un toccasana per i sofferenti di cataratta. Va ricordato che il caladrio, citato nel [[Deuteronomio]] come animale impuro, è stato generalmente identificato col pluviere; è però evidente che le qualità mitiehe di questo essere prescindono largamente da ogni riduzione razionalistica ad un modello reale.
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Nei bestiari medievali è un uccello dal piumaggio bianco, senza macchia, che ha la straordinaria qualità di predire il decorso delle malattie, se portato al capezzale di gente sofferente. L'animale, infatti, se il malato al cui cospetto è stato portato è destinato ad una prossima morte, distoglie da lui lo sguardo, e gira la testa da un'altra parte; se il responso invece è di guarigione, fissa il malato negli occhi.  
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È importante rimarcare come il meccanismo di questa qualità profetica dell'uccello, sia legato alla sua capacità di '"assorbire"" la malattia, quando questa non sia mortale, e di disperderla; secondo alcuni testi, l'animale sembra comunque destinato a morire, quasi che la sua vita bilanci quella dell'uomo che si è salvato. Nel caso dell'uomo destinato a morire, l'uccello evita di guardarlo per non assorbire l'influsso mortale, che non potrebbe disperdere. Sembra comunque evidente l'importanza del legame tra la funzione del vedere e questo animale, sottolineata anche dalla credenza che gli escrementi del caladrio siano un toccasana per i sofferenti di cataratta. Va ricordato che il caladrio, citato nel [[Deuteronomio]] come animale impuro, è stato generalmente identificato col pluviere; è però evidente che le qualità mitiche di questo essere prescindono largamente da ogni riduzione razionalistica ad un modello reale.
  
 
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Versione attuale delle 20:33, 9 mar 2013

Nei bestiari medievali è un uccello dal piumaggio bianco, senza macchia, che ha la straordinaria qualità di predire il decorso delle malattie, se portato al capezzale di gente sofferente. L'animale, infatti, se il malato al cui cospetto è stato portato è destinato ad una prossima morte, distoglie da lui lo sguardo, e gira la testa da un'altra parte; se il responso invece è di guarigione, fissa il malato negli occhi. È importante rimarcare come il meccanismo di questa qualità profetica dell'uccello, sia legato alla sua capacità di '"assorbire"" la malattia, quando questa non sia mortale, e di disperderla; secondo alcuni testi, l'animale sembra comunque destinato a morire, quasi che la sua vita bilanci quella dell'uomo che si è salvato. Nel caso dell'uomo destinato a morire, l'uccello evita di guardarlo per non assorbire l'influsso mortale, che non potrebbe disperdere. Sembra comunque evidente l'importanza del legame tra la funzione del vedere e questo animale, sottolineata anche dalla credenza che gli escrementi del caladrio siano un toccasana per i sofferenti di cataratta. Va ricordato che il caladrio, citato nel Deuteronomio come animale impuro, è stato generalmente identificato col pluviere; è però evidente che le qualità mitiche di questo essere prescindono largamente da ogni riduzione razionalistica ad un modello reale.