Biblioteca:Teocrito, Idilli, XXIX - Amori di fanciulli I



				

				

Nel vino verità, caro fanciullo,
è il detto e noi bisogna che ubriacandoci
siamo sinceri: ti dirò le cose
nascoste nel profondo di me stesso.
Di tutto cuore non volevi amarmi,
questo lo so. Posseggo metà vita,
grazie al tuo aspetto, il resto fu distrutto
e quando lo vuoi tu, trascorro un giorno
pari ai beati e quando tu non vuoi,
tenebra fitta. Come può piacerti
lasciare nell'angoscia uno che t'ama?
Ma se tu che sei giovane, dai retta
a me più vecchio, poi mi apprezzerai
trovandoti assai meglio: fa' un sol nido
sopra un albero solo, dove un rettile
non può arrivare con la sua ferocia.
Adesso invece stai su un ramo un giorno
e su un altro domani, sempre in cerca,
dall'uno all'altro, e se qualcuno loda
la tua bellezza, nel vederti, sùbito
diviene amico tuo più che se fosse
da tre anni con te, quello di prima
lo tratti come amante di tre giorni.
Sembra che ti dai arie di superbo,
finché vivi sta sempre con lo stesso.
Se fai così sarai stimato bene
fra i cittadini e non sarà intrattabile
Eros con te, che gli uomini nell'intimo
sa soggiogare con facilità,
e me che ero di ferro rese debole.
Ma, in nome della tua tenera bocca,
io ti prego, ricorda: eri più giovane
l'anno passato e diventiamo vecchi,
prima d'avere il tempo di sputare,
diventiamo rugosi e non c'è modo
la giovinezza di riaverla indietro:
ha le ali in spalla e siamo troppo lenti
per afferrare ciò che vola. Questo
bisogna che tu pensi e sia più affabile
e che ricambi amore a me che t'amo
senza raggiri, in modo che l'un l'altro,
quando avrai barba d'uomo, siamo amici
degni di Achille. Ma se queste cose
affidi al vento che le porti via
e dici: "Perché diavolo mi secchi?"
dentro di te, mentre ora, per te, andrei
alla ricerca delle mele d'oro
e arriverei da Cerbero, il custode
dei morti, non verrei di corsa allora,
se mi chiamassi, neanche sulla porta,
cessato il tormentoso desiderio.